Recensione: La libertà ritrovata


Quanto il flusso continuo di informazioni e l’interagire costante con i computer sta cambiando la nostra mente?

Moltissimo, secondo Schirrmacher, autore de “La libertà ritrovata – Come Continuare a pensare nell’era digitale” (Titolo originale Payback – appena uscito però Codice Edizioni), tanto da descriverci a nostra volta con metafore informatiche (chi ha in mente il tormentone “ci sei, sei connesso?”).

Questo libro mi ha ricordato un amico (a cui devo la scoperta di Bufalino e Buttitta) perso di vista. Erano i primi anni ’80 ed anche i miei primi mesi di lavoro:  gli era stato offerto un nuovo incarico molto promettente, ma lui si licenziò e partì per l’Africa dicendo che non voleva cominciare a pensare come un computer (anche se poi è tornato e a continuato a lavorare nell’informatica, almeno fino a quando ne ho seguito le tracce).

Forse era molto avanti, ma non ho mai creduto in questa metamorfosi che ci fa svegliare una mattina dentro un corpo da insetto o che ci riduca a comportarci come il turco meccanico di Wolfang von Kempelem, seduti davanti/dentro una scatola in attesa di ricevere stimoli a cui rispondere.

Schirrmacher invita a riflettere sul rischio di fare più cose contemporaneamente e sulla necessità di staccare la spina (ecco un’altra metafora computeristica) e se conosciamo bene le conseguenze del menu “all you can eat” per il nostro corpo, non sappiamo ancora bene quelle di “all you can read” per la mente.

Il capitolo che mi è piaciuto di più è quello sul futuro dell’istruzione:

“La memoria dichiarativa pura proviene da tempi in cui le informazioni non solo erano rare, ma dovevano essere protette. Le biblioteche potevano bruciare e le conoscenze che un insegnante aveva raccolto nel corso della sua vita morivano con lui. Oggi la conoscenza è letteralmente nell’aria che ci circonda e che respiriamo: per accedervi basta una piccola scheda UMTS, non più grande dell’unghia di un pollice. Non è organizzando piani di studio statici che impariamo ciò che dobbiamo sapere.

Non è possibile in ogni caso sottovalutare gli avvisi di Schirrmacher: le parole pronunciate ieri (28/9/2010) da Erich Schimdt, CEO di Google,sul motore di ricerca basato sulla serendipità, appaiono preoccupanti: promette che non saremo mai soli perchè Google veglia su di noi

“It’s a future where you don’t forget anything…In this new future you’re never lost…We will know your position down to the foot and down to the inch over time…Your car will drive itself, it’s a bug that cars were invented before computers…you’re never lonely…you’re never bored…you’re never out of ideas.” (da huffingtonpost)

e non avremo neanche bisogno di pensare a cosa vogliamo cercare:

“Beyond speed and personalization, the evolution of search will lead us to search occuring when you’re not even using the search engine — autonomous search, Schmidt said. What he meant by this is queries that are constantly running in the background based on activity on your various devices. He called this the “Serendipity Engine”. (da techcrunch)

perché Google, sarà meglio del maggiordomo dei cioccolatini, capace di tradurre i desideri che non sappiamo esprimere.