Biblioteche scolastiche e banda larga

Nel libro “Un Millimetro più in la”, Marino Sinibaldi intervistato da Giorgio Zanchini, si definisce ultrademocratico e cita Rodari “tutti gli usi della parola a tutti”. Il libro mi e’ piaciuto molto ma questo e’ il passaggio che ho apprezzato di più:

“[.. ]bisogna in tutti i modi permettere l’accesso di tutti ai prodotti e ai consumi culturali. Combattere (anzi rimuovere come dice il bell’articolo 3 della Costituzione) tutti gli ostacoli, tutti i divides, vecchi e nuovi. Ti indico due strumenti che sembrano stellarmente lontani nella storia dell’umanità: banda larga e biblioteche scolastiche. Forse e’ superfluo dire perché tutti i ragazzi italiani dovrebbero essere aiutati ad accedere liberamente, velocemente,economicamente alla Rete (però non vedo in giro un grande impegno a realizzare questo semplice obiettivo). Ma quello delle biblioteche scolastiche è un tema colpevolmente sottovalutato, non si fa nulla per arricchirle, quelle che ci sono rischiano di scomparire. Quando arrivai al ginnasio mi spiegarono che c’era una biblioteca e che ogni studente poteva indicare due libri da comprare per arricchirla. [..] Arrivavi a scuola e ti chiedevano di scegliere due libri. Significava dichiarare a un ragazzo l’importanza del luogo e dei libri”.

 

Condivido con Sinibaldi,   il ricordo di due libri  della biblioteca scolastica (no a noi non era richiesto di suggerire i titoli) in particolare: uno era I persuasori occulti di Vance Packard e l’altro era Elementi di Semiologia di Roland Barthes.  La biblioteca era il luogo centrale della scuola: si tenevano le riunioni del consiglio di Istituto. Si faceva anche teatro, ad esempio La lezione di Ionesco, con la regia di Massimo Scaglione.

Il tema delle biblioteche scolastiche è molto caro anche a Gino Roncaglia, che come Sinibaldi non vede una contrapposizione fra l’online e l’offline.

Entrambi riconoscono che il modo di leggere e’ cambiato: Sinibaldi ne fa più una question antropologica  “le dimensioni del tempo e della concentrazione stanno completamente mutando”   e sull’attenzione cita il prologo del Faust, in cui l’Impresario lamentava le condizioni in cui la gente arrivava a teatro ” Uno che arriva spinto dalla noia/ un altro appesantito da un pranzo luculliano/ e non pochi, può esserci di peggio?/hanno letto da poco un quotidiano” … si perché la lettura del quotidiano era considerata un’esperienza che turbava la sensibilità  e la concentrazione, oggi sembra un atto impegnativo e apprezzabile. Roncaglia invece sostiene che siano necessari  interventi di promozione della lettura digitale, attraverso  un migliore design delle tecnologia di lettura , sostenendo l’interoperabilità delle piattaforme, con particolare riferimento agli ambiti scolastici e universitari per i contenuti di apprendimento ” e andrebbe affiancato da una specifica attenzione verso le capacità delle piattaforme prescelte di garantire la diversità e la pluralità dell’offerta e di favorire la produzione e la fruizione di forme di testualità complessa e articolata.”

Il tema della complessità torna in un altro intervento di Roncaglia, che la rivendica per l’architettura interna dei contenuti sul web,  per non arrendersi ad un “Internet che ci rende stupidi”, fatto di frammenti che si focalizzano esclusivamete sugli aspettti di “conversazione”. Roncaglia ritiene che biblioteche e bibliotecari debbano controbilanciare la tendenza alla frammentazione per riconquistare una capacità di aggregazione e organizzazione, anche attraverso i strumenti di “content curation”  come scoop.it, paper.li, storify che come sostiene Linda D Behen, possono dare un nuovo ruolo alle biblioteche scolastiche.

 

The original  photo  is by Monica Bargmann  – Library Mistress -licence https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/ ThankS

 

Fiducia o autostima? in ogni caso roba da donne

Internazionale sul numero 1055 dedica l’articolo di copertina al tema fiducia delle donne, ma poi in realtà l’articolo parla di “fiducia in se’ stesse” cioè di  autostima e sicurezza/insicurezza.. scelte editoriali che hanno  fatto discutere sia per il tiitolo sia per l’immagine di copertina  -una donna in costume catwoman/batman, che si presenta in lacrime e quindi fragile.

L’articolo in questione è la  traduzione  ddi The Confidence Gap pubblicato su  Atlantic lo scorso aprile che descrive  la nascita  del libro “The Confidence Code” di Katty Kay e Claire Shipman. Le due autrici, affermate giornaliste, a partire dalla propria  insufficiente fiducia in loro  stesse hanno effettuato ricerche e interviste sul tema.

