Biblioteche scolastiche e banda larga

Nel libro “Un Millimetro più in la”, Marino Sinibaldi intervistato da Giorgio Zanchini, si definisce ultrademocratico e cita Rodari “tutti gli usi della parola a tutti”. Il libro mi e’ piaciuto molto ma questo e’ il passaggio che ho apprezzato di più:

“[.. ]bisogna in tutti i modi permettere l’accesso di tutti ai prodotti e ai consumi culturali. Combattere (anzi rimuovere come dice il bell’articolo 3 della Costituzione) tutti gli ostacoli, tutti i divides, vecchi e nuovi. Ti indico due strumenti che sembrano stellarmente lontani nella storia dell’umanità: banda larga e biblioteche scolastiche. Forse e’ superfluo dire perché tutti i ragazzi italiani dovrebbero essere aiutati ad accedere liberamente, velocemente,economicamente alla Rete (però non vedo in giro un grande impegno a realizzare questo semplice obiettivo). Ma quello delle biblioteche scolastiche è un tema colpevolmente sottovalutato, non si fa nulla per arricchirle, quelle che ci sono rischiano di scomparire. Quando arrivai al ginnasio mi spiegarono che c’era una biblioteca e che ogni studente poteva indicare due libri da comprare per arricchirla. [..] Arrivavi a scuola e ti chiedevano di scegliere due libri. Significava dichiarare a un ragazzo l’importanza del luogo e dei libri”.

 

Condivido con Sinibaldi,   il ricordo di due libri  della biblioteca scolastica (no a noi non era richiesto di suggerire i titoli) in particolare: uno era I persuasori occulti di Vance Packard e l’altro era Elementi di Semiologia di Roland Barthes.  La biblioteca era il luogo centrale della scuola: si tenevano le riunioni del consiglio di Istituto. Si faceva anche teatro, ad esempio La lezione di Ionesco, con la regia di Massimo Scaglione.

Il tema delle biblioteche scolastiche è molto caro anche a Gino Roncaglia, che come Sinibaldi non vede una contrapposizione fra l’online e l’offline.

Entrambi riconoscono che il modo di leggere e’ cambiato: Sinibaldi ne fa più una question antropologica  “le dimensioni del tempo e della concentrazione stanno completamente mutando”   e sull’attenzione cita il prologo del Faust, in cui l’Impresario lamentava le condizioni in cui la gente arrivava a teatro ” Uno che arriva spinto dalla noia/ un altro appesantito da un pranzo luculliano/ e non pochi, può esserci di peggio?/hanno letto da poco un quotidiano” … si perché la lettura del quotidiano era considerata un’esperienza che turbava la sensibilità  e la concentrazione, oggi sembra un atto impegnativo e apprezzabile. Roncaglia invece sostiene che siano necessari  interventi di promozione della lettura digitale, attraverso  un migliore design delle tecnologia di lettura , sostenendo l’interoperabilità delle piattaforme, con particolare riferimento agli ambiti scolastici e universitari per i contenuti di apprendimento ” e andrebbe affiancato da una specifica attenzione verso le capacità delle piattaforme prescelte di garantire la diversità e la pluralità dell’offerta e di favorire la produzione e la fruizione di forme di testualità complessa e articolata.”

Il tema della complessità torna in un altro intervento di Roncaglia, che la rivendica per l’architettura interna dei contenuti sul web,  per non arrendersi ad un “Internet che ci rende stupidi”, fatto di frammenti che si focalizzano esclusivamete sugli aspettti di “conversazione”. Roncaglia ritiene che biblioteche e bibliotecari debbano controbilanciare la tendenza alla frammentazione per riconquistare una capacità di aggregazione e organizzazione, anche attraverso i strumenti di “content curation”  come scoop.it, paper.li, storify che come sostiene Linda D Behen, possono dare un nuovo ruolo alle biblioteche scolastiche.

 

The original  photo  is by Monica Bargmann  – Library Mistress -licence https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/ ThankS

 

[:it]Il web 2.0 e le biblioteche: un incontro possibile? [:]

[:it]AIB logoIl 15 gennaio 2009 a Torino, alla Biblioteca Nazionale partecipero’ alla tavola rotonda su Web2.0 e biblioteche promossa dall’AIB-Piemonte.

