Turin Lean Startup

Turin Lean Startup


Alla fine del 2015, in un momento in cui si fanno bilanci e  propositi, mi sono iscritta a Turin Lean Startup che si è svolto presso the Doers l’ultimo di week di gennaio 2016. A parte qualche esitazione quando ho realizzato che dopo una settimana di lavoro, il mio venerdi sarebbe finito alle 23 e poi avrei avuto il sabato e domenica impegnati, e che mi sarei persa la Turin Game Jam, sono molto contenta di aver deciso di partecipare.  La ragione principale per cui mi aveva attirato e’ che non si tratta di un’hackaton ma di un evento educativo, dove si apprende un metodo.

Pensavo di non essere il target ideale per ragioni anagrafiche, ma mi sono ricreduta abbastanza in fretta: fra i miei colleghi c’era una certa eterogeneita’ di provenienza ed età e.. sorpresa! molte donne e ragazze.

Non conoscevo nulla del metodo Lean Startup né in generale conosco molto di questo mondo, ma mi è parso molto strutturato e plausibile: grazie anche agli ottimi organizzatori e mentori, che sono stati chiari ed efficaci (Speakers Cosimo Panetta e Irene Cassarino, The Doers).

Sono due i concetti chiave del Lean Startup: Fail fast, Succed faster  e Get Out of the Building

Il problema della maggior parte delle  startup  – così ci è stato detto -è che si appassionano alla propria idea, investono energie e risorse per realizzare il progetto/idea/prodotto per poi scoprire amaramente che non c’e’ un mercato/interesse per quella magnifica app/servizio/gioco. Quindi come fare per evitare quest’errore? Si tratta di focalizzarsi sul problema e non sulla soluzione, e validare/mettere alla prova quello che pensiamo. Il processo si itera quante volte è necessario, ed è fondamentale il “Get Out of the Building” – codificato da Steve Blank per il Customer Development serve  per confrontarsi con il mondo reale: parlare/intervistare i potenziali clienti,  senza aver nulla da vendere è un’esperienza che si è rivelata costruttivamente frustrante.

Molto interessante anche la presentazione sul crowdfunding di Alberto Giusti – 42 accelerator: un mondo tutto da scoprire, per imparare anche che la regolamentazione precoce di certi processi, li soffoca (vedi legge

Attorno alle idee presentate dai partecipanti la prima sera, si sono costruite le squadre: molte proposte buone e promettenti (almeno per me) non hanno superato la validazione del pubblico e questo ha un po’ giocato sull’umore/entusiasmo delle squadre. Altre come la mia, non avevano esattamente una finalità di business, ma è stato un esercizio davvero interessante e ringrazio ancora i colleghi della mia squadra per averci creduto.

javelinCredo he questo metodo sia efficace non solo per le startup, ma anche per altri progetti: evitare di innamorarsi troppo della propria idea e verificarne l’effettiva applicabilità, cambiare strada il prima possibile avendo in mente il cliente/utente, è qualcosa che dovremmo tenere tutti più  a mente.