Faccio un po’ di pubblicità a questo mio scritto su Apogeonline: devo dire che è stato molto divertente intervistare i 21 scolari e come sempre alla fine ho imparato io che il vero social network in crescita e’ it.netlog.org altro che facebook….

Approfitto per segnalare che il 6 novembre, si svolgeranno due incontri in contemporanea quasi con lo stesso titolo: uno a Milano, presso Universita’ Bicocca, organizzato da Numediaos (Osservatorio Nuovi Media), intitolato Nativi e Immigranti Digitali che ha un obiettivo molto “cool” “la definizione del panorama e dei trend di sviluppo nel consumo dei media digitali in ambito personale, familiare, pedagogico ” mentre l’Università di Torino, abituato ad essere più pragmatica, risponde con un “Generazione Digitale” che si interroga su come la “familiarità (con i media digitali, ndr) avrebbe portato ad alcune trasformazioni importanti sul piano dei processi cognitivi e metacognitivi, ma anche sul piano sociale. [..] Cosa è cambiato per la scuola? Quali le nuove attese? Cosa possono fare insegnanti e educatori?”Â

Il patto infranto fra editori e accademia

“Publishers have broken an implicit contract with academics, in which we gave our time and they weren’t too greedy

[Gli editori hanno rotto il patto implicito con gli accademici, in cui noi offrivamo il nostro tempo e loro non erano troppo avidi]

Sono parole del prof. R. Preston McAfee, professore di economia presso il Caltech (Istituto di Tecnologie in California), nonché “Big Thinker” per Yahoo (alla conferenza di quest’anno in India ha esposto la sua teoria della price discrimination, quella per cui lo stesso volo può costare 5 volte di più). McAfee nel 2007 ha scritto un libro di economia e lo ha distribuito gratis sul suo sito, per protestare contro il costo eccessivo dei testi universitari.

“What makes us rich as a society is what we know and what we can do,” he said. “Anything that stands in the way of the dissemination of knowledge is a real problem.”
[“Ciò che ci arricchisce come società è quello che sappiamo e quello che possiamo fare”- dice – “Ogni cosa che ostacola la circolazione della conoscenza è un problema reale”] Leggi tutto “Il patto infranto fra editori e accademia”

Assistente Semantico Digitale: e cioè?

logo icity

Questa volta faccio un po’ di autopromozione. Da una settimana (dal 7 luglio 2008 per la precisione) attraverso il l sito web della Città di Torino è possibile aderire alla sperimentazione chiamata iCity così descritta:

Una guida agli eventi cittadini che propone nuove modalità di interazione e di navigazione. Tutti possono iscriversi, già da oggi, gratuitamente, per provare DSA. Al termine della sperimentazione, a fine settembre, gli sperimentatori potranno rispondere ad un semplice questionario di valutazione per definire il futuro del servizio (tra cui l’integrazione con lo strumento di condivisione di mappe (MappaTo) recentemente avviato). DSA è un’iniziativa frutto di un piano di ricerca della Città di Torino con il CSP Innovazione nelle ICT e il Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Torino.

Non è facile spiegare cos’è, ma si tratta di un progetto che è partito nel 2005, grazie all’intuizione geniale di Andrea Toso (all’epoca resp. Smartlab-CSP) , Franco Carcillo (responsabile del Servizio Telematico Pubblico della Città di Torino) e Luca Console (prof. ordinario di Informatica all’Univ. di Torino).

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Pagati per pensare

Segnalo da Terra Incognita, blog di Ken UDAS,l’ottimo post di Joel Thierstein sul ruolo dei docenti universitari rispetto alle RAE/OER (Risorse Educative Aperte/Open education Resources). Joel Thierstein oltre ad essere docente universitario presso la Rice University è anche il direttore di Connexions, l’unico (credo) repository di OER, che non fa capo ad un Università , ma dove tutti possono caricare e/o prelevare materiali didattici.

Thierstein, comincia con una domandina non da poco: “Qual è il ruolo dei docenti universitari nella società ? (What is the role of university faculty in society?)

In sintesi quello che lui dice è: i professori sono pagati per aumentare la conoscenza nella propria disciplina, ovvero sono pagati per pensare. In più hanno (almeno negli US) un incarico a vita, in modo che non si debbano preoccupare se vogliono sostenere tesi rivoluzionarie, possono pensare a lungo termine e non sono costretti a farsi carico dello sfruttamento commerciale delle loro idee. E si chiede come funziona nel resto del mondo? Detto questo, la domanda cruciale è:

Qual è il rapporto fra docenti universitari e proprietà intellettuale?

copyallSe il loro ruolo è produrre conoscenza, hanno diritto a mantenere la proprietà intellettuale? o è dell’Università per cui lavorano? produrre OER significa perdere la proprietà intellettuale completamente? se no, significa cederne una parte? e quale?

Sulla base di quanto previsto dalle licenze Creative Commons, prosegue poi con una raffica di domande sulle possibilità previste per Attribuzione-Non Commerciale-Opere Derivate. Leggi tutto “Pagati per pensare”