TedxTorino – Ready, Steady… Go!

E’ proprio vero? sono proprio io che Domenica 29 gennaio 2017 salirò sul palco al Lingotto?  Non ci credo ancora del tutto… non ci credevo per davvero quando me l’hanno proposto e anche adesso che mancano due giorni mi sembra ancora incredibile.

il titolo che ho scelto è “videogiochi per crescere”  – racconterò  in una manciata di minuti che rapporto può esistere fra la scuola e i videogiochi….

 

 

Festa dell’inquietudine

Ogni fuga si coniuga con l’inquietudine, di essa è causa o conseguenza in negativo e in positivo” così il Direttore Culturale della Festa e Past  President del Circolo degli Inquieti di Savona, Elio Ferraris, presenta il tema conduttore dell’edizione 2014 della Festa dell’Inquietudine, che è appunto Inquietudine e Fuga. La Festa dal 1996 premia ogni l’Inquieto dell’anno e organizza eventi e conferenze contestualmente.

logo-tema-inquieti

Inquietudine è conoscenza e crescita culturale e sentimentale, Inquietudine non caratterizza solo chi vive stati d’angoscia o d’ansia Inquietudine avvolge e e pervade chi ama, chi è tormentato dalla creatività artistica, chi ha desiderio di conoscenza, chi è pervaso dal dubbio, chi e’ affascinato dal mistero, chi è sedotto dalla vita, chi partecipa ai drammi dell’umanità contemporanea e, ancor più, chi ne è afflitto direttamente”

Sono stata invitata alla conferenza dal tema “Fuga dalla scuola” da Claudio Casati con cui attraverso questo blog, abbiamo iniziato un dialogo sui Mooc, perché l’anno scorso il liceo Issel di Finale  li aveva sperimentato a scuola.

fugadallascuola

La mattina è iniziata con il provocatorio intervento di Claudio Casati, che ha evidenziato come oggi la giovinezza duri molto più a lungo rispetto alle generazioni precedenti ma che al contempo i giovani siano identificati come  bamboccioni, fancazzisti, inoccupabili e via insultando dai politici italiani, come se non fosse loro la responsabilità dello stato delle cose.

bamboccioni

La mancanza di  strumenti di orientamento  è un’aggravante che non permette ai ragazzi di progettare il loro futuro: nella regione del Baden Wutterberg e della Baviera, dove si adotta il sistema duale (ovvero i ragazzi lavorano gia’ mentre vanno a scuola e sono pagati) la disoccupazione giovanile è sotto il 3%.

Il mio intervento doveva spiegare l’importanza dell’educazione non formale e informale, dal titolo “la formazione del xxi secolo” . La presentazione e’  divisa in tre parti: il contesto in cui viviamo, ovvero l’era digitale, il sistema educativo attuale riferimento all’Italia, e come la scuola stia cercando di adattarsi per rispondere alle caratteristiche dell’era digitale. In particolare ho individuato  quattro temi dell”era digitale, comuni all’educazione che verrà che ho sintetizzato con:

  • personale
  • sociale
  • flessibile
  • good enough

Si tratta di caratteristiche mutuate dal mondo digitale ma che già hanno un’applicazione ai sistemi educativi di alcuni Paesi ,   grazie all’adozione di strumenti e piattaforme tecnologiche oltre che  di  modelli organizzativi innovativi.  La mia presentazione è reperibile qui Dopo ogni intervento un portavoce degli studenti poneva una serie di domande, devo dire piuttosto impegnative: a me sono toccate domande sul  ruolo e la formazione degli insegnanti e su cosa sia davvero importante imparare a scuola.

Dopo di me è stata la volta di Alessandro Berta, direttore dell’Unione Industriale di Savona  e di Massimiliano Vaira, sociologo dell’Universita’ di Pavia, le loro posizioni erano molto distanti: da un lato infatti si lamentava l’enorme distanza dell’educazione superiore al mondo del lavoro,  una certa mistificazione sul tema della fuga dei cervelli, e la difficoltà di dare ai ragazzi la possibilità di fare esperienze lavorative, dall’altro si è smontato il mito di un sistema educativo che non prepara al futuro e su come tagli impietosi, mancanza di investimenti  e politiche contraddittorie abbiano messo a dura prova il sistema educativo e trasformando l’Italia in “un Paese in via di sottosviluppo”.

