Il meme di Hitler e le OER


Frame del video digital humanitiesTutto comincia da Critical Commons, un video-portale nato nell’aprile 2009 per educatori che fornisce informazioni sul fair-use (una cosa che in Italia è stata malamente tradotta con una legge che permette di usare immagini a scopo didattico a patto che siano “degradate”) e permette di raccogliere video, taggarli e contestualizzarli per scopi didattici. Per farsi pubblicità , quelli di Critical Commons hanno pensato di utilizzare una clip del film “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler”: il video con i sottotitoli modificati è questo Digital Humanities and the case for Critical Commons.

Personalmente ho trovato il video divertente (“Tutti quelli che hanno usato Wikipedia escano dalla stanza” “Come possiamo controllare la qualità di Internet” “Chi spenderà ancora 40.000 dollari per andare al college?” “Imparano abbastanza da soli”) perché riecheggia una diatriba in corso fra “digital humanities” e “media studies”: ma non tutti sulla lista dov’è stato segnalato da Jeremy Husinger, l’hanno presa bene, in particolare i tedeschi.

Non è servito dichiarare che il video è un meme che conta centinaia di adattamenti a partire dal 2008, di cui ha parlato anche il New York Times e che fanno ridere anche il regista del film originale Oliver Hirschbiege . La discussione sulle provocazioni di Critical Commons attraverso il video è stata spazzata via dalle considerazioni sulla presunta immoralità , sul cattivo gusto e la scarsa intelligenza del video.

L’impatto emotivo del video è fortissimo e questo motiva la rabbia di chi non trova niente da ridere nelle parodie, ma al tempo stesso (forse) spiega perché in molti hanno avuto l’idea di utilizzare un simbolo del male assoluto per richiamare l’attenzione.

Ridicolizzare un dittatore folle non è un modo per banalizzare il tema dell’Olocausto, una tragedia incancellabile da cui putrtroppo non semba che il genere umano abbia imparato molto.