Ventiquattordici

Gennaio è il mese dei  piani per il nuovo anno, ma non essendo Zuckenberg non faccio mai propositi per l’anno che verrà perché mi conosco. Invece, mi faccio un riassunto del 2014 perché è stato un anno velocissimo che mi ha impegnato tanto, ma in cui nono sono riuscita a prendermi il tempo per leggere, scrivere, andare in piscina, migliorare l’inglese.

Ho iniziato l’anno con la visita alla Necropoli di Pantalica a Siracusa, una bella passeggiata – credo impossibile da fare con il caldo. Archiviate le vacanze,il primo impegno è stato a Malta con la conferenza internazionale di Boogames: molto interessanti gli interventi di Carlo Donzella e Matthew Calamatta, sullo stato dell’industria dei videogame in Europa e nel mondo e dei dispositivi mobili.  Da Malta a Utrecht per  la Global Game Jam e partire con il nuovo progetto JamToday, sull’uso dei giochi applicati nella didattica.

A Febbraio è partito il progetto EMMA – una piattaforma tutta europea per i Mooc: si parte dalla piattaforma Federica dell’Università di Napoli e con il supporto di grandi università europee si progetta un servizio che aggrega e offre contenuti tradotti automaticamente in varie lingue.

Febbraio è il mese del Safer Day, ovvero di Internet sicura e in collaborazione con Itis Maxwell e CSI organizziamo un paio di incontri per le scuole di Nichelino: purtroppo l’incontro con i genitori andrà quasi deserto.

Il progetto VISIR, ha selezionato le migliori pratiche nate dal basso in ambito elearning e fra queste c’e’ anche Um Computer per ogni studente:  iniziativa partita dall’analisi dell’OLPC di Negroponte, poi sostenuta da Intel. Un’esperienza che ha permesso di costruire in Piemonte un modello originale di uso dei netbook in classe, in controtendenza alla diffusione delle LIM.  Durante l’incontro a Bruxelles, ho avuto modo di consoscere tante belle pratiche tra cui quella di Apps for Good e Sentinella.

Cresce intanto la rete Wister a Torino e organizziamo il primo Learning meeting: una bella occasione soprattutto per incontrarsi di persona.

Le attività di Boogames ed Emma proseguono. A Strasburgo per BooGames  il lavoro di collezione delle Buone pratiche europee per il supporto all’industria del videogame viene concluso, e si avviano le attivita’ per il trasferimento. A Lisbona, si discute delle funzionalità della piattaforma EMMA, e si evidenziano i diversi approcci pedagogici nell’erogazione di formazione online: la sfida è trovare un comune denominatore che permetta a tutti i partner di riconoscersi nel progetto.

Nel frattempo c’è da organizzare la prima game jam sugli applied game a Torino che avrà come tema le coding skill: per fortuna c’e’ Marco Mazzaglia, e cresce T-Union.

Il Comitato Scuola2020 prosegue le sue attività e prepara un contributo che sarà inserito in un documento realizzato da USR  e presentato al Salone del Libro di Torino.

Si chiude l’Hack Unito, iniziativa nata per promuovere e far conoscere il Campus Luigi Einaudi e soprattutto aprire un nuovo dialogo fra Universita’ di Torino e aziende del territorio.

Maggio è anche Festival dell’Inquietudine: si parla di come la scuola e l’universita’ italiana siano sempre piu’ distanti dalla società e non offrano più reali opportunità di lavoro e di crescita. Grande soddisfazione ricevere la tessera onoraria del Circolo degli Inquieti.

Dschola celebra il suo terzo Italian Scratch Festival, con una buona partecipazione da tutta Italia di giochi realizzati da studenti del biennio delle superiori.

Giugno è affollato di iniziative all’insegna del digitale a Torino: dal Digital Festival alla Smart city week, e soprattutto la Turin Jam Today, un vero battesimo del fuoco per me che non avevo mai fatto hackaton, resa possibile dal supporto di T-Union e soprattutto di Treatabit e dell’ottima Agnese Vellar. Il mese si chiudera’ sempre all’insegna del gaming con due eventi a Genova e Milano.

Luglio e’ il mese caldissimo perché si preparano le proposte per il bando regionale sull’Internet of Data: per CSP una grande opportunità di mettersi in relazione con aziende e altri centri di ricerca.

