Se potessi avere un milione di $ al giorno…

Ovvero la campagna elettorale US…

Non commento ma raccolgo l’invito di di Berny a non farsi prendere dai facili entusiasmi rispetto a presunte aperture al dialogo via Internet. A che mi serve sapere che sono a soli due gradi di separazione da Hillary Clinton e a tre da Obama via linkedin? Fortunatamente non ho neanche l’illusione di poter avere fra i miei contatti, politici italiani di una certa importanza.

Se dovessi votare in US dovrei scegliere prima a quale lista di partito iscrivermi, ma grazie a Twitter non avrei difficoltà sapere dove e a che ora ci si trova per sostenere il mio candidato.

Credo pero’ che questa grande rete offra grandi opportunita’ di lavoro per tutti, nuovi mestieri che forse neanche Orwell avrebbe potuto immaginare. Con cifre anche di un certo rilievo, un Ferrara, potrebbe rifarsi una vita in Vaticano o un Meluzzi post massone, potrebbe ritornare ai primi amori…. scurdammoce o’passato…. e’ solo come sempre una questione di soldi.

Non pensare…

Ebbeni si, sono una di quelli che guarda i cartelloni pubblicitari per strada… credo da non piu’ di quattro/cinque giorni mi sono ritrovata nel paese dove le bugie ripetute tre volte diventano verita’ (“la sinistra ha messo in ginocchio questo paese”, ci dice Berlusconi) pero il “rialzati Italia” e’ un messaggio che ha connotazioni positive… addirittura Martinat, non nomina manco gli avversari, prendendosela con “questo colore” (il rosso ovviamente) che a sua volta avrebbe danneggiato gravemente il paese.

Tuttavia il faccione di Veltroni mi inquieta con il suo invito a “non pensare” (…a quale partito, ma pensa a quale paese). Ma chi e’ che firma queste campagne di comunicazione?

In che senso “non pensare”? “l’una o l’altra per me pari son” non fa fare bella figura neanche a chi la canta…. comunque con tutto il rispetto, io continuerei a pensare, se non disturba troppo ovviamente

il mio primo barcamp…torino 2008

logobarcampto2008

Stamattina sono passata velocemente al Circolo dei Lettori, una bellissima sede che, questa volta mi ha fatto un effetto stranissimo.. nonostante gli stucchi, gli specchi e le tappezzerie ottocento delle sale, sembrava il posto ideale per un evento non organizzato e non strutturato come il barcamp, salette contigue, da cui entrare e uscire per scegliere quale presentazione seguire.. ho sentito a pizzichi e bocconi, solo tre presentazioni (tra qui quello delle mondine di novi), il clima mi e’ piaciuto moltissimo. Complimenti a tutti quelli che ci hanno messo energia ed entusiamo.

si muore un po’ per poter vivere…

keilabflyingaway

Grazie a VerMario, anche il KEILab ha avuto il suo estremo saluto. Adesso chissà se Axell riserverà un malinconico saluto alla sua creatura a cui è toccata la medesima sorte.

Tante cose fatte e tante se ne sarebbero potute fare ancora, e anche se a volte si si vorrebbe restare fermi mentre tutto intorno si muove, non funziona mai. Ognuno di noi potra’ farsi il proprio bilancio, decidere se nel cambio ci ha perso o guadagnato, ma un momento di tristezza per le cose che prematuramente finiscono è inevitabile.

Idee, progetti, persone …. vanno, vengono.. cambiano forma come le nuvole… quindi lasciamo la parola al poeta 😉 Leggi tutto “si muore un po’ per poter vivere…”

Education at a glance 2007

Un evento molto interessante a cui ho avuto il privilegio di partecipare il 18 dicembre scorso e’ stata l’inaugurazione della Biblioteca OCSE a cura della Fondazione Rosselli

E’ infatti disponibile presso la Fondazione l’intera produzione OCSE per docenti e studenti che vogliano consultare gli oltre 600 rapporti annui che sono prodotti dall’Organizzazione. L’incontro era uno dei seminari “lampo” a numero chiuso che la Fondazione ha intenzione di organizzare anche in futuro e verteva sul rapporto legato allo stato dell’educazione nel mondo nel 2007. Il Presidente della Fondazione, Riccardo Viale, ha fatto una breve introduzione, in cui ha ripreso la sua personale visione del sistema educativo italiano (già pubblicata in un articolo sul Sole24ore), in cui egli vede il sistema scolastico italiano come un mostro, dal corpo gigantesco e la testa piccola (la spesa per il corpo insegnanti e’ una delle piu’ alte d’europa, ma gli insegnanti sono pagati poco e lavorano meno), il sistema universitario come un hobbit dal corpo esile e dalla testa grossa, in cui la spesa per studente e’ molto bassa, ci sono pochi insegnanti e pochi studenti stranieri (ad eccezione del Politecnico di Torino, che supera di 7 volte la media italiana) e con una capacita’ scientifica mediocre con un basso numero di citation score (ma sono anche pochi i ricercatori), e infine la formazione continua come un cavaliere inesistente. Ha anche parlato di un nascente organismo di coordinamento regionale per favorire una maggiore integrazione fra secondaria e università . Ha chiuso il suo intervento proponendo un sistema di valutazione “all’inglese” dell’universita’ e di aumentare la possibilita’ di arrivare fino ad 1/3 del finanziamento universitario attraverso una politica di tasse di iscrizione che tenga comunque nella dovuta attenzione le fasce di reddito.

