Scegliere o decidere?

Torino non è più quella di una volta:  ora è particolarmente frizzante per occasioni di confronto e di approfondimento. Oggi,  30 marzo 2017 si poteva scegliere fra Share Italy e Biennale Democrazia, domani  il Festival della Psicologia e qualche giorno fa  la Lectio del Professor Norberto Patrignani al Centro Sereno Regis – intitolato Slow Tech Per un’informatica buona pulita e giusta  

Ho avuto il piacere di conoscere il prof Patrignani  nel 2010 quando invitai  lui,   Massimo Banzi e altri a parlare di informatica etica e aperta per l’Associazione Dschola. Ogni volta   in cui lui parla in eventi pubblici cerco di esserci. Patrignani arriva dall’Olivetti e insegna Computer Ethics al Politecnico di Torino, si definisce post – pessimista nei confronti dell’impatto delle tecnologie informatiche sulle nostre vite.  Del suo intervento molto denso, riporto la citazione di  Weizenbaum , uno dei padri dell’Intelligenza Artificiale,  creatore di Eliza il primo programma che adottando un linguaggio naturale, dava l’impressione all’interlocutore di comprendere la conversazione: come dire  la nonna dei chat bot odierni.  Weizenbaum nel suo libro Computer Power and Human Reason: From Judgment To Calculation sostiene che non bisogna far prendere decisioni a un computer, perché  decidere  richiede saggezza, comprensione, amore mentre per fare scelte ci si basa su processi matematici  che non prevedono emozioni.

Già oggi molte Intelligenze Artificiali (AI)  governano processi complessi e prendono decisioni al posto degli umani, ad esempio in borsa.  I linguaggi di programmazione  e gli algoritmi incorporano culture e valori di chi li ha programmati o  si basano su visioni del mondo parziali. Comprereste un’auto che potrebbe decidere di sacrificarvi sulla base di valutazioni di premi assicurativi?  Molto meno drammaticamente siamo già quotidianamente esposti a sistemi di profilazione che pensano di conoscerci e ci offrono una visione della realtà su misura per noi o per chi può pagare di più e avere interesse a condizionare le nostre scelte politiche.

Un assistente automatico per gli anziani può comportarsi allo stesso modo in Giappone e in Europa?  Un sistema di tracciamento volti oppure per interpretare emozioni fatto male perché non tiene  conto di differenza di eta’ e culture che conseguenze può avere?   Oppure se la vediamo in un altro modo,  può essere un vantaggio che sia un sistema AI a decidere perche’ magari è meno influenzabile?  mi viene in mente il libro di Sherry Turkle, Alone Together, in cui il ragazzo preferiva chiedere consigli ad un computer piuttosto che al padre su come avvicinare una ragazza, perché il computer aveva di sicuro una casistica più ampia.

Il mondo sta diventando sempre più complesso e opaco.

Non conosciamo gli algoritmi, non sappiamo quando usiamo un software che cosa effettivamente succede: ci fidiamo. Usiamo tecnologia che non sappiamo costruire e non sappiamo in fondo come funziona, e fanno così anche gli scienziati.  Questo è stato il punto di partenza dell’intervento di Alessandro Della Corte alla Biennale Democrazia che ha dibattuto con Lucio Russo e Mario Rasetti.   Il metodo scientifico, basato sulla dimostrazione, contrapposto al principio di autorità, permette di discutere e verificare. Usare il metodo dimostrativo, richiede capacità argomentativa che è strettamente legata alla democrazia.  Della Corte e Russo hanno parlato di pensiero vivo e pensiero morto, dove il primo è quello di chi fa ricerca e il secondo  è quello di chi compie azioni ripetitive, e  hanno citato  Federigo Enriques e le “istruzioni di emergenza” per fermare il degrado dell’istruzione, ripartendo dalla conoscenza dei classici.

In un bel libro che ho iniziato ma fatico a finire, “La realtà non è come ci appare” anche  Carlo Rovelli,  fa riferimento ai filosofi dell’antichità e al’importanza di “salvare i fenomeni”  per spiegare le relazioni fra tempo, spazio e materia.