Secondo studi che riportano,  il fattore “sicurezza in se stessi ” èpiù determinante della competenza nel favorire la carriera: chi è convinto delle proprie capacità è più convincente. Le donne sottostimano le proprie competenze, non si candidano per le promozioni se non sono sicure di avere il 100% delle competenze necessarie (agli uomini basta pensare di avere il 60%). E qual è l’origine di tutto questo secondo le due autrici? Forse una questione di cervello e di ormoni, testosterone e estrogeno, ma non è certo perché gli stimoli ambientali possono modificare il cervello o piuttosto otrebbe essere una questione di educazione. “Fare le brave in classe” premia a scuola ma non nella vita, e cosi’ le ragazzine imparano a evitare i rischi e gli errori, alla ricerca del perfezionismo. E non fanno sport, che insegna a perdere.

Su Internazionale c’e’ anche la risposta di Jessica Valenti che dal  Guardian, ha dichiarato che la visione di The Confidence Code, ignora gli ostacoli istituzionali e che la questione non sta nella scarsa autostima delle donne.   La mancanza di fiducia  è il riflesso di una cultura che non dà alle donne alcuna ragione per sentirsi sicure di sé.

A entrambe risponde Luisa Muraro  rigettando la visione delle giornaliste che propongono un manuale sull’autostima e la visione della Valenti che rimanda a un deus ex machina che risolve la questione per conto delle donne, ovvero il “femminismo di stato”.  Tuttavia la Muraro riconosce alle giornaliste  il merito di mettere al centro le donne: la libertà nasce dalla propria iniziativa.  E contemporaneamente che la sfiducia femminile richiede un ripensamento del femminismo. La Muraro si spinge oltre dicendo che i segnali della rivoluzione femminista ci sono ma sono sempre meno leggibili, e parte proprio dalla scelta di Internazionale di usare la parola “fiducia”, che non va confusa con autostima e sicurezza e che non si costruisce dal confronto di una lei con un lui ma fra una lei e un’altra lei.

Confesso che a una prima lettura ho trovato l’articolo di Kay e Shipman convincente: e’ vero siamo molto brave a sottostimarci e non ci perdoniamo  fallimenti di cui tendiamo a farci interamente carico – mentre i successi sono sempre pura fortuna, e tentiamo sempre di trovare una via negoziale agli accordi. Molte mie amiche non hanno mai chiesto un aumento di stipendio, pur essendo consapevoli di svolgere ruoli per i quali i colleghi maschi sono più pagati. Personalmente ho chiesto quando ritenevo di lavorare meglio di colleghi uomini  e non ho sempre ottenuto, anzi tutt’altro. Ho fatto l’errore di riconoscere nell’articolo dei “pattern” ma   stabilire relazioni di causa effetto è un’altra cosa e nella discussione con mio marito, lui per primo mi ha fatto notare come non si possa addossare alle donne la causa di comportamenti  acquisiti da modelli culturali  di solida tradizione.

Se anche la  capitana di Facebook, Sheryl Sandberg, dice di sentirsi un’imbrogliona nel ruolo che ricopre,c’e’ qualcosa che non funziona: ma lei non può essere un modello per chi  non prende aerei privati per partecipare a riunioni con miliardari. Forse Muraro ha ragione quando dice che la fiducia delle donne si costruisce nel rapporto fra donne e nel riconoscimento reciproco e allora il problema è che non abbiamo ancora modelli convincenti  a cui rapportarci.  Del resto abbiamo il voto da poco meno di cinquant’anni, e anche l’anima l’abbiamo acquisita di recente…

 

 

 

Turin Jam Today: la game jam per serious game .. sul serio!

E’ stata davvero una bella esperienza organizzare la Turin Jam TOday che si è svolta dal 13 al 15 giugno 2014.

Le game jam sono maratone no stop di programmazione (come le hackaton) che hanno l’obiettivo di produrre risultati concreti come un’app o un videogame o un serious game.

La più famosa è la Global Game Jam: l’ultima edizione che si è svolta a gennaio 2014 ha coinvolto 23,198 jammers registrati in 488 località distribuite 72 Paesi e ha prodotto 4,290 progetti di gioco, una di quelle località era proprio Torino e l’evento è stato organizzato dalla T-Union, una associazione che riunisce aziende torinesi di videogioco.

Il mio coinvolgimento con il gioco è legato al tema dell’apprendimento e della didattica. Il primo esperimento risale al 1997, durante l’esperienza del Laboratorio Telematico di Collegno con il progetto di Didattica Collaborativa: l’obiettivo era imparare ad usare le tecnologie digitali per collaborare a distanza.

