L’apprendimento nell’era digitale

Questa Intervista è stata pubblicata su Open Badge Italia 

L’utilizzo delle applicazioni web e-learning, quiz e video hanno mutato il modello di apprendimento in classe. I ragazzi sono spesso impegnati alla ricerca di soluzioni alternative, le risorse sono tante e il loro entusiasmo cresce per poi crollare a picco.

È possibile integrare le vecchie tecniche di apprendimento con le nuove tecnologie?

Quali sono le “vecchie” tecniche di apprendimento? Tecniche di memorizzazione? In ogni caso le tecnologie da sole non cambiano nulla, possono essere usate benissimo con un modello didattico trasmissivo. Per questo non ha molto senso la domanda “ma si impara di più con il tablet/pc”

Cosa manca e cosa va migliorato nel nuovo approccio didattico?

Una buona didattica non ha necessariamente bisogno delle tecnologie, purtroppo la cosa più difficile è spingere i ragazzi a pensare con la loro testa, a farsi delle domande e non dare nulla per acquisito.

Come l’evoluzione della tecnologia ha influenzato e cambiato l’apprendimento in classe?

Il digitale non è più qualcosa di nuovo, è qualcosa che è entrato nella normalità. Ai nonni sembrava strano avere l’elettricità in casa, a me sembra ancora incredibile poter scrivere a qualcuno che non conosco dall’altra parte del mondo e avere una risposta su una sua ricerca. Le tecnologie facilitano il compito di far costruire una lezione ai ragazzi, trasformandole in missioni, webquest, assegnando ricerche la cui soluzione non si trova con google o wikipedia, abituandoli a non fermarsi alla prima impressione, oppure dando un problema vago e senza fornire tutti gli elementi necessari alla risoluzione, lasciando ai ragazzi un margine di scoperta e di inventiva. La tecnologia usata in modo furbo è quella che facilita questi processi, che amplia gli orizzonti e la creatività.

Riconsiderare l’istituzione scuola. Mettere al centro dell’apprendimento l’alunno e l’insegnante.
In italia si stanno evolvendo diverse realtà didattiche legate ad una maggiore libertà dell’alunno. Leggi tutto “L’apprendimento nell’era digitale”

Learning Through Sharing

The bava has invaded Bologna. Be very afraid.

Ho avuto il piacere e l’onore di essere invitata alla conferenza “Learning Through Sharing: Open Resources, Open Practices, Open Communication” che si è svolto a Bologna il 29 e 30 marzo organizzato presso il CILTA dell’Università di Bologna, dove ho fatto l’intervento di apertura.

EuroCall e’ un’associazione internazionale di docenti di lingua straniera: nella giornata che ho trascorso con loro ho potuto farmi una vaga idea di quali siano le specificità dell’insegnamento linguistico e dell’uso delle OER applicato a questo contesto.

L’organizzazione della conferenza era molto curata e anceh innovativa: nelle diverse sessioni parallele, i power point erano banditi: tutti i contributi a seguito della call for paper sono stai pubblicati in anticipo, in modo che potessero essere letti in anticipo e discussi durante la sessione in presenza.

C’era un clima molto costruttivo e di grande passione per la propria professione, oltre che normali divergenze sul ruolo dell’insegnante come “peer” o “facilitator”, se si possa essere buoni insegnanti anche se non si padroneggiano le tecnologie digitali oppure se fare “amici” su Facebook i propri allievi non sia un’invasione di spazi. Interessante anche capire come in un panorama che vede sempre più sfumati confini fra apprendimento formale e non formale, l’adozione di un sistema di eportfolio come Mahara (ne avevamo ragionato con la Provincia di Torino, ma poi non se ne e’ fatto nulla purtroppo) integrato con Moodle dalla Open University della Catalunya permetta agli studenti di valorizzare anche altre attività extra curriculari.