A seguire è intervenuto il resp. della Direzione Regionale del MPI, dott. DeSanctis, che ha detto che le statistiche non tengono conto di una specificità tutta italiana che e’ quella dei 500.000 insegnanti di sostegno che gli altri paesi non hanno e ha rilevato un’incongruenza sulla modifica al titolo V, legato alla al passaggio di competenza delle regioni, perche’ le economie realizzate a livello regionale ad oggi non rientrano nei bilanci regionali. La dott. Bertiglia, intervenuta in qualità di consulente dell’Ass. Regionale all’istruzione, ha dichiarato che il Piemonte ha chiesto all’OCSE dati su un campione regionale. Inoltre si e’ domandata che fine fa l’occupazione non di alto livello. L’ass. provinciale all’Istruzione, Umberto D’Ottavio, ha ribadito la necessita’ di migliorare la capacita’ di orientare i giovani che scelgono la scuola secondaria di 2 grado (7 su 10) soprattutto in base a conoscenze e amicizie e che l’aumento delle iscrizioni al liceo, di fatto si traduce in una non-scelta dell’indirizzo di studi. Nella nostra citta’ tutti proseguono gli studi dopo le medie ma solo il 50% degli iscritti arriverà al diploma.

Allora mi chiedo, ma se e’ cosi’ evidente il disorientamento di questi ragazzi nello scegliere una scuola dopo le medie, e se l’unica cosa che funziona e’ il passa parola, o la possibilita’ di fare gruppo, perche’ non incentivare di piu’ l’uso di queste famigerate “reti sociali”? Perche’ non investire sui ragazzi che sono al termine delle superiori ‘per orientare i loro colleghi piu’ giovani? e perche’ non replicare questo modello anche a livello universitario? Sarebbero sicuramente molto piu’ credibili e le ovvie “visioni personali” potrebbero essere corrette dalla “saggezza della folla”.

Il rettore del Poli, prof. Profumo, si e’ focalizzato sul fatto che il sistema industriale locale non da’ speranze ai giovani,umiliandoli con proposte economiche mortificanti.

D’Ottavio e Profumo hanno convenuto sull’esigenza di fare orientamento gia’ dalla 4 superiore e soprattutto di fare il test d’ingresso all’univ. a febbraio.

E’ seguito un dibattito,interessante e io ripropongo qui le mie domande: perche’ non usare di piu’ le reti sociali (tanto i ragazzi lo faranno comunque), perche’ davvero non pensare ad un modello di scuola nuova, in grado di valorizzare talenti specifici (non necessariamente si puo’ essere bravi in tutto) con percorsi personalizzabili, e infine perche’ nessuno parla della consultazione pubblica avviata dall’Unione Europea?

Tv e dintorni

Televisioni Digitali: le nuove Sofa-Tv… e non solo

seminario– il 13 dicembre 2007 l’Osservatorio sulla nuova TV della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato il suo rapporto di ricerca annuale. Aula gremita, circa 600 persone, e’ gia’ la dice lunga in questi tempi in cui spesso i relatori sono piu’ numerosi del pubblico, organizzazione inappuntabile, compresa la consegna del rapporto di ricerca all’uscita. I ricercatori del Poli hanno tentato di mettere un po’ di ordine nel concetto di nuova tv, proponendo una classificazione non tanto basata sugli aspetti tecnologici (ormai difficile data la convergenza e lo sfumare di confini fra i diversi formati, dispositivi,ecc) ma sulla user experience, o modelli di fruizione, approccio che ho molto apprezzato e che condivido. Si e’ parlato quindi di tre grandi famiglie: le sofa tv, le desktop tv e le hand tv. Queste tre famiglie sono in competizione fra loro sia nei confronti dell’utente finale per quanto riguarda il tempo e la capacita’ di spesa, sia nei confronti delle imprese che investono in pubblicità . La ricerca ha censito circa 1100 canal, intesi come aggregati di contenuti e sono stati approfonditi 50 casi di studio. Il report completo si può scaricare da qui