Molto dopo, nel 2012, l’idea dell’Italian Scratch Festival:   un concorso nazionale per sviluppare videogiochi utilizzano il linguaggio scratch, inventato al MIT per favorire l’espressività di bambini e ragazzi, e soprattutto un modo per insegnare informatica nel biennio delle superiori.

Poi all’inizio del 2014 il progetto JamToday – che prende il titolo da una citazione di Alice nel Paese delle Meraviglie

“The rule is, jam tomorrow and jam yesterday – but never jam today.” – Lewis Carroll

e il format  proprio dalla Global Game Jam: obiettivo del progetto è favorire l’adozione dei serious game nella didattica, attraverso la costruzione di un circuito europeo per la realizzazione di game jam  finalizzati alla realizzazione di serious game nella didattica.

Da febbraio si è  lavorato ad organizzare  la Turin Jam Today: il supporto di Marco Mazzaglia è stato senza dubbio decisivo, soprattutto perché lui aveva già organizzato la GGJ di Torino cosi’ come quello di Agnese Vellar di I3P che ha messo a disposizione la sede e il suo supporto nella promozione dell’evento.  Trovata la sede, è stata avviate  la fase di promozione e di ricerca di partner. e sono stati organizzati eventi di preparazione.  Come sempre ci sono cose che sono andate meglio del previsto e altre che invece non hanno funzionato, soprattutto in termini di visibilita’ ( sui siti di alcuni dei soggetti  direttamente coinvolti non c’era traccia dell’evento).  E’ un vero peccato inoltre che non ci sia sensibilità da parte di agenzie formative alla richiesta dei ragazzi che vorrebbero formarsi in questo settore: se da un lato si può comprendere che si tratta di piccoli numeri in termini occupazionali, dall’altra sembra tuttavia un’occasione sprecata.

Gli sforzi sono stati ampiamente ripagati dall’entusiasmo e dalla partecipazione dei 50 jammers che si sono cimentati con un tema veramente difficile da affrontare:  sviluppare un serious game che coinvolgesse insegnanti e allievi nell’acquisizione di competenze di programmazione (coding literacy).   I lavori sono cominciati con la costituzione dei gruppi attraverso lo speed grouping (ci si trova in gruppi che dopo 5-6 minuti, si sciolgono e si ricostituiscono in modo iterativo, portandosi sempre dietro un compagno), successivamente si passa alla fase creativa in cui si cerca l’idea che deve convincere tutti, poi alla fase realizzativa in cui si fanno i conti con le risorse disponibili e lo scarso tempo a disposizione, fino alla fase finale, in cui bisogna chiudere  e presentare il lavoro svolto, a cui segue la fase di valutazione e infine la premiazione, momento importante ma non cosi tanto, perché la parte più divertente è stato il tempo passato con gli altri.

Capisco perché  le hackaton stanno avendo una grande diffusione: la bellezza di lavorare con gli altri, di con-correre (nel senso di correre insieme) con persone che non si conoscono  e che hanno competenze complementari  per realizzare qualcosa che prima di tutto deve piacere a chi la realizza, vedere l’idea prendere forma in poco tempo,  che per forza di cose rimane un abbozzo e che magari continuerà in altre forme per altre vie…    un’esperienza che consiglio davvero a  tutti, anche a chi come me, l’ha vissuta da organizzatore:  ne vale davvero la pena.

 

 

Far fiorire la creatività

La differenza fra play e game in italiano non è immediatamente traducibile: detto malamente il game è un gioco con regole codificate, mentre il play è il gioco che si fa per svagarsi; in latino abbiamo  iocus e ludus, che un po’ si possono ricondurre a play e game, perché lo iocus era il divertimento,  mentre il ludus era gioco fisico, studiato; in greco paidià e agon/athlon, rimandano al gioco dei bambini e il secondo alla gara degli adulti (agonistico/atletico). Il ludi magister era i l maestro di scuola: solitamente uno schiavo greco che insegnava ai bambini romani i primi rudimenti del leggere, scrivere e far di conto. Crescendo si acquisiscono capacità di comunicare  e di fare:  attraverso la parola si comunica e attraverso l’appropriazione del gioco si attiva il pensiero, comunicando e facendo si  acquisisce la facoltà di riflettere e creare.

