Maestri d’Italia

“Il convegno “Vecchi maestri, Nuovi Alfabeti” organizzato il 9 settembre  in occasione dei 150 anni dell’unità di Italia, dall’Assemblea Legislativa e la Giunta della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con il Comitato Italia150, è uno dei tre importanti eventi dedicati al maestro Alberto Manzi, al ruolo di rilievo che ha ricoperto in ambito didattico e pedagogico e al contribuito fondamentale che ha offerto per l’unità del Paese.”

Nella sala Duomo delle Officine Grandi Riparazioni, il contributo di Alberto Manzi all’alfabetizzazione degli italiani era tangibile perché condiviso da molti dei presenti, che si sono ritrovati bambini affascinati davanti alla tv in bianco e nero degli anni di boom economico.

Un viaggio nel tempo che è stato soprattutto un viaggio nella tv, grazie al contributo del prof. Giorgio Simonelli, che ha riconosciuto a Manzi, la capacità di saper essere intrattenitore oltre che educatore.

La RAI degli anni 60 e 70 aveva una finalità educativa attuata attraverso tutta la programmazione, dai quiz alla prosa agli sceneggiati ma con una pedagogia “soft” che cercava il consenso e si contrapponeva all’epica dell’istruzione “obbligatoria”, all’alfabetizzazione attraverso l’arruolamento per la guerra e iconizzata dal Pinocchio scortato a scuola dai carabinieri. Dallov “spettacolo dell’apprendimento” oggi la tv ci offre la spettacolarizzazione dell’ignoranza.

A Simonelli ha risposto in modo deciso il prof. Giovanni de Luna, che ha incentrato tutto il proprio intervento sul fatto che oggi bisogna essere consapevoli di trovarsi in un’arena in cui si combatte per la trasmissione del sapere.

Oggi la scuola affronta una crisi strutturale perchè è lo strumento di trasmissione del sapere governato dallo stato, che definisce attraverso i suoi “programmi”, cosa va trasmesso e cosa no, e anche il suo rapporto con la scrittura si è incrinato.

Lo scenario è in discontinuità rispetto a quello di Manzi: oggi la TV crea senso comune, sdoganando il privato, mercificando le storie personali, che adottano un paradigma vittimario e creano una dimensione emotiva della conoscenza.

Oggi bisogna combattere un senso comune fatto di stereotipi: la scuola non può ritirarsi ma deve adottare linguaggi coerenti e non preoccuparsi di modificare i manuali; non è certo attraverso la riscrittura della storia nei libri di scuola si affronta il problema.

Il tema dei libri di scuola è stato al centro dell’intervento del prof. Roncaglia che parlando di libri digitali, ha sottolineato l’importanza del libro di testo, inteso come filo narrativo per gli studenti, richiamando una citazione di Manzi che auspicava un libro di testo personalizzabile.

Roncaglia propone un libro di testo digitale che adotti la metafora dei “layer”, come quella usata dall’augmented reality dei cellulari, in cui le tecnologie possono aprire numerose opportunità e anche nuovi ruoli professionali: nuovi orizzonti che richiederebbero sperimentazioni opportune, per evitare inutili sprechi (stampare i pdf non e’ un risparmio).

L’intervento conclusivo di Vinicio Ongini sulla scuola a colori è stato molto coinvolgente. Ongini ha ricordato il Manzi dell’ultimo periodo, quello che nel 1991 si rivolgeva ai nuovi italiani, ai migranti, con un programma intitolato “Insieme” e ha sottolineato come il racconto degli “stranieri” attraverso i media sia ansiogeno.

Mi ha fatto riflettere soprattutto quando ha ricordato che nel 1991 in TV c’era un programma condotto da Maria Jesus de Lourdes intitolato “Non solo nero” mentre ora non si vedono migranti in televisione, sembrano non avere un ruolo nella nostra società . Oggi l’80% dei bambini della scuola di infanzia sono “stranieri” e sono un’opportunità perché sono portatori di sguardi nuovi.

Il convegno mi ha restituito un ricordo che avevo perso: un corso di inglese fatto in parrocchia, con un’insegnante che mi piaceva perche’ usava i lucidi (!!) e i disegni, proprio come faceva il maestro Manzi in tv.

Mi ha fatto venire voglia di leggere due libri, “La mia casa è dove sono” di Igiaba Scego, autrice di seconda generazione, e “Eva Mameli Calvino”, biografia della mamma di Italo Calvino.

E mi ha anche riportato indietro di qualche mese, alla lezione di Edoardo Bonelli alla Biennale Democrazia sulla comunicazione politica, in cui aveva tratteggiato i rapporti tra TV e politica e parlato della perdita del ruolo pedagogico dei partiti, in un passaggio sintetizzato come “dalla rappresentanza alla rappresentazione”.

Popper e Pasolini ci avevano avvertiti, ma Manzi ci ha lasciato una speranza.

 

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