 

Berta

 

 

Vaira

In alcuni momenti mi è sembrato di risentire , cose simili  a quelle dette dall’Unione Industriale a Torino in occasione del convegno ALLEANZE FORMATIVE TRA SCUOLE, IMPRESE E ISTITUZIONI organizzato da USR Piemonte al Salone del Libro.  Siamo penalizzati da un sistema che non facilita le esperienze lavorative dei ragazzi prima della fine degli studi, abbiamo un percorso scolastico lungo,  le recenti riforme dell’Università continuano a penalizzare la didattica, la riforma Fornero ha ingessato il ricambio generazionale sul lavoro:  insomma per ora non si vedono grandi spiragli, almeno per quanto riguarda politiche di rilancio dell’educazione.

E’ stato davvero interessante partecipare al convegno e alla festa, e soprattutto  sono molto orgogliosa della mia nuova tessera di Socio onorario del Circolo degli Inquieti.

 

Wister: Learning meeting a Torino

http://www.shebrand.com/what-are-people-saying-about-you/
http://www.shebrand.com/what-are-people-saying-about-you/

Le Wister (Women for Intelligent and  Smart Territories) sono un rete “informale” di circa 400 donne sparse in tutta Italia, che Flavia Marzano,  presidente del’Associazione STati Generali dell’Innovazione,  ha tessuto a partire da una mailing list, poi arricchita da un blog e da pagine social.  Dopo aver realizzato un paio di ebook collaborativi, a partire anche da esigenze interne al gruppo, sono stati organizzati alcuni incontri per approfondire competenze sull’uso del web e dei social. Come scrive Alessia di Giovanni su Il Fatto quotidiano:  Dopo Roma, Todi, Grosseto, Perugia, Napoli, Venezia, arrivano a Torino il 14 e 15 marzo un incontro incentrato su “opportunità, trappole e seduzioni della rete” 

L’idea di  un learning meeting anche a  Torino, è nata a ottobre 2013,  in occasione dell’Ada Lovelace Day, promosso da Elia Bellussi, presidente del MuPin – Museo dell’informatica Piemontese, dall’incontro fra Fosca Nomis, Flavia Marzano  e altre che hanno collaborato all’organizzazione dell’evento, tra cui  Mariella Berra che ha reso possibile svolgere l’incontro presso l’Universita’ di Torino.

Il programma delle due giornate era incentrato sul tema del lavoro:  su quali strumenti “tradizionali” da utilizzare in modo più innovativo, sul buon uso di diversi social network, sulle aree di lavoro che con lo sviluppo dell’ICT sono in crescita, e sugli strumenti che facilitano l’organizzazione e la flessibilità del lavoro.

La cronaca dell’evento è ricostruibile dallo Storify a cura di Sonia Montegiove e le slide saranno reperibili qui http://www.slideshare.net/Wister_SGI.

Nella mattina di sabato, dopo il mio intervento (qui le slide) su come l’uso dei social cambia il modo di cercare e offrire lavoro, è intervenuta Emma Pietrafesa con un’ottima presentazione sulla presenza femminile nel mercato delle ICT  e – a distanza- Sonia Montegiove su come presentarsi al meglio in rete.

Le imprenditori-donne (non amano la parola imprenditrici) presenti hanno poi raccontato le loro esperienze nelle loro  micro, piccole e medie imprese. Monica Pisciella di Wineup è partita da una passione e poi ci ha costruito una carriera, promuovendo una comunicazione innovativa in contesti paludati (Monica Pisciella di Wineup). Elisa Minchiante di Lunethica,    prima di terminare gli studi ha pensato a come progettare la propria carriera, ha lavorato con attenzione alla propria presenza online e ha capito che era importante differenziarsi, avere un qualcosa che colpisse nel proprio profilo e grazie ad un progetto di mentoring ha trovato un lavoro. Tiziana Allegra di Mtm Tech, ci ha raccontato che sceglie i futuri collaboratori grazie alle segnalazioni dei professori del Politecnico, e alle tesi. Cosima Fiaschi, Socia di Exemplar ha descritto invece la difficoltà di trovare giovani preparati – perché l’Università non forma alle esigenze aziendali – ma soprattutto a trattenerli in azienda, dove che sono stati formati. Silvana Candeloro, Amministratore Delegato Aizoon ha confermato che il rapporto con gli atenei è cruciale nella scelta dei nuovi assunti e ha contestato il fatto che i selezionatori utilizzino i social media  per trovare informazioni sui candidati, sia perché molti selezionatori non sono in grado di utilizzare questi strumenti, sia perché non è etico frugare nelle vite personali.  Un approccio decisamente interessante che speriamo davvero di avere l’opportunità  di approfondire in ulteriori confronti.