Si discute molto di web 2.0 (si comincia a parlare già di web 3.0), social network, blog, piattaforme web interattive, di una rete che promuove la partecipazione attiva degli utenti alla costruzione e diffusione delle informazioni. Si tratta davvero di una nuova evoluzione del web? Quali sono le opportunità che la rete offre ai propri utenti e come usarle in biblioteca? Come vedono le biblioteche questi nuovi strumenti? Si tratta di una sfida o di una nuova minaccia per il ruolo del bilbiotecario/mediatore?

partecipano: Bonaria Biancu (Università Milano Bicocca), Andrea Marchitelli (Cilea), Rossana Morriello (Università degli Studi di Udine), Eleonora Pantò (CSP Piemonte), Gino Roncaglia (Università degli Studi della Tuscia).
Modera: Eugenio Pintore (Settore Biblioteche e Archivi Regione Piemonte).

Altre informazioni sulla pagina a cura di AIB-Piemonte.


Integrazione del 18/1/2009:

C’e’ stato un bel dibattito alal fine delle presentazioni, sul tema della proprietà intellettuale, sul fatto che il mestiere del bibliotecario “non e’ un mestiere per vecchi” e infine sulle ricadute organizzative che l’adozione del web2.0 potrebbero implicare.

Per chi fosse interessato le slide delle presentazioni:

1)Rosanna Morriello: Web2.0 un incontro possibile
2) Andrea Marchitell: Web2.0 e biblioteche e gli opac
3)Eleonora Panto: Learning 2.0, un’opportunita’ per la formazione permanente
4) Gino Roncaglia: Il futuro del libro
[:]

[:it]Internet Accuracy[:]

[:it]caratteri mobiliL’affidabilità dell’informazione su Internet è l’oggetto di un breve rapporto di ricerca, a cura di Marcia Clemmit. pubblicato da CQResearcher , una divisione della Sage Publication. Il documento, di cui ho saputo attraverso la lista dell’AIB (Associazione Bibliotecari Italiani), mi è stato inviato in formato digitale dall’Information Resource Center dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, presso cui è possibile consultarlo o evenutalmente chiederne copia.

Si tratta di una ventina di pagine, che attraverso vari qualificati punti di vista, affrontano aspetti sociali, storici e tecnologici dell’accuratezza dell’informazione su Internet, demolendo alcuni luoghi comuni.

Partendo dalla campagna denigratoria svolta da alcuni siti nei confronti di Barack Omana, si affronta il problema delle informazioni errate, false e imprecise. La prima sorpresa: due storici della George Mason University, dichiarano che le informazioni sbagliate spesso provengono da fonti autorevoli, e citano il caso dell’Istituto d’Arte di Chicago pubblica date errate sulla nascita di Monet mentre il dato corretto è fornito da un sito chiamato Wikitravel.

Il punto vero è che manca un capacità critica di consumo dell’informazione, e soprattutto che la supposta capacità dei giovani “digital nativi” di usare i media digitali, è in realtà molto limitata. Spesso i giovani assegnano un valore di credibilità maggiore ad un sito ben organizzato e graficamente ben progettato, piuttosto che all’effettivo contenuto. Effettivamente nel mondo degli “old media” la qualità della presentazione è un segnale di disponibilità di risorse, e quindi in teoria di qualità , ma nel mondo digitale, un giovane di 15 anni può costruire un sito graficamente più accattivamente di uno governativo.

La capacità di usare i media non è data dall’età , ma dalla quantità di tempo passata online: alimentare lo stereotipo che tutti i giovani “sono smanettoni” è controproducente e alimenta il digital divide verso coloro che non hanno la possibilità di usare un pc. Il prof. Bucy dell’Univ. dell’Indiana, mette in guardia dal pensare che il divario digitale (anche fra i giovani) sia superato: l’accesso alle tecnologie va affrontato sul piano cognitivo e sociale e non solo come la dispobilità di un pc.

Il modello di produzione collaborativa adottato dai wiki ha aspetti positivi e negativi, ma è sbagliato pensare a Wikipedia come un modello basato sull’anarchia: il suo successo è basato su un’impostazione fortemente gerarchica e ad una continua revisione dei contenuti.