L’esaltazione dei classici greci, come base per la formazione di un pensiero scientifico, è stata però ridimensionata da un’insegnante di lettere intervenuto per ricordare come la riscoperta del classicismo fosse al cuore delle Repubblica di Weimar, da cui poi hanno avuto origine fascismo e nazismo.

Anche in quel caso forse, la propaganda aveva avuto il sopravvento sull’argomentazione, come purtroppo vediamo sempre di più nelle azioni e nei discorsi di chi governa nel mondo.

 

 

 

 

 

 

 

Il TEDxTorino visto da una speaker

Ho aspettato la pubblicazione del video del mio TEDxTorino Talk per raccontare questa avventura.


Faccio parte di quelli  per cui i video del TED sono IL modo in cui si parla in pubblico.   Li ritengo una risorsa preziosa e nel 2011 ne scrivevo su questo blog. Il  TED  è stato il mio punto di partenza per  scoprire personaggi come  Ken Robinson, Jane McGonical, Alain de Botton, Steve Berlin Johnson, Sugata Mitra, Sal Khan e leggere i loro libri, come pure per approfondire tecniche di presentazione,  studiando Nancy Duarte e i suoi libri.

Detto questo, quando il mio collega Gian Luca Matteucci mi ha detto che avrei partecipato a TEDxTorino, semplicemente non ci ho  creduto.

Per capire cosa si prova (ovviamente con le dovute proporzioni) si può leggere “Doing a TED talk; the full story“.  Ho addomesticato  la mia paura di parlare in pubblico dalla quinta superiore, spinta (fisicamente) dalla mia prof a prendere la parola in un’assemblea. Ho partecipato ad un sacco di eventi come relatrice, moderatrice, discussant ma il TED è diverso.

Per me TEDxTorino è iniziato ai primi di novembre  e l’evento era previsto per fine gennaio.  Il primo contatto è stato con il curatore Enrico Gentina, con cui abbiamo concordato il tema e che mi ha dato subito molte informazioni su come sarebbero andate le cose  E’ stato Enrico e il suo approccio positivo a darmi qualche speranza sul fatto che avrei potuto farcela.

Ho avuto da subito il supporto di una super coach – Mavy Mereu, che ha l’età di mia figlia e si è laureata qualche giorno prima che ci incontrassimo di persona.  Mavy era il punto di contatto con il TED e  ha unito cortesia squisita e ferma insistenza, ma soprattutto è stata la mia prima e più convinta supporter.

Fino alla conferenza stampa a metà dicembre (le sei settimane passate piu’ veloci della storia)  non ne avevo ancora  praticamente parlato quasi con nessuno (sempre perché in fondo non ci credevo davvero).

Durante la conferenza stampa ho conosciuto  alcuni degli altri relatori, tra cui Guido Avigdor  e soprattutto ho incontrato Elisa Vola, la licenziataria di TEDxTorino, colei da cui tutto è partito, accogliente e super determinata e Claudio Vigoni che ha creduto nel ruolo di CSP in questo evento.

Nel frattempo lavoravo al talk che  iniziava a prendere forma:  volevo parlare di videogiochi e avevo molte cose da dire, sul loro impatto nell’apprendimento,  su quello che capitava a Torino, sulle dimensioni del mercato…   avevo scritto le prime versioni del talk : era zeppo di riferimenti e di numeri,  mi sono confrontata e ho chiesto aiuto ad amici come Marcello Bozzi ed Enrica Bricchetto, insegnanti eccezionali e altri amici che mi hanno aiutato con i loro spunti, consigli e suggerimenti.   Il talk  era un po’ troppo tecnico ed era lungo: avevo OTTO minuti e nelle prime versioni ci mettevo più di 12 minuti.

A gennaio quando mancavano poco meno di quattro settimane  bisognava mandare il testo quasi definitivo e io lo mandai. E subito dopo l’ho cambiato,  grazie al supporto di Massimo e Lara,  che mi hanno aiutato a trovare una chiave più narrativa.