Learning Through Sharing

The bava has invaded Bologna. Be very afraid.

Ho avuto il piacere e l’onore di essere invitata alla conferenza “Learning Through Sharing: Open Resources, Open Practices, Open Communication” che si è svolto a Bologna il 29 e 30 marzo organizzato presso il CILTA dell’Università di Bologna, dove ho fatto l’intervento di apertura.

EuroCall e’ un’associazione internazionale di docenti di lingua straniera: nella giornata che ho trascorso con loro ho potuto farmi una vaga idea di quali siano le specificità dell’insegnamento linguistico e dell’uso delle OER applicato a questo contesto.

L’organizzazione della conferenza era molto curata e anceh innovativa: nelle diverse sessioni parallele, i power point erano banditi: tutti i contributi a seguito della call for paper sono stai pubblicati in anticipo, in modo che potessero essere letti in anticipo e discussi durante la sessione in presenza.

C’era un clima molto costruttivo e di grande passione per la propria professione, oltre che normali divergenze sul ruolo dell’insegnante come “peer” o “facilitator”, se si possa essere buoni insegnanti anche se non si padroneggiano le tecnologie digitali oppure se fare “amici” su Facebook i propri allievi non sia un’invasione di spazi. Interessante anche capire come in un panorama che vede sempre più sfumati confini fra apprendimento formale e non formale, l’adozione di un sistema di eportfolio come Mahara (ne avevamo ragionato con la Provincia di Torino, ma poi non se ne e’ fatto nulla purtroppo) integrato con Moodle dalla Open University della Catalunya permetta agli studenti di valorizzare anche altre attività extra curriculari.

Ho partecipato ad una sessione pratica, in cui con un mazzo di carte progettato ad hoc dalla Open University inglese e dal gruppo LORO, abbiamo riflettuto sulle ragioni che ci spingono a riusare i materiali didattici di altri, e quindi imparare  a costruire e descrivere le nostre risorse in modo che altri le riusino. Le carte sono in licenza CC quindi si possono modificare ed adattare.

Questa è la mia presentazione :

 

E’ stato un grandissimo piacere conoscere Ana Beaven, Sarah Guth, Melinda Dooly, Tita Beaven, Anna Comas Quinn, Mjriam Hauck e tutto il comitato organizzativo di EuroCall, oltre che ringraziare Orsola Brizio per avermi messo in contatto con loro.

Spero che le nostre strade si incrocino ancora.

Cosa farà cambiare la scienza – The Edge a Genova

The Edge in questo caso non si riferisce al musicista degli U2, ma alla community che raccoglie alcuni fini pensatori americani. Alla fine del secolo scorso Brockman li aveva definiti “I digerati” e io li avevo scoperti grazie a Massimo Esposti, allora a capo di Apogeo. Quando Andrea – aka Axell – mi ha detto che con Codice Edizioni stava lavorando all’organizzazione del Festival della Scienza di Genova e che ci sarebbe stato un evento con Clay Shirky, Steward Brand e John Brockman non mi è sembrato vero, davvero sarebbero venuti in Italia? Non potevo mancare, tanto più che lo stesso giorno c’era pure Nicholas Humprey, un altro dei miei autori preferiti.

Quando i miti si incontrano in carne e ossa c’è sempre qualche aspettativa di troppo che va delusa perché scopri che hanno la pancetta e le orecchie a sventola o che sono terribilmente invecchiati.

Il panel sulla coscienza era davvero molto complesso per chi non è addetto ai lavori: di Nicholas Humphrey per esempio ricordavo due libri fantastici: “L’occhio della mente” (soprattutto questo) e “Una storia della mente”, ma non che fosse cosi mistico da chiudere il proprio discorso con l’affermazione che “la coscienza viene dal cielo”.

