Permettete una parola

Il 10 dicembre 2008 si celebra il 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Come –dell’Uomo-? eppure all’art. 2 si dice: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”

Quindi si parla di “individui”? di “esseri umani” o di “uomini”? si tratterà di un problema di traduzione… non facciamo i sofisti.. ma a quali razze si fa riferimento?? suvvia dovremmo essere ormai tutti abbastanza d’accordo sul fatto che il concetto di razza non ha alcun fondamento… e che le razze non esistono…

Un momento, ma Universale in che senso? e la Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo? Nel 1981 a Parigi è stata proclamata questa dichiarazione (che più modestamente non si definisce “universale”) perché quella del 1948, dice Wikipedia “rappresentava “una interpretazione laica della tradizione giudaico-cristiana” che non avrebbe potuto essere attuata dai musulmani senza violare la legge del’Islam.”

A una lettura superficiale e da profana, appare evidente che la Dichiarazione Islamica antepone una visione religiosa a una laica: sembra che il termine individuo/uomo sia intercambiabile con musulmano. Ma anche qui sarà un problema di traduzione. Non è evidentemente ascrivibile alla traduzione, il ruolo della donna, che è subordinata di diritto all’uomo anche nell’educazione e nelle scelte che riguardano i figli.

Ma torniamo alle celebrazioni: in occasione di questo Anniversario, la Presidenza francese della UE, ha proposto una rinfrescatina alla suddetta Dichiarazione, che comincia a sentire il peso degli anni, e propone di introdurre il principio della “depenalizzazione dell’omosessualità ” perché in molti Paesi del mondo, si rischia la tortura o la condanna a morte (su questo post de ilbuoncaffè c’è sia la proposta sia l’elenco dei Paesi)

Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;

Il Vaticano, unico Stato (o paese?) con status di osservatore presso l’ONU, attraverso il suo portavoce ha fatto questa dichiarazione:

«Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi afferma mons. Migliore – si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».

Come sintetizza (o estremizza?) formamentis, “Meglio un omosessuale al patibolo che un boia alla gogna.”

Il 3 dicembre è la giornata dedicaa alle persone con disabilità . Anche in questo caso, il Vaticano dichiara di non sottoscrivere la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità . Ecco come la prendono i diretti interessati:

“La Fish – si legge in una nota – aveva già avuto un confronto con le autorità vaticane negli scorsi mesi e continua a ritenere, pur nel rispetto dell’indipendenza del giudizio della Santa Sede, questa scelta incomprensibile, nel merito e nella prospettiva di un documento in grado di andare a migliorare le condizioni di vita di 650 milioni di persone nel mondo”. Secondo la Fish il riferimento all’accesso ai servizi sanitari, compresi quelli relativi alla sfera sessuale e riproduttiva (riferimenti che stanno alla base della decisione vaticana in quanto non escludono l’aborto) “stanno a significare che finalmente viene ad essere riconosciuto che le persone con disabilità possano avere una vita affettiva e riproduttiva”: l’intero documento e l’art.25 in partcolare infatti “sono dedicati alle persone con disabilità , uomini e donne, che non possono accedere, prima ancora che all’aborto, ai basilari servizi sanitari di prevenzione e cura delle patologie, anche quelle riguardanti la sfera riproduttiva”.

Ma quali sono e quanti sono i Paesi che hanno firmato questa Convenzione? Qui c’è la mappa, guarda caso neanche gli Stati Uniti non hanno firmato. Chissà se qualche ricercatore farà mai una seria analisi di quali sono i Paesi che poi nei fatti danno pari opportunità di educazione alle persone con disabilità (magari pagando tanti insegnanti di sostegno e finendo poi in fondo a classifiche OCSE per il rapporto costi/benefici) , oppure che abbiano abolito per legge certi ghetti, chiamati manicomi.

Le varie convenzioni firmate in pompa magna nei convegni, sono per lo più disattese poi dai governi, restando di fatto “dichiarazioni di intenti” che non hanno impatto sulla vita quotidiana. Purtroppo nonostante Porta Pia, la Costituzione, i Patti Lateranensi e la Corte Costituzionale, sembra che l’Italia non sia ancora un Paese realmente laico. Si finanziano scuole private con denaro pubblico, non c’è una legge sul testamento biologico e si creano situazioni tremende come quella di Eluana Englaro e prima di Piergiorgio Welby….

Sarà mai possibile vivere in un mondo dove non siano necessarie Dichiarazioni, per garantire uguale dignità a tutti gli esseri umani?

[Global Voices] Controversie sul velo islamico in Francia (e Arabia Saudita)

Global Voices in italianooFin dal 2004 la Francia ha proibito agli studenti delle scuole pubbliche di indossare qualsiasi simbolo religioso o abito che denoti affiliazioni religiose – incluso il velo islamico, o hijab, per le donne. Ora le donne saudite ora stanno protestando contro questa norma – quattro anni dopo, sostengono alcuni blogger.

Ahmed Al Omran, noto anche come Saudi Jeans, reagisce così ad un articolo dove viene intervistata una studentessa che protesta contro tale norma:

Quando il governo francese ha deciso di proibire tutti i simboli religiosi nelle scuole [pubbliche] qualche anno fa, la decisione non passò inosservata, soprattutto dai musulmani, dato che secondo molti di loro la norma era diretta contro lo hijab. Sebbene consideri ridicola tale norma, mi pare che sia parimenti, se non ancora più, idiota il fatto che alcune studentesse saudite che hanno ricevuto borse di studio dalla Francia debbano discutere delle implicazioni di questa regola nella loro istruzione.

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[GlobalVoices] Dal diario di una zitella egiziana inacidita

Lo scorso marzo, Eman Hashim ha scritto questo post [Ar] in cui si chiedeva perché le donne egiziane musulmane abbiano bisogno di un “wakeel” – un uomo che firmi il contratto di matrimonio a loro nome. Occorre spiegare: a differenza delle culture occidentali, dove il padre concede benevolmente la sposa con la sua approvazione e benedizione, nell’Islam un matrimonio è “difettoso” se il padre, o nel caso il padre sia morto, lo zio, non gestiscano per conto della sposa tutta la burocrazia e le procedure relative. Molti sceicchi disapprovano l’idea che una ragazza (soprattutto se non è mai stata sposata prima e si suppone che sia vergine) voglia sposarsi in modo autonomo. Nel suo post fuori dagli schemi, Eman si chiede:

“Perché una donna in Egitto ha bisogno di incaricare un uomo per sposarsi? Perché le donne devono passare dalla custodia di un uomo a quella di un altro? Io voglio avere di fronte il mio futuro marito quando ci scambieremo le promesse… Ho bisogno di guardarlo negli occhi e di ascoltarlo.. E voglio che lui ascolti la mia promessa di avere cura di lui come una buona moglie musulmana… perché devo avere bisogno di qualcuno che lo faccia al mio posto?”

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