L’ascensore che non c’è

(questo articolo l’ho scritto per il magazine della Fondazione Bruno Kessler 

La scuola ha come obiettivo la conservazione dei rapporti sociali vigenti oppure l’inclusione e l’accesso alla conoscenza per far palestra di piena cittadinanza?

La scuola, con tutti i suoi difetti, costituisce uno degli ultimi momenti di aggregazione sociale: l’obbligo di frequenza fino ai 16 anni non permette ancora alle famiglie di esercitare la scelta di non far studiare i propri figli. Mandare un figlio a scuola è un costo per la famiglia, ma è un investimento che si fa, talvolta a costo di grandi sacrifici, per dare ai propri figli maggiori opportunità di quelle che hanno avuto i genitori: avere un titolo di studio è necessario per accedere a lavori qualificati e ben retribuiti, e di conseguenza ad un migliore posizionamento sociale. Purtroppo nella maggioranza dei casi questo non succede e la scuola viene messa sotto accusa, un apparato modellato per rispondere alle esigenze della società agricole e industriale che non esistono più, scrive Norberto Bottani nel 2013.

Ma questo ascensore sociale ha davvero mai funzionato? O piuttosto la scuola ha come obiettivo la conservazione dei rapporti sociali vigenti, limitandosi ad essere strumento di assimilazione di norme per la gestione della popolazione?

Nel libro La Maestra e la Camorrista, Federico Fubini, ci racconta un’altra versione della storia: partendo da un lavoro di ricerca fatto dalla Banca d’Italia che dimostra come in sei secoli, la distribuzione del reddito a Firenze non sia cambiata, e arrivano alla conclusione che “quando l’ascensore sociale si congela in una glaciazione semipermanente – le persone smettono di crederci”. E le persone smettono di credere agli altri, perdono la fiducia, perché il gioco è sempre a somma zero: ogni avanzamento è sempre a spese di un altro. Fubini racconta di come abbia intervistato decine di adolescenti del sud e del nord dell’Italia chiedendo quanto fossero disposti a “fidarsi degli altri” e arriva alla conclusione che il “successo nutre la fiducia e la capacità di fidarsi nutre il successo” e che “La sfiducia in ciò che ti circonda si trasforma in un veleno sottile che contribuisce a paralizzare l’ascensore sociale dal basso verso l’alto in Italia.” E poi prosegue il suo racconto su come abbia tentato di intaccare questa sfiducia facendo conoscere ai ragazzi della scuola di Mondragone a Caserta, persone che partite da situazioni di difficoltà hanno avuto risultati eccellenti.

La scuola come ultima barriera al degrado l’ho conosciuta al convegno organizzato dall’Associazione Europea dei Genitori (European Parents Association) che aveva come tema quello dell’inclusione: li ho avuto l’occasione di incontrare Eugenia Carfora la dirigente scolastico dell’Ist. Morano di Caivano, un paese a 10 km da Napoli. Lei ha raccontato dei suoi fallimenti e dei suoi successi nel riuscire a dare una scuola pulita e attrezzata ai suoi allievi e di come ogni giorno sia in trincea, anche lottando con le mamme che arrivano alle minacce fisiche: la sua storia è raccontata in questo video. C’era anche Sara Ferraioli di Maestri di Strada, che ha spiegato come il loro lavoro sta nella creazione di relazioni, con i ragazzi, con gli insegnanti e con i “genitori sociali”, volontari che ricoprono il ruolo di genitori pur senza esserlo.

L’inclusione passa anche per l’accesso alle tecnologie digitali, a patto che se ne faccia un uso non superficiale, ma che stimoli il pensiero critico e la passione per la scoperta e l’apprendimento. Nella discussione sul digital divide con genitori di tutta Europa sembra che i problemi siano comuni: poche infrastrutture e scarso uso in classe, e se qualcuno ritiene che lo stato non dovrebbe promuovere l’utilizzo degli smartphone in classe, altri lo considerano ormai l’equivalente della penna e del quaderno.