Ho partecipato ad una sessione pratica, in cui con un mazzo di carte progettato ad hoc dalla Open University inglese e dal gruppo LORO, abbiamo riflettuto sulle ragioni che ci spingono a riusare i materiali didattici di altri, e quindi imparare  a costruire e descrivere le nostre risorse in modo che altri le riusino. Le carte sono in licenza CC quindi si possono modificare ed adattare.

Questa è la mia presentazione :

 

E’ stato un grandissimo piacere conoscere Ana Beaven, Sarah Guth, Melinda Dooly, Tita Beaven, Anna Comas Quinn, Mjriam Hauck e tutto il comitato organizzativo di EuroCall, oltre che ringraziare Orsola Brizio per avermi messo in contatto con loro.

Spero che le nostre strade si incrocino ancora.

Arduino e l’informatica-fai-da-te a scuola

oscilloscopio con ArduinoArduino è un microprocessore, che ha la caratteristica abbastanza rara di aver applicato i principi dell’open source software anche all’hardware: infatti è possibile costruire un microprocessore arduino, copiandone i progetti senza violare alcun copyright.

L’approccio scelto dai suoi creatori, ha reso Arduino un patrimonio del mondo e la comunità di sperimentatori e utilizzatori è internazionale e molto attiva. Essendo nato come progetto per i creativi le applicazioni sono tantissime e soprattutto accessibili anche a chi non ha particolari competenze informatiche.

Il costo contenuto e l’elevata versalità , oltre alla disponibilità di un sistema di programmazione molto semplice (Processing), rende questa sistema particolarmente adatto alla didattica, in particolare ad una didattica basata sull’imparare facendo e basata sulla ricerca.

Martedi 26 ottobre dalle 14 alle 17.30 presso l’ist. Majorana di Grugliasco (Torino), grazie alla buona volontà di un po’ di persone, ci sarà il primo incontro sull’informatica fai-da-te a scuola.

L’incontro è aperto a tutti ma rivolto a insegnanti e studenti con l’obiettivo di divulgare l’idea che chiunque possa imparare a programmare un semplice circuito che controlla dei sensori..ma non solo. Sempre di più gli oggetti sapranno comunicare fra di loro, senza la supervisione umana: che implicazioni avranno queste applicazioni? Per questo è necessario affiancare alle conoscenze tecnologiche anche l’approfondimento di questioni etiche sempre più urgenti.

Maggiori informazioni sulla pagina dell’evento.

Il workshop è gratuito e sarà trasmesso in streaming su Internet, ma è necessario prenotarsi

Open Access Week a Torino

La Settimana (18-24 Ottobre 2010) dedicata all’Open Access giunge quest’anno alla quarta edizione e sono in corso numero di iniziative organizzate dalle Università italiane, che in qualche caso come a Padova e Trieste hanno coincidono con il Linux Day, previsto per il 23 ottobre.

Il convegno di Torino a cui ho partecipato si focalizzava sui vantaggi dell’OA per la ricerca: non ho potuto fermarmi per tutto il pomeriggio, ma la mattina è stata davvero proficua. Complimenti agli organizzatori che hanno anche fornito una diretta video molto apprezzata e hanno già messo online le presentazioni dei relatorie la registrazione video dell’evento.

