Scegliere o decidere?

Torino non è più quella di una volta:  ora è particolarmente frizzante per occasioni di confronto e di approfondimento. Oggi,  30 marzo 2017 si poteva scegliere fra Share Italy e Biennale Democrazia, domani  il Festival della Psicologia e qualche giorno fa  la Lectio del Professor Norberto Patrignani al Centro Sereno Regis – intitolato Slow Tech Per un’informatica buona pulita e giusta  

Ho avuto il piacere di conoscere il prof Patrignani  nel 2010 quando invitai  lui,   Massimo Banzi e altri a parlare di informatica etica e aperta per l’Associazione Dschola. Ogni volta   in cui lui parla in eventi pubblici cerco di esserci. Patrignani arriva dall’Olivetti e insegna Computer Ethics al Politecnico di Torino, si definisce post – pessimista nei confronti dell’impatto delle tecnologie informatiche sulle nostre vite.  Del suo intervento molto denso, riporto la citazione di  Weizenbaum , uno dei padri dell’Intelligenza Artificiale,  creatore di Eliza il primo programma che adottando un linguaggio naturale, dava l’impressione all’interlocutore di comprendere la conversazione: come dire  la nonna dei chat bot odierni.  Weizenbaum nel suo libro Computer Power and Human Reason: From Judgment To Calculation sostiene che non bisogna far prendere decisioni a un computer, perché  decidere  richiede saggezza, comprensione, amore mentre per fare scelte ci si basa su processi matematici  che non prevedono emozioni.

Già oggi molte Intelligenze Artificiali (AI)  governano processi complessi e prendono decisioni al posto degli umani, ad esempio in borsa.  I linguaggi di programmazione  e gli algoritmi incorporano culture e valori di chi li ha programmati o  si basano su visioni del mondo parziali. Comprereste un’auto che potrebbe decidere di sacrificarvi sulla base di valutazioni di premi assicurativi?  Molto meno drammaticamente siamo già quotidianamente esposti a sistemi di profilazione che pensano di conoscerci e ci offrono una visione della realtà su misura per noi o per chi può pagare di più e avere interesse a condizionare le nostre scelte politiche.

Un assistente automatico per gli anziani può comportarsi allo stesso modo in Giappone e in Europa?  Un sistema di tracciamento volti oppure per interpretare emozioni fatto male perché non tiene  conto di differenza di eta’ e culture che conseguenze può avere?   Oppure se la vediamo in un altro modo,  può essere un vantaggio che sia un sistema AI a decidere perche’ magari è meno influenzabile?  mi viene in mente il libro di Sherry Turkle, Alone Together, in cui il ragazzo preferiva chiedere consigli ad un computer piuttosto che al padre su come avvicinare una ragazza, perché il computer aveva di sicuro una casistica più ampia.

Il mondo sta diventando sempre più complesso e opaco.

Non conosciamo gli algoritmi, non sappiamo quando usiamo un software che cosa effettivamente succede: ci fidiamo. Usiamo tecnologia che non sappiamo costruire e non sappiamo in fondo come funziona, e fanno così anche gli scienziati.  Questo è stato il punto di partenza dell’intervento di Alessandro Della Corte alla Biennale Democrazia che ha dibattuto con Lucio Russo e Mario Rasetti.   Il metodo scientifico, basato sulla dimostrazione, contrapposto al principio di autorità, permette di discutere e verificare. Usare il metodo dimostrativo, richiede capacità argomentativa che è strettamente legata alla democrazia.  Della Corte e Russo hanno parlato di pensiero vivo e pensiero morto, dove il primo è quello di chi fa ricerca e il secondo  è quello di chi compie azioni ripetitive, e  hanno citato  Federigo Enriques e le “istruzioni di emergenza” per fermare il degrado dell’istruzione, ripartendo dalla conoscenza dei classici.

In un bel libro che ho iniziato ma fatico a finire, “La realtà non è come ci appare” anche  Carlo Rovelli,  fa riferimento ai filosofi dell’antichità e al’importanza di “salvare i fenomeni”  per spiegare le relazioni fra tempo, spazio e materia.

L’esaltazione dei classici greci, come base per la formazione di un pensiero scientifico, è stata però ridimensionata da un’insegnante di lettere intervenuto per ricordare come la riscoperta del classicismo fosse al cuore delle Repubblica di Weimar, da cui poi hanno avuto origine fascismo e nazismo.

Anche in quel caso forse, la propaganda aveva avuto il sopravvento sull’argomentazione, come purtroppo vediamo sempre di più nelle azioni e nei discorsi di chi governa nel mondo.

 

 

 

 

 

 

 

2 risposte a “Scegliere o decidere?”

  1. Cara Eleonora,
    hai proprio ragione.
    Credo che di fondo il punto sia proprio quello della “dimensione di senso” che ci spinge ad interrogarci sul perchè delle cose. Come docente credo che il più grande traguardo che possiamo raggiungere con i nostri studenti sia proprio quello di spingerli a farsi sempre più domande, non cercare di dare delle risposte. Il mondo è propenso a dare sempre una risposta subito dopo la domanda: velocità e cambiamento. Il grande valore oggi è il TEMPO: il tempo della crescita, il tempo dell’attesa, il tempo del silenzio capace di far germogliare le risposte, il tempo di decantare per arrivare all’essenziale.
    La cultura umanistica (o scientifica) che perde il senso della relazione, del tempo, della priorità della persona sulle macchina (chi è a servizio di chi?) è svuotata della sua umanità. Quindi viene da domandarsi, in questo nuovo umanesimo digitale, dov’è l’uomo? Ai posteri l’ardua sentenza!
    A presto.

    1. Mattia hai proprio ragione, infatti Norberto Patrignani ha parlato molto dei problemi connessi alla velocità. Grazie del tuo commento

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