[:it]Global Voices per la trasparenza dei governi[:]

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Corruption Perception Index 2009
Indice Corruzione Percepita 2009
Che fine faranno i soldi raccolti attraverso gli SMS per Haiti? Come facciamo ad essere sicuri che saranno usati in modo corretto e non finiranno nelle tasche sbagliate? Le tecnologie digitali possono aiutare i cittadini ad avere un maggior controllo sui propri amministratori? Possono davvero facilitare una maggiore partecipazione degli stessi cittadini ai processi decisionali? A partire da queste domande il progetto Rising Voices (il progetto per la formazione ai social media a cura di GlobalVoices) ha lanciato il network per le Tecnologie applicate alla Trasparenza.

Entro la primavera del 2010, un gruppo globale di ricercatori documenteranno almeno 32 casi di studio che utilizzano le tecnologie più innovative per realizzare progetti sulla trasparenza operanti al di fuori dell’America Settentrionale e dell’Europa Occidentale: i primi tre sono gia’ disponibili sul sito Technology for Trasparency. Il progetto e’ aperto ed è possibile collaborare iscrivendosi al sito e restare informati attraverso facebook, internet e con i podcast.
Per conoscere meglio il progetto, è possibile leggere l’articolo su Global Voices.

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[:it]Buon compleanno Global Voices![:]

[:it]GVO_compie_5_anniPer festeggiare i primi 5 anni di vita di questo fantastico progetto che è Global Voices, vorrei raccontare anche io cosa ha significato per me. Quando Bernardo Parrella mi ha scritto il 22 maggio 2008 proponendomi di partire con qualche traduzione volontaria per GVO, confesso che non lo avevo mai sentito nominare. Dato il periodo non propriamente esaltante per la mia vita professionale, ero in profonda crisi sul senso di tutto quello che si riferiva al cosidetto “social media”. e alle tecnologie digitali in generale: poter fare volontariato mettendo a frutto quello che sapevo fare mi ha dato grandi soddisfazioni. Su insistenza di Bernardo ho partecipato al Summit di Global Voices a Budapest alla fine di giugno 2008, per lanciare in modo ufficiale la versione italiana di GVO e devo dire che è stata davvero una grande iniezione di entusiasmo: ho conosciuto persone di grande valore, tutte molto giovani e motivate. Li ho scoperto il progetto Rising Voices, che Sasaki segue con grande competenza ed entusiamo: persone che attraverso la formazione imparano a tenere un blog, possono anch’esse avere una voce, anche se vivono in carcere o nel quartiere peggiore di Medellin e ho scoperto Sami Ben Gharbia di Advocacy, che combatte la censura e sostiene i blogger in difficoltà , e anche Portnoy che ha inventato il progetto Lingua.
A Budapest c’erano anche Zoro (al secolo Diego Bianchi) e Alfredo Giovampaolo, con cui non ci siamo piu’ incrociati ma anche quella è stata una bella scoperta.
La community di GlobalVoices italiana è cresciuta nel tempo, con tante persone di talento che credono nel progetto e contribuiscono con le loro traduzioni a far si che le varie voci dal mondo siano ascoltate anche in Italia. Nel 2008 abbiamo dato notizie in tempi rapidissimi su quello che capitava in Ossezia e prima attraverso twitter, e con i post poi, abbiamo dato informazioni su quanto capitava a Mumbai, come abbiamo raccontato anche a RAI News24.
Grazie a Global Voices ho scoperto cosa significa lavorare nelle fabbriche giapponesi come “deportati” o sul concetto giapponese di privacy o piuttosto di cosa significa essere severi nelle scuole coreane, di come le donne egiziane vedano le loro coetanee più occidentalizzate.
Ogni articolo di GVO mi ha fatto entrare in mondi nuovi che ho sempre trovato interessanti perché mi permettono di capire punti di vista diversi dal mio, per questo l’articolo che voglio ricordare di quest’anno e’ relativo alla morte di un giornalista e blogger in carcere: Omid Reza Mir Sayafi, era iraniano e aveva ventinove anni quando il 18 marzo e’ morto nella prigione di Evin, a Teheran, perche’ tutte le voci oppresse e soffocate e nel mondo sappiano di poter contare su Global Voices che le trasporterà e le farà conoscere ovunque. Un grazie speciale a Solana e Georgia che con la loro leggerezza e simpatia riescono sempre a gestire anche situazioni difficili e a dare sempre la carica a tutto il gruppo. A tutti gli amici di Global Voices, e in particolare al gruppo italiano, i miei auguri di un 2010 di pace e allegria.