J.C. De Martin ha aperto la sua attività di moderatore con un una denuncia verso “il vergognoso linciaggio dell’Università ” e sottolineando che è in atto una trasformazione non ancora “capita dai più”. Notevole l’intervento di Alma Swan, convenor di EOS focalizzato sui vantaggi dell’OA che in sintesi si traducono in una maggiore visibilità per i ricercatori e uno strumento di marketing per le Università ; interessante l’idea che la “dissemination” sia ormai un paradigma superato verso una nuova metrica basata sull’impact factor. Molto appassionato l’intervento di Bernard Rentier, rettore dell’Università di Liegi, che si è autodefinito “deeply involved in the open access crusades”, che ha illustrato la sua politica di bastone e carota: obbligatorietà del deposito istitiuzionale (90% di successo contro l’8%) a fronte di riconoscimenti (promozioni, finanziamenti). Daniela Baldassari ha presentato la politica OA di Telethon, che insieme all’Istituto Superiore della Sanità , rappresentano gli unici due casi italiani di deposito obbligatorio delle attivita’ di ricerca. Eticità , trasparena, miglioramento continuo e merito sono i valori che guidano Telethon che ha fatto la scelta dell’OA investento l’1% dei propri fondi: una cifra superiore a costi di pubblicazione diversi (pari allo 0,16%). Cecile Ramjoue funzionaria UE ha fatto l’intervento in un italiano perfetto e ha dato un quadro esaustivo di come l’Unione, a partire dal trattato di Lisbona per l’attuazione di uno Spazio Europeo della Ricerca stia creando un quadro forte politico e giuridico di sostegno all’OA, attraverso misure pilota applicate al 7 Programma Quadro e iniziative specifiche. Mauro Guerrini presidente di AIB ha parlato dell’importanza dei metadati e dell’esigenza di collegare i repository istituzionali all’anagrafe della ricerca, con particolare riferimento all’identificazione univoca degli autori. Luciano Paccagnella si è soffermato sul ruolo degli editori e di come sia necessario aumentare le competenze degli autori, affinché siano in grado di negoziare al meglio i propri diritti nei confronti degli editori e delle commissioni di valutazione perché non abbiano pregiudiziali nei confronti degli open journal.

Non so se l’argomento sia stato affrontato negli interventi successivi ma dai titoli non sembrava, e cioè tutto quanto concerne l’open courseware e più in generale le open education resources: vorrei tanto augurarmi che l’anno prossimo anche questo tema sia fra quelli all’ordine del giorno.

[OER in Italy] A course from TACCLE: creating elearning content

The next TACCLE course “Creating your own e-learning content in school education and adult education” which will be organised from 3 April 2011 until 10 April 2011 in Ancona (IT).
With this in-service training our aim is to help teachers to develop state of the art content for e-learning in general and for learning environments in particular.

We try to achieve this by training teachers to create e-learning materials and raising their awareness of e-learning in general. TACCLE will help to establish a culture of innovation in the schools in which they work. The training is geared to the needs of the classroom teachers but teacher trainers, ICT support staff and resource centre staff may find it useful too!

The course programme

Day 1 (03/04/2011)
Arrival, welcome, getting to know each other dinner
Day 2 (04/04/2011)
9h-11h30
– Introduction to e-learning and social media in education
– Introducing online learning environments: Moodle training platform
– How to construct a learning path
13h-18h
– Using mindmapping software ‘The Brain’ for constructing a learning path
– How to create text content

Day 3 (05/04/2011)
09h-11h30
– Introduction to eXe authoring tool
– Creating your own learning path exercise
13h-18h
– eXe exercise: building learning materials based on a learning path part 1 and how to upload them as a SCORM package

Day 4 (06/04/2011
09h-11h30
– Introduction to Podcasting
– Podcast exercise
13h-18h30
– eXe exercise: building learning materials based on a learning path part 2: introducing audio, applying this in Moodle
– Guided visit to Ancona

Day 5 (07/04/2011)
09h-11h30
– How to use images and video in e-learning
– Exercise with image and/or video software
13h-18h
– How to use social media tools in e-learning
– eXe exercise: building learning materials based on a learning path part 3: introducing images and/or video and using social media tools, applying this in Moodle


Day 6 (08/04/2011)

09h-11h30
– Retrieving and re-using digital learning objects
– SCORM files in Moodle
13h-18h
– eXe exercise part 4: finishing the learning materials and uploading them on Moodle as SCORM package
– Presentation of the learning materials created by the participants

Day 7 (09/04/2011)
09h-17h: Excursion to Marche Region
17h30-18h30: Course evaluation
19h30: Farewell dinner

Day 8 (10/04/2011)
– Departure

Participation fee and how to get a grant to pay it all
1300 Euro (675 Euro for full board accomodation + 625 Euro for tuition and course materials). For both participation fee and travel expenses to Italy you can request a grant from the LLP National Agency in your country, which will cover all costs. You can find the address of your national agency on http://ec.europa.eu/education/programmes/llp/national_en.html.