La prima prova si è svolta una domenica sera davanti ad un gruppo di volontari del TED e con Enrico, Elisa, Mavy e gli altri dello staff. Non avevo ancora imparato bene il discorso così l’ho letto – sette minuti e mezzo senza prendere fiato! Per fortuna me lo fanno rifare a braccio, mi hanno dato ottimi consigli per rendere la storia più efficace e informazioni su come avrei dovuto muovermi sul palco.. ma soprattutto sembrava che  fosse davvero piaciuto. Li ho conosciuto Rosy Sinicropi,  il suo progetto Self Portrait e la sua grande carica umana.

Le ultime due settimane di gennaio  sono state intense, limando  e rifacendo, provando e riprovando, registrandomi e riascoltandomi…   (e ho tralasciato tutte le questioni rispetto all’estetica: il TED dà pure le linee guida su come vestirsi e c’e’ un bellissimo TED sul linguaggio del corpo)  e con un po’ di agitazione siamo arrivati  alla prova finale, il giorno prima dell’evento.

Durante la presentazione ho  chiesto a Mavy di aiutarmi con le slide… è stata bravissima e io non ho dovuto preoccuparmene,  ma lei era agitata quanto me.

Che sollievo poi godersi le presentazioni degli altri e che belle persone che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere grazie al TEDxTorino.  Ho chiacchierato con Gian Luca Boggia alla cena di gala che  mi ha spiegato il mondo dell’economia carceraria.  Così ho prenotato e sono andata a cena in carcere alle Vallette (potete prenotare qui http://liberamensa.org/).  Restando in tema di cene, ho scambiato due parole con Luca Iaccarino e gli ho detto che avevamo parlato di lui con Rosa del mare (nonostante le 1500 trattorie ha capito subito che parlavamo di Rosa dei Venti Di Albissola). Con Lele Rozza e Miguel Angel Belletti spero continueremo a  parlare ancora di scuole innovative.

Non saprei che consigli dare che non siano già stati scritti, detti e persino disegnati, su come prepararsi per fare un TEDx talk: l’esercizio più difficile   per me è stato concentrare in pochi minuti tante cose che volevo dire, frutto di anni di lavoro e di studio e concordo con chi dice che l’uso delle slide è sopravvalutato.

Ancora una volta grazie  ancora e ancora a tutti quelli che mi hanno sopportato (mio marito in primis), aiutato, consigliato, sostenuto e a tutti gli amici dello staff di TEDxTorino e un consiglio a tutti, non perdetevi TEDxTorino 2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TedxTorino – Ready, Steady… Go!

E’ proprio vero? sono proprio io che Domenica 29 gennaio 2017 salirò sul palco al Lingotto?  Non ci credo ancora del tutto… non ci credevo per davvero quando me l’hanno proposto e anche adesso che mancano due giorni mi sembra ancora incredibile.

il titolo che ho scelto è “videogiochi per crescere”  – racconterò  in una manciata di minuti che rapporto può esistere fra la scuola e i videogiochi….

 

 

Festa dell’inquietudine

Ogni fuga si coniuga con l’inquietudine, di essa è causa o conseguenza in negativo e in positivo” così il Direttore Culturale della Festa e Past  President del Circolo degli Inquieti di Savona, Elio Ferraris, presenta il tema conduttore dell’edizione 2014 della Festa dell’Inquietudine, che è appunto Inquietudine e Fuga. La Festa dal 1996 premia ogni l’Inquieto dell’anno e organizza eventi e conferenze contestualmente.

logo-tema-inquieti

Inquietudine è conoscenza e crescita culturale e sentimentale, Inquietudine non caratterizza solo chi vive stati d’angoscia o d’ansia Inquietudine avvolge e e pervade chi ama, chi è tormentato dalla creatività artistica, chi ha desiderio di conoscenza, chi è pervaso dal dubbio, chi e’ affascinato dal mistero, chi è sedotto dalla vita, chi partecipa ai drammi dell’umanità contemporanea e, ancor più, chi ne è afflitto direttamente”

