[:it]Dall’ebook alla LIM [:]

[:it]Ebook e scuola: due temi caldi già presi singolarmente ma in coppia sono ancora più interessanti. Se ne parla molto e da tempo e ancora di più dopo il Decreto che ne rende obbligatoria l’adozione: sono stati organizzati tantissimi incontri ad alcuni dei quali ho anche partecipato e puntualmente ho potuto verificare l’assenza degli editori, in particolare dei grandi editori.

Giovedi 11 novembre all’Itis Majorana di Grugliasco, ci saranno importanti editori scolastici come SEI, Loescher, Zanichelli, RCS e Mondadori e anche piccole realtà innovative come Hyperfilm e Ultramundum, a presentare i prodotti più innovativi che hanno realizzato e che sarà possibile provare grazie alla collaborazione con distributori e produttori di LIM e Tablet.

L’iniziativa promossa da Associazione Dschola, Comune di Grugliasco e CSP ha come obiettivo quello di aprire un dialogo con chi è interessato a sperimentare il libro nelle sue nuove declinazioni digitali, che sia editore, insegnante o tecnologo. E per chi non potrà esser presente, ci sarà la diretta video sul sito Dschola.[:]

[:it]Due libri sui nuovi giornalismi[:]

[:it]Giornalismo e nuovi mediaIl libro di Sergio Maistrello appena uscito per Apogeo, si intitola “Giornalismo e Nuovi Media” e si apre con una preoccupazione per i prossimi anni e si chiude con un messaggio positivo. Il testo si divide in due parti: la prima più introduttiva su come stia cambiando il rapporto con l’informazione, trasformandoci tutti in potenziali emittenti, in cui si parla di pertinenza e qualitò, identita’ e reputazione.

Nella seconda parte, Maistrello ci racconta come le grandi testate mondiali e anche le principali testate italiane abbiano affrontato negli ultimi dieci-quindici anni la sfida delle rete, con l’istitutizione delle continuous news desk, che sostanzia la transizione dal meccanismo della deadline – “la chiusura” a quello attuale, dell’aggiornamento continuo. Ho trovato tante cose interessanti su questo libro di cui consiglio la lettura, compreso il capitolo sulla nuova professione del giornalista e a questo proposito consiglio anche la lettura di questo articolo, che spiega perchè i giornalisti dovrebbero anche imparare a programmare.

More about Giornalismo partecipativo

Il viaggio in treno verso Genova per partecipare al Genovacamp 2010 (*) è stata l’occasione per finire il libro di Gennaro Carotenuto, sul Giornalismo Partecipativo uscito a Dicembre per Nuovi Mondi.

Un libro completamente diverso: mentre Maistrello vede nel giornalista partecipativo soprattutto una persona che trovandosi nei pressi di un incidente o di una catastrofe, abbia la prontezza e la compentenza per utilizzare la rete, Carotenuto si focalizza soprattutto sulla caduta di credibilità di grandi testate e sul problema della concentrazione dell’informazione nelle mani di pochi, e vede quindi come unica possibilità per l’informazione, “la biodiversità informativa”, titolando uno dei tre capitoli che costituiscono l’opera come “La Riforma Agraria dell’informazione”. Carotenuto descrive le responsabilità dei giornali nel sostenere le guerre di Bush, e cita vari passaggi in cui Riotta si scaglia contro i blog, come pure Lucia Annunziata che dichiara che il “”compito del giornalismo è orientare l’opinione pubblica”, orientare non informare”” per rimarcare un certo modo di interpretare la professione giornalistica.

Dal libro di Carotenuto vorrei citare questo passaggio di Olivero Beha

“Sviluppare un rapporto differente con la ricerca dei fattti, la loro verifica, il controllo incrociato, l’attendibilità , l’autorevolezza e tutte le categorie indispensabili alla nostra sopravvivenza informativa. Ma cosa intendo per “sopravvivenza informativa”? Direi tutto, giacché dai nostri bisogni/problemi quotidiani all’informazione politica indispensabile per una democrazia che non consista semplicemente in un raggiro formale della volontà popolare, il criterio onnicomprensivo è che debbo sapere per poter scegliere: prodotti, partiti, persone.”.

Nonostante le differenze profonde fra i due autori nell’approccio alla questione, la conclusione in entrambi i casi è che le possibilità offerta da cittadini informati che concorrono a produrre informazione, porterà vantaggi superiori agli svantaggi.

(*) E’ uscito l’ebook di GenovaCamp 2010-

Genovacamp2010È disponibile nella libreria l’ebook creato durante il Genovacamp 2010 tenuto a Genova (nomen omen) il maggio scorso. Si tratta del primo titolo della collana di Polinformazione a cura di QuintadiCopertina ed è un vero e proprio libro interattivo, in cui navigare attraverso percorsi cronologici, tematici o nominali. Centinaia di richiami interni ed esterni permettono di creare un proprio percorso di lettura rivivendo l’evento organizzato da Cittadini Digitali.

