Scuola, tablet  e Jarabe De Palo

Scuola, tablet e Jarabe De Palo


IMG_0235Oggi in metro, ho letto un articolo che mi e’ piaciuto molto: tema è  l’1:1 computing, ovvero il fatto che ogni bambino abbia un suo dispositivo (pc, netbook, tablet) a scuola.

L’articolo comincia con un errore: dice sono 20 che se ne parla, perché i primi esperimenti sono del 1985. Quindi in realta’ sono TRENTA ANNI che se ne parla, ma evidentemente anche all’autore pareva eccessivo. Il primo progetto di 1:1 computing era di Apple e si chiamava Apple Classrooms of Tomorrow (ACOT)  e aveva coinvolto due classi.

Persino io avevo già scritto un articolo sul tema per Apogeonline nel 1998 Il computer a scuola secondo Microsoft in cui  raccontavo degli esiti del progetto Anytime, Anywhere Learning di Microsoft, dove tra l’altro facevo qualche riflessione sugli spazi (le famose classi 3.0, destrutturate, o chiamatele come volete).

Insomma l’articolo mi ha molto divertito: affronta le 5 questioni critiche dell’uso dei dispositivi digitali in classe. La prima domanda fatidica”MA con un pc (tablet, or whatever) a testa i bambini imparano di più?” e la risposta – in perfetto stile jarabe-de-palo – è: DIPENDE!  non ci vuole molto, ma tuttora TRENT’ANNI DOPO, due o tre piani nazionali di scuola digitale in Italia, clamorosi fallimenti in US sugli IPAD 1:1, abbandono del progetto LIM in Inghilterra, banalmente qualcuno lo dice semplicemente:

It’s only when one-to-one computing is an element in a well-conceived plan involving learning and teaching in the classroom that one-to-one can energize the learning environment. Without such a plan and the support and professional development that needs to accompany a well-conceived plan, some teachers will make good use, others “not so good” use. Thus, the overall impact could balance out and, in general, seem to not make much of a difference.

“Solo quando l’1:1 computing è uno degli elementi di un piano ben concepito che coinvolga apprendimento e insegnamento in classse, puo’ energizzare l’ambiente di apprendimento. Senza un tale piano, il supporto e lo sviluppo professionale necessario ad accompagnarlo, alcuni insegnanti ne faranno un buon uso, altri un uso un po’ meno buono. Quindi bilanciando l’impatto complessivo, l’impressione generale e che non faccia poi una gran differenza”

La mia traduzione non e’ il massimo ma spero che il concetto sia chiaro.  Anche le altre 4 domande sono interessanti e riguardano l’importanza di un supporto IT dentro la scuola (anche questo pare un concetto che nessuno ministero riesca ad interiorizzare), al fatto che 1:1 e BYOD possano convivere, che l’uso di filtri e meccanismi di protezione sui PC della scuola sono superati e che solo l’investimento sulle competenze permette un uso corretto del digitale (anche qui cose che ripetiamo da tempo).  L’articolo è qui, ma voglio tornare sull’1:1 computing.

Sabato a Torino c’e’ stato il primo CoderDojo, grazie agli amici del MuPin e tante altre realtà e persone che si sono coordinat questi bambini di 7-8 anni si muovevano con disinvoltura sui loro laptop, grazie al fatto di avere genitori competenti e in grado di sostenere quella spesa, e non ho potuto fare a meno di pensare ad alcune scuole e ai laboratori che mettono a disposizione. Non vorrei essere fraintesa, non penso che nella vita tutti debbano fare i programmatori, ma la scommessa della scuola sta proprio nel dare a tutti le stesse possibilità, soprattutto a quelli che nessuno accompagna al coderdojo.