Sono stata invitata alla conferenza dal tema “Fuga dalla scuola” da Claudio Casati con cui attraverso questo blog, abbiamo iniziato un dialogo sui Mooc, perché l’anno scorso il liceo Issel di Finale  li aveva sperimentato a scuola.

fugadallascuola

La mattina è iniziata con il provocatorio intervento di Claudio Casati, che ha evidenziato come oggi la giovinezza duri molto più a lungo rispetto alle generazioni precedenti ma che al contempo i giovani siano identificati come  bamboccioni, fancazzisti, inoccupabili e via insultando dai politici italiani, come se non fosse loro la responsabilità dello stato delle cose.

bamboccioni

La mancanza di  strumenti di orientamento  è un’aggravante che non permette ai ragazzi di progettare il loro futuro: nella regione del Baden Wutterberg e della Baviera, dove si adotta il sistema duale (ovvero i ragazzi lavorano gia’ mentre vanno a scuola e sono pagati) la disoccupazione giovanile è sotto il 3%.

Il mio intervento doveva spiegare l’importanza dell’educazione non formale e informale, dal titolo “la formazione del xxi secolo” . La presentazione e’  divisa in tre parti: il contesto in cui viviamo, ovvero l’era digitale, il sistema educativo attuale riferimento all’Italia, e come la scuola stia cercando di adattarsi per rispondere alle caratteristiche dell’era digitale. In particolare ho individuato  quattro temi dell”era digitale, comuni all’educazione che verrà che ho sintetizzato con:

  • personale
  • sociale
  • flessibile
  • good enough

Si tratta di caratteristiche mutuate dal mondo digitale ma che già hanno un’applicazione ai sistemi educativi di alcuni Paesi ,   grazie all’adozione di strumenti e piattaforme tecnologiche oltre che  di  modelli organizzativi innovativi.  La mia presentazione è reperibile qui Dopo ogni intervento un portavoce degli studenti poneva una serie di domande, devo dire piuttosto impegnative: a me sono toccate domande sul  ruolo e la formazione degli insegnanti e su cosa sia davvero importante imparare a scuola.

Dopo di me è stata la volta di Alessandro Berta, direttore dell’Unione Industriale di Savona  e di Massimiliano Vaira, sociologo dell’Universita’ di Pavia, le loro posizioni erano molto distanti: da un lato infatti si lamentava l’enorme distanza dell’educazione superiore al mondo del lavoro,  una certa mistificazione sul tema della fuga dei cervelli, e la difficoltà di dare ai ragazzi la possibilità di fare esperienze lavorative, dall’altro si è smontato il mito di un sistema educativo che non prepara al futuro e su come tagli impietosi, mancanza di investimenti  e politiche contraddittorie abbiano messo a dura prova il sistema educativo e trasformando l’Italia in “un Paese in via di sottosviluppo”.

 

Berta

 

 

Vaira

In alcuni momenti mi è sembrato di risentire , cose simili  a quelle dette dall’Unione Industriale a Torino in occasione del convegno ALLEANZE FORMATIVE TRA SCUOLE, IMPRESE E ISTITUZIONI organizzato da USR Piemonte al Salone del Libro.  Siamo penalizzati da un sistema che non facilita le esperienze lavorative dei ragazzi prima della fine degli studi, abbiamo un percorso scolastico lungo,  le recenti riforme dell’Università continuano a penalizzare la didattica, la riforma Fornero ha ingessato il ricambio generazionale sul lavoro:  insomma per ora non si vedono grandi spiragli, almeno per quanto riguarda politiche di rilancio dell’educazione.

E’ stato davvero interessante partecipare al convegno e alla festa, e soprattutto  sono molto orgogliosa della mia nuova tessera di Socio onorario del Circolo degli Inquieti.