Sul piano tecnologico, ogni strumento che migliora la tecnologia usata dai media cambia sostanzialmente la società , e se l’esempio di Martin Lutero, che grazie alla rivoluzione dei caratteri mobili e quindi all’accessibilità dei testi sacri a costi accessibili trovò terreno fertile alla diffusione del protestantesimo,   per noi europei non è molto nuovo, è sicuramente meno risaputo che, come ci racconta il prof. Fang, il telefono abbia consentito la fabbricazione dei grattacieli, favorendo le comunicazioni durante la loro costruzione.

La vera rivoluzione nell’informazione non sta nell’accumulo di informazioni ma nella velocità e facilità di reperimento: infatti già ai tempi di Francis Bacon, gli studiosi del XVI sec si lamentavano dell’eccesso di libri e giornali.

Le prime biblioteche greche ed egizie erano accessibili solo nel caso di qualche bibliotecario ante litteram che fosse dotato di memoria prodigiosa. Solo nel 2 sec. d. C. Callimaco di Cirene adotterà nella biblioteca di Alessandria un “catalogo” diviso in 4 sezioni, legge, medicina, storia e filosofia, con i libri elencati in ordine alfabetico. Il “vecchio metodo” Dewey, datato 1870, offre un sistema di catalogazione tutt’ora utilizzato in molte biblioteche, ed è giunto alla 22sima edizione.

La storia così breve di queste tecnologie non ha ancora consolidato “segnaletiche” e abitudini cognitive per favorire il riconoscimento delle risorse di valore accessibili in rete: per questa ragione ancora saranno sempre più importanti la capacità  pensiero critico che la scuola purtroppo non sempre fornisce, e abilità legate al confronto e all’incrocio delle fonti. Questo oggi è uno dei limiti che caratterizza molti dei fenomeni di citizen journalism, a cui spesso manca “una seconda lettura critica” prima della pubblicazione, così come una riflessione rigorosa e lenta sui fatti, rispetto al paradigma della “velocità ” che offre il mondo digitale.

Se in futuro dovremo fare a meno di mediatori come i bibliotecari, la digitalizzazione del sapere dovrà soddisfare i bisogni dell’umanità e non quelli di una impresa. Perché un futuro di agenti intelligenti, può riservare anche brutte sorprese ci avverte il prof. Turow dell’Univ. della Pensylvania: avere un servizio di notizie e informazioni basato su profili generati da esigenze di marketing, basati su quello che consumiamo e che possiamo spendere, significa che vedremo quello che qualcun altro vorrà farci vedere e non quello che abbiamo scelto noi.

( Liberamente tratto da: Clemmit, Marcia, “Internet Accuracy”, CQ Researcher, Aug 1, 2008, Volume 18, Number 27, pages 625-648)[:]

[:it][BiblioDueZero] CNN su ebooks e New York Book Review su biblioteche digitali[:]

[:it] Qualche segnalazione:

Dalla lista “Simplicissimus Turning a new page on e-books

Si gira pagina con gli ebook – articolo dedicato a Kindle- ebook sponsorizzato da Amazon – Piu’ o meno le solite cose su come cambia la lettura con gli ebook, ma interessanti i punti evidenziati come critici, per tutti gli ebook e considerati superabili nel tempo:
(per kindle) la connessione wifi funziona solo in US
– si puo’ avere solo testo in scala di grigio, niente immagini a colori e altre pubblicazioni accessibili gratuitamente via web
– non ci sono molti titoli in giro, e non e’ facile “rippare” i propri libri nel formato ebook (come si fa con gli mp3) – nonostante Amazon fornisca 126,994 titoli su ebook non sono sufficienti per smuovere la domanda (pensiamo poi se uno non legge l’inglese..)