Settembre si riparte subito con ritmi sostenuti: incontro tecnico per EMMA per essere pronti al lancio dei primi 5 mooc previsti nella fase pilota. Il tema Open education  e Open Science apre la scuola di dottorato dell’Universita’ di Torino, dove conosco l’ottimo Alessio Cimarelli di Data Ninja.  HKU ospita a Utrecht il penultimo incontro di BooGames: è molto interessante vedere come funziona la scuola e le attività di ricerca svolte da loro.

La Fondazione CRT approva il progetto “Programmo Anch’io”: Dschola realizzerà la formazione di circa 3000 studenti in tutta la regione sul programma Scratch.

E’ tempo di valutare come sono andate le prime otto game jam organizzate dai partner di JamToday, sopratutto per imparare gli uni dagli altri e vedere cosa migliorare per l’edizione 2015: si impostano le attività di trasferimento verso gli insegnanti.

Parleremo di Cyberbullismo insieme a Mauro Alovisio e Alberto Rossetti alla Città della Conciliazione a Grugliasco: anche in questo caso nessun genitore ma alcune maestre molto disorientate.

La Scuola al Bivio,  è un momento di confronto sulla Buona Scuola: incontriamo  il travolgente preside dell’Iti Majorana di Brindisi e il segretario del Ministro, Luccisano. Il documento pero’ non stimola molto il dibattito.

Ottobre è il mese della View Conference e mi trovo a presentare Boogames insieme a MAtthew Calamatta, grazie all’invito di Torino Wireless.  La sera stessa il MuPin celebra l’Ada Day con il tema sul sessimo nell’ICT: colgo l’occasione per parlare del gamers gate.

L’ottimo risultato dei progetti presentati sul bando IOD, mi proietta in un mondo di sensori posizionati nelle scuole e in Università, per misurare il comfort, migliorare l’efficienza energertica, aumentare la consapevolezza di chi vive quegli spazi.

La conferenza Media and Learning è il momento in cui si celebrano i vincitori del Medea Awards e si discute delle sfide e delle opportunità che i media digitali offrono alla didattica, oltre che il traguardo di un anno di lavoro di preparaizone; ma e’ anche il momento in cui l’Associazione Medea fa la sua assemblea annuale: siamo cresciuti tanto, raggiungendo l’obiettivo  che ci eravamo dati di almeno 35 partner europei.

La Giornata contro la Violenza sulle donne, viene celebrata dall’Ateneo di Torino, con un doppio incontro prima e dopo il 25 novembre: conosco Maria Andaloro che si e’ inventata “posto occupato”. La presentazione del libro xx e della sua autrice xxx, valevano davvero la pena.

A Dicembre ci si confronta a Madrid sui risultati del primo pilota europeo di Emma, in preparazione del secondo che avverrà a febbraio e si discute di exploitation e sostenibilità.

Una dopo l’altra crescono le scuole connesse da CSP alla rete GARR: l’ultima del 2014 è l’Itis Ferrari di Susa.

Ben arrivato 2015!

 

 

 

 

 

 

 

Fiducia o autostima? in ogni caso roba da donne

Internazionale sul numero 1055 dedica l’articolo di copertina al tema fiducia delle donne, ma poi in realtà l’articolo parla di “fiducia in se’ stesse” cioè di  autostima e sicurezza/insicurezza.. scelte editoriali che hanno  fatto discutere sia per il tiitolo sia per l’immagine di copertina  -una donna in costume catwoman/batman, che si presenta in lacrime e quindi fragile.

L’articolo in questione è la  traduzione  ddi The Confidence Gap pubblicato su  Atlantic lo scorso aprile che descrive  la nascita  del libro “The Confidence Code” di Katty Kay e Claire Shipman. Le due autrici, affermate giornaliste, a partire dalla propria  insufficiente fiducia in loro  stesse hanno effettuato ricerche e interviste sul tema.

Secondo studi che riportano,  il fattore “sicurezza in se stessi ” èpiù determinante della competenza nel favorire la carriera: chi è convinto delle proprie capacità è più convincente. Le donne sottostimano le proprie competenze, non si candidano per le promozioni se non sono sicure di avere il 100% delle competenze necessarie (agli uomini basta pensare di avere il 60%). E qual è l’origine di tutto questo secondo le due autrici? Forse una questione di cervello e di ormoni, testosterone e estrogeno, ma non è certo perché gli stimoli ambientali possono modificare il cervello o piuttosto otrebbe essere una questione di educazione. “Fare le brave in classe” premia a scuola ma non nella vita, e cosi’ le ragazzine imparano a evitare i rischi e gli errori, alla ricerca del perfezionismo. E non fanno sport, che insegna a perdere.

Su Internazionale c’e’ anche la risposta di Jessica Valenti che dal  Guardian, ha dichiarato che la visione di The Confidence Code, ignora gli ostacoli istituzionali e che la questione non sta nella scarsa autostima delle donne.   La mancanza di fiducia  è il riflesso di una cultura che non dà alle donne alcuna ragione per sentirsi sicure di sé.

A entrambe risponde Luisa Muraro  rigettando la visione delle giornaliste che propongono un manuale sull’autostima e la visione della Valenti che rimanda a un deus ex machina che risolve la questione per conto delle donne, ovvero il “femminismo di stato”.  Tuttavia la Muraro riconosce alle giornaliste  il merito di mettere al centro le donne: la libertà nasce dalla propria iniziativa.  E contemporaneamente che la sfiducia femminile richiede un ripensamento del femminismo. La Muraro si spinge oltre dicendo che i segnali della rivoluzione femminista ci sono ma sono sempre meno leggibili, e parte proprio dalla scelta di Internazionale di usare la parola “fiducia”, che non va confusa con autostima e sicurezza e che non si costruisce dal confronto di una lei con un lui ma fra una lei e un’altra lei.

Confesso che a una prima lettura ho trovato l’articolo di Kay e Shipman convincente: e’ vero siamo molto brave a sottostimarci e non ci perdoniamo  fallimenti di cui tendiamo a farci interamente carico – mentre i successi sono sempre pura fortuna, e tentiamo sempre di trovare una via negoziale agli accordi. Molte mie amiche non hanno mai chiesto un aumento di stipendio, pur essendo consapevoli di svolgere ruoli per i quali i colleghi maschi sono più pagati. Personalmente ho chiesto quando ritenevo di lavorare meglio di colleghi uomini  e non ho sempre ottenuto, anzi tutt’altro. Ho fatto l’errore di riconoscere nell’articolo dei “pattern” ma   stabilire relazioni di causa effetto è un’altra cosa e nella discussione con mio marito, lui per primo mi ha fatto notare come non si possa addossare alle donne la causa di comportamenti  acquisiti da modelli culturali  di solida tradizione.

Se anche la  capitana di Facebook, Sheryl Sandberg, dice di sentirsi un’imbrogliona nel ruolo che ricopre,c’e’ qualcosa che non funziona: ma lei non può essere un modello per chi  non prende aerei privati per partecipare a riunioni con miliardari. Forse Muraro ha ragione quando dice che la fiducia delle donne si costruisce nel rapporto fra donne e nel riconoscimento reciproco e allora il problema è che non abbiamo ancora modelli convincenti  a cui rapportarci.  Del resto abbiamo il voto da poco meno di cinquant’anni, e anche l’anima l’abbiamo acquisita di recente…

 

 

 

2012 bye bye

Un Super Grazie alla Fondazione Piemontese per la Ricerca Oncologica 🙂 siete davvero grandi!

Grazie ad Ana Beaven, Sarah Guth, Melinda Dooly, Tita Beaven, Anna Comas Quinn, Mjriam Hauck, Orsola Brizio e tutto il comitato organizzativo di EuroCall è stato un piacere entrare in contatto con voi e lavorare insieme.

Grazie ad Emmanuele per avermi invitato a collaborare con il Manifesto del Marketing Etico.

Grazie all’Associazione Pulitzer e in particolare a Natascha Fioretti e Antonio Rossano per aver organizzato un evento di Donne e Media anche a Torino,

Grazie agli amici dell’Associazione Dschola in particolare Alfonso, Dario, Stella, Alberto, Pietro, Marco, Mauro, Massimo, Lorenzo, Ivan, Stefano, Marco, Beppe, Alessandra, Piero per non perdere l’entusiasmo e per tutte le belle cose che quest’anno abbiamo realizzato insieme.