Qui l’articolo ufficiale di GlobalVoices per i 5 anni e qui i post scritti dai vari GVoicers nel mondo per l’anniversario.[:]

[:en]Mentoring for Global Change: new tools for education[:]

[:en]On last July, I got an email from Solana Larsen of GlobalVoicesOnline announcing a collaboration with a Danish Aid Organization: she was asking for someone interested to mentor a Danish or African blogging student participating on a course about using socialmedia for activism.

The course is started on 7th, September and the mentor team is composed by 30 bloggers from all around the world from the GlobalVoice Community: now we are trying to get in touch and starting a conversation with the 30 students in Copenhagen.

The course is focused on Climate Change and Climate Justice: the students will get the task to develop and carry out a large scale campaign on climate justice, brining the plight of the poor to the table of the COP15 summit in Copenhagen in December.
The students just made their first posts and started an email exchange with us.

As usual, any idea, iniative or project carried out with Global Voices is exiciting, as we act really as a global community and also this time everything is shared through the mentors.. we are peer-to-peer mentoring also ourselves.

I will follow a young mentee, Martina Aloo Ooko, a second-year student in Sociology from Kenya for the next six weeks: we already exchanged some emails, I was very interested in knowing more about her and her expectations in attending this course.[:]

[:it]Come si finanzia GlobalVoices e altre storie[:]

[:it]Il tema del finanziamento dei media è un argomento delicato di questi tempi: oltre che in Italia, dove il monopolio televisivo ed editoriale crea ben note storture, la crisi del modello giornalistico tradizionale, aggravata dalla congiuntura economica, non sembra ancora avviata a modelli alternativi
Chris Anderson non è andato molto per il sottile in questa intervista in cui dichiara che parole come “media” e “news” non vogliono dire piu’ nulla in questo secolo e che occuparsi di media non sarà più una professione ma un hobby.

GlobalVoicesOnline non è una testata tradizionale: non ci sono giornalisti professionisti, ma volontari che si occupano di raccogliere le voci e le notizie dai blogger di tutto il mondo, soprattutto del mondo meno ascoltato, e le traducono in inglese in modo che possano avere una maggiore diffusione, e poi ci sono altri volontari che ritraducono dall’inglese in lingue locali: una sorta di clearing house linguistica 😉 Tuttavia ci sono dei costi vivi da sostenere anche per una struttura così leggera e distribuita: da un anno a questa parte, i manager della community hanno battuto varie strade per trovare soldi e modelli di autofinanziamento a lungo termine e a quanto pare ci sono riusciti, come descrive la stessa Georgia, managing director in questo articolo.
Negli articoli di GlobalVoices gli editor cercano sempre di riportare gli umori dei blogger, soprattutto in caso di conflitti, come nel caso dell’invasione dell’Ossezia o della guerra fra Israele e Palestina: per questo ragione è ancora più importante e apprezzabile che ci sia la massima trasparenza sui conti, perchè solo un ente indipendente dai governi può permettersi di lavorare in questo modo.

E se fosse davvero la residualità e la marginalità di queste iniziative a renderle meno vulnerabili? ma se come dice Anderson, che in fondo qualcuna fin qui l’ha azzeccata, il mestiere di giornalista è roba d’altri tempi, come si farà ad avere le notizie che ci interessano?
la soluzione è nel trovare un modello economico adeguato?
la rete può rappresentare un vantaggio in questo senso?
siamo nell’epoca del socialmoney?

