Donne e nuove tecnologie: contrastare il gender gap – Convegno Cittadinanze 30 novembre 2017

Alla sessione Donne e nuove tecnologie: contrastare il gender gap del convegno Cittadinanze dell’Universita’ di Torino coordinata da Mariella Berra, hanno partecipato

  • Alessandro Sciullo, Donne, scienza, tecnologia. Un rapporto
    in evoluzione raccontato per numeri
  • Giulia Maria Cavaletto, La generazione Millenials: la scalata
    alle STEM?
    Carmen Belloni, Donne, scienza, tecnologie. Un rapporto
    ambiguo e (volutamente?) imperfetto
  • Eleonora Pantò, Big and small data
  • Guglielmo Bruna, Una sfida per l’organizzazione della PA
    digitale: un nuovo equilibrio di genere?

Il progetto “Cittadinanze al CLE” è stato avviato dalla Scuola di Scienze Giuridiche, Politiche ed Economico-Sociali dell’Università di Torino nel 2014. Gli obiettivi essenziali sono due:

  • creare occasioni di incontro e di confronto tra ricerche che si occupano dei diritti di cittadinanza con approcci disciplinari diversi;
  • costruire “cittadinanza attiva” attraverso la collaborazione stabile con gli attori politici e sociali della città.Le iniziative di “Cittadinanze al CLE” hanno coinvolto docenti e studenti dell’Università e delle scuole secondarie, associazioni sociali e culturali, varie istituzioni cittadine. o di questo progetto è organizzato il convegno in programma dal 28 novembre al 1° dicembre 2017.
    Programma del Convegno
    www.cittadinanze.eu

Le mie slide

 

La salute in gioco – Convegno 23 novembre 2017

Il 23 novembre 2017 ho partecipato come relatrice al convegno LA SALUTE IN GIOCO organizzato dall’Asl Torino 3, SOGES e PoliTo con il patrocinio di Regione Piemonte, Torino Wireless e Università degli Studi di Torino, che si è svolto presso l’Energy Center del Politecnico di Torino.

Tema dela conferenza:   serious game e gamification applicati alla sanità.

In apertura di lavori  il commento dell’Assessore regionale alle sanità  – Saitta:
“Si tratta di uno scenario estremamente interessante che è il frutto del lavoro congiunto del sistema sanitario, delle imprese e del mondo della ricerca e che merita di essere valorizzato nei prossimi anni. La capacità di innovare sarà uno dei temi decisivi per la sostenibilità della sanità pubblica in futuro

Molto interessante l’intervento di Alberto Parola dell’Università di Torino, che ha fornito un quadro teorico di riferimento su apprendimento e gioco.

 

Sono state illustrate varie applicazioni tra cui Tako Dojo, il serious game di  Grifo Multimedia progettato e creato per insegnare ai bambini diabetici a utilizzare l’insulina, a gestire la loro alimentazione e promuovere il movimento.
Molte di questa applicazioni per la riabilitazione cognitiva e motoria utilizzano aspetti di multimedialità, realta’ virtuale, sensoristica.”.

Nel mio intervento ho presentato la definizione di Serious Game e l’aspetto legato al cambiamento di comportamento, che qualcuno sostiene essere sinonimo di gamification, ho fornito qualche indicazione sul mercato dei serious game e sulla nuova legge sul cinema che include nuovi finanziamenti per i videogiochi, e infine ho parlato della necessita’ di nuove figure professionali.

Qui le mie slide

 

Rassegna Stampa i http://www.sogesnetwork.eu/it/grande-partecipazione-la-salute-gioco

Hybrid Politics Media and Participation (recensione libro)

Questa è la mia recensione di  “Hybrid Politics Media and Participation”  di Laura Iannelli

