La pace olimpica non è mai esistita

Cinque cerchiAl rientro delle vacanze, ho ripreso le attività per GlobalVoicesOnline. Sono passata dal dramma dei bambini assassinati in Palestina, ai massacri degli Hazara in Afghanistan, alla guerra in Ossezia del Sud (1) e (2).

Ancora oggi (10/08/2008) i Georgiani negano la morte di civili, ma la fotografia in copertina sul Messaggero di oggi non lascia dubbi su chi paga il prezzo di improvvide velleità di capi di stati e staterelli. La storia racconta di una terra da sempre in ostaggio, e se oggi non si riesce a comprendere la forzatura del Presidente della Georgia Saakashvili nel tentativo di riannettersi l’Ossezia del Sud, non si può allo stesso modo provare simpatia per Putin, uso ad avere la mano pesante con chiunque sia di intralcio nei suoi disegni. Ovviamente anche gli americani hanno le loro responsabilità avendo armato i georgiani.

Non riesco mai ad appassionarmi troppo alle olimpiadi, sia perché in generale capisco poco di sport, sia perché con Atlanta sono diventate un circo sovraesposto, e da Barcellona in poi si paventano sempre possibili incidenti con conseguenze disastrose. Anche Pechino 2008 non è mancata all’appello.

In realtà la pace olimpica non è mai esistita, l’“ekecheirìa” greca consisteva “nel non fare a botte”, in sostanza a consentire lo svolgimento dei giochi. E vengono in mente le parole di Auschitwz: “Ancora tuona il cannone, ancora non è contento /di sangue la belva umana, e ancora ci porta il vento. / Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare / a vivere senza ammazzare, e il vento si poserà .” (F. Guccini)

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