Kiva è una community che gestisce microcredito internazionale: si possono finanziare progetti in Paesi terzi con quote minima è di 25$. Nella community italiana da tempo si discute su come vengono impiegati i soldi che sono dati in prestito e la lettura dei bilanci, da parte di chi è in grado di farlo, sembra dimostrare che su un prestito da 100 dollari, ben 65 se ne vanno in costi di gestione.

Infine il caso Zopa.it uno dei portali di prestito sociale che opera in Italia è stato sospeso ai primi di luglio dalla Banca d’Italia: non sembra poi che fosse un fulmine a ciel sereno, se come dice il Sole24ore la procedura è stata avviata a febbraio: perché nessuno è stato avvisato prima?

Con Miran Pecenik parlavamo nel 1998 di banche e Internet: in quella chiacchierata, ci occupavamo delle opportunità tecnologiche, ma poi alla fine come sempre, sono le persone che hanno fatto la differenza.

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[:it]Global Voices al MediaCamp[:]

[:it]A chiusura del Festival Internazionale del Giornalismo in corso a Perugia, domenica 5 aprile si svolge il MediaCamp: evento aperto a tutti, dedicato alle discussioni sullo stato dei media e dell’informazione.

Ethan Zuckerman, co-fondatore di Global Voices è intervenuto all’edizione del  2008 al Festival e in quell’occasione è stato intervistato da Maurizio Torrealta, per RaiNews24. Un evento che ha creato un “feeling” fra  RaiNews24 e GVO – Italia, concretizzato nell’intervista del 23 dicembre (dove ho avuto l’onore di rappresentare la redazione italiana) ed è di questi giorni l’accordo per  lo scambio reciproco sulle due home page, RAINews24 e GlobalVoiceOnline,delle ultime notizie dalla due redazioni.

Quest’anno alcuni redattori di Global Voices Italia parteciperanno al MediaCamp: in particolare  Stefano Ignone presenterà il progetto complessivo di GVO,  affrontando gli aspetti più innovativi del citizen journalism anche in rapporto ai media tradizionali. Abbiamo preparato per l’occasione materiali informativi- Per chi ci sarà , un bel momento per conoscersi. Non escludiamo  che anche questa volta scatti qualche “coup de foudre” che porti buoni frutti in tempi brevi.

Mediacamp si svolge dalle ore 14.00 in poi di domenica 5 aprile alla Sala Lippi Unicredit, Banca di Roma, Corso Vannucci 39, Perugia. Qui i dettagli logistici: http://barcamp.org/Mediacamp-Perugia

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[:it]Un giro del mondo con un libro, insieme a GlobalVoices[:]

[:it]gv-book-challenge-square-75Le menti effervescenti della redazione di GlobalVoices, dopo l’iniziativa “Love is in the air 2009” per S. Valentino, vi propongono la Global Voices Book Challenge. Ecco l’iniziativa, nella traduzione italiana fatta Maria GRazia Pozzi:

Il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro [in] promossa dall’UNESCO e il fatto che Global Voices rappresenti i blog non significa che abbia dimenticato le altre forme di espressione scritta! Infatti, poiché riteniamo che la letteratura di ieri e di oggi sia un mezzo straordinario e divertente per conoscere altre culture e civiltà , proponiamo una simpatica ‘sfida’ ai collaboratori di Global Voices, ai lettori e ai blogger ovunque nel mondo.

Il mese del libro con Global Voices si sviluppa così:

1) il mese prossimo leggete un libro di un Paese la cui cultura vi è del tutto sconosciuta.

2) scrivete un post in un blog qualsiasi durante la settimana del 23 aprile e segnalatelo in coda a questo.

E se volete sapere cosa dovreste leggere su Vietnam, Bolivia, Mozambico, Nuova Zelanda o qualunque altro Paese, chiedete pure nello stesso spazio per i commenti. Ci sarà sicuramente qualcuno disponibile a offrire suggerimenti e consigli!

Se invece volete segnalare dei libri assolutamente da leggere che parlano del vostro Paese, lasciate un commento a beneficio degli altri.

