Il danno reputazionale nel web2.0


Il 16 marzo 2012, complice un pomeriggio pretrasloco senza connessione in ufficio,  ho partecipato ad un evento organizzato dai Giovani Avvocati di Torino (questo  il programma). Per una serie di circostanze sono arrivata in ritardo e ho perso il primo intervento dell’avv. Mantelero di cui ho colto solo la chiusura su facebook. Gli interventi successivi sono stati interessanti e uno quasi avvincente.

La dott. Anna Rita Ricci ha affrontato il tema della reputazione come “bene” con valenza economica per le imprese ovvero la reputazione è un asset. Ha citato poi alcune sentenze legate al   diritto all’oblio  e di come questo possa andare a cozzare con il diritto di cronaca, fino a parlare di diritti della personalità e di come la reputazione si avvicini al diritto di proprietà.

L’intervento del prof. Introvigne si è focalizzato sul  rapporto fra diritti e internet: il 90% delle cause su Internet fa riferimento alla contraffazione dei marchi, mentre il 10% di occupa di attacchi al marchio non relativi alla contraffazione. Secondo l’organizzazione mondiale contro la contraffazione, l’85§% del mercato di prodotti contraffatti è sul web.  Il sito TAOBAO, equivalente di Ebay, nel 2011 ogni 24 ore vendeva 80000 prodotti PRADA contraffatti, dopo un anno e una serie di accordi, la cifra è scesa a 35000, ogni mese aprono circa 1000 siti in Cina, in lingua italiana e francese per la vendita di piumini  MONCLER contraffatti.

Secondo Introvigne, la legislazione PIPA/SOPA avrebbe dovuto focalizzarsi sul tema della contraffazione, mentre colpendo indifferentemente  chi carica video e musica magari gratis  ha creato una caso internazionale.  Infine ha citato altri casi di danni reputazionali non legati alla contraffazione come il caso di vari siti di escort straniere che utilizzano il nome PRADA o ZEGNA, che sono stati definiti da lui “usi atipici del marchio”.

La giornata mi ha molto rassicurato… i rischi per una  piccola azienda di essere danneggiato dal web 2.0 sono quasi inesistenti.