Only participants living in one of the 27 EU member states, a country in the European Economic Area (Iceland, Liechtenstein, Norway) or Turkey can register for the second TACCLE course and apply for a grant. Italian participants are not entitled to receive a grant since the course will be organised in Italy.


How to apply?

1. Pre-register by clicking on the following link: www.tinyurl.com.au/bz3
2. You will receive a pre-registration statement from the course organiser if you have been accepted on the course.
3. Request a Comenius or Grundtvig grant at your LLP National Agency by validating the application form online. You will receive an electronic delivery receipt.
4. Send 4 signed copies of your grant application form (3) together with the pre-registration statement (2) and the delivery receipt (3), to your National Agency.
5. The deadline for submitting the grant application is 15 September 2010.
6. If you receive a grant from your National Agency, please notify the course organisers immediately: jens.vermeersch@g-o.be. You will then receive the final letter of acceptance.

Date & Time: Sunday, 3 April 2011, 18h30 — Sunday, 10 April 2011, 08h00

Location: Ancona, Italy

Course number: BE-2011-156-001

Registration Deadline: 14 September 2010

Hoping to meet you in April 2011,

Hannelore Audenaert

[OER in Italy] Take part in a European Survey on OER and OEP

Segnalo questa indagine sul tema delle OER/OEP a cura del progetto OPAL [The OPAL Initiative is a partnership between seven organizations including the ICDE, UNESCO, European Foundation for Quality, the Open University UK, Aalto University and the Catholic University Portugal. It is led by the University of Duisburg-Essen, Germany and partly funded by the European Commission.]
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OPAL is producing a quantitative study on the use of Open Educational Resources (OER) and Open Educational Practices (OEP) in Higher Education and Adult Learning Institutions.

This study is based on an online survey in four languages (English, Spanish, French and Portuguese) addressed at four types of stakeholders in at least 8 European countries:

* Policy Maker;
* Manager/Administrator – also institutional policy maker;
* Educational Professional;
* Learner.

You are warmly invited to respond to the survey at http://www.unipark.de/uc/OPAL-project/f861/ and to pass on this invitation to your colleagues and contacts.

The OPAL Initiative thanks you for your contribution and support!

For more information:

OPAL Survey Invitation Sheet {in pdf format aprox. 117KB}

[OER in Italy] Aperto e sociale ecco il nuovo modo di imparare

L’Università Aperta della Catalunya (UOC) ha organizzato a Barcellona, in collaborazione con la locale Cattedra Unesco per l’eLearning, un seminario di due giorni (30 nov-1 dicembre) sul tema Open Social Learning.

Gli speaker invitati erano fra i nomi piu’ noti del movimento dell’open education, tra i quali:

* George Siemens della Manitoba University, autore di Knowing Knowledge (disponibile gratuitamente in rete), teorico dell’apprendimento connettivista ,
* Stephen Downes, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche in Canada e primo teorico del learning 2.0,
* Jay Cross esperto e consulente di aziende e universita’ autore di un libro sull’apprendimento informale e teorico del “rapid learning”,
* Alejandro Piscitelli ideatore del principale portale educativo dell’Argentina e professore all’Università di Buenos Aires,
* Joel Greenberg, Direttore dello sviluppo strategico della Open University inglese.