E’ scaricabile gratuitamente e nella sessione sugli alfabeti digitali c’è anche la sintesi del mio intervento di presentazione su YouCapital.[:]

[:it]Al via la community italiana sui contenuti aperti per la didattica[:]

[:it]E’ partita da qualche settimana la community italiana sui contenuti aperti per la didattica: ospitata dal sito di Creative Commons dedicato alla Open Education è raggiungibile a questo indirizzo: http://opened.creativecommons.org/IT Obiettivo della Community è far conoscere le licenze Creative Commons e i principi dell’Open Education nel mondo della scuola e della ricerca in Italia, a partire dalla disponibilita’ di testi tradotti in Italiano e da una raccolta di materiali didattici rilasciati con licenze aperte.

Il gruppo si e’ costituito a partire da un primo nucleo di insegnanti della Comunità di Pratica del Master Elearning organizzato da Gino Roncaglia e Francesco Leonetti dell’Università della Tuscia: va sottolineato che anche questo Master distribuisce i materiali didattici in modalità libera. A questo si sono aggiunti altri insegnanti provenienti da esperienze diverse, tra cui mi piace ricordare il prof. Martino Sacchi e la sua rivista “Il filo di Arianna” che ho avuto il piacere di conoscere a Librinnovando.
Hanno aderito anche rappresentanti del mondo universitario e in particolare Rosanna De Rosa, carissma amica e anima del progetto Federica l’esperienza più rappresentativa in Italia, sia per le sue caratteristiche di sistematicità sia per in termini di “numeri” in ambito universitario.

Un grande contributo alla raccolta di materiali didattici e al reclutamento di nuovi partecipanti al gruppo lo sta dando Paola Limone, altra impareggiabile amica, nonché riconosciuta esperta di tecnologie nella didattica, che già mi aveva dato retta un insostituibile supporto nella creazione del gruppo “Viva i Bambini Vivaci”.

La sensazione è che ci sia davvero molto da fare in questo ambito, perché molti insegnanti pensano che se mettono i loro materiali in rete automaticamente sono utilizzabili oppure ritengono che le licenze Creative Commons rappresentino un’inutile limitazione o molto più semplicemente non hanno pensato a mettere una licenza esplicita sui loro materiali. Un esempio eclantante che mi è capitato di recente: leggendo questo articolo “Knowledge is power, sharing is stupid” in cui l’autore analizza le principali cause per cui si può essere restii a condividere i propri materiali, mi sono accorta che il sito aveva un bel “copyright 2009” e l’ho segnalato all’autore, che mi ha risposto di non averlo mai notato prima (e ha cambiato la licenza 🙂

Forse si va verso una seconda fase di Internet (non sto parlando di web2.0): tutti i governi del mondo vogliono maggiore controllo sulla rete (al di la’ della battaglia commerciale che si sta consumando fra Cina e Stati Uniti intorno a Google) e la scarsa alfabetizzazione (non solo digitale) dei più, rischia di dare maggiore visibilità e credito a chi non ha nulla da dire o non ne ha bisogno (multinazionali).
Piccoli atti possono concorrere a dare sostanza al concetto di “conoscenza libera” perche’ non siano solo parole vuote e retorica, anche piccoli come sapere cosa sono le licenze libero o più grandi come chiedere che ogni “classico” fuori diritti abbia stampato sulla copertina un indirizzo dove scaricarlo gratuitamente (anziché farli pagare quando su LIBERLIBER esistono da tempo in versione digitale).

Per aderire ad OpenED in italiano è possibile iscriversi al gruppo su google. Per discutere di OER in Italia, c’e’ sempre la community su ning, OERitaly.

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[:it]Il futuro dei media sta nell’experience[:]

[:it]futureC’è grande fermento a Torino intorno ai media digitali in questa settimana, tre eventi di livello internazionale – View conference cinema digitale, Share festival arte digitale e cultura internazionale e la conferenza di Create sull’industria creativa.

L’Europa lancia una consultazione pubblica sul futuro dei media online che si chiuderà a gennaio ma sembra che ancora una volta la burocrazia si stia facendo superare dai fatti: mentre infatti la consultazione continua a preoccuparsi di “contenuti scaricati legalmente” e di DRM, l’industria sembra andare a un’altra velocità .

Sul futuro dei media segnaloquesto articolo di Edo Segal che dice alcune cose interessanti: la prima è la convergenza è stata realizzata da Steve Jobs (che per inciso non produce contenuti), perché ha sfumato i confini fra videogiochi, film e musica e ne ha semplificato enormemente il modo di poterseli procurare attraverso gli App Store, la seconda è che l’unico modo di affrontare la pirateria è non vendere solo il contenuto ma l’esperienza associata a quel contenuto. Il contenuto si copia e si scarica, ma l’esperienza si puo’ avere solo se a quel contenuto sono abbinati altri servizi accessibili in rete e che si avvalgono dell’interazione con gli amici (vedi il caso I-am-T-Pain).
Questi concetti mi sembrano molto vicini a come Chris Mead – direttore di IF-Future of the book descrive, su Linkedin, il libro del futuro: The book was no longer defined as an object but as an experience, a unit of meaning, some of which were produced in beautiful, customised printed form, others in lavish online editions. But perhaps surprisingly the term remained—thanks to Macbooks and Facebook, Audiobooks, Digibooks, Skybooks, ifbooks etc, but the term was used to include events, performances, recordings, websites which demanded a certain level of attention. And all books were also communities, though mostly quiet ones, like library users silently sharing the same virtual space. “
La differenza fra i due è che Segal consiglia di vendere accesso ed esperienza (Sell access and experiences, not media files), Mead ipotizza nuovi mezzi per migliorare e approfondire lanostra attenzione e la presenza di non-bibliotecari di supporto nell’esperienza dei social network.