Un bell’articolo  di Peter Gray, tradotto e pubblicato da Internazionale nel dicembre 2013, con il titolo Lasciateli giocare, dice tra l’altro “Tutti i piccoli mammiferi giocano. Perché sprecano tempo e corrono rischi per giocare, quando potrebbero starsene tranquilli nella loro tana?”  Per rispondere a queste domande, lo psicologo ha intervistato antropologi:  i bambini di tutte le culture attraverso il gioco imitano gli adulti e si preparano al futuro.  Gray sostiene che i bambini di oggi non hanno più tempo per giocare ed è molto critico verso i test standardizzati: dichiara che le scuole asiatiche preparano studenti che hanno risultati migliori nei test, ma che sono poco creativi e motivati. La standardizzazione sta uccidendo la creatività:  infatti negli ultimi dieci anni i dati dei  Torrance tests of creative thinking (Ttct) sono in costante diminuizione, secondo Gray la “creatività non si insegna, si lascia fiorire”. Con il gioco di gruppo si acquisiscono abilità sociali: gioca solo chi ha voglia, bisogna negoziare bisogni e desideri di tutti, si impara a gestire la propria rabbia e paura.

La Lego, che di gioco se ne intende, lo sa bene e ha inventato un modo per favorire l’innovazione nelle aziende, utilizzando ca va sans dire, i suoi mattoncini (ma in realtà ormai ci sono pezzi di ogni tipo): si chiama Lego Serious Play e pare sia servito anche a loro per uscire dalla crisi.  Il metodo consiste nel trovare risposte a domande attraverso la costruzione, “lasciando che siano le mani a guidare” e con la convinzione che un oggetto  intorno al quale discutere, rende la discussione molto più “concreta”. La demo  a cura di OtherWise ospitata da Engim è stata molto convincente.

Come si fa a far fiorire la creatività?  Esistono sicuramente  sistemi e metodi (una lettura molto utile è  il blog “nuovo e utile“)  per allenarsi e il gioco sicuramente e’ uno di quelli.

“Non comprate un nuovo videogame: fatene uno. Non scaricate l’ultima app: disegnatela. Non usate semplicemente il vostro telefono: programmatelo”. Così, in un recente discorso, il Presidente Barack Obama si è rivolto agli studenti americani per stimolarli a imparare un nuovo linguaggio, quello della programmazione – il cosiddetto “coding” –, sostenendo la campagna “Hour of Code ”, lanciata da Code.org per la diffusione delle scienze informatiche. ”  Così Luca Indemini apre il suo articolo su LaStampa  in cui esplora il mondo della programmazione nella scuola italiana, veicolato attraverso il gioco.

Italian Scratch Festival da tre anni,  promuove l’insegnamento dell’informatica attraverso la progettazione di un videgioco. Anche quest’anno abbiamo visto ragazzi di prima e seconda superiore, che hanno ideato e realizzato in un periodo che va da uno a tre mesi, in totale autonomia, videogiochi più o meno complessi, lavorando sulla grafica, sulla musica e sulla meccanica del gioco. Ma all’Italian Scratch Festival hanno partecipato anche i ragazzi che con i minipc (come arduino, raspberrypi) hanno inventato oggetti come macchine fotografiche e c’era pure chi si è costruito da solo la stampante 3D. ISF Maker

La Turin Maker Faire è stata un’altra bella occasione di vedere creatività all’opera, grazie alle stampanti 3D, o attraversso luci e parti i movimento  bambini che non sanno ancora leggere imparano a programmare.   L’alfabetizzazione di domani sarà la capacità di controllare come gli oggetti interagiscono fra di loro e con noi  e solo attraverso tecnologie open questo saraà  patrimonio di tutti per evitare che l’Internet delle cose, diventi un incubo  secondo Massimo Banzi e Bruce Sterling  Banzi Sterling Turin Maker FAire

L’Università di Ferrara ha scelto un bel titolp Torino capitale dell’apprendimento ludico :  JamToday porta  a Torino la prima maratona di sviluppo di giochi per imparare. Un percorso iniziato da due anni con il progetto Boogames, perché i videogiochi possono essere anche un’opportunità di sviluppo.

logo

Turin Jam Today è un esperimento per sviluppare in 48 ore un serious game che serva a sviluppare competenze ICT: una cosa veramente da matti, un ingrediente fondamentale per il gioco.

 

 

 

Festa dell’inquietudine

Ogni fuga si coniuga con l’inquietudine, di essa è causa o conseguenza in negativo e in positivo” così il Direttore Culturale della Festa e Past  President del Circolo degli Inquieti di Savona, Elio Ferraris, presenta il tema conduttore dell’edizione 2014 della Festa dell’Inquietudine, che è appunto Inquietudine e Fuga. La Festa dal 1996 premia ogni l’Inquieto dell’anno e organizza eventi e conferenze contestualmente.

logo-tema-inquieti

Inquietudine è conoscenza e crescita culturale e sentimentale, Inquietudine non caratterizza solo chi vive stati d’angoscia o d’ansia Inquietudine avvolge e e pervade chi ama, chi è tormentato dalla creatività artistica, chi ha desiderio di conoscenza, chi è pervaso dal dubbio, chi e’ affascinato dal mistero, chi è sedotto dalla vita, chi partecipa ai drammi dell’umanità contemporanea e, ancor più, chi ne è afflitto direttamente”

