Gent. Vittorio Zambardino,

Come forse avra’ avuto modo di vedere dalla mia mail precedente, sono un paio di giorni che tento senza fortuna di inserire un commento al suo post, “La realtà in diretta Twitter”
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2008/11/28/la-realta-in-diretta-twitter/

E’ davvero una buffa coincidenza,  perché vorrei scrivere di “giornalismo partecipativo” ma forse il sistema che gestisce i blog del Gruppo Espresso, riesce a essere così proattivo, da indovinare le mie intenzioni e tenermi fuori. Provo un po’ la stessa sensazione che ho provato, quando ho ordinato presso l’OECD, questo volume  “Giving Knowledge for Free: The Emergence of Open Educational Resources” (disponibile anche online – http://www.oecd.org/dataoecd/35/7/38654317.pdf) che riporta nella seconda di copertina la nota di Copyright: “No reproduction, copy,
transmission or translation of this publication may be made without written permission.[…]”

Non credo che le mie associazioni mentali siano di grande interesse, e quindi passo a quello che volevo scriverle.

“Il giornalismo partecipativo è una realtà , soprattutto in paesi dove l’accesso alle tecnologie è davvero alla portata di tutti, come a esempio in Giappone e in India, territori dove la densità di connessioni veloci e telefonini di ultima generazione sono superiori alla media degli altri paesi nel mondo. In Giappone, qualche mese fa un camion guidato da uno squilibrato ha fatto un certo numero di vittime nel centro commerciale della città . Molte sono state le polemiche nei confronti dei videoblogger che hanno diffuso immediatamente foto e video dell’incidente, come riportato da GlobalVoicesOnline.

Il punto è che si discute sempre molto della presunta mancanza di verifica delle fonti “citizen” come se invece l’informazione fornita dai media “mainstream” fosse di fatto immune a manipolazioni, e comunque non in ogni caso frutto di una scelta (o di una somma di scelte) arbitrarie. Oggi siamo bombardati da un’informazione strillata, terroristica volta soprattutto a provocare reazioni (emotive) piuttosto che a far comprendere. Il giornalismo partecipativo è l’unico mezzo per dare ossigeno a un sistema dell’informazione blindato da interessi economici e asfittico per interessi politici. Voi Giornalisti Professionisti dovreste essere i più accesi sostenitori e alleati, usandolo come grimaldello per poterci dare un’informazione indipendente e di qualità . Noi umili citizen journalism, possiamo riportare cose imprecise, essere impreparati, ma la forza del numero e la capillarità “dovrebbe” almeno per un po’ farci sperare di capire un po’ meglio come vanno le cose nel mondo. Se qualcuno ne vuole continuare a discutere vi aspetto qui http://giornalismopartecipativo.ning.com

Grazie dell’ospitalità e a presto

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Vittorio Zambardino ha risposto a questa mail inviata al suo indirizzo nell’arco di un’ora, scusandosi personalmente per i malfunzionamenti.

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