La crescita inclusiva necessita che il progresso della scienza e della tecnologia siano indirizzate da uno scopo, per evitare il rischio di ampliare le ingiustizie, la frammentazione sociale e l’esaurimento delle risorse: tale scopo è il benessere individuale e collettivo. L’agenda OCSE indica come obiettivo dell’educazione quello di fornire conoscenze, abilità, attitudine e valori per rendere le persone in grado di contribuire e di fruire un futuro inclusivo e sostenibile. Per raggiungere questo scopo sono state individuate tre nuove “competenze trasformative” definite come creazione di nuovo valore, riconciliazione di tensioni e dilemmi, assunzione di responsabilità. Tradurre le “competenze trasformative” in curriculum richiede la partecipazione dell’intero ecosistema educativo: studenti, insegnanti, dirigenti, genitori, decisori, ricercatori, sindacati, attori sociali e commerciali sono coinvolti in un processo di co-creazione per definire le linee guida dei nuovi sistemi educativi.

Nuovi sistemi educativi che permettano di affrontare l’incertezza e l’imprevedibilità del futuro, ma dove la speranza e la fiducia negli altri sembra ancora più indispensabile.

Slow Tech and ICT – A Responsible, Sustainable and Ethical Approach

Questa è la mia recensione di “Slow Tech e ICT – A Responsible, Sustainable and Ethical Approac” di N. Patrignani e D. Whitehouse

per la Newsletter Media and Learning maggio 2018

“Cari lettori, le ICT  stanno distruggendo la vita delle persone. ”  Ecco come gli autori introducono il lloro ibro: non c’è spazio per eventuali fraintendimenti, il messaggio è forte e chiaro. Ma non sono luddisti o tecno-scettici: propongono una profonda riflessione sul design e l’uso delle ICT centrate sull’uomo.
Gli autori propongono un approccio all’ICT responsabile, sostenibile e etico o in altre parole, buono, pulito e giusto. Riconoscono l’ispirazione ad alcuni pensatori, come Carlo Petrini, fondatore del Movimento Slow Food checontrasta l’ascesa di fast food e vita veloce e si concentra sulla relazione tra cibo e ambiente, Alexander Langer con la sua riflessione su un nuovo il concetto di benessere, basato su uno stile di vita più lento, più profondo e più dolce e insieme la necessità di un cambiamento ecologico che può aver luogo solo se diventa socialmente desiderabile e René von Schomberg, che come policymaker dell’UE, lavora per un’innovazione responsabile che sia socialmente desiderabile, inclusiva e ecosostenibile.
Le ICT sono buone se mettono gli esseri umani al centro a partire dai loro bisogni e utilizzanp un approccio interdisciplinare in base al quale umanista e tecnologo lavorano insieme. Sono pulite se si tiene conto dell’impatto sull’ambiente, vale a dire la scarsità di metalli delle terre rare, i consumi energetici della nuvola e ii mega centri e il riciclaggio di rifiuti elettronici. Infine, è giusto se i diritti umani e la salute e la sicurezza dei lavoratori sono rispettate per tutta la catena del valore,

Anche per l’istruzione, le buone ICT sono importanti: il web offre enormi risorse e opportunità per migliorare l’accesso alla conoscenza, ma è importante che gli insegnanti aiutino gli studenti a coltivare un modo più profondo di scrivere e parlare e diventare in grado di interagire con strutture complesse, in termini di linguaggio e pensiero.

Gli esseri umani hanno bisogno di tempo per pensare, meditare e discutere: essere in una ‘modalità di input sempre attivo’ può portare a diventare obiettivi passivi di messaggi e facilmente manipolabili.

Questo libro è pubblicato da Palgrave Macmillan con ISBN: 978-3-319-68943-2

 DIGITAL EDUCATION – Un nuovo paradigma per le sfide di domani

Venerdi 13 aprile 2018  all’interno del convegno Digital Education dell’Università di Torino, si svolgera il workshop  “Startup Digi Educative” 

A due anni della prima edizione del convegno promosso da Cinedumeia, ci sara’ ancha la seconda edizione del workshop con startup che operano nel campo dell’ educazione e della comunicazione.

Nel 2016 abbiamo dialogato con Paolo Giovine di  PubCoder,  Antonio de Marco di Naboomboo e  Andrea Bolioli di Cross Library.