Gli interventi dei relatori sono stati molto suggestivi e in qualche case persino “visionari”. Sul blog della Cattedra Unesco c’è la sintesi (in inglese) delle sessioni per approfondimenti, proverò a riassumere i concetti più interessanti dal mio punto di vista:

* l’apprendimento strutturato così come è concepito oggi è irrilevante: è necessario un apprendimento che preveda una partecipazione attiva orientata a “costruire significato” (sensemaking); la costruzione di significato si attua a partire dalla creazione di connessioni ed è necessario capire come si costruiscono queste connessioni; l’abbondanza delle informazioni disponibili oggi facilita la costruzione di nuove connessioni: i corsi preconfenzioanti sono un terribile sottoinsieme di trasferimento di informazione; l’apprendimento dev’essere guidato dalle relazioni e abilitato dalle tecnologie; il ruolo degli insegnanti dovrà essere quello di “facilitatore delle connessioni”; anche la scienza è vista come un insieme di connessioni; [G. Siemens]
* si possono cambiare i comportamenti attraverso il divertimento (www.thefuntheory.com), per questo motivo Facebook può essere usato come strumento didattico e anche perché oggi è lo strumento più utilizzato per la costruzione dell’identità digitale (non ci sono “brutti” in Facebook); FB è uno strumento per l’edupunk, ovvero per ridefinire le relazioni fra potere e conoscenza dentro le Università, gli studenti diventano produttori di contenuti (come in questo video ¿Quién es Carlitos?); Facebook non è la risposta a tutte le domande ma è una dimostrazione del concetto di edupunk anche in situazioni di divario digitale; [A. Piscitelli]
* gli studenti oggi hanno anche una vita digitale e l’università deve riconoscerla e non creare barriere: oggi gli studenti si adattano al sistema educativo, ma dovrebbe essere il contrario; l’apprendimento dev’essere aperto e sostenibile ma putroppo non c’è riuso delle risorse educative aperte, nè si possono dismettere gli old-media; gli insegnanti devono essere allenatori alle ontologie; i motori di recommendations sono sempre più importanti; [J. Greenberger]
* [l’enigma delle risorse educative aperte: chi le produce e chi le usa?] il prodotto dell’appredimento è lo studente, l’apprendimento si riferisce alla crescita personale e non alle competenze; due visioni contrapposte: una vede la scienza e la conoscenza come una serie di proposizioni e l’apprendimento come la capacità di ricordare fatti e principi (ma fatti e principi sono dinaminici e non statici, nei sistemi complessi fatti e principi non esistono), la seconda vede la scienza come processo, procedure, pratiche che vanno insegnate, con il rischio di confondere la metrica con il processo); una terza visione che è quella di Downes che vede la scienza come conversazione fra le ricerche e gli esperimenti, una forma di conversazione con la natura e, come conversazione fra gli scienziati, una rete di interazioni, che istanziano il vocabolario di un’ontologia, un modo di interpretare il mondo; chi possiede queste conversazioni? non si può produrre conoscenza per le persone, per questo l’unica risorsa educativa aperta sostenibile è quella prodotta da chi apprende: i grandi beneficiari sono le persone che producono le risorse, chi si limita a guardare non impara [S. Downes].

Sembra esserci una grande distanza fra quanto teorizzato e quanto effettivamente si può applicare nei contesti educativi attuali, anche se nel convegno sono state presentare esperienze reali quali il corso massivo di Siemens e Downes, il ProyectoFacebook, il Sapo Campus.

In queste visioni, non ci sono gerarchie fra chi apprende e chi insegna (o almeno sono molto sfumate), i materiali didattici non devono essere precostituiti ma sono il risultato finale dell’apprendimento, tutto si basa sulla relazioni fra i pari e con gli insegnanti.

L’Open Social Learning potrebbe essere la risposta a situazioni in cui non ci sono insegnanti, né libri, né scuole: per questo l’Africa è stata più volte evocata (sia per le difficolta’ dei partecipanti a essere presenti, sia perché alcune esperienze presentate erano rivolte a persone africane): i cellulari si stanno rivelando una tecnologia sostenibile per consentire quelle “connessioni” che oggi appaiono cosi’ fondamentali.

Grande assente di tutto il dibattito è stata la valutazione, che non a caso sarà forse il tema della prossima conferenza: il dibattito prosegue.

