I sei gradi di separazione dell’open education

six degreeIl corso della Mozilla Foundation conferma la teoria dei piccoli mondi (small worlds), e in particolare l’idea che esistano nodi della rete che funzionano come hub con moltissime connessioni. Alcuni hub dell’open education oggi sono sicuramente David Wiley, George Siemens, Stephen Downes, Jim Groom, Wayne Mackintosh, Philip Schmidt e aggiungerei Susan D’Antoni. Sono nomi ricorrenti per chi segue il dibattito sul concetto di “open” applicato all’educazione, sia che si tratti di open technology, open education e open content. Sono (quasi) tutti collegati al corso, in qualità di “esperti” intervistati o come “casi di studio”.

Susan D’Antoni, non è fra gli invitati dal corso, ma la considero l’antesignana dell’open education: la community sulle OER (Open Education Resources – Risorse Educative Aperte) da lei avviata nel 2005 all’interno della Virtual University dell’Unesco e che ha prodotto tra l’altro la guida OER: The Way Forward (disponibile anche in italiano). Tutte le persone sopracitate sono membri della community UNESCO che oggi conta quasi 200 iscritti provenienti da più di 100 Paesi. Oggi è autorevole madrina di molte iniziative e editor di pubblicazioni sul tema, tra cui forse l’ultima è questo speciale sull OER pubblicato su Open Learning: The Journal of Open and Distance Education.

David Wiley ha avuto un picco di notorietà anche sui media italiani in questi giorni: a lui si deve la frase “Nel 2020 le università come le conosciamo oggi saranno irrilevanti” (era preceduta da qualcosa tipo “se non si innoveranno, come fanno le aziende in questo periodo di crisi”). Da tempo sta lavorando per cambiare le regole, a partire dal suo corso online del 2007 sull’open education: il primo corso con iscritti da tutto il mondo, invitati anche a modificare il programma (syllabus) e alla fine potevano auto prodursi un attestato di partecipazione – come ha fatto Antonio Fini, credo il professore italiano più famoso di questo piccolo mondo, perchè citato in vari articoli, tra cui questo. Wiley nel frattempo ha avviato nello Utah una scuola secondaria online e gratuita, la Open High School of Utah e collabora, in qualita’ di Opennes Chief Officer, a una casa editrice rivoluzionaria, la Flat World Knowledge che tenta un nuovo approccio alla produzione di libri di testo.

Stephen Downes è stato uno dei primi a mostrare segni di insofferenza al mondo delle piattaforme elearning chiuse e costose: nel 2003, scriveva sul futuro dell’apprendimento, precognizzava ambiendi apprendimento personalizzati, apprendimeno informale e auto-organizzato. Insieme a George Siemens, che alla Manitoba University nel 2006, utilizza ELGG (sistema multiblogging) comepiattaforma per la didattica degli studenti, ha avviato il corso planetario sul Connettisvismo e la Conoscenza Collettiva, universalmente riconosciuto come CCK08: un grande esperimento che ha coinvolto più di 1600 persone nel mondo, con luci e ombre, dovute a mio avviso, all’eccessivo numero di attivià e piattaforme da seguire. Un tentativo di coniugare apprendimento informale e serendipity, ma che ha ispirato sicuramente moltissime considerazioni in merito.

Jim Groom, oltre ad aver adottato wordpress multiuser come piattaforma didattica ( Don’t Call It a Blog, Call It an Educational Publishing Platform), è l’inventore del termine EDUPUNK, che ha lanciato con un post sul suo blog– EDUPUNK si basa sulle persone e non sulle tecnologie e la filosofia DIY – Do It Yourself. Nasce in antitesi alle Corporation come Blackboard, che pensano di incorporare la “conoscenza” prodotta dalle persone e di rivenderla agli stessi utenti che l’hanno generata. Rigetta anche l’etichetta “2.0” , che ricorda troppo il concetto di un prodotto in una versione piu’ elegante, mentre favorisce il modello “quick & dirty” che funziona, anche se non ha un gran design.

Wayne Mackintosh è il fondatore del progetto Wikieducator, una community mondiale basata sull’utilizzo del wiki, come mezzo per condividere contenuti educativi. Una community molto viva che organizza varie iniziative tra cui corsi di formazione e supporta vari progetti anche di carattere tecnologico per fornire strumenti open source anche nelle zone a “digital divide”.

