Slow Tech and ICT – A Responsible, Sustainable and Ethical Approach

Questa è la mia recensione di “Slow Tech e ICT – A Responsible, Sustainable and Ethical Approac” di N. Patrignani e D. Whitehouse

per la Newsletter Media and Learning maggio 2018

“Cari lettori, le ICT  stanno distruggendo la vita delle persone. ”  Ecco come gli autori introducono il lloro ibro: non c’è spazio per eventuali fraintendimenti, il messaggio è forte e chiaro. Ma non sono luddisti o tecno-scettici: propongono una profonda riflessione sul design e l’uso delle ICT centrate sull’uomo.
Gli autori propongono un approccio all’ICT responsabile, sostenibile e etico o in altre parole, buono, pulito e giusto. Riconoscono l’ispirazione ad alcuni pensatori, come Carlo Petrini, fondatore del Movimento Slow Food checontrasta l’ascesa di fast food e vita veloce e si concentra sulla relazione tra cibo e ambiente, Alexander Langer con la sua riflessione su un nuovo il concetto di benessere, basato su uno stile di vita più lento, più profondo e più dolce e insieme la necessità di un cambiamento ecologico che può aver luogo solo se diventa socialmente desiderabile e René von Schomberg, che come policymaker dell’UE, lavora per un’innovazione responsabile che sia socialmente desiderabile, inclusiva e ecosostenibile.
Le ICT sono buone se mettono gli esseri umani al centro a partire dai loro bisogni e utilizzanp un approccio interdisciplinare in base al quale umanista e tecnologo lavorano insieme. Sono pulite se si tiene conto dell’impatto sull’ambiente, vale a dire la scarsità di metalli delle terre rare, i consumi energetici della nuvola e ii mega centri e il riciclaggio di rifiuti elettronici. Infine, è giusto se i diritti umani e la salute e la sicurezza dei lavoratori sono rispettate per tutta la catena del valore,

Anche per l’istruzione, le buone ICT sono importanti: il web offre enormi risorse e opportunità per migliorare l’accesso alla conoscenza, ma è importante che gli insegnanti aiutino gli studenti a coltivare un modo più profondo di scrivere e parlare e diventare in grado di interagire con strutture complesse, in termini di linguaggio e pensiero.

Gli esseri umani hanno bisogno di tempo per pensare, meditare e discutere: essere in una ‘modalità di input sempre attivo’ può portare a diventare obiettivi passivi di messaggi e facilmente manipolabili.

Questo libro è pubblicato da Palgrave Macmillan con ISBN: 978-3-319-68943-2

Libro: Lingua, Coding e Creatività

Ho conosciuto Stefano Penge   l’anno scorso grazie a Rodolfo Marchisio che ci ha coinvolti entrambi in un evento formativo per l’Associazione Gessetti Colorati di Reginaldo Palermo, sul tema coding a scuola. Le nostre posizioni sono  distanti:  l’Associazione DSchola, di cui sono direttrice,   dal 2012 promuove attivita’ sul coding e  Scratch, organizza un festival nazionale addirittura aperto alle superiori e con premi per i vincitori, organizza corsi per bambini delle elementari e per docenti di sostegno:  insomma tutto quello che  Stefano (e molti altri esperti come lui) discute e analizza, soprattutto per proporre alternative.  Sono incuriosita dalle riflessioni sul tema della programmazione come narrazione  e quando Stefano mi ha proposto di collaborare alla sua idea di mostra del coding, ho accettato con interesse.   

Questa è la mia recensione del libro “Lingua, Coding e Creatività”  di Stefano Penge. 

Attraverso la lingua ci rapportiamo al mondo: è uno strumento che prescinde da noi stessi, che ci permette di conoscere gli altri, scoprendo cosa ci unisce e cosa di differenzia. Leggi tutto “Libro: Lingua, Coding e Creatività”

Socialbot and their friends (recensione libro)

Questa è la mia recensione per la newslettere  Media & Learning – Maggio 2017 del libro “SocialBots and Their Friends – Digital Media and the Automation of Sociality”
A cura di Robert W. Gehl e Maria Bakrdjieva

“I robot sono le nuove app”, ha detto il CEO di Microsoft, Satya Nadella, nel 2016. La sua visione del modo in cui gli esseri umani interagiranno con la macchina era la  “conversazione come una piattaforma”, in cui l’Intelligenza Artificiale (AI) consente ai computer di essere in grado di interagire con le persone, utilizzando l’interfaccia umana più naturale, la lingua. Leggi tutto “Socialbot and their friends (recensione libro)”

The Class: Living and Learning in the Digital Age (recensione libro)

Che cosa vuole dire imparare? Quali sono gli obiettivi della scuola ed educazione? In che rapporto sono oggi questi tre aspetti della gestione della conoscenza? Che significato hanno le tecnologie digitali per i giovani? Come si colloca la scuola nella vita quotidiana dei tredicenni di oggi?

Il libro “The class – living and learning in the digital age”  traccia una risposta a queste domande attraverso un’analisi etnografica durata un intero anno, seguendo un’intera classe di ragazzi fra i 12 e i13 anni di una scuola secondaria pubblica della periferia di Londra, fuori e dentro la scuola.