Grazie a Sergio Rubinetti per la sua pazienza a gentilezza

Grazie a Dario e Fulvio per l’ironia

Grazie ad Antonella e Davide e Cecilia e a Berny per la tenacia con Voci Globali e Global Voices

Grazie a Fabio, Vittorio, Elia, Andrea e tutti quelli che credono ad una Torino digitale.

Grazie a Sally e a Mathy per avermi proposto come Presidente dell’Associazione Media & Learning

Grazie ai miei colleghi: e’ una fortuna lavorare con voi al CSP

Grazie a Ros perche’ e’ una grande amica

Grazie a Fernanda, Antonella, Sara,Vielmina: siete i miei porti di salvezza quando sono persa.

Ci vediamo l’anno prossimo!

Facciamo che io ero..

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’ età,
dopo l’ estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità… [Guccini, Canzone dei dodici mesi]

Perché ciclicamente ci si chiede come sarebbe andata se invece… per fortuna mi capita solo per il lavoro.

Ho scambiato Aprile con Settembre,  spero mi passi presto…

il wifi libero non (ci) basta

Ci sono già tante città che offrono accesso wifi libero per i propri cittadini: Novara, Bologna, la Provincia di Roma e anche Torino. In Piemonte è stata recentemente approvata una legge regionale per creare, per i cittadini, accessi gratuiti alla rete presso le sedi pubbliche.

La prossima settimana ci saranno in importanti città italiane, tra cui anche a Torino, le elezioni amministrative: a Torino la maggior parte dei candidati sindaco e vari aspiranti consiglieri in modo bipartisan hanno messo nel loro programma la promessa dell’accesso al wifi libero.

C’e’ da sperare che si tratti di una semplificazione per progetti di piu’ ampio respiro, infatti come scrive Francesco Sacco su Le formiche [Un patto sociale in nome della digitalizzazione], la situazione richiede interventi energici

“Secondo il Networked readiness index del Word economic forum nel 2010 l’Italia si posiziona al 48esimo posto nel mondo in quanto a capacità di trarre profitto dall´Ict. Nel 2009 eravamo al 45simo posto. Davanti a noi non ci sono soltanto quei Paesi che sono tradizionalmente in competizione con i nostri produttori, ma siamo preceduti da Portorico, Ungheria e Thailandia, appena davanti a Costarica e Oman. Il vantaggio competitivo di una nazione e del suo sistema produttivo dipende sempre di più dalla sua capacità di sapere sfruttare a fondo i guadagni di produttività che consente l’Ict. Non resteremo ancora a lungo la settima potenza economica del mondo se non ne sapremo trarre le necessarie conseguenze. Una recente ricerca di McKinsey ha calcolato che ogni euro investito da un´azienda francese in rete (siti, posta elettronica, software) si è tradotto in due euro di margine operativo e ogni euro speso in marketing online ha generato 2,5 euro di utile, stimolando soprattutto la crescita delle Pmi. Un terzo della popolazione mondiale ben più della parte più ricca è già su Internet. Ma i benefici della digitalizzazione creano rendimenti crescenti: a parità di investimento, rendono di più in valore assoluto nei Paesi che sono già più digitalizzati. La conseguenza è che se non reagiamo immediatamente, il nostro ritardo diventerà presto incolmabile.

La situazione italiana non e’ rosea… non esiste una strategia nazionale per il digitale e l”iniziativa per dare all’Italia un’Agenda Digitale, non mi sembra che abbia mantenuto il taglio “dal basso” con il quale era partita e né mi è chiaro (ne’ dal blog né dalla pagina facebook) cosa stiano facendo.

Torino Digitale chiede ai candidati sindaco di impegnarsi perché a partire dalla città si rilanci il progetto di un’agenda digitale attraverso azioni concrete e non superficiali promesse elettorali. Certo le premesse non lasciano ben sperare, visto che non è stato possibile organizzare un confronto su questi temi.

In fondo e’ sempre la stessa cosa che capitava con i presidi delle scuole una decina d’anni fa quando proponevano progetti sulle tecnologie: ti facevano parlare con l’esperto, perché ritenevano che l’ict non fosse grado di modificare l’organizzazione scolastica o la didattica. I presidi, che lavorano con i giovani, hanno capito in fretta e si sono adeguati. Speriamo lo capiscano anche i sindaci che contano sugli elettori pensionati.

