Adattiva, creativa, sociale e personale ecco la nuova educazione

Oggi ho seguito in streaming in diretta @SirKenRobisons nel tuo talk per RSA “How to change education – from the ground up” –

RSA e’ l’ente che ha curato la sintesi del discorso di Ken Robinson “Changing education paradigm” attraverso la grafica

Tornando all’evendo odierno(1 luglio 2013) in circa 45 minuti e dopo i leggendari interventi  in cui Sir KEn Robinson ci aveva descritto i danni dell’educazione, questa volta avrebbe detto come ripararli.

Certo gli anni passano per tutti e oggi mi è sembrato più che altro un evento legato al lancio del suo nuovo libro: non era smagliante come nel famoso video per TED “la scuola uccide la creativita’”  che non per niente ha collezionato più di 14 milioni di viste online, e sicuramente avrò perso qualche passaggio e per questo rivedrò la registrazione.

Reiterando il concetto che il sistema educativo odierno  ha un retaggio che deriva da un’epoca industriale “un’azienda dove ogni 40 minuti suona una campana, e un gruppo di persone si sposta da una stanza all’altra per fare cose diverse, otto volte al giorno, avrebbe già chiuso, oggi”,  ha sostenuto che  il tema dell’educazione può essere affrontato  da due punti di vista: economico e culturale.  Gli imprenditori vorrebbero un’educazione che favorisse al massimo l’adattività e la creatività, mentre da un punto di vista culturale, si auspica un’educazione che sia più social, anche con riferimento al tema della democrazia e anche più personale, per favorire lo sviluppo dei propri talenti, che suppongo essere il tema del suo nuovo libro “Find your element” , sequel de “the Element” – che per inciso ho acquistato, iniziato e abbandonato in quanto noioso – le stesse cose le dice nel video di TED in 15 minuti.

La parte che mi è piaciuta di più è stata quella in cui ha citato il teatro  (il teatro è un po’ la metafora di tutto mi pare… chi si ricorda il libro di Brenda Laure “Computer as a theatre”) e in particolare Peter Brook  “Theatre can be a genuinely transformative experience”  per fare un parallelo fra attore -audience, insegnante-studenti.. e soprattutto per dire che il fulcro del processo educativo sta nell’incontro fra insegnante e studenti, che si tratta di un processo adattativo e complesso, un ecosistema  e che i policy maker dovrebbero investire su quello, non sul processo di “distribuzione” della conoscenza.

Proprio in questi giorni ho  letto un commento entusiasta a questo articolo “l’iPad nelle scuole olandesi” in cui  a partire dalla didattica basata sul digitale, la scuola si è riorganizzata consentendo  orari flessibili, tanto tutta l’attività è pianificata prima attraverso il digitale e se l’insegnante  non c’e’ si sta a casa, tanto si può studiare per conto proprio.

A me non sembra un modello così esaltante soprattutto avendo appena letto quest’articolo dell’Economist Catching on at last – New technology is poised to disrupt America’s schools, and then the world’s in cui si parla della fortissima pressione dei fornitori di soluzioni informatiche verso la scuola: nel 2011 il picco di investimenti sull’educazione è  stato quasi ai livelli della bolla delle dot.com nei primi anni 2000, e di vari altri aspetti, come quello dell’uso dei learning analytics (ovvero la profilazione degli studenti attraverso i dati forniti dai vari ambienti di apprendimento) e di come tutto questo alla fine emargini comunque gli studenti più deboli, e infine di come una didattica fortemente basata sul digitale possa avvalersi di facilitatori che non sono necessariamente degli insegnanti (paventando un demansionamento degli insegnanti).

E se invece il modello della  “blended school” fosse un’opportunità anche per gli insegnanti più capaci e meritevoli? quest’opuscolo How Blended Learning Can Improve the Teaching Profession  sostiene che attraverso il digitale anche gli insegnanti potrebbero essere messi in condizione di lavorare meglio.

Alla fine la lettura più interessante, suggerita da un twitter durante la conferenza di Sir Robinson, proprio parlando dell’incontro fra insegnanti e allievi, è stato l’articolo dell’Harvard Magazine “Twilight of the Lecture” in cui il prof. Manzur, racconta di aver scoperto – con un po’ di sgomento – che i suoi studenti, ripetevano con profitto quello che veniva loro insegnato senza capirlo in profondità… e di come poi sia passato all’idea di farli discutere fra loro per chiarirsi i concetti: la parte migliore è dove dice che gli studenti erano molto arrabbiati di dover imparare da soli, visto che pagavano una retta salata e di fare esami su cose che non avevano studiato prima.

Questo mi ha ricordato quanto aveva raccontato @iamarf – alias Andrea Robert Formiconi – che si descrive nel suo profilo twitter “Sconvolto da come si possa studiare senza imparare niente vorrei capire qualcosa sull’apprendimento …” e che oggi  cita sul suo post “che cos’e’ che non va” il prof. Persico che osservava la stessa situazione  – allievi che studiano senza capire – già nel 1956.

Alla fine il punto è sempre quello: chiamiamolo “critical thinking” o “problem based education” o “inquiry based education”…si tratta di imparare a ragionare, a mettere in relazione a costruire ipotesi, e in quel caso il ragazzino velocissimo a verificare sul suo iPad se il prof ha detto una sciocchezza può essere  una risorsa e non un noioso saputello.

2 risposte a “Adattiva, creativa, sociale e personale ecco la nuova educazione”

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