Non c’è innovazione sociale senza un discorso critico sull’informazione


Pipettes & test TubesIn contemporanea con il Festival di Internazionale, il 1 ottobre si è svolta la tavola rotonda sul tema Scienza e Giornalismo partecipativo.

Due declinazioni del giornalismo, quello scientifico e quello partecipativo, che il festival ha ignorato completamente. Ma se da un lato è evidente che la redazione di Internazionale di cittadini giornalisti , web2.0 ecc non ne vuole proprio sapere, stupisce che anche il giornalismo scientifico sia stato così’ ignorato: eppure lo “science writer” è una figura istituzionale in molte serissime redazioni.

La tavola rotonda è stata organizzata da Michele Fabbri e Marco Bresaola, direttori del Master a distanza in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara.

Dopo un bell’intervento di Sergio Maistrello, che ha spiegato come stia cambiando il ruolo del giornalista che non è più il gatekeeper dell’informazione e di come anche grandi testate come CNN, stiano derogando dal loro ruolo di “organizzatori” dell’informazione, ponendo sempre meno enfasi sulla prima pagina, ma curando l”approfondimento, poiché in rete tutto è sempre più frammentato, la parola è passata a Nico Pitrelli, direttore del Master in Comunicazione della scienza presso la Sissa di Trieste.

L’intervento di Nico Pitrelli, pubblicato in anteprima sul suo blog è stato per me molto illuminante: l’innovazione sociale passa attraverso una riflessione critica sull’informazione e il giornalismo scientifico sarà sempre più il giornalismo del futuro. Come si può definire “informazione di scarsa qualità “ quella che viene fatta attraverso i blog degli scienziati? E possono vantare maggiore credibilità i giornalisti scientifici che lavorano all’interno di istituzioni dove svolgono un ruolo molto vicino a quello delle pubbliche relazioni?

La crisi del giornalismo è cominciata prima che arrivasse Internet, ma sicuramente la possibilità offerta dalla rete in termini di dintermediazione, ha acuito la crisi dei giornali. Una risposta in questo senso può essere quella del crowdfunding, ovvero la raccolta di microdonazioni attraverso la rete.

Youcapital, che indegnamente rappresentavo (il video del mio intervento, grazie Antonella!), è stato scelto da tre studentesse del master della Sissa per la loro inchiesta sul ruolo dei mass media nel caso dell’influsenza H1N1, ma esistono anche altre esperienze italiane, come Spotus Italia presentata da Luca de Bernardinis (qui il suo racconto della giornata).

A completare il quadro sono intervenuti due rappresentanti dell’informazione locale Stefano Ciervo de La Nuova Ferrara e Corrado Pifanelli de Il Resto del Carlino. Quest’ultimo ha dichiarato che la stampa locale non è affatto in crisi e numeri alla mano ha dimostrato come il 30% delle notizie dell’edizione ferrarese de Il Resto del Carlino sia direttamente riconducibili a telefonate, mail o altre segnalazioni. Stefano Ciervo ha sottolineato come la produzione di “hard news” sia costosa e resa possibile da una rete di giornalisti dislocati nelle redazioni locali e dei rischi per il giornalismo partecipativo connesso all’uso indiscriminato delle querele che in Italia è sempre più diffuso.

La ricerca sui blog scientifici in Italia, condotta da uno studente del master ha fornito un dato interessante, ovvero che i blog scientifici sono poco commentati e la ragione è la mancanza di dialogo fra i blogger.

I “citizen scientists“ faranno inorridire i più, eppure grandi istituti di ricerca americani come la NSF finanziano progetti che utilizzano cittadini per raccogliere dati su catastrofi ambientali o per misurare la qualità dell’aria, attrezzandoli con smartphone dotati di sensori.

L’uso di internet e di altre tecnologie come i cellulari e i sensori, permettono alle folle o “crowds” di organizzarsi e finalizzarsi, facendo emergere nuovi modelli che si stanno diffondendo come il crowdsourcing, il crowdfunding e il crowdmapping.. innovazione sociale, si diceva?