per Media and Learning Newsletter  November 2017

La ricerca di Iannelli sul rapporto fra media, partecipazione politica e democrazia, predilige un approccio sistemico, che va oltre la retorica “della rivoluzione tecnologica” e sceglie di focalizzarsi sull’ibridazione dei media e la continuità sulle forme di partecipazione politica e sbilanciamento del potere, che coinvolge nuove e vecchie tecnologie.  Il libro è strutturato in tre capitoli: nel primo si tracciano i principali riferimenti teorici sul rapporto fra il potere e la partecipazione politica, con riferimento alla sfera dei media. Nei due capitoli successivi, si definisce “hybrid media approach”, illustrando come le non-elites possano avere maggiori opportunità nel processo della mediazione della politica, soprattutto durante elezioni e scandali. Nel terzo capitolo, i casi di studio dimostrano come le pratiche di jamming fra il discorso politico e la cultura pop, rivestano un interesse crescente per i partiti e per l’industria dei media. L’analisi di quanto avvenuto in Italia fra il 2009 e il 2011, con l’imporsi del Movimento 5 Stelle, fortemente basati sul tema della partecipazione diretta attraverso Internet e l’ascesa al potere di Matteo Renzi, il più giovane primo ministro nella storia della Repubblica Italiana, che ha tradotto il “generational change” anche nella comunicazione, usando la diretta streaming per i suoi Q&A su facebook e twitter. La Iannelli,  ci metteva in guardia sul rischio di oversimplification e sulla narrativa celebrativa dei media digitali come mezzo per aumentare la partecipazione politica.  Anche se Brexit e Trump ci hanno dimostrato che i social media non sono poi così trasparenti, non possiamo ignorare il numero crescente di Paesi dove nei momenti di tensione i canali social sono prontamente posti sotto controllo.

Published by SAGE, the ISBN number of this book is 9781473915787.

Megacoders

Siamo nel pieno della European Code Week 2017 e  l’Italia ha  superato gli 8000 eventi e noi di Dschola abbiamo voluto contribuire con un mega evento il MEGACODERS!

L’idea, di Stefano Mercurio, era quella di convocare 300 bambini in un unico posto per fare un mega coder dojo. Una follia che pero’ ha trovato subito alleati in Fablab 4 kids e Toolbox, e un sostenitore in Google.

A metà settembre abbiamo lanciato una call aperta per le scuole e per i tutor e la risposta è stata superiore alle aspettative: in poco più di 4 giorni abbiamo superato i posti disponibili e abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni.  Molte maestre sono rimaste deluse ma non potevamo davvero fare di più-

Anche la risposta dei tutor non si è fatta attendere: associazioni, gruppi informali, appassionati e scuole superiori contribuiranno con le loro competenze e attrezzature a fare conoscere il coding ai bambini e ragazzi più piccoli.

L’evento è gratuito per tutti e si svolgerà il 19 ottobre presso Toolbox – Fablab 4 kids

  • I partecipanti saranno suddivisi in squadre da 10  partecipanti per dare ai partecipanti la possibilità di essere attivi
  • Ogni squadra sarà seguita da uno o più tutor che metterà a disposizione le proprie conoscenze su un tema a sua scelta
  • Ogni tutor fornirà il materiale di consumo e gli eventuali kit di lavoro alla squadra – Se le classi hanno a disposizione dispositivi (tablet o altro) possono portarli

MEGACODERS_comunicato stampa

l’evento su Facebook

 https://www.facebook.com/events/1937358313186460/

L’estate è il tempo per le STEM

Quest’articolo è stato scritto per Media and Learning Newsletter- July 2017

Minecraft, Robotics, Digital Fabrication, Videogames, Scratch, Digital Storytelling, Graphic and Web Design:  i campi estivi offrono l’opportunità di esprimere la creatività, acquisire competenze e sviluppare una nuova consapevolezza digitale.
Scienza, tecnologia, ingegneria, matematica, arte e lettura: STEM o STEAM o STREAM sono sinonimo di innovazione tecnologica.

I genitori vogliono per i loro figli un’educazione che  garantisca il futuro migliore e dato che non tutte le scuole sono ben attrezzate per le STEM, i campi estivi offrono una grande opportunità per unire divertimento e apprendimento.

In tutto il mondo, l’offerta è molto ampia con corsi offerti in lingua madre e in inglese, con  pasti e pernottamenti inclusi,  al mare o in montagna.

I costi variano molto, ma per i genitori che si sono mossi i in anticipo le opportunità erano ampie. Dopo le vacanze, molte di queste scuole continueranno ad offrire corsi tutto l’anno sia durante l’orario scolastico che in orario post-scuola. Leggi tutto “L’estate è il tempo per le STEM”

L’apprendimento nell’era digitale

Questa Intervista è stata pubblicata su Open Badge Italia 

L’utilizzo delle applicazioni web e-learning, quiz e video hanno mutato il modello di apprendimento in classe. I ragazzi sono spesso impegnati alla ricerca di soluzioni alternative, le risorse sono tante e il loro entusiasmo cresce per poi crollare a picco.

