Narratologia (era battutologia)

Sto leggendo “Storytelling – la fabbrica delle storie” di Christian Salmon e lo consiglio vivamente. Saper raccontare delle storie convincenti è alla base della costruzione delle “visioni del mondo” in senso etnologico.  A partire da  Barthes, a Propp, a Lyotard  per cui anche gli scienziati sono dei narratori… siamo sempre tutti eterni bambinoni, che hanno voglia di ascoltare belle fiabe. Per questo forse non era difficile immaginare che la “narratologia” fosse alla base di strategie di marketing, di management, di politica…. però chissà perchè si sente sempre un po’ scemi quando certi meccanismi vengono disvelati. Mi ha colpito casualmente, il riferimento nel libro ad un articolo di Serge Salimi, di cui  Salmon aveva già parlato  nel 2006  su Le Monde Diplomatique (tradotto anche in italiano), rivela come la struttura narratologica di Reagan, sia la stessa di Clinton, Bush, Sarkosky….. ecco cosa dice Reagan nel 1985, in un discorso alle due camere:

 «La storia delle vostre vite ci ricorda che uno dei nostri slogan più antichi resta sempre di grande attualità : tutto è possibile in America se abbiamo fede, volontà e forza d’animo. Ancora una volta, la storia ci chiede di mettere la nostra forza al servizio del bene nel mondo» 

e non vorrei fare alcun paragone, però sono le stesse parole con cui Obama ha iniziato il suo discorso, non più di quattro giorni fa…

In Italia, dove siamo notoriamente all’avanguardia, ma abbiamo una grande storia, nessuno invece ha pensato di scrivere un saggio sulla battutologia, in fondo lo schema è classico:

1) esiste una tensione interna su qualche tema di carattere sociale

2) si abbassa il consenso verso il governo Berlusconi, che non è  in grado di comunicare con una “bella storia” le misure impopolari che si accinge a mettere in atto

3) appena Berlusconi ha l’opportunità di essere in un contesto formale e internazionale (ovviamente più è  formale più è internazionale e meglio è¨) fa qualche affermazione grottesca, o comunque palesemente offensiva per interi popoli/culture

4) grande indignazione generale e rimbalzo della battuta su agenzie di mezzo mondo

5) Berlusconi, per primo e poi, il suo entourage, dichiarano stupore e incomprensione, dal fatto che la battuta o il motto di spirito (spesso inammissibile per la grevità neanche in contesti ben più informali) non sia stata compresa

6) risultato: tutti parlano delle gaffe collezionate dal premier e i media non si occupano più del problema preesistente.

Dicevo che siamo un Paese di innovazioni, ma anche di tradizioni: già il Castiglione, nel suo “Cortegiano” scritto nell’arco di una vita (molto interessante questa analisi, per chi volesse approfondire: cosa deve fare il cortegiano per il suo Principe? Divertirlo,  ovvero “di-vertire” “dis-togliere”, cioè “distrarre l’animo da cure e pensieri molesti”.

Lo schema è¨di comprovata efficacia e vale la pena di tenerne conto, tutte le volte che ci si trova in difficoltà : quando non riuscite a pagare una rata del mutuo, raccontate qualche barzelletta in banca, se perdete il lavoro, inventate una storiella poco edificante se riuscite a fare indignare la vostra famiglia è fatta. Presentatevi alle prossime elezioni.

Torino che non è Chicago …

Hello Chicago,
If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible, who still wonders if the dream of our founders is alive in our time, who still questions the power of our democracy, tonight is your answer.

Così comincia il suo primo discorso in qualità di neoeletto presidente degli Stati Uniti d’America, Obama, che ha rimarcando la parola “Uniti”: le sue parole sono sempre positive, “un posto dove tutto e’ possibile” “dove il sogno dei padri fondatori è vivo nel nosro tempo” “il potere della nostra democrazia”, voce ferma, la sua postura esprime agio e controllo della situazione, come quasi sempre in questi mesi in cui la simpatia per lui e’ cresciuta giorno per giorno… non aveva rivali, il livore di Mc Cain, non lo rendeva altrettanto simpatico. Forse gli americani si sono stufati di messaggi basati sulla paura…

Tanti anni fa, una canzone di Enzo Maolucci, diceva che “Torino che non e’ New York”, oggi si potrebbe aggiungere che non è neanche Chicago. Anche se anche qui è un posto dove tutto può capitare… si puo’ avere la fortuna di essere città olimpica, e di pagarne il pesante tributo in termini economici con le casse pubbliche esauste.

Dove può anche capitare, di lavorare in un centro di ricerca, considerato il fiore all’occhiello di una multinazionale americana, avviato grazie a finanziamenti pubblici dell’ordine di milioni di euro, e di ritrovarsi dalla mattina alla sera, disoccupati, senza capirne le ragioni. Attoniti e muti, sono rimasti i piu’ di 400 dipendenti lasciati senza lavoro.

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