Paga con un tweet


Oggi ho scoperto una nuova moneta: il tweet.

Pagando un tweet (anticipato) ho potuto scaricarmi un ebook in pdf, che in alternativa si puo’ acquistare su Amazon per una ventina di euro mi pare: il libro si intitola “Oh My God What Happened and What Should: This book is for everyone who wants to move into the digital era of awesomeness

Mi e’ andata bene perche’ il libro e’ molto ben fatto e si presta ottimamente alla lettura a video: sono circa 170 pagine ma si legge molto velocemente, e’ un po’ come sfogliare uno lungo powerpoint anche se non ci sono immagini, alcuni concetti sono interessanti e innovativi e altri più scontati, ma in generale vale il tempo di una veloce lettura.

Ecco che mi sono prestata a pubblicizzare un libro che non avevo letto, mettendoci la mia faccia per la curiosita’ di provare il modello “paga con un tweet” : gli abili markettari e autori (innovative thunder) di fatto promuovono in un colpo solo loro stessi, il libro, la tecnologia (dicono che il serivizo paga con un tweet sara’ disponibile per chi lo vorra’) e il metodo, definito nel libro come “forced viral”.

Dal valore del passaparola alla “valuta sociale” il passo non e’ molto lungo, la valuta sociale di un marchio soddisfa due bisogni: quello di appartenenza e quello di essere importanti (ai propri occhi ma soprattutto a quegli degli altri): una presentazione e una serie di webinar interessanti a cura di Mobile Youth.

La valorizzazione in termini “economici” delle relazioni sociali è al centro della rivoluzione 2.0,  su questo che si basano i nuovi modelli pubblicitari e anche i nuovi modelli organizzativi: “crowdsourcing” è una parola che ormai fa rima con “open innovation” e open enterprise, e mi sembra il messaggio piu’ forte che è passato quest’anno dal Forum Enterprise 2.0 organizzato da Open Knowledge.

Far circolare un messaggio, un link o un contenuto attraverso il proprio network di contatti ha un costo pari a zero (se non si calcola il tempo che si dedica alla gestione e alla cura di queste relazioni attraverso la rete) ma spesso ha un impatto molto basso quando si tenta di tradurre la presenza e la partecipazione virtuale in qualche atto reale: cosi’ a un evento che su facebook ha 400 iscritti si possono presentare in 2 e allo stesso modo un gruppo che conta quasi 2000 membri su Facebook raccoglie 90 euro (18 quote)su YouCapital. Per questo è molto interessane la riflessione di Clay Shirky quando parla di “ripensare le forme di attivismo politico” (e grazie a Fabio Giglietto per la sua sintesi).

Probabilmente pero’ si tratta di spinte diverse: aderire al gruppo Facebook fa riferimento alla “valuta sociale” mentre altre forme di attivismo (come versare una quota su Youcapital) ci fa pensare di poter anceh cambiare il mondo, come sostiene questo lavoro di ricerca, su crowdfunding e giornalismo.