Philiph Schmidt è uno dei facilitatori del corso e, oltre a essere da anni un sostenitore dell’open content, ha avviato insieme ad altri 4 colleghi, la Peer to Peer University, un’università basata sulle risorse open disponibili in rete e che ha come obiettivo quello di fornire crediti formalmente riconosciuti a tutti gli iscritti.

Si tratta, come abbiamo visto di persone che propongono idee innovative e in grado di realizzarle attraverso progetti concreti e di dimensioni ragguardevoli, spesso con impatto economico rilevante (in termini di risparmi) e di grande valore etico.

Dopo alcuni anni di pionerismo, il modello dell’open education comincia ad attecchire: si tratta di una battaglia culturale, che l’open source software ha vinto almeno in parte, visto che c’e’ qualcuno che scrive che “nel movimento Open Source chiunque può immettere in rete del codice” perché non è così. Le community Open Source sono aperte a tutti, ma fortemente strutturate e gerarchiche: solo il codice “valido” viene utilizzato e “propagato” attraverso le “distribuzioni”.  Il codice open source è più affidabile perché ha superato un “controllo qualità ” molto duro.

Allo stesso modo i contenuti educativi devono poter circolare ed essere modificati per essere migliorati e ciò implica che devono essere distribuiti con licenze che ne consentano oltre che il libero utilizzo, anche la modifica, cioè la creazione di opere derivate. Su questo tema ritornerò nei post successivi in cuiè mia intenzione descrivere gli strumenti e le tecnologie discusse durante il corso, per poi arrivare alle proposte e le idee emerse.

Reality Check: nerd, giocattoli, pubblicità

Non guardo molto la TV e questo in generale non è bene, perché si perde il contatto con la realtà… cioè con la realtà della TV, che comunque per molti è la realtà reale. Era un po’ che non mi capitava di trovarmi davanti alla TV, nella fascia che per quelli della mia generazione era quella della “Tv dei ragazzi”. Ho visto “cartoni” assolutamente noiosi e tantissima pubblicità di giocattoli. Per i maschietti i soliti pupazzetti da far combattere (una volta erano i soldatini, ora sono muscolosi e potentissimi mutanti protagonisti di manga/cartoon giapponesi) o in alternativa loro bellissimi LAPTOP – quasi come quelli dei grandi – , con la VOCE dei loro guerrieri benianimi. Quasi tutti questi -laptop giocattolo- sono per bambini in età prescolare, e hanno un costo che (su Internet) oscilla fra i 35 e 55 euro. Giocattoli rigorosamente sessisti. Bambine truccate come per le migliori feste queer, tutte alle prese con giocattoli rigorosamente ROSA. No, niente pentoline, che bello, in compenso diari segreti dove scrivere della prima cotta a 6 anni, e la console digitale per la PRIMA SECOND LIFE, con TRE MICROMONDI INCLUSI, CASA, SCUOLA e CENTRO COMMERCIALE!!! Questa è, dicevo la realtà reale di molti

Poi c’è un altra realtà, molto più di nicchia, la realtà di Internet. Questa realtà. La realtà di Punto Informatico e di Alt.Philosophy. Un altro microcosmo, dove c’e’ gente piùinformata e preparata, mediamente più giovane, colta e danarosa, che può permettersi un PC, una connessione. In questa realtà, alla notizia che in due scuole, 50 bambini avranno disposizione un vero laptop, gratis da portarsi a casa per un anno, che useranno, non per giocare ma per studiare, o almeno per provarci, i commenti su cosa si sono focalizzati:

“Dare windows ad un bambino è come dargli le sigarette, gli da dipendenza.”
“spero che almeno abbiano ricevuto qualche buona bustarella dai signori M$ in cambio!”,
“dubito FORTEMENTE che un appalto di questo tipo non abbia visto una proposta economicamente e funzionalmente più vantaggiosa per tutti basandosi su sistemi Linux!”
“Dare a dei bambini in pieno sviluppo fisico degli strumenti totalmente non ergonomici che fanno assumere una postura gravemente sbagliata mi sembra una scelta molto stupida.”
“sperperare danari pubblici in dei giocattoliPerplesso
“e mica li mettevano a bari o palermo eh…turin!”

“>And the cost savings will continue of course.

surely u jest. with microsoft, you are just getting started…

>Not to mention saving on deformed spines from carrying the books. but of course. Welcome to the new century.”