Nell’edizione 2018 sono stati invitati:  Edoardo Montenegro di Betwyll, MArco Iannacone di Tabletascuola.net, Sonia China di Tinkidoo, Alessio Neri di Fare Media Digitali, Pier Luigi Vona di Fablabforkids e Barbara D’amico di Viz&Chips.

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Libro: Lingua, Coding e Creatività

Ho conosciuto Stefano Penge   l’anno scorso grazie a Rodolfo Marchisio che ci ha coinvolti entrambi in un evento formativo per l’Associazione Gessetti Colorati di Reginaldo Palermo, sul tema coding a scuola. Le nostre posizioni sono  distanti:  l’Associazione DSchola, di cui sono direttrice,   dal 2012 promuove attivita’ sul coding e  Scratch, organizza un festival nazionale addirittura aperto alle superiori e con premi per i vincitori, organizza corsi per bambini delle elementari e per docenti di sostegno:  insomma tutto quello che  Stefano (e molti altri esperti come lui) discute e analizza, soprattutto per proporre alternative.  Sono incuriosita dalle riflessioni sul tema della programmazione come narrazione  e quando Stefano mi ha proposto di collaborare alla sua idea di mostra del coding, ho accettato con interesse.   

Questa è la mia recensione del libro “Lingua, Coding e Creatività”  di Stefano Penge. 

Attraverso la lingua ci rapportiamo al mondo: è uno strumento che prescinde da noi stessi, che ci permette di conoscere gli altri, scoprendo cosa ci unisce e cosa di differenzia. Leggi tutto “Libro: Lingua, Coding e Creatività”

A scuola di Fact Checking

Mercoledì 7 Marzo 2018 -14.30  presso I.I.S Avogadro – Torino si svolgerà per la Settimana Rosa Digitale, l’evento “A scuoal di Fact Checking”

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli” diceva il prof. Umberto Eco qualche anno fa, opinione condivisa da Marco Biffi, responsabile dei progetti digitali dell’Accademia della Crusca, secondo cui il termine post-verità descrive la nostra epoca “in cui conta l’apparenza e non la sostanza, in cui si dà molta importanza a quello che circola nella Rete.

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Domani è già oggi

Dopo il successo dell’edizione 2017, Domani è già oggi – un evento di Rosa Digitale, torna anche quest’anno: per appassionarsi alle STEAM – Science, Technology, Engineering, Art e Mathematics, i migliori tutor sono gli studenti stessi che guideranno laboratori specializzati per gli studenti più piccoli, con l’obiettivo di contrastare le disuguaglianze di genere a partire dalla scuola.

Grugliasco, 5 marzo 2018 dalle 8.30 alle 12.00 Leggi tutto “Domani è già oggi”

Donne e nuove tecnologie: contrastare il gender gap

Alla sessione Donne e nuove tecnologie: contrastare il gender gap del convegno Cittadinanze dell’Universita’ di Torino coordinata da Mariella Berra, hanno partecipato

  • Alessandro Sciullo, Donne, scienza, tecnologia. Un rapporto
    in evoluzione raccontato per numeri
  • Giulia Maria Cavaletto, La generazione Millenials: la scalata
    alle STEM?
    Carmen Belloni, Donne, scienza, tecnologie. Un rapporto
    ambiguo e (volutamente?) imperfetto
  • Eleonora Pantò, Big and small data
  • Guglielmo Bruna, Una sfida per l’organizzazione della PA
    digitale: un nuovo equilibrio di genere?

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Hybrid Politics Media and Participation (recensione libro)

Questa è la mia recensione di  “Hybrid Politics Media and Participation”  di Laura Iannelli

per Media and Learning Newsletter  November 2017

La ricerca di Iannelli sul rapporto fra media, partecipazione politica e democrazia, predilige un approccio sistemico, che va oltre la retorica “della rivoluzione tecnologica” e sceglie di focalizzarsi sull’ibridazione dei media e la continuità sulle forme di partecipazione politica e sbilanciamento del potere, che coinvolge nuove e vecchie tecnologie.  Leggi tutto “Hybrid Politics Media and Participation (recensione libro)”