Sono stata invitata alla conferenza dal tema “Fuga dalla scuola” da Claudio Casati con cui attraverso questo blog, abbiamo iniziato un dialogo sui Mooc, perché l’anno scorso il liceo Issel di Finale  li aveva sperimentato a scuola.

fugadallascuola

La mattina è iniziata con il provocatorio intervento di Claudio Casati, che ha evidenziato come oggi la giovinezza duri molto più a lungo rispetto alle generazioni precedenti ma che al contempo i giovani siano identificati come  bamboccioni, fancazzisti, inoccupabili e via insultando dai politici italiani, come se non fosse loro la responsabilità dello stato delle cose.

bamboccioni

La mancanza di  strumenti di orientamento  è un’aggravante che non permette ai ragazzi di progettare il loro futuro: nella regione del Baden Wutterberg e della Baviera, dove si adotta il sistema duale (ovvero i ragazzi lavorano gia’ mentre vanno a scuola e sono pagati) la disoccupazione giovanile è sotto il 3%.

Il mio intervento doveva spiegare l’importanza dell’educazione non formale e informale, dal titolo “la formazione del xxi secolo” . La presentazione e’  divisa in tre parti: il contesto in cui viviamo, ovvero l’era digitale, il sistema educativo attuale riferimento all’Italia, e come la scuola stia cercando di adattarsi per rispondere alle caratteristiche dell’era digitale. In particolare ho individuato  quattro temi dell”era digitale, comuni all’educazione che verrà che ho sintetizzato con:

  • personale
  • sociale
  • flessibile
  • good enough

Si tratta di caratteristiche mutuate dal mondo digitale ma che già hanno un’applicazione ai sistemi educativi di alcuni Paesi ,   grazie all’adozione di strumenti e piattaforme tecnologiche oltre che  di  modelli organizzativi innovativi.  La mia presentazione è reperibile qui Dopo ogni intervento un portavoce degli studenti poneva una serie di domande, devo dire piuttosto impegnative: a me sono toccate domande sul  ruolo e la formazione degli insegnanti e su cosa sia davvero importante imparare a scuola.

Dopo di me è stata la volta di Alessandro Berta, direttore dell’Unione Industriale di Savona  e di Massimiliano Vaira, sociologo dell’Universita’ di Pavia, le loro posizioni erano molto distanti: da un lato infatti si lamentava l’enorme distanza dell’educazione superiore al mondo del lavoro,  una certa mistificazione sul tema della fuga dei cervelli, e la difficoltà di dare ai ragazzi la possibilità di fare esperienze lavorative, dall’altro si è smontato il mito di un sistema educativo che non prepara al futuro e su come tagli impietosi, mancanza di investimenti  e politiche contraddittorie abbiano messo a dura prova il sistema educativo e trasformando l’Italia in “un Paese in via di sottosviluppo”.

 

Berta

 

 

Vaira

In alcuni momenti mi è sembrato di risentire , cose simili  a quelle dette dall’Unione Industriale a Torino in occasione del convegno ALLEANZE FORMATIVE TRA SCUOLE, IMPRESE E ISTITUZIONI organizzato da USR Piemonte al Salone del Libro.  Siamo penalizzati da un sistema che non facilita le esperienze lavorative dei ragazzi prima della fine degli studi, abbiamo un percorso scolastico lungo,  le recenti riforme dell’Università continuano a penalizzare la didattica, la riforma Fornero ha ingessato il ricambio generazionale sul lavoro:  insomma per ora non si vedono grandi spiragli, almeno per quanto riguarda politiche di rilancio dell’educazione.

E’ stato davvero interessante partecipare al convegno e alla festa, e soprattutto  sono molto orgogliosa della mia nuova tessera di Socio onorario del Circolo degli Inquieti.

 

All digital: the Los Angeles schools debacle

The project in  Los Angeles district (1124 schools) to equip all 640 thousand students with iPad was temporarily suspended (iPad initiative on hold ).

The investment to revive the results a bit ‘ poor students and Californians ‘ of $ 1 billion , which will add $ 373 million for infrastructure wifi .This is the  more extensive program in the United States for the digital equipment for students. The pilot phase of the project involved an investment of 50 million dollars for the purchase of 31 thousand iPad,  which 25,000 have already been distributed. The first problems occurred in the first week  students bypassed the block to access the social network – for these reason it was forbidden for students to take home the iPad (of course students have already declared that they will find a way to overcome the re- controls). There are also problems  on the cost side that have been underestimated: estimated costs should be tripled and it would need at least 152 trainers to teach the management of the tablet at school and any related problems, and it is estimated an annual cost of maintenance of 20 million dollars , which would be added another 600,000 dollars to improve safety management. The nodes appear to be coming home to roost: wifi networks don’t work and also the educational content provided by Pearson and Apple included in the delivery aren’t complete, although in each case the provision will expire in three years. In the committee that manages the operation has anyone questioned the choice of iPad proposing the purchase of cheaper and more versatile notebok: Superintendent John Deasy had to refute rumors about his alleged resignation. From the articles it’s not possibile to understand it teaches were trained  in terms of methodology. I hope that someone who knows the project of Los Angeles in deep,  will  soon write an useful “guide of things to do for digital school” , would definitely a better service to those who call a school “all digital “, perhaps evoking South Korea and Finland as examples , without knowing anything of their education systems and cultures.

