[OER in Italy] Aperto e sociale ecco il nuovo modo di imparare


L’Università Aperta della Catalunya (UOC) ha organizzato a Barcellona, in collaborazione con la locale Cattedra Unesco per l’eLearning, un seminario di due giorni (30 nov-1 dicembre) sul tema Open Social Learning.

Gli speaker invitati erano fra i nomi piu’ noti del movimento dell’open education, tra i quali:

* George Siemens della Manitoba University, autore di Knowing Knowledge (disponibile gratuitamente in rete), teorico dell’apprendimento connettivista ,
* Stephen Downes, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche in Canada e primo teorico del learning 2.0,
* Jay Cross esperto e consulente di aziende e universita’ autore di un libro sull’apprendimento informale e teorico del “rapid learning”,
* Alejandro Piscitelli ideatore del principale portale educativo dell’Argentina e professore all’Università di Buenos Aires,
* Joel Greenberg, Direttore dello sviluppo strategico della Open University inglese.

Gli interventi dei relatori sono stati molto suggestivi e in qualche case persino “visionari”. Sul blog della Cattedra Unesco c’è la sintesi (in inglese) delle sessioni per approfondimenti, proverò a riassumere i concetti più interessanti dal mio punto di vista:

* l’apprendimento strutturato così come è concepito oggi è irrilevante: è necessario un apprendimento che preveda una partecipazione attiva orientata a “costruire significato” (sensemaking); la costruzione di significato si attua a partire dalla creazione di connessioni ed è necessario capire come si costruiscono queste connessioni; l’abbondanza delle informazioni disponibili oggi facilita la costruzione di nuove connessioni: i corsi preconfenzioanti sono un terribile sottoinsieme di trasferimento di informazione; l’apprendimento dev’essere guidato dalle relazioni e abilitato dalle tecnologie; il ruolo degli insegnanti dovrà essere quello di “facilitatore delle connessioni”; anche la scienza è vista come un insieme di connessioni; [G. Siemens]
* si possono cambiare i comportamenti attraverso il divertimento (www.thefuntheory.com), per questo motivo Facebook può essere usato come strumento didattico e anche perché oggi è lo strumento più utilizzato per la costruzione dell’identità digitale (non ci sono “brutti” in Facebook); FB è uno strumento per l’edupunk, ovvero per ridefinire le relazioni fra potere e conoscenza dentro le Università, gli studenti diventano produttori di contenuti (come in questo video ¿Quién es Carlitos?); Facebook non è la risposta a tutte le domande ma è una dimostrazione del concetto di edupunk anche in situazioni di divario digitale; [A. Piscitelli]
* gli studenti oggi hanno anche una vita digitale e l’università deve riconoscerla e non creare barriere: oggi gli studenti si adattano al sistema educativo, ma dovrebbe essere il contrario; l’apprendimento dev’essere aperto e sostenibile ma putroppo non c’è riuso delle risorse educative aperte, nè si possono dismettere gli old-media; gli insegnanti devono essere allenatori alle ontologie; i motori di recommendations sono sempre più importanti; [J. Greenberger]
* [l’enigma delle risorse educative aperte: chi le produce e chi le usa?] il prodotto dell’appredimento è lo studente, l’apprendimento si riferisce alla crescita personale e non alle competenze; due visioni contrapposte: una vede la scienza e la conoscenza come una serie di proposizioni e l’apprendimento come la capacità di ricordare fatti e principi (ma fatti e principi sono dinaminici e non statici, nei sistemi complessi fatti e principi non esistono), la seconda vede la scienza come processo, procedure, pratiche che vanno insegnate, con il rischio di confondere la metrica con il processo); una terza visione che è quella di Downes che vede la scienza come conversazione fra le ricerche e gli esperimenti, una forma di conversazione con la natura e, come conversazione fra gli scienziati, una rete di interazioni, che istanziano il vocabolario di un’ontologia, un modo di interpretare il mondo; chi possiede queste conversazioni? non si può produrre conoscenza per le persone, per questo l’unica risorsa educativa aperta sostenibile è quella prodotta da chi apprende: i grandi beneficiari sono le persone che producono le risorse, chi si limita a guardare non impara [S. Downes].

Sembra esserci una grande distanza fra quanto teorizzato e quanto effettivamente si può applicare nei contesti educativi attuali, anche se nel convegno sono state presentare esperienze reali quali il corso massivo di Siemens e Downes, il ProyectoFacebook, il Sapo Campus.

In queste visioni, non ci sono gerarchie fra chi apprende e chi insegna (o almeno sono molto sfumate), i materiali didattici non devono essere precostituiti ma sono il risultato finale dell’apprendimento, tutto si basa sulla relazioni fra i pari e con gli insegnanti.

L’Open Social Learning potrebbe essere la risposta a situazioni in cui non ci sono insegnanti, né libri, né scuole: per questo l’Africa è stata più volte evocata (sia per le difficolta’ dei partecipanti a essere presenti, sia perché alcune esperienze presentate erano rivolte a persone africane): i cellulari si stanno rivelando una tecnologia sostenibile per consentire quelle “connessioni” che oggi appaiono cosi’ fondamentali.

Grande assente di tutto il dibattito è stata la valutazione, che non a caso sarà forse il tema della prossima conferenza: il dibattito prosegue.

[l’articolo e’ pubblicato anche su Yurait – leggi i commenti