Troppa trasparenza può essere dannosa?


Qualche anno fa, sembrava fantascienza immaginare di poter tracciare l’iter di una propria istanza dentro i nebulosi meandri della pubblica amministrazione, come si traccia un pacco spedito con un vettore: oggi si possono identificare più facilmente i responsabili di alcuni processi e magari mandare qualche mail… anche se spesso il tutto si traduce in un rimbalzo da un ufficio ad un altro, con una frustrazione ancora maggiore perché c’è la consepevolezza che si potrebbe fare meglio.

Se lato amministrazioni pubbliche, l’esempio di data.gov , forse finora il maggior sucesso di Obama, ha dimostrato che i dati raccolti sono una ricchezza che può essere restituita alla cittadinanza, lato cittadini è sempre più chiaro che la tecnologia è un grande alleato nel monitoraggio puntuale e costante dell’operato delle amministrazioni medesime, oltre che nella denuncia di abusi.

Il progetto Technology for transparency, promosso da Global Voices, attraverso una rete globale di ricercatori realizzerà una mappa online dei progetti che tramite la tecnologia hanno l’obiettivo di promuovere la trasparenza, l’affidabilità politica e la partecipazione civica in America Latina, Africa sub-sahariana, Sud-Est asiatico, Asia del Sud, Cina, Europa centrale e orientale. Avviato nei primi mesi del 2010, ha prodotto alcune prime riflessioni e lezioni che è possibile leggere qui, di cui, quella che mi pare più significativa e anche più ovvia è che non esistono tecnologie vincenti, ma che è necessario scegliere lo strumento più efficace secondo il contesto.

Freedom Fone è una di queste tecnologie che agli occhi di chi vive nel primo mondo può apparire obsoleta e scomoda: un’applicazione che implementa menù vocali per fornire informazioni e raccoglierne, attraverso semplici telefonate. Tuttavia, dove non esistono infrastrutture e anche l’alfabetizzazione è di la da venire, si capisce immediatamente quanto possa essere prezioso nel fornire indicazioni in caso di epidemie o come mezzo per raccogliere e divulgare informazioni.

Parallelamente all’aumento della richiesta di trasparenza, di dati, processi e decisioni, aumentano gli studi che dimostrano come un eccesso di trasparenza sia inopportuno, se non addirittura pericoloso per la coesione sociale.

Lessing è stato il primo, un anno fa, titolando il suo articolo Contro la trasparenza, a temere che l’eccesso di trasparenza, avrebbe di fatto paralizzato l’attività del Congresso o permesso di tirare delle conclusioni inesatte dall’incrocio dei dati, ipotizzando cause ed effetti, perchè i “dati non costituiscono prove, ma danno dei suggerimenti”.

Collegare indizi corretti per arrivare a conclusioni sbagliate è un rischio sempre presente in molte attività umane (come Doctor House insegna 😉 e Lessing ha sicuramente ragione quando dice che la luce del sole può disinfettare ma quando è eccessiva può provocare insolazioni, ma mi trovo più d’accordo con internet artizan e nello specifico con il suo post Open data doesn’t empower citizen: “[…]opening up data is a technocrat friendly activity whereas empowering communities is messy and difficult. So we’ll continue to be told that we can improve public services and create future economic growth by linking data rather than tackling power.

Bene vengano quindi i progetti raccolti da Technology for Transparency, iniziative che spesso partono dal basso e li restano.