Rassegna di mezz'estate al femminile

Rassegna di mezz’estate al femminile


In queste settimane sono capitati alcuni fatti di cronaca, che mi  appunto a futura memoria.

Il processo alle Pussy Riot: un gruppo di cantanti punk che sono state condannate a due anni di carcere per avere suonato all’interno di una importante chiesa russa un pezzo in cui chiedavano alla Madonna di mandare via Putin. La mia prima reazione, avendo visto il video (durata un minuto) delle colorate ragazze dentro la chiesa è stata quella di pensare a quanto fosse squilibrata la reazione del governo russo, verso un’azione che non aveva apparentemente nulla di violento o di blasfemo. Attraverso il blog di Lucia Squeglia, corrispondente per l’Ansa in Russia ho seguito un po’ la vicenda, oltre  ad articoli americani – commenti inclusi di persone che si firmavano “ortodossi offesi” oppure di altri che questionavo sulla qualità della musica  – e mi sono imbattuta in un articolo assurdo in cui una giornalista italiana paragonava le Pussy Riot a Sara Tommasi. Consiglio la lettura della traduzione delle memorie delle tre ragazze in carcere sul blog di Minima et Moralia per capire meglio le ragioni dell’azione dimostrativa in quella chiesa.  La loro azione è considerata estremista dall’opposizione e per questo non supportata (mi sembra un film gia’ visto), mentre il dibattito sembra piu’ vivace all’interno della comunità religiosa. Per sostenere la liberazione delle tre giovani artiste e attiviste è in corso una mobilitazione internazionale [aggiornamenti sul sito Free Pussy Riot] ed è attiva anche una campagna di Amnesty International.

Il tema della libertà di espressione e’ caldo anche ad occidente, con la Gran Bretagna che minaccia l’invasione dell’Ambasciata dell’Ecuador per catturare Julian Assange ed estradarlo in Svezia, dove è indagato per un’accusa di stupro. L’articolo più interessante e’ quello pubblicato sul NYT a firma di Michael Moore e Oliver Stone che chiariscono alcuni punti della vicenda e soprattutto spiegano le conseguenze che l’estradizione negli Stati Uniti potrebbero avere per chiunque creda nella liberta’ di espressione, visto che Assange non e’ cittadino americano ne ha compiuto alcun reato sul suolo americano. Che la Gran Bretagna usi due pesi e due misure per Assange e Pinochet (responsabile della morte di 3000 persone, della tortura di altre 30000 e di stupro e tortura nei confronti di 3000 donne sottratto al tribunale spagnolo e rispedito in Cile grazie al parlamento inglese), lo sottolineano anche sul Guardian, le “Donne contro lo stupro che da anni si battono per difendere le donne dalle violenze e dalla tortura e si chiedono come mai non si sia tutelato l’anonimato della vittima e si tratti Assange come colpevole, prima di essere giudicato.

Sulla tutela della vittima evidentemente c’e’ molto da imparare anche dalle nostre parti: in questi giorni lo stupro nei confronti di una mamma di tre bambini a Roma, è stato raccontato dal Messaggero in un articolo “agghiacciante” che “viviseziona” la vittima, per i giudizi gratuiti e gli stereotipi in esso contenuti: per questo è in corso su twitter la campagna #ilmessaggerochiedascusa .. stiamo aspettando.

L’ennesimo stupro, di cui in un modo o nell’altro la donna è in qualche modo responsabile in Italia come nel resto del mondo: su Global Voices Online SophiadelSol blogger della Costa Rica, non ci sta e nel suo blog, racconta di come lei e il suo fidanzato siano stati aggrediti da persone armate, dello stupro e della fuga, e di come la loro colpa sia di essere usciti di sera. Lei auspica leggi piu’ severe e si chiede se sarebbe stato lo stesso se lei fosse stata la figlia di un giudice e chiude dicendo di non essere ne spaventata ne di provare vergogna ma che ritiene di dover denunciare quanto le e’ accaduto perche’ non si ripeta.

Nel frattempo in Iran le donne non potranno più iscriversi alle università e in Tunisia la donna da “uguale” diventa “complementare” all’uomo, mentre in America al processo fra Apple e Samsung la giudice chiede agli avvocati che le fanno richieste impraticabili per perdere tempo se si fanno di crack.

Elsa Fornero, Ministro del Lavoro, continua le sue esternazioni dopo quella  di maggio in merito all’assistenza ai disabiliNon si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi” (vedi articolo 3 della Costituzione “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”), di  giugno al Wall Street Journal che il “posto di lavoro non è qualcosa che si ottiene di diritto, ma qualcosa che si conquista, per la quale si lotta e per la quale si possono anche fare dei sacrifici” (vedi articolo 4 della Costituzione “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”), ad agosto al Meeting di Rimini chiede ai sindacati di studiare il modello tedesco che “ha un andamento legato alla produttivita’ piu’ alto all’inizio”per i giovani e “invece per gli anziani va a scendere. Il nostro sistema e’ sempre crescente”

C’è un filo conduttore fra gli avvenimenti fin qui elencati? forse no, se non quello di personale stupore o sconcerto che dir si voglia.