Libro: Lingua, Coding e Creatività

Ho conosciuto Stefano Penge   l’anno scorso grazie a Rodolfo Marchisio che ci ha coinvolti entrambi in un evento formativo per l’Associazione Gessetti Colorati di Reginaldo Palermo, sul tema coding a scuola. Le nostre posizioni sono  distanti:  l’Associazione DSchola, di cui sono direttrice,   dal 2012 promuove attivita’ sul coding e  Scratch, organizza un festival nazionale addirittura aperto alle superiori e con premi per i vincitori, organizza corsi per bambini delle elementari e per docenti di sostegno:  insomma tutto quello che  Stefano (e molti altri esperti come lui) discute e analizza, soprattutto per proporre alternative.  Sono incuriosita dalle riflessioni sul tema della programmazione come narrazione  e quando Stefano mi ha proposto di collaborare alla sua idea di mostra del coding, ho accettato con interesse.   

Questa è la mia recensione del libro “Lingua, Coding e Creatività”  di Stefano Penge. 

Attraverso la lingua ci rapportiamo al mondo: è uno strumento che prescinde da noi stessi, che ci permette di conoscere gli altri, scoprendo cosa ci unisce e cosa di differenzia.

Impariamo la  lingua “madre” attraverso tentativi ed errori, sicuramente utilizzando tutte le nostre percezioni sensoriali: solo più tardi, raggiunta una certa padronanza, ci faremo domande sulla correttezza di un’espressione e sulla sua struttura.

La scrittura e il denaro, ci dice Harari, sono gemelli siamesi, nati circa 5000 anni nello stesso posto, per spezzare il vincoli del cervello umano nell’elaborazione dei dati, per organizzare strutture complesse di collaborazione e stabilire vasti regni. Nelle società complesse e alfabetizzate, le persone sono organizzate in reti ed ognuna è solo un piccolo tassello di un enorme algoritmo, che nel suo insieme prende decisioni importanti, definendo l’essenza  della burocrazia.

Studiare la grammatica,  ci permette di riconoscere strutture, di  trovare leggi, validarle o  riformularle.  Analizzare un testo significa farsi  domande, sul contenuto e sulla forma, e farsi domande significa essere persone libere. Quando si è allenati a farsi domande, ci si apre alle possibilità e si comincia a giocare con le strutture e ad immaginare nuovi schemi.

Scrivere programmi per il computer spesso richiede la definizione di  algoritmi, la formalizzazione di strutture essenziali e si eliminano azioni ridondanti perché producano il risultato atteso in modo essenziale ed efficiente.

Nel libro di Penge, scrivere un programma  – o fare coding   – è prima di tutto un’azione narrativa, in cui l’autore compie scelte stilistiche a partire dalla scelta di utilizzare un determinato linguaggio. Concetti originali  e che contraddicono molti assunti comuni quali 1) la scrittura di un programma è un’attività quasi automatica, dove non c’è spazio per la creatività 2) si scrivono programmi per risolvere  problemi  3) un programma è scritto bene quando è efficiente (per esempio usa poche istruzioni, consuma poche risorse, ecc.).

Le attività didattiche proposte nel libro sono rivolte specificatamente alle materie letterarie e artistiche, intese forse come le più distanti dall’uso del computer, ma che sono ormai consolidate nell’informatica umanistica. Fra i  dieci esempi proposti, qualcuno sembra uscito dall’OuLiPo – l’Officina di letteratura potenziale – che aveva fra i suoi soci Quenau e Calvino, altri si ispirano direttamente alla pseudo lingua di Tolkien (ma anche di StarTrek).  L’intento è  quello di avviare riflessioni sulle regolarità o meno presenti nelle lingue, sulle strutture, sul pensiero strategico, sulle traduzioni e sulla scienza dei segni.

I linguaggi utilizzati sono Kojo, Scala e Prolog. Non si tratta di schede didattiche che si possono usare direttamente in classe e il risultato non produrrà colorate grafiche in movimento: è materiale che necessita approfondimento e adattamento, e che pur essendo completo, può tuttavia essere punto di partenza per ulteriori sviluppi  e attività.

Il libro ha un sito di appoggio su cui e’ possibile leggere alcuni estratti e anche scaricare i sorgenti degli esempi presenti sul libro: http://www.anicialab.it/coding/lingua/

Per questo il libro è un primo passo verso un’attività di divulgazione più ampia che l’autore ha avviato  attraverso la creazione dell’associazione  Codexpo finalizzata alla creazione di  una mostra che ha  l’obiettivo di raccontare i programmi, i linguaggi  e le persone, per far rientrare i codici sorgenti nella più ampia famiglia  dei testi scritti, in lingue e contesti specifici e per questo equiparabili a sceneggiature teatrali o partiture musicali.

 

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