“Che cosa farà cambiare tutto”è stato il tema del 2010 affrontato dai digerati di The Edge, il titolo del libro di Brockman ed il titolo del panel: il famoso agente letterario che moderava l’incontro ha esordito con un lungo omaggio a Steward Brand, l’inventore del concetto di “personal computer” attivista e ideatore di Whole Earth Catalog, progetto che Steve Jobs considera progenitore del web stesso e di The Well, la prima grande community online su Internet. Brand ha parlato del cambiamento climatico e di come sia urgente affrontare con accordi internazionali un futuro che non siamo in grado di prevedere (ovviamente) e che potrebbe stravolgere il mondo come lo conosciamo oggi.. insomma il visionario che mi aveva appassionato con The Media Lab: il futuro della comunicazione è come sempre qualche anno avanti. La dimensione dei problemi che ci aspettano come l’insufficiente produzione energetica non potranno essere affrontati dall’ingegneria di oggi, forse dalla microbiologia dice Brand, ma Shirky, l’inventore del concetto di “social software” incalza: grazie alla collaborazione volontaria e collettiva stanno cambiando le regole della tradizionale modalità scientifica della “peer review” e questo velocizza la diffusione delle scoperte e cambia le carriere, e porta come esempio il progetto PolyMath, un blog dove si dibattono congetture matematiche, sostiene l’importanza dei dati aperti che hanno portato all’individuazione di nuove specie. Shirky è davvero “l’ottimista della rete” come lo ha definito Internazionale in un articolo di un paio di settimane fa.

Nella sala del Consiglio Maggiore di Palazzo di Ducale forse c’è stato un passaggio di testimone e mi sono sentita un po’ provinciale come Paolo Conte quando canta “Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna…”

La grande affluenza di pubblico (200 mila ingressi) ai numerosi eventi del Festival ha dimostrato la crescente domanda di eventi di questo tipo: c’è bisogno di cultura e di scienza e di eventi che fanno incontrare le persone.

Grazie a tutti coloro che hanno creduto e lavorato per realizzare tutto questo.

Dall’ebook alla LIM

Ebook e scuola: due temi caldi già presi singolarmente ma in coppia sono ancora più interessanti. Se ne parla molto e da tempo e ancora di più dopo il Decreto che ne rende obbligatoria l’adozione: sono stati organizzati tantissimi incontri ad alcuni dei quali ho anche partecipato e puntualmente ho potuto verificare l’assenza degli editori, in particolare dei grandi editori.

Giovedi 11 novembre all’Itis Majorana di Grugliasco, ci saranno importanti editori scolastici come SEI, Loescher, Zanichelli, RCS e Mondadori e anche piccole realtà innovative come Hyperfilm e Ultramundum, a presentare i prodotti più innovativi che hanno realizzato e che sarà possibile provare grazie alla collaborazione con distributori e produttori di LIM e Tablet.

L’iniziativa promossa da Associazione Dschola, Comune di Grugliasco e CSP ha come obiettivo quello di aprire un dialogo con chi è interessato a sperimentare il libro nelle sue nuove declinazioni digitali, che sia editore, insegnante o tecnologo. E per chi non potrà esser presente, ci sarà la diretta video sul sito Dschola.

Social Media Week a Milano

Dopo mesi di preparazione, oggi è entrata nel vivo la Social Media Week, un evento alla seconda edizione si svolge in contemporanea in cinque città del mondo e Milano è l’unica citta europea a far parte del circuito.

L’iniziativa milanese è organizzata da Augmendy e prevede più di 90 eventi e coinvolge più di 250 tra blogger, imprenditori ed esperti, tra cui ospiti illustri come David Weinberger e Dina Kaplan di BlipTV.

Mercoledi 22 ci sarò anche io alla tavola rotonda su social media e partecipazione, di cui vi racconterò.

Per saperne di più, qui è disponibile l’intero programma e per seguire tutti gli eventi c’è anche il blog.

Librarything, Anobii, Google e Bookerang

Se amate i libri e amate la rete, condividerete con me il piacere di seguire la tavola rotonda su “Community di libri e lettori online” al Salone del Libro di Torino, domenica 16 maggio alle 15.30.
Fra i relatori, Tim Spalding fondatore di href=”http://www.librarything.com”>Library Thing prima community di libri online, per la prima volta in Italia, Barbara Sgarzi giornalista e autrice tra l’altro di ” Il tarlo della lettura” il volume che raccoglie le recensioni dei lettori di aNobii, il social network dedicato ai libri sicuramente piu’ seguito in Italia, Gino Mattiuzzo di Google Libri e Emanuele Zippilli di Bookerang, social network italiano che realizza un ponte fra i libri online e le librerie.