Dalla lista AIB-CUR The Library in the New Age

Un bell’articolo che parla di come l’inforamazione sia sempre stata manipolabile, anche prima di Internet. Internet velocizza il processo di diffusione dell’informazione distorta (carina la storiella che i Cinesi pensano che in America la gente viva in case che all’occorrenza possono far sparire il tetto come la capote di un’auto), o che l’idea che il libro sia sempre stata una cosa “statica” (Voltaire non ha mai rilasciato una versione “stabile” della sua enciclopedia).
Secondo l’autore Google sta facendo un’opera mirabile con il suo progetto di digitalizzazione, soprattutto per i testi antichi, anche se la fisicità dell’esperienza di leggere un libro antico, porta con sé tutta una serie di ulteriori informazioni.
Come sempre il messaggio è: benvenuto al futuro, ma preserviamo il passato…

E’ strano secondo me come ci sia sempre questo approccio “conservativo” e di timore che la tecnologia possa sottrarre alla nostra vita qualche preziosa sensazione: per quanto mi riguarda, io sono molto contenta di poter scrivere comodamente senza sporcarmi, fare tutte le correzioni che voglio, non consumare carta e inchiostro ed essere – in teoria – letta da chi condivide i miei interessi. E se mi viene voglia, posso comunque scrivere con la stilografica con inchiostro color seppia… ma soprattutto anche se so benissimo come e’ fatta la Gioconda o la Danza di Matisse, che ho qui appesa davanti a me, nulla è paragonabile all’esperienza di vedere queste opere dal vivo….[:]

[:it]Nero su bianco – Focus su editoria e lettori in Piemonte[:]

[:it]Alla Fiera del libro ho recuperato questo libretto che riporta l’indagine UnionCamere sul comparto editoriale in Piemonte. Il titolo (Nero su Bianco) è una citazione da Calvino (Il Sentiero dei Nidi di Ragno) e contiene oltre che dati storici sull’editoria locale, dati sulle imprese (circa 2000) della regione. La parte che mi è interessa citare qui, è quella relativa ai lettori. Partendo dai dati Istat 2006, Unioncamere ha fatto un approfondimento somministrando 1309 questionari fra gennaio e febbraio 2008.

In sintesi: l’87% dei piemontesi ha letto almeno un libro nell’ultimo anno (esclusi testi scolastici e professionali); i non lettori (13%) sono concentrati nella fascia d’eta sopra i 70 anni, i lettori forti (quelli che hanno letto piu’ di 11 libri) sono il 15,2%, in media un lettore legge 6,59 libri e spende circa 90 euro.

I libri si comprano in libreria (piccola o grande e piu’ o meno lo stesso (33% e 32%), negli ipermercati (21%) , un po’ in edicola (12%) e pochissimo in Internet (4%), in Fiera (5%) o per corrispondenza (3%).

Molto interessante il capitolo su” I mestieri del libro: tendenza e scenari” a cura di Mediasfera (Ortoleva e Verna), in cui è evidenziato come e’ cambiato il modo di produrre i libri grazie alle reti (si cita Skype come strumento di interazione a distanza).

Quello che cambia molto è quello che succede dopo la pubblicazione, e qui cito:

“Diventa sempre più evidente che la differenza, un tempo netta, tra l’attività (generalmente privata) degli editori e quella delle biblioteche (generalmente pubblica) lascia il posto ad un continuum di fatto, in quanto le biblioteche si fanno in misura crescente editori digitalie la produzione di libri tende a convergere con la produzione di servizi di consultazione. Meno evidente, per ora, è infine il prolungarsi della vita del libro nelle reti di scambio sociale, fenomeno più palese per altri media: dalla promozione alle recensioni, alle forme varie di rielaborazione, i libri cominciano ad apparire in blog e forum anche se non si assiste ancora a fenomeni di massa come quelli che si registrano su YouTube per videoclip, programmi tv e film. Il segnale più significativo della sensibilità ancora relativamente ridotta dell’editoria italiana al mondo della rete si può trovare nei siti della quasi totalità delle case editrici, creati e gestiti generalmente con risorse residuali, che solo in pochi casi si presentano come strumenti da un lato, di vendita e, dall’altro, di efficace dialogo con i lettori. “

Queste riflessioni sono quanto ci ha portato a ragionare con un gruppo di persone sul rapporto fra Internet, reti sociali, libri, librerie e biblioteche. Di fondo condividiamo la passione per la lettura e siamo quasi tutti aficionados (come si chiamano quelli che partecipano alla reti sociali? screttori come dice Dekerkchove?) di Anobii o Librarything, stiamo cercando di ragionare sulle diverse possibili ibridazioni e potenziamenti reciproci di alcuni servizi.

A chi la cosa interessasse, ci può trovare su biblioduezero.ning.com [:]