On the sidelines, I beg a moment of pride as Dschola Association: with the project Digital School in Piedmont, in 2011 we set up the first introduction of “substantial” netbook in school. We started with an analysis of the OLPC project and wiht a first trial in a small number of classes, then the model was used for 700 netbook for 28 classes. The provided netbooks, was provided to  the pupils, pre- configured by other older students with a selection of default software on board,  selected in collaboration with teachers , and equipped  for a safe navigation. Teachers were provided by a content sharing platforms, teacher training and assistance in the event of a malfunction (which thanks to the reinforced configuration were very few). The netbook is brought home from elementary and high school students and their families were accountable, A perfectible model, especially in terms of training, that maybe left some faculty and some student discontent  but in the end it proved to be very solid.

For those interested Dschola mark next Open Day on 28 November at 14.30 at the Institute . Avogadro di Torino .

7 absurd prohibitions for women

The movement of opinion to allow women to drive in Saudi Arabia may help to resolve a situation incomprehensible to most people. The day for the right for women to drive a car that was celebrated on October 26, 2013 gave international visibility to this issue.

However, in the world there are many cases of unequal rights of women similarly absurd. The Washington Post article highlights seven cases: in India, the helmet is not “compulsory for women not to spoil the hairdo ” according to the supporters of this ridiculous and dangerous disparity, Yemen testimony is worth only half of women that of a man and a woman can not leave the house without her husband’s permission – unless it is an emergency, the Vatican and Saudi Arabia, women are not entitled to vote and always in Saudi Arabia and Morocco raped women can be considered guilty for being out without an escort that protect , while in Ecuador only women can have abortions deemed ” mentally ill ” or demented .

Wanting to explore the condition of women in the world you can see the Gender Gap Index by the World Economic Forum: 2013 report in Italy needless to say is to place 71 out of 133 countries. (Thanks to Bruno for the tip)

Housework? a game .. girls

In some companies, it may be that sometimes the meeting room require a clean operatio , especially if you invite customers and external partners and then you have to know that the there is a vacuum cleaner available, it is useful information. More than useful, strategic maybe, so much that this information is given only to a few, carefully selected because ” hose who organize more meetings , events.” In short, the ” hostess ” who manages projects, perhaps with international partners, cure thoroughly all the details so who cares to arrange a comfortable space for guests and also gives the case a wipe .

Since I deal with video games , I organize a national competition and I read on the book by Jane McGonigal that she and her husband are racing to do the housework to take points in augmented reality games , I came up with the idea of search video games related to housekeeping. There are a lot ! on sites such as ” Spring Cleaning – Free Online Girls Games ” or ” Home > Games for Girls> Take care of > Cleaning” and avatars games are all female . Obviously things change if you are looking for games such as “clean snow ” where it comes to driving huge trucks snowplow .

Next target then  it will be “gamificate” the cleaning of the meeting rooms, who knows maybe with a remotely controlled robot it will  involve more  other segments of the corporate population .

Creative confidence for space design

Starting from the comment of  Conor Galvin in the Creative Classroom  “Themes” of the Media & Learning Conference, I discovered the d.school di standford (of course I really as it has the same name of the Dschola Association). Continuing in the navigation I found several interesting things and in particular the video  of David Kelley on how to build creative confidence

Kelley explained how to stop being creative and how you can return to be creative  using a method similar to that used by Albert Bandura (the fourth most psychologist cited in the world after Freud, Skinner and Piaget) to treat phobias, but above all it shows how it was possibile to eliminate the children fear when they had to undergo a CT scan. Still on the subject of creative spaces for learning, I then came across an old service by Euronews that I didn’t know and that has a column called learningworld on two very special kindergartens, one in Georgia, made in a plane and one Japan built inside a temple.

 other creative kindergarden here…

Lampedusa

[All links lead to Italian-language webpages unless otherwise noted.]

Five days after more than 350 African migrants lost their lives when the boat they were travelling on bound for Europe sank off the Mediterranean island of Lampedusa, a commission in the Italian Senate voted in favor of repealing the crime of illegal immigration.