È possibile integrare le vecchie tecniche di apprendimento con le nuove tecnologie?

Quali sono le “vecchie” tecniche di apprendimento? Tecniche di memorizzazione? In ogni caso le tecnologie da sole non cambiano nulla, possono essere usate benissimo con un modello didattico trasmissivo. Per questo non ha molto senso la domanda “ma si impara di più con il tablet/pc”

Cosa manca e cosa va migliorato nel nuovo approccio didattico?

Una buona didattica non ha necessariamente bisogno delle tecnologie, purtroppo la cosa più difficile è spingere i ragazzi a pensare con la loro testa, a farsi delle domande e non dare nulla per acquisito.

Come l’evoluzione della tecnologia ha influenzato e cambiato l’apprendimento in classe?

Il digitale non è più qualcosa di nuovo, è qualcosa che è entrato nella normalità. Ai nonni sembrava strano avere l’elettricità in casa, a me sembra ancora incredibile poter scrivere a qualcuno che non conosco dall’altra parte del mondo e avere una risposta su una sua ricerca. Le tecnologie facilitano il compito di far costruire una lezione ai ragazzi, trasformandole in missioni, webquest, assegnando ricerche la cui soluzione non si trova con google o wikipedia, abituandoli a non fermarsi alla prima impressione, oppure dando un problema vago e senza fornire tutti gli elementi necessari alla risoluzione, lasciando ai ragazzi un margine di scoperta e di inventiva. La tecnologia usata in modo furbo è quella che facilita questi processi, che amplia gli orizzonti e la creatività.

Riconsiderare l’istituzione scuola. Mettere al centro dell’apprendimento l’alunno e l’insegnante.
In italia si stanno evolvendo diverse realtà didattiche legate ad una maggiore libertà dell’alunno. Leggi tutto “L’apprendimento nell’era digitale”

Socialbot and their friends (recensione libro)

Questa è la mia recensione per la newslettere  Media & Learning – Maggio 2017 del libro “SocialBots and Their Friends – Digital Media and the Automation of Sociality”
A cura di Robert W. Gehl e Maria Bakrdjieva

“I robot sono le nuove app”, ha detto il CEO di Microsoft, Satya Nadella, nel 2016. La sua visione del modo in cui gli esseri umani interagiranno con la macchina era la  “conversazione come una piattaforma”, in cui l’Intelligenza Artificiale (AI) consente ai computer di essere in grado di interagire con le persone, utilizzando l’interfaccia umana più naturale, la lingua.
Molti utenti di Internet sono consapevoli dei bot: programmi automatici che lavorano dietro le quinte per fornire suggerimenti di ricerca, avere previsioni meteo, filtrare le email o ripulire le voci di Wikipedia. Più recentemente, un nuovo robot software si sono fatti notare sui social media come Facebook e Twitter, il socialbot. Questo volume è una delle prime collezioni accademiche che considera  criticamente i socialbot.
I socialbot sono programmi che agiscono sulla base di un’identità fittizia all’interno dei social media, dove cercano di influenzare i processi decisionali. La domanda su quanto siano efficaci nel manipolare le opinioni e se e come i legislatori dovrebbero reagire a loro è stata oggetto di una certa controversia tra le autorità. Molti aspetti sono discussi nei contributi contenuti nel libro, inclusa la registrazione obbligatoria per i socialbots e un impegno più intenso nell’ambito dell’educazione ai media per contrastare la potenziale manipolazione dell’opinione pubblica. Ma immaginiamo  molti altri scenari; che ne dici di avere l’assistenza di uno o più bei social network come amici virtuali influenti di Facebook che aumentano il nostro valore sociale apprezzando la nostra immagine o facendo commenti carini sul nostro stato?

“Socialbots and Their Friends: Digital Media and the Automation of Sociality” è una delle prime collezioni accademiche a considerare criticamente il socialbot e ad affrontare queste domande pressanti.
Questo libro è pubblicato da Routledge, ISBN 978-1-1386-3940-9

Scegliere o decidere?