 

Wister: Learning meeting a Torino

http://www.shebrand.com/what-are-people-saying-about-you/
http://www.shebrand.com/what-are-people-saying-about-you/

Le Wister (Women for Intelligent and  Smart Territories) sono un rete “informale” di circa 400 donne sparse in tutta Italia, che Flavia Marzano,  presidente del’Associazione STati Generali dell’Innovazione,  ha tessuto a partire da una mailing list, poi arricchita da un blog e da pagine social.  Dopo aver realizzato un paio di ebook collaborativi, a partire anche da esigenze interne al gruppo, sono stati organizzati alcuni incontri per approfondire competenze sull’uso del web e dei social. Come scrive Alessia di Giovanni su Il Fatto quotidiano:  Dopo Roma, Todi, Grosseto, Perugia, Napoli, Venezia, arrivano a Torino il 14 e 15 marzo un incontro incentrato su “opportunità, trappole e seduzioni della rete” 

L’idea di  un learning meeting anche a  Torino, è nata a ottobre 2013,  in occasione dell’Ada Lovelace Day, promosso da Elia Bellussi, presidente del MuPin – Museo dell’informatica Piemontese, dall’incontro fra Fosca Nomis, Flavia Marzano  e altre che hanno collaborato all’organizzazione dell’evento, tra cui  Mariella Berra che ha reso possibile svolgere l’incontro presso l’Universita’ di Torino.

Il programma delle due giornate era incentrato sul tema del lavoro:  su quali strumenti “tradizionali” da utilizzare in modo più innovativo, sul buon uso di diversi social network, sulle aree di lavoro che con lo sviluppo dell’ICT sono in crescita, e sugli strumenti che facilitano l’organizzazione e la flessibilità del lavoro.

La cronaca dell’evento è ricostruibile dallo Storify a cura di Sonia Montegiove e le slide saranno reperibili qui http://www.slideshare.net/Wister_SGI.

Nella mattina di sabato, dopo il mio intervento (qui le slide) su come l’uso dei social cambia il modo di cercare e offrire lavoro, è intervenuta Emma Pietrafesa con un’ottima presentazione sulla presenza femminile nel mercato delle ICT  e – a distanza- Sonia Montegiove su come presentarsi al meglio in rete.

Le imprenditori-donne (non amano la parola imprenditrici) presenti hanno poi raccontato le loro esperienze nelle loro  micro, piccole e medie imprese. Monica Pisciella di Wineup è partita da una passione e poi ci ha costruito una carriera, promuovendo una comunicazione innovativa in contesti paludati (Monica Pisciella di Wineup). Elisa Minchiante di Lunethica,    prima di terminare gli studi ha pensato a come progettare la propria carriera, ha lavorato con attenzione alla propria presenza online e ha capito che era importante differenziarsi, avere un qualcosa che colpisse nel proprio profilo e grazie ad un progetto di mentoring ha trovato un lavoro. Tiziana Allegra di Mtm Tech, ci ha raccontato che sceglie i futuri collaboratori grazie alle segnalazioni dei professori del Politecnico, e alle tesi. Cosima Fiaschi, Socia di Exemplar ha descritto invece la difficoltà di trovare giovani preparati – perché l’Università non forma alle esigenze aziendali – ma soprattutto a trattenerli in azienda, dove che sono stati formati. Silvana Candeloro, Amministratore Delegato Aizoon ha confermato che il rapporto con gli atenei è cruciale nella scelta dei nuovi assunti e ha contestato il fatto che i selezionatori utilizzino i social media  per trovare informazioni sui candidati, sia perché molti selezionatori non sono in grado di utilizzare questi strumenti, sia perché non è etico frugare nelle vite personali.  Un approccio decisamente interessante che speriamo davvero di avere l’opportunità  di approfondire in ulteriori confronti.

Learning Through Sharing

The bava has invaded Bologna. Be very afraid.

Ho avuto il piacere e l’onore di essere invitata alla conferenza “Learning Through Sharing: Open Resources, Open Practices, Open Communication” che si è svolto a Bologna il 29 e 30 marzo organizzato presso il CILTA dell’Università di Bologna, dove ho fatto l’intervento di apertura.

