Un giorno di scuola nel 2020

logoscuola1Si è concluso il convegno sulla scuola del futuro, con uno sguardo ai sistemi scolatistici europei (Francia e Inghilterra) e una tavola rotonda sul futuro della scuola italiana. Sulla prima giornata ho già scritto un commento (Coloni digitali): nella seconda giornata, il prof George Louis Baron, ha detto alcune cose facilmente osservabili, anche se ha sottolineato che mancano dati quantitativi convincenti: gli studenti (di oggi) usano molto le tecnologie, in modo  ingenuo e non corrispondente alle aspettative degli adulti (genitori e insegnanti) e hanno difficoltà di concettualizzazione, cosa che l’ex ministro Lombardi ha sintetizzato in “perdono tempo”. Baron ha presentato due scenari possibili per la scuola del futuro: nel primo i cambiamenti saranno piccoli (pochi incentivi dal pubblio, aumento della frattura fra scuola e società e aumento delle differenze sociali) e nell’altro il rinnovamento sarà limitato (investimenti regionali tramite partneriati, sarà valorizzato il ruolo degli insegnanti). Ludovico Albert della Regione Piemonte, ha insistito sul tema decentralizzazione e ha parlato degli investimenti infrastrutturali, oltre che della necessità che la ricerca scientifica sia orientata dai valori (per il Piemonte nella fattispecie ha citato il progetto di risparmio energetico).

In chiusura la tavola rotonda, in cui Mezzalama (politecnico di Torino) ha ricordato come le innovazioni siano distruttive (l’ingresso dei robot in fabbrica e la conseguente crisi occupazionale degli operai); Paolo Ferri ha insistito sull’importanza del “setting formativo” dicendo che le aule sono uguali da un secolo a questa parte (Papert lo diceva già  tempo fa nel suo libro “I bambini e il computer); Biondi fresco di nomina ministeriale ha ripetuto che bisogna “fare” e ha sostenuto che lui non crede nell’ora di informatica né nella Patente del computer per gli insegnanti e ha anticipato che ci sarà una “call” per la sperimentazione di 200 classi su nuove modalità di apprendimento. Francesco Pedrò, intervento più interessante a mio avviso, ha sostenuto che ogni studente ha un approccio diverso alla tecnologia e che l’introduzione delle tecnologie può accentuare le differenze sociali.

In generale si è parlato poco di come sarà la scuola del 2020, a parte per quanto riguarda le tecnologie: abbiamo visto che a scuola ci si annoia, che sarebbe forse utile ci fosse più arte e più sport, meno “parole” e più “laboratori “, che i ragazzi preferiscono lavorare in gruppo e la risposta forse non è solo nelle aule “a soffietto”. Si è parlato degli insegnanti come “problema” della scuola e della crisi del loro ruolo, della necessità di formarli (ma su cosa? ancora sull’uso delle tecnologie?), dell’importanza di trovare soldi per la scuola se davvero si vuole la si vuole cambiare.

La scuola come istituzione non è stata messa in discussione e non si è discusso delle implicazioni del computer sul piano cognitivo, per esempio mi chiedo se interagire con oggetti digitali invece che “fare” con le mani, induca dei cambiamenti percettivi nelle capacità spaziali, di orientamento, ecc. e su come questo possa modficare l’interazione con il mondo fisico..  forse come dice il poeta, questo “lo scopriremo, solo vivendo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *