NO al Bavaglio della Rete

Mentre l’Islanda appare un luogo molto ospitale, non tanto per fuggire dal caldo torrido di questi giorni quanto piuttosto per la proposta di legge che sembra garantire la trasparenza dell’informazione [it, come tutti gli altri link] il governo italiano sta invece per avviare la discussione in aula su norme di ben altro taglio.

Il Disegno di Legge (DDL) sulle intercettazioni telefoniche (aspramente criticato anche dall’ONU) è in discussione al Parlamento ormai da due anni, mentre dal giugno 2009 giornalisti e blogger italiani sono uniti nella protesta contro norme che appaiono in palese contrasto con la libertà di stampa. Le numerose iniziative sostenute da associazioni e dal sindacato dei giornalisti (il 1 e il 9 luglio) hanno creato un movimento di opinione e una scissione all’interno della maggioranza di governo. Ciò ha reso possibile la modifica del DDL che nella nuova versione, approvata il 21 luglio, ha eliminato diverse restrizioni che rendevano molto difficile l’avvio delle intercettazioni da parte della magistratura e impedivano ai giornalisti di fornire informazioni su questioni di interesse pubblico.

La cosa più strana che riguarda direttamente i cittadini della Rete è però un’altra, cioè il mantenimento nel testo definitivo della cosiddetta norma “ammazza-blog” (comma 29 dell’art. 1). Come spiega il blog collettivo mavaffanculp:

Una norma introdotta riguarda infatti proprio il mondo del web e non si capisce cosa c’entri con le intercettazioni telefoniche. E’ infatti fatto obbligo a qualsiasi blog e quindi a qualsiasi blogger di rettificare nello spazio di 48 ore una notizia o un articolo che possa contenere una informazione non corretta.
In sostanza, se la norma venisse approvata, tutti i blogger dovrebbero stare all’erta per pubblicare una eventuale rettifica che gli sia richiesta pena una multa di 12.500 euro. Non c’è verso di fare neppure una settimana di vacanza tranquilli! E’ evidente che questo porterà molti siti a una scelta drastica. O si chiude o si smette di occuparci di argomenti su cui i potenti, e i loro agguerriti avvocati, sono particolarmente sensibili.

Valigia Blu, sito-community che va coagulando l’attivismo dentro e fuori la Rete fin dall’avvio del DDL sulle intercettazioni, sta sviluppando una serie di iniziative online e offline che culmineranno con un presidio in piazza Montecitorio giovedì 29 luglio alle ore 16, in concomitanza con l’avvio della discussione finale in aula.

No al Bavaglio, Piazza Navona, Roma, 1.7.10 (licenza CC)

Prosegue intanto la raccolta-firme in calce alla lettera indirizzata ai parlamentari che si chiude con la precisa richiesta di “reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del DDL nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati” — già firmata da 11.000 cittadini e recapitata al Presidente Fini, a cui vanno aggiunte le 240.000 firme apposte sotto l’analogo appello in occasione della precedente manifestazione del 1 luglio a Roma — a cui si riferisce la foto qui sopra, tratta dal photostream di Valigia Blu su Flickr (con licenza CC).

Tra i molti video auto-prodotti in circolazione su YouTube, eccone un solo esempio, tanto serio quanto ironico:

Va forte il tam-tam su Twitter con l’hashtag #nobavaglio:

No al bavaglio della rete su Twitter

Su Facebook il gruppo No Legge Bavaglio ha superato le 6.500 adesioni (che arrivano a 11.000 se si aggiungono i sostenitori del sito web) e continua a rilanciare gli aggiornamenti in arrivo:

Nota da FB

Nota da FB

Anche le testate tradizionali stanno facendo sentire la propria voce, sottolineando come chiunque diffonda materiali sul web (radio e TV incluse) è soggetto al cosidetto “obbligo di rettifica”. Lo sottolinea un articolo sul sito del Il Fatto Quotidiano:

Tutte le web tv ed i video blogger italiani, in forza degli emanandi regolamenti, dovranno chiedere all’Agcom un’autorizzazione – o almeno indirizzarle una dichiarazione di inizio attività -, versare 3000 euro per il rimborso delle spese di istruttoria (quali?) e, soprattutto, finiranno assoggettati, tra gli altri al solito obbligo di rettifica, sempre entro 48 ore e sempre sotto la minaccia di una sanzione fino a 12 mila e 500 euro .
L’obiettivo dell’ultimo scellerato progetto di Palazzo sembra evidente: ora che il Cavaliere si accinge a sbarcare in Rete avendone forse, almeno, subodorato le enormi potenzialità , la vuole tutta per lui, per i suoi amici e per i soli suoi nemici che ha, comunque, la garanzia di poter controllare almeno in termini economici.

Nè mancano commenti le sulle probabili ripercussioni riguardo le attività di e-commerce, come chiarisce Enrico Giubertoni su Buzzes:

È immorale poiché impedisce de facto ogni forma di critica, è antieconomico poiché impedirà di affermare un principio cardine del Social Media Marketing ovvero il giudizio su un prodotto. Se scriverò che il prodotto A non è bene mentre B è meglio, il produttore di A potrà obbligarmi a rettificare. Come faremo a fare InfoCommerce con l’Ammazza Blog?

Mentre sono stati già annunciati emendamenti per abrogare la norma “ammazza-blog” nella discussione in aula, il contesto generale va comunque ampliato sulla delicata posizione del governo e sulle ennesime manovre (legislative ma non solo) volte a limitare la vita democratica dei cittadini stessi. Eppure dal Palazzo tutto tace. Perfino come o perché quella norma sia finita nel DDL sulle intercettazioni telefoniche. Scrive Massimo Melica in un post intitolato “Il legislatore fantasma”:

Ho provato in ogni stanza, corridoio, stanzino ministeriale…nessuno conosce o ricorda chi ha redatto il testo inserito nel “ddl intercettazioni”, nella parte che riguarda Internet.Ho sfidato il Sig. Nessuno e nessuno ha accettato la mia sfida.Quindi ci ritroveremo una norma (comma 29 art.1 ddl intercettazioni) pensata da Nessuno, voluta da Nessuno e scritta da Nessuno ma alla fine approvata dal Parlamento italiano.
Inutile gridare al complotto perchè non c’è, si tratta della burocrazia e della politica incapace di tener traccia dei suoi movimenti.

Ha collaborato al post la redazione di GVO in Italiano.
[Pubblicato da Global Voices Online]

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