Da che punto guardi il mondo…(ancora su OCSE-PISA)

Il dibattito Pisa (intesi come dati OCSE PISA) come Caporetto della scuola italiana, continua (ad esempio su Orientamenti&Disorientamenti) con grande preoccupazione di alcuni e indifferenza di molti. Prima delle elezioni, la rivista Tuttoscuola ha organizzato il faccia a faccia Bastico-Aprea, di cui francamente non ho seguito l’esito: mi e’ bastato l’articolo del Corriere della Sera, titolato “Scuola, le cifre dell’emergenza”.

In sintesi: ogni 3 anni l’OCSE fa un’indagine valutativa (Programme for International Student Assessment – PISA) sulle capacità letterarie e scientifico matematiche dei 15enni nel mondo. A dicembre 2007 sono stati pubblicati i dati dell’indagine 2006, che era focalizzata alle conoscenze in campo scientifico. Il risultato di questa indagine e’ una classifica, in cui per il 2006 guidano Finlandia, Canada, Giappone e Nuova Zelanda.

Non voglio qui entrare nel merito delle cause e dei rimedi, quanto invece cercare di spostare un po’ il punto di vista da cui guardare i dati OCSE, cosa che ha fatto Stephen Downes, nell’articolo “Places to Go: PISA” pubblicato su “Innovate” e che sintetizzo nel seguito.

Come in Italia, la stampa di tutto il mondo ha dato ampio spazio a questi dati: in Inghiltera sono preoccupati di dividere il 17 posto con la Polonia (!), mentre negli Stati Uniti la colpa viene affibbiata agli insegnanti impreparati. Consultando i dati del 2003 e del 2000, si scopre che la classifica e’ piu’ o meno sempre la stessa, almeno nelle posizioni più alte.

Gli autori dei test indicano che le domande vanno intese come test di misurazione di “senso comune” piuttosto che come sistemi per valutare i sistemi scolastici, anche perché nel mondo a 15 anni non ci si trova nello stesso punto del percorso scolastico, e che i diversi sistemi educativi possono avere finalità diverse. Come sottolineato dal Ministro dell’Educazione di Singapore, i sistemi meritocratici sono diversi, e questi test non misurano creatività , curiosità , senso dell’avventura e ambizione. In America c’è una cultura dell’apprendimento che sfida le convinzioni, a volte sfidando anche l’autorità .

Così come sono discutibili le conclusioni a cui questi dati portano, lo sono anche i consigli: nel 2003 infatti, gli autori dello studio dichiaravano che i PC non sono adatti all’apprendimento, mentre l’Economist commentando i dati del 2007 sostiene che la soluzione sta nel dare maggiore autonomia alle scuole in termini di gestione economica e non, ad esempio potendo scegliere i propri insegnanti, svincolandole da politiche di tipo centralistico. Eppure a quando pare non e’ la ricetta adottata dai paesi che emergono, che sono quelli che intervengono con forti investimenti e politiche governative.

Il punto secondo Downes, e’ che le politiche non si decidono in base ai dati, perche’ i fattori sono molteplici e a volte validi unicamente per una determinata realtà .

E’ inutile nascondersi dietro al fatto che oggi la scuola, intesa come istituzione, soprattutto nel mondo occidentale, va totalmente ripensata o rischia di non essere in grado di affrontare i cambiamenti epocali che stiamo vivendo, in cui “l’amatorialismo di massa” sta stravolgendo il ruolo di intere categorie di professionisti che “filtrano” il sapere, come giornalisti, editori, bibliotecari e insegnanti.

Non credo sia una questione di strumenti, ma di finalità e di metodi: almeno finche’ non ci sara’ la convinzione che insegnare a pensare vada a vantaggio di tutti 😉

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