Biblioteca Sherazad: buone notizie per la cultura a Torino

“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. (Marguerite Yourcenar)”

Una settimana fa ho partecipato ad un dibattito molto acceso sul finanziamento alla cultura, a partire dal rischio della chiusura della biblioteca Sherazad, la biblioteca del quartiere San Salvario a Torino: oggi leggo con grande piacere che il Comune di Torino ha trovato i fondi per tenere aperta la biblioteca almeno fino a giugno 2011

Il senso del dibattito che si è svolto il 9 ottobre, è racchiuso in questa frase pronunciata da Alessandro Mercuri, presidente dell’Associazione Nessuno dell’articolo: «Abbiamo preso in considerazione altri modelli associativi – spiega il presidente, Alessandro Mercuri – e messi a confronto: tra quello di Documè, finanziato con fondi pubblici e fallito, e quello di Ylda, che organizza Paratissima e legato in larga parte a sponsor privati, abbiamo scelto una via di mezzo: un sistema partecipato di gestione delle attività in cui i cittadini possono liberamente offrire qualcosa: tempo, libri, idee o donazioni».

All’incontro, moderato da Gianluca Gobbi e organizzato da Fabio Malagnino e Alessandro Mercuri, erano rappresentati le associazioni Documè e Ylda, iniziative di valore nate nello stesso quartiere SanSalvario, YouCapital e il Comune di Torino. Giuliano Girelli per Documé, circuito indipendente per la promozione del documentario, ha denunciato le cause della chiusura: l’assenza di bandi pubblici con criteri trasparenti per i finanziamenti unita ai mancati pagamenti da parte della Regione Piemonte. Domenico Aliprandi di Yilda e promotore di Paratissima, un evento che trasforma un intero quartiere in uno spazio espositivo di arte contemporanea, ha spiegato come riescono a finanziarsi attraverso sponsorizzazioni private. Aliprandi ha sottolineato come il Piemonte, drogato dai finanziamenti per le Olimpiadi abbia avviato notevolissimi investimenti su musei e castelli, ma non abbia impostato nessuna politica per la sostenibilità nel tempo di queste opere.

Senza dubbio la situazione drammatica dei conti pubblici non permette troppe illusioni ma trasparenza e criteri di assegnazione di fondi vanno reclamati: i 4,5 milioni di euro sottratti da Giuliano Soria per scopi personali, sembrano non aver neanche scalfitto la Regione Piemonte. Non si può sicuramene sostenere però che la cultura debba rispondere a logiche di domanda e offerta, come sembrava sostenere Cassiani del Comune di Torino, altrimenti ha ragione Girelli quando dice che destra e sinistra fanno lo stesso tipo di politica sulla cultura.

Il crowdfunding e le microdonazioni non devono/possono sostituire il finanziamento pubblico ma in alcuni casi possono rappresentare un’ulteriore opportunità e di questo parlerò in un prossimo post.

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