poke?


Un mese fa ho comprato su Firebox un paio di Poken, giocattolini per scambiarsi credenziali digitali nel mondo reale. Scoperto  grazie al blog di FredCavazza, che non senza ironia, lo descriveva insieme a un dispositivo simile da mettere al collo del proprio cane.

Nel gergo di facebook un poke è una richiesta d’attenzione, come dire “hei, ciao”  (o almeno credo, dato che non partecipo). Con il Poken “analogico” si scambiano i contatti sui  social network, o detto in modo più adolescenziale, “ci si fa amici” o “ci si scambia un 5″, con un rito che richiede l’avvincinamento dei due oggettini  e  una sequenza  di lucine, verdi e rosse, che i dispositivi danno come feedback ai loro portatori per informarli che è avvenuto il travaso dei dati.

Come Poken with me
Image by Mister.Tee via Flickr

Caratteristiche interessanti:  non si può fare a meno di una vita di relazione nel mondo biologico per usarli, cosa che  in tempi di hikikomori è un aspetto che non va sottovalutato (evidente  la necessità di poken-party, come dimostra la nascente community italiana) e  i dati non stanno sulla chiavetta usb  per cui non si perdono in caso di smarrimento del gadget.

Sono convinta che l’oggettino possa avere molte altre applicazioni, oltre che quella di scambiarsi biglietti da visita ai convegni: penso a tutti quei casi in cui mi si chiede  il codice fiscale (in farmacia) oppure per micropagamenti (per il parcheggio) anche se non si capisce perché non possiamo ancora fare queste cose da un telefono cellulare, che  per quelli della mia età renderebbe il tutto sicuramente meno imbarazzante 😉  anche se  meno divertente.

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