Torino non è più quella di una volta:  ora è particolarmente frizzante per occasioni di confronto e di approfondimento. Oggi,  30 marzo 2017 si poteva scegliere fra Share Italy e Biennale Democrazia, domani  il Festival della Psicologia e qualche giorno fa  la Lectio del Professor Norberto Patrignani al Centro Sereno Regis – intitolato Slow Tech Per un’informatica buona pulita e giusta  

Ho avuto il piacere di conoscere il prof Patrignani  nel 2010 quando invitai  lui,   Massimo Banzi e altri a parlare di informatica etica e aperta per l’Associazione Dschola. Ogni volta   in cui lui parla in eventi pubblici cerco di esserci. Patrignani arriva dall’Olivetti e insegna Computer Ethics al Politecnico di Torino, si definisce post – pessimista nei confronti dell’impatto delle tecnologie informatiche sulle nostre vite.  Del suo intervento molto denso, riporto la citazione di  Weizenbaum , uno dei padri dell’Intelligenza Artificiale,  creatore di Eliza il primo programma che adottando un linguaggio naturale, dava l’impressione all’interlocutore di comprendere la conversazione: come dire  la nonna dei chat bot odierni.  Weizenbaum nel suo libro Computer Power and Human Reason: From Judgment To Calculation sostiene che non bisogna far prendere decisioni a un computer, perché  decidere  richiede saggezza, comprensione, amore mentre per fare scelte ci si basa su processi matematici  che non prevedono emozioni. Leggi tutto “Scegliere o decidere?”

#TIM la sua soddisfazione è il nostro miglior premio

Sono stata cliente Telecom/Tim per più di trent’anni per la telefonia fissa, ma mai utente linea dati: da più di venti anni utilizzo altri Internet Service Provider.

Per serie di sfortunati eventi il 4  dicembre 2016 decido di acquistare la SMART FIBRA di TIM. Niente di più semplice: comunico al mio provider l’intenzione di scindere il contratto e faccio la semplice procedura sul sito online di TIM. Una volta compilata la domanda compare una videata che dice “ORA NON DEVI FARE PIU NULLA” ,ma non si riceve nessuna mail di conferma o di ringraziamento. Come ho detto sono cliente dagli anni 80 e ho la “bolletta” domiciliata e mai un ritardo nel pagamento – ovvero TIM ha tutti i miei dati già in suo possesso.  Dopo una settimana di silenzio trovo uno spiraglio per contattare la TIM, il customer care su TWITTER!  ovviamene sono subito invitata a proseguire dicussione in privato e cosi’ inizia conversazione con   @TIM4USara. Faccio la mia prima richiesta l’8 dicembre dando come riferimento il numero di telefono fisso (ok e’ festa) pensando che da li sia facile per loro ricostruire la mia storia. Ricevo una risposta il 9 e mi chiedono  il codice fiscale dell’intestatario – ripeto hanno gia’ tutto, compreso il cc bancario.  Due giorni in cui sollecito  e non ho nessuna  risposta.

 

 

Confesso che non ho capito subito. Quale print? quale scontrino? ho fatto tutto online! Leggi tutto “#TIM la sua soddisfazione è il nostro miglior premio”

Il TEDxTorino visto da una speaker

Ho aspettato la pubblicazione del video del mio TEDxTorino Talk per raccontare questa avventura.


Faccio parte di quelli  per cui i video del TED sono IL modo in cui si parla in pubblico.   Li ritengo una risorsa preziosa e nel 2011 ne scrivevo su questo blog. Il  TED  è stato il mio punto di partenza per  scoprire personaggi come  Ken Robinson, Jane McGonical, Alain de Botton, Steve Berlin Johnson, Sugata Mitra, Sal Khan e leggere i loro libri, come pure per approfondire tecniche di presentazione,  studiando Nancy Duarte e i suoi libri.

Detto questo, quando il mio collega Gian Luca Matteucci mi ha detto che avrei partecipato a TEDxTorino, semplicemente non ci ho  creduto.

Per capire cosa si prova (ovviamente con le dovute proporzioni) si può leggere “Doing a TED talk; the full story“.  Ho addomesticato  la mia paura di parlare in pubblico dalla quinta superiore, spinta (fisicamente) dalla mia prof a prendere la parola in un’assemblea. Ho partecipato ad un sacco di eventi come relatrice, moderatrice, discussant ma il TED è diverso.

Per me TEDxTorino è iniziato ai primi di novembre  e l’evento era previsto per fine gennaio.  Il primo contatto è stato con il curatore Enrico Gentina, con cui abbiamo concordato il tema e che mi ha dato subito molte informazioni su come sarebbero andate le cose  E’ stato Enrico e il suo approccio positivo a darmi qualche speranza sul fatto che avrei potuto farcela.

