Education at a glance 2007

Un evento molto interessante a cui ho avuto il privilegio di partecipare il 18 dicembre scorso e’ stata l’inaugurazione della Biblioteca OCSE a cura della Fondazione Rosselli

E’ infatti disponibile presso la Fondazione l’intera produzione OCSE per docenti e studenti che vogliano consultare gli oltre 600 rapporti annui che sono prodotti dall’Organizzazione. L’incontro era uno dei seminari “lampo” a numero chiuso che la Fondazione ha intenzione di organizzare anche in futuro e verteva sul rapporto legato allo stato dell’educazione nel mondo nel 2007. Il Presidente della Fondazione, Riccardo Viale, ha fatto una breve introduzione, in cui ha ripreso la sua personale visione del sistema educativo italiano (già pubblicata in un articolo sul Sole24ore), in cui egli vede il sistema scolastico italiano come un mostro, dal corpo gigantesco e la testa piccola (la spesa per il corpo insegnanti e’ una delle piu’ alte d’europa, ma gli insegnanti sono pagati poco e lavorano meno), il sistema universitario come un hobbit dal corpo esile e dalla testa grossa, in cui la spesa per studente e’ molto bassa, ci sono pochi insegnanti e pochi studenti stranieri (ad eccezione del Politecnico di Torino, che supera di 7 volte la media italiana) e con una capacita’ scientifica mediocre con un basso numero di citation score (ma sono anche pochi i ricercatori), e infine la formazione continua come un cavaliere inesistente. Ha anche parlato di un nascente organismo di coordinamento regionale per favorire una maggiore integrazione fra secondaria e università . Ha chiuso il suo intervento proponendo un sistema di valutazione “all’inglese” dell’universita’ e di aumentare la possibilita’ di arrivare fino ad 1/3 del finanziamento universitario attraverso una politica di tasse di iscrizione che tenga comunque nella dovuta attenzione le fasce di reddito.

A seguire è intervenuto il resp. della Direzione Regionale del MPI, dott. DeSanctis, che ha detto che le statistiche non tengono conto di una specificità tutta italiana che e’ quella dei 500.000 insegnanti di sostegno che gli altri paesi non hanno e ha rilevato un’incongruenza sulla modifica al titolo V, legato alla al passaggio di competenza delle regioni, perche’ le economie realizzate a livello regionale ad oggi non rientrano nei bilanci regionali. La dott. Bertiglia, intervenuta in qualità di consulente dell’Ass. Regionale all’istruzione, ha dichiarato che il Piemonte ha chiesto all’OCSE dati su un campione regionale. Inoltre si e’ domandata che fine fa l’occupazione non di alto livello. L’ass. provinciale all’Istruzione, Umberto D’Ottavio, ha ribadito la necessita’ di migliorare la capacita’ di orientare i giovani che scelgono la scuola secondaria di 2 grado (7 su 10) soprattutto in base a conoscenze e amicizie e che l’aumento delle iscrizioni al liceo, di fatto si traduce in una non-scelta dell’indirizzo di studi. Nella nostra citta’ tutti proseguono gli studi dopo le medie ma solo il 50% degli iscritti arriverà al diploma.

Allora mi chiedo, ma se e’ cosi’ evidente il disorientamento di questi ragazzi nello scegliere una scuola dopo le medie, e se l’unica cosa che funziona e’ il passa parola, o la possibilita’ di fare gruppo, perche’ non incentivare di piu’ l’uso di queste famigerate “reti sociali”? Perche’ non investire sui ragazzi che sono al termine delle superiori ‘per orientare i loro colleghi piu’ giovani? e perche’ non replicare questo modello anche a livello universitario? Sarebbero sicuramente molto piu’ credibili e le ovvie “visioni personali” potrebbero essere corrette dalla “saggezza della folla”.

Il rettore del Poli, prof. Profumo, si e’ focalizzato sul fatto che il sistema industriale locale non da’ speranze ai giovani,umiliandoli con proposte economiche mortificanti.

D’Ottavio e Profumo hanno convenuto sull’esigenza di fare orientamento gia’ dalla 4 superiore e soprattutto di fare il test d’ingresso all’univ. a febbraio.

E’ seguito un dibattito,interessante e io ripropongo qui le mie domande: perche’ non usare di piu’ le reti sociali (tanto i ragazzi lo faranno comunque), perche’ davvero non pensare ad un modello di scuola nuova, in grado di valorizzare talenti specifici (non necessariamente si puo’ essere bravi in tutto) con percorsi personalizzabili, e infine perche’ nessuno parla della consultazione pubblica avviata dall’Unione Europea?

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