Valanga sull'everest

L’Università fra 50 anni


“I cambiamenti storici sono come le valanghe. Il punto di partenza è il fianco di una montagna coperto di neve che sembra solido. Tutti i cambiamenti si verificano sotto la superficie e sono piuttosto invisibili. Ma qualcosa sta per succedere. La cosa impossibile è dire quando” (*)

Questa citazione di Norman Davies è contenuta nel rapporto “An Avalanche is coming – Higher Education and the Revolution Ahead”  a cura dell’IPPR– Insitute for Public Policy Research, ente indipendente di ricerca britannico, sul futuro delle Università. Il rapporto prevede grandi opportunità e cambiamenti per le università nei prossimi 50 anni.

I fattori che contribuiscono al cambiamento sono legati alla crisi economica e alla globalizzazione, alla crescita del costo dell’istruzione superiore inversamente proporzionale al valore dei titoli di studio, alla disponibilità dei contenuti in formato digitale.  Alcune cose che mi hanno colpito:

  • la produzione di articoli scientifici è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni, e con questa cresce l’esigenza di “sintesi”; spesso i migliori “sintetizzatori” sono esterni alle università  ma ciononostante  le pubblicazioni accademiche continuano ad essere sovrastimate all’interno delle università;
  • nei criteri di valutazione delle università, la ricerca pesa circa per il 50% e questo non ha spesso impatto sugli studenti; la ricerca richiede ingenti investimenti per lungo periodo: ciò significa che sarà sempre più difficile per chi è in fondo alla classifica poter risalire, anche perché ci sono meno grandi corporation rispetto a 20 anni fa
  • l’identità di una università è legata ai suoi edifici e alle sue strutture
  • ci sono università che pagano il viaggio agli studenti per e dalla loro sede, per attirare i maggiori talenti e perchè di solito ci si ferma a lavorare dove si è studiato
  • le migliori università del mondo, sono le stesse che lo erano già prima della seconda guerra mondiale
  • in Gran Bretagna, è partito il progetto Futurelearn, che a partire dall’esperienza della Open University, ha federato un buon numero di Università per offrire corsi online aperti e gratuiti di massa (MOOC).

Gli autori ipotizzano l’affermarsi in futuro di 5 possibili modelli che non sono mutualmente esclusivi: l’università d’elite, l’università di massa, l’università di nicchia, l’università locale e il modello dell’apprendimento permanente. In conclusione prevedono la combinazione di due modelli:  da un lato lo studente-consumatore che guida il mercato con le proprie scelte, dall’altro università che non sono confinate dentro le nazioni e che competono su un mercato mondiale della conoscenza.

A leggere questo rapporto,  il primo pensiero è stato all’asfittico sistema universitario italiano, ma ripensandoci il rapporto sembra avere una prospettiva che include solo Regno Unito, Stati Uniti e India, guarda caso tutti anglo-parlanti.. all’appello mancano altri giganti economici (la Cina per esempio), vedremo la valanga da che parte arriverà.

(*)  Ogni riferimento all’attuale situazione politica è assolutamente accidentale.. in fondo ci sono voluti 9 anni da Breznev alla caduta del muro,  ed era solo il 2009 quanto Grillo voleva candidarsi alle primarie del PD