EuroCall e’ un’associazione internazionale di docenti di lingua straniera: nella giornata che ho trascorso con loro ho potuto farmi una vaga idea di quali siano le specificità dell’insegnamento linguistico e dell’uso delle OER applicato a questo contesto.

L’organizzazione della conferenza era molto curata e anceh innovativa: nelle diverse sessioni parallele, i power point erano banditi: tutti i contributi a seguito della call for paper sono stai pubblicati in anticipo, in modo che potessero essere letti in anticipo e discussi durante la sessione in presenza.

C’era un clima molto costruttivo e di grande passione per la propria professione, oltre che normali divergenze sul ruolo dell’insegnante come “peer” o “facilitator”, se si possa essere buoni insegnanti anche se non si padroneggiano le tecnologie digitali oppure se fare “amici” su Facebook i propri allievi non sia un’invasione di spazi. Interessante anche capire come in un panorama che vede sempre più sfumati confini fra apprendimento formale e non formale, l’adozione di un sistema di eportfolio come Mahara (ne avevamo ragionato con la Provincia di Torino, ma poi non se ne e’ fatto nulla purtroppo) integrato con Moodle dalla Open University della Catalunya permetta agli studenti di valorizzare anche altre attività extra curriculari.

Ho partecipato ad una sessione pratica, in cui con un mazzo di carte progettato ad hoc dalla Open University inglese e dal gruppo LORO, abbiamo riflettuto sulle ragioni che ci spingono a riusare i materiali didattici di altri, e quindi imparare  a costruire e descrivere le nostre risorse in modo che altri le riusino. Le carte sono in licenza CC quindi si possono modificare ed adattare.

Questa è la mia presentazione :

 

E’ stato un grandissimo piacere conoscere Ana Beaven, Sarah Guth, Melinda Dooly, Tita Beaven, Anna Comas Quinn, Mjriam Hauck e tutto il comitato organizzativo di EuroCall, oltre che ringraziare Orsola Brizio per avermi messo in contatto con loro.

Spero che le nostre strade si incrocino ancora.

Cosa farà cambiare la scienza – The Edge a Genova

The Edge in questo caso non si riferisce al musicista degli U2, ma alla community che raccoglie alcuni fini pensatori americani. Alla fine del secolo scorso Brockman li aveva definiti “I digerati” e io li avevo scoperti grazie a Massimo Esposti, allora a capo di Apogeo. Quando Andrea – aka Axell – mi ha detto che con Codice Edizioni stava lavorando all’organizzazione del Festival della Scienza di Genova e che ci sarebbe stato un evento con Clay Shirky, Steward Brand e John Brockman non mi è sembrato vero, davvero sarebbero venuti in Italia? Non potevo mancare, tanto più che lo stesso giorno c’era pure Nicholas Humprey, un altro dei miei autori preferiti.

Quando i miti si incontrano in carne e ossa c’è sempre qualche aspettativa di troppo che va delusa perché scopri che hanno la pancetta e le orecchie a sventola o che sono terribilmente invecchiati.

Il panel sulla coscienza era davvero molto complesso per chi non è addetto ai lavori: di Nicholas Humphrey per esempio ricordavo due libri fantastici: “L’occhio della mente” (soprattutto questo) e “Una storia della mente”, ma non che fosse cosi mistico da chiudere il proprio discorso con l’affermazione che “la coscienza viene dal cielo”.

“Che cosa farà cambiare tutto”è stato il tema del 2010 affrontato dai digerati di The Edge, il titolo del libro di Brockman ed il titolo del panel: il famoso agente letterario che moderava l’incontro ha esordito con un lungo omaggio a Steward Brand, l’inventore del concetto di “personal computer” attivista e ideatore di Whole Earth Catalog, progetto che Steve Jobs considera progenitore del web stesso e di The Well, la prima grande community online su Internet. Brand ha parlato del cambiamento climatico e di come sia urgente affrontare con accordi internazionali un futuro che non siamo in grado di prevedere (ovviamente) e che potrebbe stravolgere il mondo come lo conosciamo oggi.. insomma il visionario che mi aveva appassionato con The Media Lab: il futuro della comunicazione è come sempre qualche anno avanti. La dimensione dei problemi che ci aspettano come l’insufficiente produzione energetica non potranno essere affrontati dall’ingegneria di oggi, forse dalla microbiologia dice Brand, ma Shirky, l’inventore del concetto di “social software” incalza: grazie alla collaborazione volontaria e collettiva stanno cambiando le regole della tradizionale modalità scientifica della “peer review” e questo velocizza la diffusione delle scoperte e cambia le carriere, e porta come esempio il progetto PolyMath, un blog dove si dibattono congetture matematiche, sostiene l’importanza dei dati aperti che hanno portato all’individuazione di nuove specie. Shirky è davvero “l’ottimista della rete” come lo ha definito Internazionale in un articolo di un paio di settimane fa.