 

 

 

 

Primomaggioduemilaundici

Il PrimoMaggio negli ultimi anni era soprattutto un’occasione per salutarsi.. quest’anno con l’avvicinarsi della scadenza elettorale per il nuovo sindaco, i referendum su acqua e nucleare, i bombardamenti in Libia, la recente uccisione di Vittorio Arrigoni c’erano tanti motivi per esserci. Ma Torino e’ sempre la città della Fiat e il referendum-ricatto agli operai non è stato superato.. i sindacati “gialli” cisl e uil sono stati i catalizzatori della rabbia, e le loro bandiere trascinate nella polvere per tutto il corteo sono state poi bruciate in piazza.

Biblioteca Sherazad: buone notizie per la cultura a Torino

“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. (Marguerite Yourcenar)”

Una settimana fa ho partecipato ad un dibattito molto acceso sul finanziamento alla cultura, a partire dal rischio della chiusura della biblioteca Sherazad, la biblioteca del quartiere San Salvario a Torino: oggi leggo con grande piacere che il Comune di Torino ha trovato i fondi per tenere aperta la biblioteca almeno fino a giugno 2011

Il senso del dibattito che si è svolto il 9 ottobre, è racchiuso in questa frase pronunciata da Alessandro Mercuri, presidente dell’Associazione Nessuno dell’articolo: «Abbiamo preso in considerazione altri modelli associativi – spiega il presidente, Alessandro Mercuri – e messi a confronto: tra quello di Documè, finanziato con fondi pubblici e fallito, e quello di Ylda, che organizza Paratissima e legato in larga parte a sponsor privati, abbiamo scelto una via di mezzo: un sistema partecipato di gestione delle attività in cui i cittadini possono liberamente offrire qualcosa: tempo, libri, idee o donazioni».

All’incontro, moderato da Gianluca Gobbi e organizzato da Fabio Malagnino e Alessandro Mercuri, erano rappresentati le associazioni Documè e Ylda, iniziative di valore nate nello stesso quartiere SanSalvario, YouCapital e il Comune di Torino. Giuliano Girelli per Documé, circuito indipendente per la promozione del documentario, ha denunciato le cause della chiusura: l’assenza di bandi pubblici con criteri trasparenti per i finanziamenti unita ai mancati pagamenti da parte della Regione Piemonte. Domenico Aliprandi di Yilda e promotore di Paratissima, un evento che trasforma un intero quartiere in uno spazio espositivo di arte contemporanea, ha spiegato come riescono a finanziarsi attraverso sponsorizzazioni private. Aliprandi ha sottolineato come il Piemonte, drogato dai finanziamenti per le Olimpiadi abbia avviato notevolissimi investimenti su musei e castelli, ma non abbia impostato nessuna politica per la sostenibilità nel tempo di queste opere.

Senza dubbio la situazione drammatica dei conti pubblici non permette troppe illusioni ma trasparenza e criteri di assegnazione di fondi vanno reclamati: i 4,5 milioni di euro sottratti da Giuliano Soria per scopi personali, sembrano non aver neanche scalfitto la Regione Piemonte. Non si può sicuramene sostenere però che la cultura debba rispondere a logiche di domanda e offerta, come sembrava sostenere Cassiani del Comune di Torino, altrimenti ha ragione Girelli quando dice che destra e sinistra fanno lo stesso tipo di politica sulla cultura.

Il crowdfunding e le microdonazioni non devono/possono sostituire il finanziamento pubblico ma in alcuni casi possono rappresentare un’ulteriore opportunità e di questo parlerò in un prossimo post.

Femminicidi

E’ un bollettino di guerra

30 luglio Violenza sessuale: norvegese stuprata da cameriere in hotel

6 agosto Milano, uccide a pugni una passante

7 agosto Stupri, 17enne francese violentata a Capri

9 agosto Violenza sessuale, aggredita sordomuta

10 agosto L’ex marito le diede fuoco -morta donna di 38 anni

Sarà stata la lettura del libro di Lorella Zanardo “Il corpo delle Donne” o la visione del documentario che ha anticipato il libro…

La tv  costantemente accesa nelle case inocula quest’idea che se sei una donna, il viso e il corpo sono strumenti di successo: e per quanto una sia piacevole e attraente, c’e’ sempre spazio per migliorare, alzare, limare… e la chirurgia plastica sembra una passeggiata..