 

[Ma che importa che i PC sono stati dati gratis, senza che nessuno abbia speso una lira, che sia stato possibile fare questa cosa con produttore italiano…e che i PC low cost li ha fatti davvero,

Ma che importa che gli stessi promotori, insegnanti e bambini di questa cosa sono fra i pochi in Italia ad avere avuto davvero fra le mani il “mitico OLPC/XO” di Negroponte, quello “politically correct” ma introvabile e così correct da avere dentro un controllo totalmente opensource – che chiama la casa madre in US;

Eh si, si fanno a Torino – gratis queste cose – mentre DIGISCUOLA è un progetto, finanziato per 25,9 milioni di euro dal Cipe, ha la durata di 18 mesi (giugno 2006 – dicembre 2007) e coinvolge 550 scuole superiori, per un totale di 33.000 studenti e di 3.300 docenti, di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia che doveva produrre contenuti …. ah oggi e’ OPEN ACCESS DAY! sarebbe bello poter vedere quanti contenuti sono stati prodotti per 26milioni di euro.. ma non facciamo il gioco di chi vuole mettere il nord contro il sud…

Eh si, questi poveri bambini, si prenderanno la scogliosi… perché in effetti non è stato possibile mettere i libri dentro al PC, perché gli editori non ci stanno.. hanno paura, che poi l’anno successivo, non potrebbero rivendere i loro bei volumi patinati nella nuova edizione…]

 

e in mezzo a tutto questo rumore, loro i bambini… la settimana prossima vado a vedere cosa ci fanno con sti computer, sperando non siano già troppo drogati di windows, e gli chiederò anche se hanno già una second life in un centro commerciale….

Strategia Oceano Blu

Cover Strategia oceano bluQuesto libro, che letto ormai un paio di anni fa mi aveva molto entusiasmato,  poi come qnon sono riuscita a finirlo. Sara’ che questi best seller americani (da “The long tail” a “Wikinomics” a “The world is flat“) esprimono la loro teoria nelle prime pagine e poi diventano noiosi e ripetitivi. Ricordo che, per Oceano Blu, l’esempio che piu’ mi aveva colpito era quello del “Cirque du Soleil”, forse perche’ cosi’ lontano dal mondo dell’ICT e della tecnologia in genere.

Leggendo quel libro, ho pensato, come credo tanti altri: la fanno facile gli autori, ma come si fa a farsi venire in mente un prodotto/servizio per un cliente che non esiste ancora (sarebbe piu’ corretto dire “di cui nessuno ha intercettato i bisogni”) basandosi sulla cosiddetta “innovazione di valore” anziché sull’innovazione tecnologica, ovvero su un costo che il non-cliente sarebbe disposto a sostenere per avere un certo prodotto/servizio.

Negroponte, un signore che sa il fatto suo, ha impostato la sua campagna basandosi su un obiettivo in termini di “innovazione di valore”, “il laptop da 100 $” individuando nei paesi in via di sviluppo il “non cliente”.

Tuttavia “l’oceano blu” e’ stato conquistato da Asus con il suo EeePC, anche sfruttando Negroponte come sponsor indiretto, che con il suo “brand” personale, garantiva per un PC che nonostante il basso costo potesse essere di grande qualita’ .

Asus ha individuato una fascia di “non clienti” con un maggior potere d’acquisto (le donne? gli studenti?), a cui ha proposto una soluzione basata su un “target di costo”, ovvero non basata su innovazione tecnologica (la tecnologia e’ tutta matura e quindi a basso costo) ma su “innovazione di valore” e facendo diventare un fattore vincente, – la riduzione della complessità dell’interfaccia, quello che per un “cliente” classico, poteva essere una “diminutio”, ma al contempo strizzando l’occhio al mondo “nerd”, proponendo un portatile basato su Linux.

Morale: gli EeePC sono andati esauriti in tempo brevissimo e l’oceano blu, sta rapidamente diventanto “rosso”.

La concorrenza pero’ sara’ su una fascia leggermente superiore, perche’ si parla di schermi un po’ piu’ grandi (8,9 pollici) con tecnologia nuova (chip Atom) e costo intorno ai 500$: praticamente in contemporanea sono stati annunciati (oggi ?) gli ultra portatili di ACER – Aspire e di HP – Compaq 2133.

Non va sottostimato nemmeno l’impatto sul mondo del software: grande successo per Linux (non più relegato a una cosa per “nerd) fino all’annuncio di Microsoft da un lato di prorogare il supporto su XP fino al 2010 e di (anticipare?) l’annuncio di Windows 7.

Essendo una di questi “non clienti” mi sono chiesta chi potevano essere gli altri e l’ho chiesto a Linkedin.