Gli scenari emergenti sono stati sintetizzati da un punto di vista tecnologico, con il neologismo “internettizzazione”, ovvero l’adozione di strategie multicanali, multiterminali e legate all’aumento della banda larga disponibile e alla sua distribuzione piu’ capillare. Dal punto di vista sociologico, si e’ inventato invece il neologismo “webbizzazzione” ovvero approccio piu’ ipertestuale, non standard e molto legato al paradigma 2.0 Le due tavole rotonde che sono riuscita a seguire quella sulla sofa tv e sulla desktop tv, a mio avviso hanno riproposto la dualità che vivo ogni giorno nel mio lavoro: chi vede la nuova tv da un punto di vista tecnologico e quindi si interroga sulle nuove possibilita’ derivate dall’adozione di protocolli IP, della capacita’ e disponibilita’ di banda, dei dispositivi di ricezione e chi vede fasce di utenti in sofferenza, perchè la tv non e’ ancora in grado di rispondere alle loro esigenze.

Il seminario e’ stato interessante ma molti aspetti non sono stati presi in considerazione, qualcosa vorra’ dire se oggi e’ possibile fare tv senza investimenti, se un cellulare e’ in grado di fare riprese di qualità quasi professionale addirittura in diretta… per non parlare del casino che ancora regna sul piano legislativo anche rispetto al digitale terrestre…. e che nonostante tutto qui da noi non siamo ancora riusciti a risolvere un certo conflitto di interessi 😉

Nonostante questo, almeno sembrava di essere in un mondo reale, rispetto al convegno del 5 dicembre de Co.Re.Com Piemonte “

La buona tv in Piemonte Рuna televisione migliore ̬ possibile

in cui sembrava di essere saliti sulla macchina del tempo e di essere atterrati nei primi anni ‘80, in cui esisteva la RAI, Mediaset e le nascenti Tv Locali, la cui produzione e’ da sempre sostenuta da mobilifici, concessionari d’auto, chiromanti e spogliarelliste. L’evento aveva come obiettivo la sottoscrizione di un Codice di autoregolamentazione (proposto pero’ dalla Regione quindi non proprio “auto”), dell’istituzione di un bollino di qualità e la promozione di un concorso. E’ stata inoltre presentata una ricerca fatta da un istituto di Roma, che ha monitorato per un mese le emittenti locali e si, ha scoperto che la produzione per bambini e’ quasi inesistente…!!! Va reso merito al CoReCom di aver voluto evolvere da strumento di controllo a strumento di promozione dndstata data la parola) dovrebbero cercare di rendersi conto che il mondo dei media e’ in profonda evoluzione.

Creating value through digital commons

Nel seminario Creating value through digital commons che si e’ svolto al Poli il 14 novembre – il programma –

ho avuto l’opportunità di ascoltare alcuni interventi molto interessanti. In particolare

Jean Michelle Dalle attraverso lo studio della gestione di “bug” o meglio di “superbug” nelle community open source software e nella gestione di “wikibug” in wikipedia, ha dimostrato una differente organizzazione nei processi decisionali e cio’ che e’ emerso che in parte di tratta di processi stigmergici e in parte di gestione consapevole.

per approfondire Stigmergic collaboration : Stigmergic Collaboration: The Evolution of Group Work –http://journal.media-culture.org.au/0605/03-elliott.php Leggi tutto “Creating value through digital commons”

digital divide: emilia romagna -piemonte 15 a 0

Stamattina all’ITI Majorana si e’ svolto un convegno dal titolo molto lungo: “TLC, prossimo futuro – Superamento del Digital Divide Sviluppo del Territorio Integrazione Sociale” promotore l’Associazione Italiana Consumatori. qui l’invito/programma. L’idea credo fosse di sottolineare l’importanza delle infrastrutture telematiche per lo sviluppo del territorio.

Pubblico molto scarso, e conseguente reclutamento degli studenti della scuola che hanno per altro assistito con molta devozione alle presentazioni e al dibattivo.

Presente l’Ass. Deorsola che ha vagamente presentato un progetto di infrastrutturazione sulla banda larga in Piemonte, i consiglieri Buquiqqio (capogruppo Italia dei Valori) e Spinosa (capogruppo Verdi) non hanno detto una parola e si sono affrettati ad andarsene insieme all’Assessore dopo la presentazione delle attivita’ della scuola ovvero prima dell’interessante presentazione sulle misurazioni fatte dal Majorana sulle emissioni delle antenne wireless, e prima della tavola rotonda.

Hanno poi discusso il prof. Cancellieri dell’Univ. di Ancona, Amos Giardino, presidente degli Ordini professionali, il dr. Eusebi dell’Assoconsumatori, il Vicepresidente dell’Associazione Piccoli comuni e l’ing. Mario Cester del Centro Marconi.