Nella sala del Consiglio Maggiore di Palazzo di Ducale forse c’è stato un passaggio di testimone e mi sono sentita un po’ provinciale come Paolo Conte quando canta “Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna…”

La grande affluenza di pubblico (200 mila ingressi) ai numerosi eventi del Festival ha dimostrato la crescente domanda di eventi di questo tipo: c’è bisogno di cultura e di scienza e di eventi che fanno incontrare le persone.

Grazie a tutti coloro che hanno creduto e lavorato per realizzare tutto questo.

Dall’ebook alla LIM

Ebook e scuola: due temi caldi già presi singolarmente ma in coppia sono ancora più interessanti. Se ne parla molto e da tempo e ancora di più dopo il Decreto che ne rende obbligatoria l’adozione: sono stati organizzati tantissimi incontri ad alcuni dei quali ho anche partecipato e puntualmente ho potuto verificare l’assenza degli editori, in particolare dei grandi editori.

Giovedi 11 novembre all’Itis Majorana di Grugliasco, ci saranno importanti editori scolastici come SEI, Loescher, Zanichelli, RCS e Mondadori e anche piccole realtà innovative come Hyperfilm e Ultramundum, a presentare i prodotti più innovativi che hanno realizzato e che sarà possibile provare grazie alla collaborazione con distributori e produttori di LIM e Tablet.

L’iniziativa promossa da Associazione Dschola, Comune di Grugliasco e CSP ha come obiettivo quello di aprire un dialogo con chi è interessato a sperimentare il libro nelle sue nuove declinazioni digitali, che sia editore, insegnante o tecnologo. E per chi non potrà esser presente, ci sarà la diretta video sul sito Dschola.

Social Media Week a Milano

Dopo mesi di preparazione, oggi è entrata nel vivo la Social Media Week, un evento alla seconda edizione si svolge in contemporanea in cinque città del mondo e Milano è l’unica citta europea a far parte del circuito.

L’iniziativa milanese è organizzata da Augmendy e prevede più di 90 eventi e coinvolge più di 250 tra blogger, imprenditori ed esperti, tra cui ospiti illustri come David Weinberger e Dina Kaplan di BlipTV.

Mercoledi 22 ci sarò anche io alla tavola rotonda su social media e partecipazione, di cui vi racconterò.

Per saperne di più, qui è disponibile l’intero programma e per seguire tutti gli eventi c’è anche il blog.

Librarything, Anobii, Google e Bookerang

Se amate i libri e amate la rete, condividerete con me il piacere di seguire la tavola rotonda su “Community di libri e lettori online” al Salone del Libro di Torino, domenica 16 maggio alle 15.30.
Fra i relatori, Tim Spalding fondatore di href=”http://www.librarything.com”>Library Thing prima community di libri online, per la prima volta in Italia, Barbara Sgarzi giornalista e autrice tra l’altro di ” Il tarlo della lettura” il volume che raccoglie le recensioni dei lettori di aNobii, il social network dedicato ai libri sicuramente piu’ seguito in Italia, Gino Mattiuzzo di Google Libri e Emanuele Zippilli di Bookerang, social network italiano che realizza un ponte fra i libri online e le librerie.

Per chi non conosce Librarything segnalo quest’articolo che scritto qualche tempo fa per Apogeonline.