Così come non si vedono quadri della Madonna  incinta, non ci sono foto di donne fasciate, non si vedono cicatrici, non si soffre e poche lo raccontano..

I volti devastati sono privi di espressione (chi si ricorda la gara delle due attempate signore in Brazil) e  in tv le sono donne private di dignità , appese come prosciutti o derise: su tutte il mitico “Più bella che intelligente” di Berlusconi.

Anche in strada  le donne sono private della loro dignita: le pubblicità offensive raccolte dall’Unità  sono  la dimostrazione della scarsa creatività di chi  le realizza e di chi le paga.  E allora un ex pugile suonato  puo’ pensare di ammazzare la prima donna che incontra, per vendicarsi, tanto sono tutte uguali.

Ustica 30 anni dopo, chi sa parli

Ustica 30 anni dopo

27 giugno 1980. Un DC 9 dell’Itavia in viaggio tra Bologna e Palermo precipita al largo di Ustica: 81 morti tra uomini, donne, bambini e membri dell’equipaggio.

Trent’anni di silenzi e depistaggi hanno portato a un processo senza colpevoli: nel 2007 gli ufficiali dell’aeronautica italiana accusati di aver occultato le prove e depistato le indagini sono stati definitivamente assolti.

L’inchiesta ha comunque accertato che il DC9 venne abbattuto – forse per errore – da un missile lanciato da un caccia militare durante “un’azione di guerra”: il vero obiettivo sarebbe stato l’aereo del leader libico Gheddafi che avvertito del pericolo riuscì a mettersi in salvo.

Francesco Cossiga, ex Presidente della repubblica Italiana, nel 2008 afferma: «Furono i nostri servizi segreti a dirmi che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non sarebbe rimasto nulla dell’aereo».

Rosario Priore, giudice istruttore per la strage di Ustica, aprile 2010: «E’ un’ipotesi attendibile. D’altronde i francesi hanno sempre opposto una chiusura totale alla ricerca della verità : sia Giscard d’Estaing, sia François Mitterand si chiusero a riccio persistendo nella politica di assoluta tutela del segreto di Stato».

Tanti anni fa a casa mia circolava una storiella: alla domanda all’ingresso del cinema su come fosse il film, la risposta era stata “donne e banditi”.

Di questi film su donne e banditi ne abbiamo viste in questi mesi diverse varianti: “Ciarpame senza pudore”, “Festini alla domus aurea”, “L’utilizzatore finale”, “Il business delle donne bustarelle”

E ha ragione Luciana Littizzetto quando dice che “donne che per soldi aprono le gambe dicesi mignotte”, ma in questa “mignottizzazione” ci siamo talmente dentro, che ormai sembra il male minore.

Al punto che è diventa necessario dichiarare che “io non considero normale che le donne siano trattate come merce di scambio nelle relazioni personali e professionali, nella politica, nella comunicazione.” e raccogliere firme per [vai sul sito www.nonconsideronormale.com] per ricordare ai candidati di sinistra alle regionali che tra l’altro le donne sono più del 50% dell’elettorato.

Visit Donne Pensanti

L’insofferenza fra le donne cresce (basta fare una ricerca per pubblicita offensiva donne): Donne Pensanti – Resistenza attiva è una delle iniziative che si descrive cosi’: Resistenza al modello univoco e merceologico di femminile che domina l’immaginario italiano, attiva perché parte da una comunità web ma punta a iniziative e progetti concreti e nel reale, 2.0 perché usa tutte le migliori caratteristiche aggregative della Rete per diffondersi sia a livello nazionale che locale” La community è molto attiva e le iniziative sono articolare in gruppi territoriali e altre iniziative come “testimonia il femminile”… tante belle energie messe in campo.

Peccato che la possibiltà di usufruire gratis dello spazio su NING preveda l’invasiva pubblicità di Google e la presenza di link sponsorizzati non proprio adatti al contesto… come si vede dalla figura.. certo non una cosa determinante e Alla lunga si impara ad ignorarla.

E’ troppo pensare di chiedere a google la “de-mignottizzazione” dei link sponsorizzati?