Il libro prende il via delle prospettive teoriche degli autori sull’apprendimento e quindi quali sono le domande che si pongono nell’indagine, descrive la metodologia usata e finalmente la descrizione su cosa significa vivere e imparare e le loro connessioni, ma soprattutto disconnessioni fra i tre mondi da loro abitati: scuola, famiglia e amici.

La vita quotidiana nella tarda modernità richiede di conciliare approcci ambivalenti verso i cambiamenti socio-tecnici che sono visti come minaccia e promessa. Siamo sempre di più messi in condizione di prendere decisioni in questa società che non dà più certezze, ma che spinge all’individualismo, alla ricerca di successo e di prestigio. I genitori sono più ansiosi, dedicano più tempo al lavoro e meno alla famiglia, i ragazzi stanno bene a casa anche se sono più preoccupati per il loro futuro. La scuola rappresenta ancora un contesto specifico di accordi, regole ed aspettative  ma che non necessariamente definiscono che cosa significhi essere educati. L’accesso all’educazione è fornito e valorizzato per i suoi benefici economici all’individuo e all’economia e la scuola favorisce la competizione individuale, per costruire buoni cittadini, che siano al tempo stesso in grado di auto controllo  e auto regolazione. I ragazzi devono trovare la propria automotivazione nella società del rischio individualizzato.

Osservando gli studenti dentro e fuori la classe, intervistando le famiglie, visitando le loro case, osservandoli nei momenti di comunità con gli amici, emerge quanto questi mondi siano separati e intenzionali a restarlo. Gli insegnanti temono che i ragazzi portino in classe le tensioni che vivono in famiglia e le famiglie non sembrano interessati a capire quello che i ragazzi fanno in classe o con il computer.  La vita condivisa con gli amici è uno spazio di libertà, uno spazio per il se’ fuori dal controllo della famiglia e della scuola: in questo i social rappresentano uno spazio non controllabile per gli adulti.  Le famiglie hanno imparato a vivere insieme separatamente e le mura delle case non costituiscono più il confine con il mondo esterno, quello degli amici: debbono trovare faticosamente una mediazione fra il calore e il rispetto interno e l’esigenza di crescita e apertura verso l’esterno dei giovani.

Le conclusioni degli autori sono articolate e descritte attraverso il caso di un concorso annuale scolastico che ha riassunto in modo paradigmatico le tensioni e le pressioni di tutto un anno, dimostrando una tendenza a mantenere lo status quo –  e le esistenti diseguaglianze all’intero della classe. Nota positiva rilevano come l’incertezza della privacy nelle comunicazioni, renda sempre più di valore le interazioni di persona.

 

Lettura collaborativa e libri invertebrati

L’ibridazione fra carta e digitale, ogni giorno si arricchisce di nuove forme. La community italiana dei bibliofili non può che gioire dell’accordo fra Anobii e IBS, che garantirà forse la sopravvivenza della community. LibraryThing ogni giorno ne inventa una nuova… dopo l’early review (recensioni in cambio di libri) governata dagli editori, ora anche i singoli autori possono usare LT per regalare libri in cambio di recensioni; un’altra chicca divertente è la possibilità di sapere se nella nostra libreria ci sono volumi che sono stati amati da personaggi famosi, da Kafka a Marylin Monroe: se ne occupa il gruppo I See Dead People’s Books.

Grazie al post di Fred Cavazza,  Mes 3 sites ‘coup de cœur’ (bis) ho scoperto il sito per i lettori ghiottoni, Bookglutton: non serve a catalogare la propria libreria ma a leggere insieme, annotando passaggi e discutendo singoli paragrafi. Sul sito sono disponibili alcuni testi classici (L’arte della guerra, Alice nel paese delle meraviglie) e non; gli iscritti ne possono caricare altri, fino a un massimo di 5, a patto che siano in formato EPUB (o altro) e non protetti (NO DRM). A parte il divertimento, non è difficile immaginare le potenzialità didattiche che quest’idea potrebbe avere.

Su Knol, la wikipedia di Google, Marco Guastavigna e Marina Boscaino stanno scrivendo di come cambia il lettore, che hanno ribattezzato e-lector: si può commentare e discuterne con loro.

Attrspinelessaverso BookGlutton, sono arrivata a Spineless Book, una casa editrice fondata nel 2002, che produce e distribuisce letteratura elettronica, con particolare attenzione alla scrittura collaborativa, alla sperimentazione formale, e al pensiero utopico.

E se il futuro dei libri vi sta a cuore, non potete perdere  quest’articolo: Google & the future of books. pubblicato sul New York Rewiew of Books, a firma di Robert Darton, prof. di Harvard, esperto di storia dei libri nonché bibliotecario. L’articolo è molto lungo ed è difficile da sintetizzare: dalla teoria della Repubblica delle Lettere, diffusa nel 18 secolo, che postulava un mondo senza confini e ineguaglianze dove la conoscenza poteva circolare liberamente si passa all’analisi degli epistolari come mezzo di diffusione della conoscenza e alla descrizione della sopracitata Repubblica, in realtà un mondo chiuso e inacessibile ai più, passando per il  ruolo delle biblioteche, viste come centri di potere si arriva infine alle luci e alle ombre dell’iniziativa di Google di digitalizzazione di libri.
Merita davvero una lettura, e forse una traduzione…