A quest’ultimo e’ stato affidato il compito di presentare “l’impatto della banda larga sullo sviluppo delle ict in Piemonte” ed ha detto cose piu’ o meno corrette su accordo telecom e reduce digital divide, wipie (“la nuova rupar2 che collega le amministrazioni”), top-ix (“e’ un anello che connette le citta’ principali e da la possibilita’ alle aziende che lo chiedono di avere la banda larga per due a 2000 euro”).

Poi grandi lamentele sul fatto che i piccoli comuni non hanno banda, che il bando wimax nasce gia’ vecchio, che la telecom non funziona.. e su tutto la notizia del giorno: l’Emilia Romagna ha firmato l’accordo con il Ministero per le Comunicazioni per la riduzione del Digital Divide- 100% in rete, per cui hanno avuto 15 milioni di euro da Gentiloni. “auguriamo al Piemonte di essere in grado di fare altrettanto”

Che idea si saranno fatti i ragazzi (futuri e attuali elettori, imprenditori, ecc) della loro regione,? nessuno ha detto loro che in Piemonte esiste un progetto che ha come sottotitolo “la rete uguale per tutti” che stanzia per il periodo 2002-2007 circa 100.000.000 Euro

Pare davvero che i piemontesi non sanno proprio cosa sia il marketing sociale, piu’ volte richiamato dal Dr. Eusebi.

molto mobile, un po’ di rfid e poco 2.0 nella sanita’

Il 19 ottobre 2007 ho partecipato all’evento “Cartella clinica elettronica, gestione del farmaco automatizzata, telemedicina: l’innovazione Mobile & Wireless al cuore della Sanità “

http://www.osservatori.dig.polimi.it/dettaglioEvento2.php

In generale l’impressione e’ stata molto positiva: interessante il modello degli osservatori (politecnico + aziende italiane + multinazionali) del Politecnico e la metodologia utilizzata per la ricerca, basata su casi di studio e su valutazione d’impatto.

L’unico intervento in cui si e’ parlato (una slide) di web 2.0 e’ stato quello di C. CAccia, del Direttivo AISIS, in cui si riferiva al concetto di empowerment del cittadino, basato su servizi information intensive che arrivano sul device del “cliente” (apprezzato da tutti il fatto che non abbia usato la parola “paziente”).

La mattina e’ stata divisa in due parti: la prima dedicata alla presentazione della ricerca (50 casi, 290 applicazioni, 24 operatori di filiera) e la seconda alla presentazione di alcuni “casi”.

La ricerca e’ coordinata dal prof. Alessandro Perego, docente di logistica al Politecnico, e direttore di vari osservatori tra cui RFID, Mobile Business.

Sia per la cartella clinica sia per la gestione del farmaco, i casi sono stati collocati all’interno di “griglie”, che su un asse rappresentano le tecnologie e sull’altra le attivita’ svolte all’interno degli ospedali. Per quanto riguardava la cartella, i casi sono stati raggruppati all’interno di tre scenari di riferimento:

1) gestione solo cartacea (definita “ottocentesca”)

2) gestione semi informatizzata (acquisizione dati al letto del paziente) – costituisce “il riferimento base” per la valutazione di impatto

3) utilizzo di applicazioni mobili

La valutazione di impatto ha misurato

1) aspetti gestionali (gestione dei dati amministrativi, scorte),

2) aspetti clinici (eliminazioni errori, supporto alla decisione, contenzioso)

3) aspetti legati alla sicurezza

ed ha misurato i risultati in termini di risparmio di TEMPO, relativamente ad una migliore gestione dei dati e alla riduzione delle inefficienze.

I risultati dell’introduzione di applicazioni mobili (relativamente alla cartella), in un contesto dove gia’ esisteva un qualche livello di informatizzazione, mi sono sembrati significativi:

per l’assistenza medica, un risparmio di 21 min a paziente per la gestione di inefficienze, e 10 min a paziente per visite,esami

per l’assistenza infermieristica, 25 min di risparmio per la gestione delle inefficienze e 5 min per terapie, esami ecc.

Molto interessanti le presentazioni a cura del prof. Callisto Bravi dell’osp. Luigi Saco,che ha presentato il caso relativo all’assistenza domiciliare di malati oncologici terminali, e quella del prof. Maurizio Marcegalli, referente del Network Cardiologico, che nel capoluogo milanese collega 21 ospedali e 18 laboratori di emodinamica che grazie ad applicazioni di teleECG ha ridotto il tempo medio di intervento su infarti da 108 minuti a 45.

Aspettiamo la pubblicazione delle presentazioni sul sito dell’osservatorio