Di ritorno da Demotopia

demotopiaIl 20 novembre ho partecipato al convegno Demotopia: Cittadinanza Digitale o postdemocrazia organizzato dal Consiglio Regionale del Veneto, di cui avevo già parlato.

L’evento è stato aperto dal Presidente del Consiglio regionale, a cui sono seguite tre sessioni: la prima dedicata alle realizzazioni degli enti locali sul tema dell’edemocracy (focalizzate sul Veneto), la seconda sulle tecnologie come strumento di facilitazione dei processi e la terza sulle community promosse dai cittadini o con il supporto di mediatori, in cui ho presentato il modello del CSP a supporto della partecipazione.

La prima sessione è stata coordinata dal prof. Gangemi che ha presentato la sua ricerca orientata a chi era attivo in rete sul tema della cittadinanza digital e hanno preso la parola, oltre al gruppo di ricercatori (Damiano Fanni, Rula Bevilacqua):

  • Giuseppe Baratta del Consiglio comunale di Verona (diretta web del consiglio, eliminazione della carta nelle comunicazioni con i consiglieri, possibilita’ di utilizzare linguaggio naturale per ricerche sulle leggi),
  • Roberto Rognani referente dei progetti comunitari del Veneto (progetto VENED ),
  • Franca Sallustio che ha presentato le realizzazioni dello storico progetto POLO EST (http://www.provincia.venezia.it/html/mappa.asp?IDSede=32&IDMappa=55&liv=3&Tipo=3), in cui ha descritto le iniziative per la settimana web e la completa digitalizzazione della complessa procedura per i trasporti eccezionali: il progetto è messo a rischio dai tagli e ha parlato della necessita’ di un impegno trasversale alla politica per abolire il digital divide.
  • Micheli dell’Associazione Fram-menti ha presentato alcuni casi di progettazione (urbanistica) partecipata.
    Nella discussione è emersa la necessità che la PA si apra ai giovani e che i servizi per i giovani siano creati da loro e la difficoltà della PA ad usare gli strumenti del 2.0.

    Nella sessione dedicata alle tecnologie, Fiorella De Cindio (del Dip di Informatica dell’Univ di Milano e anima della Rete Civica Milanese, altra esperienza storica in Italia) ha presentato le condizioni necessarie ma non sufficienti all’eparticipation, schematizzate in Diritto di accesso, Formazione e Diritto di esercitare la partecipazione, attraverso un excursus storico sia di internet (web 0 – communication, web 1 publishing, web 2 participation) sia di esperienze italiane. Ha proposto un framework “information space” al cui interno si trovano atre altri “space” che in qualche modo si intersecano e sono stati indicati come personal space, community space e deliberative space.

    A seguire Conrad Cancelli di WebScience ha parlato della necessità di progettare le community definendo obiettivi e costruendo modelli, ha ipotizzato la possibilità di misurare i benefici in termini di Return on Attention, Return on Information, Return of Skills: il suo approccio era quello della web agency che progetta community aziendali ma è interessante come trasferire queste metodologie alla partecipazione sociale. Di provenienza aziendale anche l’intervento di Paolo Ferrarini di Conceptlab che si occupa di individuare tendenze (un cool hunter!), per individuare segmenti di mercato e ha presentato la ricerca (che e’ anche un libro) Consum-Autori.

    Si ritorna alla politica con l’intervento di Annibale d’Elia con il caso Bollenti Spiriti della Regione Puglia, in cui sono stati applicati alcuni classici principi delle teorie del web 2.0 (cluetrain manifesto e wikinomics) con un’iniziativa innovativa nel modo di coinvolgere i giovani, promuovendo l’imprenditorialita’ locale e la nascita di nuove idee. Interessante l’idea di pubblicare il bando in rete prima della sua effettiva emissione per accogliere suggerimenti e il modello “virale” adottato per la campagnia di comunicazione. Attraverso la voce degli utenti sono riusciti ad avere anche una maggiore forza nei confronti delle banche (rispetto al tema fideiussioni). Interessante la visione dell’istituzione come “Piattaforma relazionale” e come non si possa cedere a “terzi” la gestione del dialogo, ma di come l’ente debba essere attivo in prima persona.

    L’altra faccia della Pubblica Amministrazione è stata descritta dalle ragazze (Monique) di terremoto09 che ha raccontato come è stata resa loro difficile la vita nel portare sollievo alle popolazioni dell’Aquila.

    In generale rimane la sensazione di mondi molto lontani fra loro: tranne l’esperienza di Bollenti spiriti, la PA non governa il linguaggio del web e forse non gli interessa nemmeno, di fatto sprecando tante potenziali energie. Non va confusa la partecipazione con esperienze tipo “fix my street” dove il cittadino di fatto si limita ad un’attivita’ di segnalazione.

    Sempre piu’ urgente quindi la necessita’ di un nuovo patto “partecipativo” fra l’amministrazione e i cittadini.. ma su questo non sono troppo ottimista 🙂

    Tutti i link (o quasi) presentati durante la presentazione li ho raccolti anche qui

    2 risposte a “Di ritorno da Demotopia”

    1. …L’ho letto solo oggi…sono venuto a curiosare dopo aver letto i tuoi auguri a GV!
      Trovo interessanti alcune considerazioni che esprimi in questo post; certo che di strada da fare, la PA mi pare che ne abbia ancora tanta…
      ciao
      Davide.

      1. Grazie del commento… demotopia e’ un bel progetto e sarebbe davvero bello riuscire a creare un po’ di coordinamento fra le diverse iniziative italiane sul tema dell’eparticipation.

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