Una volta terminato il libro (e scritto il post!), avvisateci – ci farà piacere sapere cosa avete scoperto nel corso della vostra spedizione letteraria.

Utilizzate liberamente queste immagini per diffondere l’iniziativa di Global Voices sul Giro del Mondo… con un libro!

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[:en]Like a man on earth[:]

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Since 2003 Italy and Europe have asked Libya to stop the African migrants. What are the Libyan police really doing? What do thousands of African men and women suffer? And why does everybody pretend they do not know about it.

Giving voice to the Ethiopian refugees living in Rome, the film “Like a man on earth” provides a direct insight into the brutal ways in which Libya, aided also by Italian and European funds, is operating to control the immigration movements of people from Africa. Dag used to study Law in Addis Ababa in Ethiopia.
Prompted by the strong political repression he had to face in Ethiopia, he decides to leave the country. In the winter of 2005 he embarks on a tough land journey, crossing the desert between Sudan and Libya.

On his arrival in Libya, he is soon caught in a web of violence and criminal activities run by the rackets groupcontrolling the routes through the Mediterranean Sea. He then goes from bad to worse, ending up in the hands of the Libyan police, responsible for a series of arrests and mass deportations.


Surviving the ordeal he went through in Libya, Dag eventually manages to cross the sea and reaches the Italian coastline. He then arrives in Rome, where he starts attending an informal italian school run by Asinitas Onlus, a first access point for African immigrants coordinated by Marco Carsetti and other volunteers. Here he attends an Italian language course and is given the opportunity to learn basic film-making techniques. This experience inspires him to collect the testimonies of his fellow countrymen who shared the same traumatic experiences, and breaks the silence on the fate awaiting african migrants crossino the country run by Gheddafi.

“Come un uomo sulla terra” is a journey of pain and dignity, through which Dagmawi Yimer voices his memories of unthinkable human suffering to denounce what appears to be a tragic political and humanitarian situation . In this respect both Italy and Europe share responsibilities for this situation and should be made accountable for it.

The film is part of a project initiatde by Alessandro Triulzi titled The Archive of Refugees’ Memories that has been developed from 2006 onword by the Asinitas centre for the education and care of refugees, in collaboration with ZaLab, a collective of film makers specialized in participatory video and social documentaries, and with the help of the audio-visual Foundation AAMOD – Archivio Audioviso del Movimento Operaio e Democratico. The educational activities organised by Asinitas Onlus have been supported by the joint effort of Lettera 27 Foundation and Tavola Valdese. We thank Mauro Morbidelli of Aamod for his personal contribution to the project.

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[:en]Let’s support Global Voices Advocacy! [:]

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Global Voices Online Advocacy Do you know Global Voices Online Advocacy? It’s one of the non profit projects affiliated to GlobalVoices Online, devote to sustain freedom of speech against censorship around the world. You can also follow them through Twitter – Advox.
Global Voices Advocacy keeps track of online censorship worldwide in daily posts, and maintains a map of web 2.0 censorship. There are also guides like Anoymous Blogging with WordPress & Tor or Blogging for a Cause that many bloggers appreciate.
As fromFreedom House Italy was just rated as partly free :

Global Press Freedom Declines in Every Region; for First Time Israel, Italy and Hong Kong Lose Free Status. … Out of the 195 countries and territories covered in the study, 70 (36 percent) are rated Free, 61 (31 percent) are rated Partly Free and 64 (33 percent) are rated Not Free. This represents a modest decline from the 2008 survey in which 72 countries and territories were Free, 59 Partly Free and 64 Not Free. The new survey found that only 17 percent of the world’s population lives in countries that enjoy a Free press.

Zemanta

I vote for Global Voices Advocacy, because… 1) I support freedom of speech and a I am against the censorship and 2) I know people working for Global Voices Advocacy and I trust them.

This blog post is part of Zemanta’s “Blogging For a Cause” http://www.zemanta.com/bloggingforacause campaign to raise awareness and funds for worthy causes that bloggers care about.

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[:it]Il conformista[:]

[:it]“Il conformista è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,

il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa

è un concentrato di opinioni che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani

e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire

forse da buon opportunista si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso”

[Gaber]

Prima degli ultimi risultati elettorali negli US non era facile trovare qualcuno che sostenesse Mc Cain, salvo che poi ha avuto 58 milioni di voti(“This column will change your life” The Guardian, 31/1/2009): storiella che si adatta perfettamente alla situazione politica italiana. La tendenza a stare con quelli che la pensano come noi, che guardano gli stessi film e amano gli stessi posti per le vacanze è naturale ma anche piuttosto pericolosa, perché appiattisce le opinioni e aumenta la diffidenza verso tutto quanto turba lo status quo: in poche parole ci rende più stupidi.

Ethan Zuckermann ci mette in guardia dalle tecnologie che ci fanno sembrare sempre più prevedibili … “ti piace questo?” “allora ti piacerà anche quest’altro” oppure “quelli che hanno comprato il libro che ti piace, hanno anche letto questo” ecco servito il marketing virale, quello che fa in modo che i nostri amici sappiano all’istante (anche se non ne siamo perfettamente consapevoli) che abbiamo fatto un nuovo acquisto e possano esserne rassicurati.

Allora forse vale la pena di affidarci un pò di più al caso e di forzare decisamente le cose, leggendo cose per noi inusuali e preferendo le opzioni “meno compatibili” con il nostro profilo… perché altrimenti, citando di nuovo Zuckerman, non sappiamo più se leggiamo lo stesso quotidiano perché la pensiamo allo stesso modo, o la pensiamo allo stesso modo perché leggiamo lo stesso giornale (“Do we both read the NYTimes because we’re both liberals, or are we liberals because we read the NYTimes?”) E allora ben vengano il diverso, lo straniero, che rappresentano la nostra unica possibilità per un approccio un po’ più relativista, come sostiene Antonio Rossano di Yurait, riferendosi all’articolo di GlobalVoices sulla negata estradizione di Battisti: “Personalmente, la mia attenzione nel leggere questo articolo, non è riferita alla notizia in sè, peraltro rimbombata sui media tradizionali  in maniera quasi ossessiva in questi giorni, bensì all’aspetto di confronto culturale che da esso emerge e che, su nessun giornale nostrano è stato evidenziato. La possibilità di capire in qualche modo la visione delle cose “altra”, quella che è vista ed è percepita in Brasile come la realtà dei fatti, ahimè molto diversa da quella a noi presentata.”[:]

[:it]Incontro sulla guerra in Congo[:]

[:it]Dall’autuno del 2008, ci sono violenti scontri in diverse regioni del Congo e da dicembre è in corso una violenta epidemia di Ebola. Nonostante numeri spaventosi, più di 2 milioni di sfollati, centinaia e centinaia di morti, la stampa tradizionale occidentale sembra non avere posto per queste notizie.

Su GlobalVoicesOnline – Italia sono reperibili alcuni articoli sulla situazione in Congo che riportano le voci di bloggers e giornalisti locali.

Riporto inoltre questa segnalazione inoltratami da un amico che collabora al Centro Studi Sereno Regis.

Guerra civile in Congo

OSSERVATORIO INTERNAZIONALE –

Repubblica Democratica del Congo: la guerra mondiale africana continua
giovedì 12 febbraio 2009 – ore 20,45
Sala Gandhi – Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13. Torino

Relatore: Ugo Borga, fotoreporter freelance.

L’incontro sarà l’occasione per analizzare le complesse origini storiche e raccontare i recenti sviluppi del conflitto, attraverso le parole di un testimone straordinario: Ugo Borga, giornalista-fotoreporter freelance, appena rientrato dalla zona del Nord Kivu, dove ha seguito le truppe ribelli del generale Nkunda realizzando un lungo reportage, di cui ci presenterà contenuti e immagini. Al termine è previsto un dibattito con il pubblico, durante ci sarà la possibilità di approfondire, insieme al relatore, alcuni temi legati al giornalismo di guerra, tra etica e azione.[:]