The commission on the evening of 9 October 2013 recommended that theBossi-Fini Law, which defined the crime of illegal immigration and prohibited bystanders from coming to the aid of illegal migrants, be modified to decriminalize undocumented migration. Because of that law, the 150 or so survivors of the shipwreck face criminal investigation in Italy.

On his blog, Fabio Sabatini, a University of Rome’s professor, had previously attacked the Bossi-Fini Law, calling it:

“[..] una legge che ammette i respingimenti al paese di origine in base ad accordi con stati in cui la detenzione e la tortura per motivi politici sono all’ordine del giorno. Che attribuisce pregiudizialmente al migrante irregolare la responsabilità di un reato, e che prevede quindi il reato di favoreggiamento per chiunque porti in Italia dei migranti senza visto. Col risultato poco lusinghiero di costringere gli immigrati a buttarsi in mare nel tentativo disperato di raggiungere la riva a nuoto, o di creare le condizioni per l’incriminazione di quei pescherecci che salvano i naufraghi da morte certa.”

“[..] a law that allows people to be sent back to their country of origin on the basis of agreements with states where detention and torture for political reasons are an everyday occurrence. The responsibility for the crime is prejudicially attached to the illegal migrant and, subsequently, there is also the offence of aiding and abetting for anyone who brings a migrant into Italy without a visa. The unflattering result is that immigrants are forced to jump into the sea in a desperate attempt to reach the shore by swimming, or bring an indictment upon those fishing vessels that save the survivors from certain death.”

The commission’s vote in favor of changing the law came at the end of the day when President of the European Commission Manuel Barroso and Italian Prime Minister Enrico Letta visited Lampedusa, where they were strongly challenged by the residents, who greeted them with cries of “shame” and “murderers”. The Twitter user @Iddio replied:

Letta: “Unprecendented tragedy in Lampedusa”. Enrì, usually a lot more die, but more spread out and without press coverage.

– Dio (@ lddio) October 9, 2013

Many people believe that the complete abolition of the Bossi-Fini law, which has criminalised illegal immigration since 2009, would be the first step towards creating a legal system that better respects civil rights: La Repubblica’s campaign for its abolitionhas collected more than 100,000 signatures in a short amount of time.

On Twitter, people expressed their views on the possible repeal under the hashtag#bossifini:

Those who say “What’s the #Bossi-Fini got to do with it?” remind me of the farmers near Mauthausen. What’s that? Well, a factory

– Alessandro Robecchi (@ AlRobecchi) October 11, 2013

Thanks to the sailors who honour our flag by saving the lives of “criminals”, according to Bossi, Borghezio and Grillo. Down with the Bossi-Fini.

— Vittorio Zucconi (@vittoriozucconi) October 11, 2013

Those who died at sea have been granted the honour of state funeral, but only the abolition of the law against illegal immigration has prevented the survivors from being indicted. Some of the survivors of the 4 October wreck said that they had not received aid from the three fishing boats, but the Deputy Prime Minister Angelino Alfano replied that the ships hadn’t seen them. According to the blogdieles, this is not true:

[..] Angelino Alfano non può non sapere che la Bossi-Fini PROIBISCE DI PRESTARE SOCCORSO AI BARCONI. La pena è fino a 15 anni di galera (reato di favoreggiamento dei clandestini o dello sbarco di clandestini) !! Si, avete letto bene. Quella legge proibisce di prestare soccorso ai migranti che sono in difficoltà in mare. Le vite umane? NON VALGONO UN CAZZO. Quello che valeva, per il legislatore, era tenere in piedi il governo facendo un regalone agli alleati leghisti!

[..] Angelino Alfano must not know that the Bossi-Fini law PROHIBITS PROVIDING AID TO BARGES. The penalty is up to 15 years in prison (the crime of aiding and abetting illegal immigrants or bringing illegal immigrants ashore)!! Yes, you read that right. That law forbids helping migrants who are in distress at sea. Human lives? THEY ARE NOT WORTH ANYTHING. What was important for the person who wrote the law was keeping the government together by giving the Northern League allies a present!

The terrible tragedy of migrant shipwrecks didn’t end on 4 October: On the evening of 11 October, another shipwreck resulted in 50 deaths. Last summer, dead bodies were lined up on the beach between the umbrellas of the tourists, just a few metres from the sea.

A total of 250,000 people have been swallowed by the Mediterranean sea in the last 20 years, mainly migrants on their way to Lampedusa, according to Jose Angel Oropeza, Director of the Office for the Coordination of the Mediterranean of the IOM (International Organisation for Migration), quoted by the Sicilian online publication SUD. He highlighted the necessity to intervene in transit countries such as Libya, to avoid risking their lives at sea being the only way to reach Europe.