[l’articolo e’ pubblicato anche su Yurait – leggi i commenti

Open Education al Salone del Libro

Giovedi 13 maggio alle 15.30 vi aspetto al Salone del Libro Stand della REgione Piemonte, alla tavola rotonda su Open Education: ci saranno Rosanna de Rosa direttore di Federica, il primo progetto italiano di opencourseware ad essere su Itunes, Juan Carlos de Martin e Federico Morando di Creative Commons Italia che presenteranno le iniziative del Centro Nexa e Cecilia Cognigni di AIB Piemonte che parlerà del rapporto fra open education e biblioteche.

A partire dal concetto di OpenEducation, che nasce dall’incontro dei paradigmi elearning, open source software e licenze creativecommons la tavola rotonda, della durata di dirca 1.30 intende approfondire il tema dei contenuti aperti.
Il modello a cui spesso si fa riferimento per le Risorse Educative Aperte (OER – Open Education Resources) è quello del MIT ma sono moltissime oggi nel mondo le realtà che discutono e affrontano questo tema da angolazioni diverse. Il dibattito è stato avviato grazie al supporto strategico dell’UNESCO e ai finanziamenti sostanziosi della Hewlett William and Flora foundation.

I contenuti aperti sono oggi considerati uno dei temi chiave nel mondo educativo, come ha evidenziato il rapporto Horizon 2010 (The 2010 Horizon Report http://wp.nmc.org/horizon2010 curato da The New Media Consortium e EDUCAUSE Learning Initiative) unitamente a mobile computing, ebook, realtà aumentata, interfacce naturali (gesture based computing) e analisi visuale dei dati.

A partire dagli indirizzi internazionali, quali può essere sull’impatto dei contenuti aperti sulla didattica in Piemonte e in Italia, in riferimento alle nuove indicazioni del MIUR sui libri elettronici per le scuole ? Qual potrebbe essere l’impatto in termini piu’ ampi di diffusione della lingua italiana nel mondo sia in riferimento alla recente approvazione della legge regionale sul software libero che prevede anche traduzioni e realizzazione di materiali didattici?



Il meme di Hitler e le OER

Frame del video digital humanitiesTutto comincia da Critical Commons, un video-portale nato nell’aprile 2009 per educatori che fornisce informazioni sul fair-use (una cosa che in Italia è stata malamente tradotta con una legge che permette di usare immagini a scopo didattico a patto che siano “degradate”) e permette di raccogliere video, taggarli e contestualizzarli per scopi didattici. Per farsi pubblicità , quelli di Critical Commons hanno pensato di utilizzare una clip del film “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler”: il video con i sottotitoli modificati è questo Digital Humanities and the case for Critical Commons.

Personalmente ho trovato il video divertente (“Tutti quelli che hanno usato Wikipedia escano dalla stanza” “Come possiamo controllare la qualità di Internet” “Chi spenderà ancora 40.000 dollari per andare al college?” “Imparano abbastanza da soli”) perché riecheggia una diatriba in corso fra “digital humanities” e “media studies”: ma non tutti sulla lista dov’è stato segnalato da Jeremy Husinger, l’hanno presa bene, in particolare i tedeschi.

Non è servito dichiarare che il video è un meme che conta centinaia di adattamenti a partire dal 2008, di cui ha parlato anche il New York Times e che fanno ridere anche il regista del film originale Oliver Hirschbiege . La discussione sulle provocazioni di Critical Commons attraverso il video è stata spazzata via dalle considerazioni sulla presunta immoralità , sul cattivo gusto e la scarsa intelligenza del video.

L’impatto emotivo del video è fortissimo e questo motiva la rabbia di chi non trova niente da ridere nelle parodie, ma al tempo stesso (forse) spiega perché in molti hanno avuto l’idea di utilizzare un simbolo del male assoluto per richiamare l’attenzione.

Ridicolizzare un dittatore folle non è un modo per banalizzare il tema dell’Olocausto, una tragedia incancellabile da cui putrtroppo non semba che il genere umano abbia imparato molto.