Eduskill: nuovi media per nuovi modelli educativi

Nel post precedente avevo iniziato una riflessione, in preparazione della giornata del 14 aprile per #eduskill, in cui sono stata invitata con Domenico Chiesa, presidente nazionale del Cidi, Pier Cesare Rivoltella, docente dell’Università Cattolica di Milano e Carlo Infante a parlare di nuovi media, modelli educativi e cittadinanza digitale.

Domenico Chiesa ha detto giustamente che non basta il pc nello zainetto per cambiare la scuola, che la scuola si cambia dal di dentro  e che bisognerebbe smetterla di difendere un lumino spento. Carlo Infante ha sottolineato che il web 20 è un “update antropologico” e con le tecnologie mobili si e’ aperta l’epoca del “performing media” con un nuovo uso del corpo.  Ha proposto anche un “baratto” competenze/conoscenze fra gli allievi e gli insegnanti.

Pier Cesare Rivoltella ha articolato il proprio intervento su 3 punti: il mito del “nativo digitale” come alibi per gli adulti, che sarebbe a dire “se non li capiamo é perché sono diversi da noi” e soprattutto ha insistito sul fatto che non esistono mutazioni genetiche nel cervello dei cosiddetti nativi (GRAZIE!); il secondo punto ha sottolineato come i new media sono ormai parte della nostra vita, attraverso i media indossabili e siamo assistendo ad un “riposizionamento sociale e concettuale” dei nuovi media – che ormai non sono più né strumenti né ambienti, ma costituiscono un vero e proprio tessuto connettivo; infine ha affrontato il tema della media education dicendo che c’e’ una stasi, che non si discute più di analisi di forme testuali e della nuova etica che riguarda i nuovi consum-attori.

Pensavo di parlare di “moral panic” in connessione con l’uso della rete, ma grazie alle sollecitazioni degli interventi che mi hanno preceduto ho modificato un po’ il mio contributo.

Rispetto al tema “un pc nello zainetto”  anche se sono daccordo che le tecnologie da sole non cambiano la scuola è innegabile che la “vision” di Negroponte con il suo progetto di dare un pc a ogni bambino ha avuto conseguenze sia sull’educazione, sia sul mercato dei PC/netbook/tablet. E’ altrettanto innegabile che secondo  Negroponte i bambini non hanno bisogno di maestri e questo lo racconta da un po’ anche Sugata Mitra con il suo progetto “Buco nel muro”  un concetto che se i Pink Floyd sostenevano gia’ negli anni 70, non e’ facile da mandare giù.

E’ di questi giorni la notizia che dai primi dati, l’OLPC non ha prodotto risultati apprezzabili sul piano dell’apprendimento: ma con una lettura un po’ più approfondita, si scopre che il report  della Inter-American Development Bank (IDB) rivela anche un aumento delle capacità cognitive. Forse bisognerebbe imparare a scrivere meglio gli articoli e anche a fare le valutazioni.

Sul tema dell’uso dei media, mi è sembrato utile sottolineare come il video stia  rivoluzionando il sistema dell’educazione: forse il modello della Khan Academy non è destinato a restare nei secoli ma di sicuro un bel po’ di fermento lo sta portando nel mondo dell’educazione: e se la pedagogia di Freire aveva già teorizzato l’insegnante come motivarore/facilitatore, la flipped classroom è qualcosa che si affaccia sul mondo dove gli insegnanti sono tanti e diversi fra loro.

Infine un discorso sui contenuti che vengono insegnati a scuola con particolare riferimento all’informatica: è necessario dare supporto e formazione nella scuola perche’ si abbandoni il modello addestrativo e si renda possibile un insegnamento che privilegi il coinvolgimento e la creatività. Oggi questo è possibile grazie all’esistenza di componenti hardware a basso costo come Arduino e linguaggi visuali come Scratch anche un bambino può costruire piccoli robot, giochi che reagiscono a determinate sollecitazione, realizzare videogiochi o cartoni animati. Con CSP Dschola è stato  avviato un percorso da alcuni anni che riunisce tutte queste sperimentazioni: eticommunity  e dscholatv, “progetto olpc “, “un pc per ogni bambino“, “scuola digitale in piemonte”,arduino a scuola”,   fino alle ultime iniziative come il workshop Medea sull‘Uso e riuso del video nell’educaizione”  e ll‘Italian Scratch Festival che si chiuderà  il 19 maggio 2012.

Molto interessanti le domande del pubblico, che hanno sollevato temi importanti come quello della qualita’ dell’informazione, della memoria e dell’oblio, del ruolo delle famiglie, della televisione come media imprescindibile..  per chi non c’era ci sono le sintesi video qui per una sintesi efficace della mattina c’e’ lo storify qui

Peccato non aver potuto partecipare alle altre iniziative in programma come le walk talk: complimenti ad Acmos  e Urban experience, Performing Media

 

2 risposte a “Eduskill: nuovi media per nuovi modelli educativi”

  1. Grazie per aver rissunto e condiviso i contenuti della giornata!
    Da una parte ci sono insegnati che si pongono come motivatori /facilitatori, dall’altra ci sono insegnanti che non riescono (non vogliono?) recepire questo cambiamento.
    I nuovi media, favoriti da componenti a basso costo e linguaggi visivi rendono ancora più evidente che l’educazione nelle scuole viaggia a 2 velocità: chi asseconda l’evoluzione dei modelli didattici e chi insiste sul modello addestrativo.
    Il problema non è stabilire se i nativi digitali abbiano mutazioni genetiche, quanto piuttosto se gli aristotelici-analogici siano in grado di capire che il loro sapere e i loro metodi vanno aggiornati e si rimettano a imparare

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