Lampedusa, an Italian outpost in the Mediterranean Sea, is an island of about eight square miles home to about 6,000 inhabitants with an economy based on fishing and tourism. In recent years, it has often faced emergency landings – and deaths – of migrants travelling by sea. The citizens of Lampedusa have shown great hospitality while paying a high price with the collapse of the tourist industry. Inevitably, the residents are exhausted: in this video some citizens report situations of difficult coexistence, thefts and assaults.

 

Fabrizio Gatti, a journalist who works for Espresso, a weekly political magazine who almost drowned himself in 2005 and was rescued by an inhabitant of the island, has launched a campaign to nominate Lampedusa for the Nobel Peace Prize. He has gathered more than 50,000 signatures so far.

There is nonetheless a bitter reflection on the topic from the blog “diecieventicinque”:

 La proposta di assegnare un premio del genere a Lampedusa è carica degli stessi sentimenti positivi e genuini che avevano mosso i promotori del premio per l’Africa, ed è già a rischio di subire la stessa strumentalizzazione politica. […] Condannare moralmente chi opera male sarebbe a quel punto altrettanto corretto.

The proposal to award a prize of this kind to Lampedusa is full of the same positive and genuine feelings that moved the sponsors of the prize awarded to Africa, and is already at risk of suffering the same political manipulation. […] To morally condemn those who preform evil acts at this point would be equally justified.

The European Council, in light of a proposal by the Commissioner Cecilia Malmstromfollowing the tragedy, decided to reinforce the Frontex [en] programme, which supports the fight against “criminal and illegal immigration”. However, an article on the“Sbilanciamoci” website criticises the agency’s activities:

In sintesi: le attività di sorveglianza e controllo delle frontiere esterne svolte da Frontex hanno come priorità quella di impedire l’arrivo dei migranti irregolari in Europa e sembrano lasciare in secondo piano le attività di pronto soccorso in mare. […] Frontex è una vera e propria macchina da guerra contro i migranti ed è scandaloso che il suo rafforzamento venga riproposto oggi a seguito della strage di Lampedusa del 4 ottobre.

In summary: the surveillance and control of external borders carried out by Frontex have the priority of preventing the arrival of illegal migrants in Europe and seem to leave the first aid activities at sea to the side. […] Frontex is a real war machine against migrants and it is scandalous that its reinforcement is re-proposed today as a result of the Lampedusa massacre of 4 October.

Andrea Segre, director of many documentaries on the conditions of migrants in Italy, including “Sangue Verde” (Green Blood) and “Mare chiuso” (Closed Sea), stressed on his blog that policies to combat illegal immigration based on military operations cannot work, and he proposed the following:

Si ma allora? Come si fa?

Si spostano i finanziamenti dal contrasto all’immigrazione illegale alla creazione di canali di emigrazione legale.

Si creano servizi e agenzie che danno informazioni su come e dove emigrare o su come e dove fuggire.

Ma così vengono tutti qui?

Non è vero.

La maggior parte di chi deve scappare da regimi e guerre, cerca rifugio vicino casa per sperare di tornarci quando le guerre finiscono o i regimi cadono.

Yes, but so what? What can we do?

Move funding to combat illegal immigration by creating channels for legal migration.

Create services and agencies that provide information on how and where migrate or how and where to escape.

But then they’ll all come here?

That’s not true.

Most of those who have run away from regimes and wars seek refuge close to home in the hopes of going back when the war ends or the regime falls.

There is no point hiding the fact that the abolition of the Bossi-Fini law will not prevent the desperate people landing in Lampedusa. For this reason, a humanitarian channel towards Europe is necessary along with a European asylum law, as proposed by theMelting Pot project:

Alle Istituzioni italiane, ai Presidenti delle Camere, ai Ministri della Repubblica, chiediamo di farsi immediatamente carico di questa richiesta.

Alle Istituzioni europee di mettersi immediatamente al lavoro per rendere operativo un canale umanitario verso l’Europa.

Alle Associazioni tutte, alle organizzazioni umanitarie, ai collettivi ed ai comitati, rivolgiamo l’invito di mobilitarsi in queste prossime ore ed in futuro per affermare IL DIRITTO D’ASILO EUROPEO.

We ask that the Italian institutions, the Presidents of the Chambers and the Ministers of the Republic immediately act on this request.

We ask other European institutions to immediately begin work to open a humanitarian channel to Europe.

We ask all the other Associations, humanitarian organisations, collectives and committees to rally in the next few hours and to say yes to THE EUROPEAN RIGHT TO ASYLUM in the future.

2013 has been declared the European year of citizenship. It is reasonable to ask yourself how those on the edge of society can be better included, and try to question a status quo that risks the exclusion of many.

 

(Article published on Global Voice Online .Translation in English by Mirella Biagi)