Ho avuto da subito il supporto di una super coach – Mavy Mereu, che ha l’età di mia figlia e si è laureata qualche giorno prima che ci incontrassimo di persona.  Mavy era il punto di contatto con il TED e  ha unito cortesia squisita e ferma insistenza, ma soprattutto è stata la mia prima e più convinta supporter.

Fino alla conferenza stampa a metà dicembre (le sei settimane passate piu’ veloci della storia)  non ne avevo ancora  praticamente parlato quasi con nessuno (sempre perché in fondo non ci credevo davvero).

Durante la conferenza stampa ho conosciuto  alcuni degli altri relatori, tra cui Guido Avigdor  e soprattutto ho incontrato Elisa Vola, la licenziataria di TEDxTorino, colei da cui tutto è partito, accogliente e super determinata e Claudio Vigoni che ha creduto nel ruolo di CSP in questo evento.

Nel frattempo lavoravo al talk che  iniziava a prendere forma:  volevo parlare di videogiochi e avevo molte cose da dire, sul loro impatto nell’apprendimento,  su quello che capitava a Torino, sulle dimensioni del mercato…   avevo scritto le prime versioni del talk : era zeppo di riferimenti e di numeri,  mi sono confrontata e ho chiesto aiuto ad amici come Marcello Bozzi ed Enrica Bricchetto, insegnanti eccezionali e altri amici che mi hanno aiutato con i loro spunti, consigli e suggerimenti.   Il talk  era un po’ troppo tecnico ed era lungo: avevo OTTO minuti e nelle prime versioni ci mettevo più di 12 minuti.

A gennaio quando mancavano poco meno di quattro settimane  bisognava mandare il testo quasi definitivo e io lo mandai. E subito dopo l’ho cambiato,  grazie al supporto di Massimo e Lara,  che mi hanno aiutato a trovare una chiave più narrativa.

La prima prova si è svolta una domenica sera davanti ad un gruppo di volontari del TED e con Enrico, Elisa, Mavy e gli altri dello staff. Non avevo ancora imparato bene il discorso così l’ho letto – sette minuti e mezzo senza prendere fiato! Per fortuna me lo fanno rifare a braccio, mi hanno dato ottimi consigli per rendere la storia più efficace e informazioni su come avrei dovuto muovermi sul palco.. ma soprattutto sembrava che  fosse davvero piaciuto. Li ho conosciuto Rosy Sinicropi,  il suo progetto Self Portrait e la sua grande carica umana.

Le ultime due settimane di gennaio  sono state intense, limando  e rifacendo, provando e riprovando, registrandomi e riascoltandomi…   (e ho tralasciato tutte le questioni rispetto all’estetica: il TED dà pure le linee guida su come vestirsi e c’e’ un bellissimo TED sul linguaggio del corpo)  e con un po’ di agitazione siamo arrivati  alla prova finale, il giorno prima dell’evento.

Durante la presentazione ho  chiesto a Mavy di aiutarmi con le slide… è stata bravissima e io non ho dovuto preoccuparmene,  ma lei era agitata quanto me.

Che sollievo poi godersi le presentazioni degli altri e che belle persone che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere grazie al TEDxTorino.  Ho chiacchierato con Gian Luca Boggia alla cena di gala che  mi ha spiegato il mondo dell’economia carceraria.  Così ho prenotato e sono andata a cena in carcere alle Vallette (potete prenotare qui http://liberamensa.org/).  Restando in tema di cene, ho scambiato due parole con Luca Iaccarino e gli ho detto che avevamo parlato di lui con Rosa del mare (nonostante le 1500 trattorie ha capito subito che parlavamo di Rosa dei Venti Di Albissola). Con Lele Rozza e Miguel Angel Belletti spero continueremo a  parlare ancora di scuole innovative.

Non saprei che consigli dare che non siano già stati scritti, detti e persino disegnati, su come prepararsi per fare un TEDx talk: l’esercizio più difficile   per me è stato concentrare in pochi minuti tante cose che volevo dire, frutto di anni di lavoro e di studio e concordo con chi dice che l’uso delle slide è sopravvalutato.

Ancora una volta grazie  ancora e ancora a tutti quelli che mi hanno sopportato (mio marito in primis), aiutato, consigliato, sostenuto e a tutti gli amici dello staff di TEDxTorino e un consiglio a tutti, non perdetevi TEDxTorino 2018.