Per chi non conosce Librarything segnalo quest’articolo che scritto qualche tempo fa per Apogeonline.

Open Education al Salone del Libro

Giovedi 13 maggio alle 15.30 vi aspetto al Salone del Libro Stand della REgione Piemonte, alla tavola rotonda su Open Education: ci saranno Rosanna de Rosa direttore di Federica, il primo progetto italiano di opencourseware ad essere su Itunes, Juan Carlos de Martin e Federico Morando di Creative Commons Italia che presenteranno le iniziative del Centro Nexa e Cecilia Cognigni di AIB Piemonte che parlerà del rapporto fra open education e biblioteche.

A partire dal concetto di OpenEducation, che nasce dall’incontro dei paradigmi elearning, open source software e licenze creativecommons la tavola rotonda, della durata di dirca 1.30 intende approfondire il tema dei contenuti aperti.
Il modello a cui spesso si fa riferimento per le Risorse Educative Aperte (OER – Open Education Resources) è quello del MIT ma sono moltissime oggi nel mondo le realtà che discutono e affrontano questo tema da angolazioni diverse. Il dibattito è stato avviato grazie al supporto strategico dell’UNESCO e ai finanziamenti sostanziosi della Hewlett William and Flora foundation.

I contenuti aperti sono oggi considerati uno dei temi chiave nel mondo educativo, come ha evidenziato il rapporto Horizon 2010 (The 2010 Horizon Report http://wp.nmc.org/horizon2010 curato da The New Media Consortium e EDUCAUSE Learning Initiative) unitamente a mobile computing, ebook, realtà aumentata, interfacce naturali (gesture based computing) e analisi visuale dei dati.

A partire dagli indirizzi internazionali, quali può essere sull’impatto dei contenuti aperti sulla didattica in Piemonte e in Italia, in riferimento alle nuove indicazioni del MIUR sui libri elettronici per le scuole ? Qual potrebbe essere l’impatto in termini piu’ ampi di diffusione della lingua italiana nel mondo sia in riferimento alla recente approvazione della legge regionale sul software libero che prevede anche traduzioni e realizzazione di materiali didattici?



Il web 2.0 e le biblioteche: un incontro possibile?

AIB logoIl 15 gennaio 2009 a Torino, alla Biblioteca Nazionale partecipero’ alla tavola rotonda su Web2.0 e biblioteche promossa dall’AIB-Piemonte.

Si discute molto di web 2.0 (si comincia a parlare già di web 3.0), social network, blog, piattaforme web interattive, di una rete che promuove la partecipazione attiva degli utenti alla costruzione e diffusione delle informazioni. Si tratta davvero di una nuova evoluzione del web? Quali sono le opportunità che la rete offre ai propri utenti e come usarle in biblioteca? Come vedono le biblioteche questi nuovi strumenti? Si tratta di una sfida o di una nuova minaccia per il ruolo del bilbiotecario/mediatore?

partecipano: Bonaria Biancu (Università Milano Bicocca), Andrea Marchitelli (Cilea), Rossana Morriello (Università degli Studi di Udine), Eleonora Pantò (CSP Piemonte), Gino Roncaglia (Università degli Studi della Tuscia).
Modera: Eugenio Pintore (Settore Biblioteche e Archivi Regione Piemonte).

Altre informazioni sulla pagina a cura di AIB-Piemonte.


Integrazione del 18/1/2009:

C’e’ stato un bel dibattito alal fine delle presentazioni, sul tema della proprietà intellettuale, sul fatto che il mestiere del bibliotecario “non e’ un mestiere per vecchi” e infine sulle ricadute organizzative che l’adozione del web2.0 potrebbero implicare.

Per chi fosse interessato le slide delle presentazioni:

1)Rosanna Morriello: Web2.0 un incontro possibile
2) Andrea Marchitell: Web2.0 e biblioteche e gli opac
3)Eleonora Panto: Learning 2.0, un’opportunita’ per la formazione permanente
4) Gino Roncaglia: Il futuro del libro