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[:it]ebook a scuola?[:]

[:it]Logo schoolbookcampEntro il 15 aprile le scuole devono scegliere i libri di testo dell’anno successivo. L’8 aprile (giusto prima di chiudere i battenti per le vacanze di Pasqua) il Ministero dell’Istruzione ha emanato il decreto ministeriale a riguardo, pubblicando l’atteso allegato che fornisce le caratteristiche tecniche e giudiriche dei fantomatici libri di testo online. Qualsiasi ministero avrebbe costituito non dico una commissione, ma magari convocato un gruppo di esperti a questo scopo, mettendo insieme tecnologi, editori, pedagogisti.. ma giustamente perché sprecare soldi del contribuente in studi inutili?
Il grembiule, il maestro unico, il 5 in condotta, i corsi di italiano e tutte le altre belle pensate non hanno avuto bisogno di alcuna analisi.. e’ bastata una bella circolare..e via, tanto le famiglie sono libere di scegliere: se vogliono mandare i figli alle scuole private sono liberissimi, così avranno tutti i servizi che vogliono.
Di libri elettronici si parla da un po’: in particolare sui libri di testo elettronici, M. Guastavigna e Marina Boscaino hanno scritto su Knol e in particolare Marco ha appena pubblicato un’analisi della circolare sul sito Pavone Risorse..
Ci sarà tempo per discutere in modo approfondito del tema.. magari allo School Bookcamp il 22 maggio.

Certo che sarebbe stato più interessante se questo governo (se ci fosse un ministero dell’innovazione che non si limitasse a lanciare iniziative con Cisco e Microsoft per la scuola del futuro), avesse utilizzato l’anno scolastico 2009-2010, per capire quali potevano essere gli ambiti di applicazioni, i limiti e i vantaggi dei libri di testo elettronici, magari a partire dal qualche esperienza in corso (ammesso che ce ne siano in Italia e all’estero), promuovendo un confronto tra chi si occupa di tecnologie didattiche, chi e’ esperto di contenuti multimediali, editori, insegnanti oppure magari lanciando un progetto nazionale a favore delle risorse educative aperte (per saperne di più), premiando autori e editori, disponibili a distribuire i propri contenuti senza copyright.
Leggendo la circolare ho notato che l’anno prossimo l’adozione sara’ obbligatoria per le scuole primarie, cioè quelle per cui e’ lo Stato che paga i libri di testo: non si tratta di innovazione, ma di tagliare i costi e questo governo lo fara’ scaricandoli sulle famiglie, che dovranno attrezzarsi con un PC e un collegamento Internet.[:]

[:it]Lettura collaborativa e libri invertebrati[:]

[:it]L’ibridazione fra carta e digitale, ogni giorno si arricchisce di nuove forme. La community italiana dei bibliofili non può che gioire dell’accordo fra Anobii e IBS, che garantirà forse la sopravvivenza della community. LibraryThing ogni giorno ne inventa una nuova… dopo l’early review (recensioni in cambio di libri) governata dagli editori, ora anche i singoli autori possono usare LT per regalare libri in cambio di recensioni; un’altra chicca divertente è la possibilità di sapere se nella nostra libreria ci sono volumi che sono stati amati da personaggi famosi, da Kafka a Marylin Monroe: se ne occupa il gruppo I See Dead People’s Books.

Grazie al post di Fred Cavazza,  Mes 3 sites ‘coup de cœur’ (bis) ho scoperto il sito per i lettori ghiottoni, Bookglutton: non serve a catalogare la propria libreria ma a leggere insieme, annotando passaggi e discutendo singoli paragrafi. Sul sito sono disponibili alcuni testi classici (L’arte della guerra, Alice nel paese delle meraviglie) e non; gli iscritti ne possono caricare altri, fino a un massimo di 5, a patto che siano in formato EPUB (o altro) e non protetti (NO DRM). A parte il divertimento, non è difficile immaginare le potenzialità didattiche che quest’idea potrebbe avere.

Su Knol, la wikipedia di Google, Marco Guastavigna e Marina Boscaino stanno scrivendo di come cambia il lettore, che hanno ribattezzato e-lector: si può commentare e discuterne con loro.

Attrspinelessaverso BookGlutton, sono arrivata a Spineless Book, una casa editrice fondata nel 2002, che produce e distribuisce letteratura elettronica, con particolare attenzione alla scrittura collaborativa, alla sperimentazione formale, e al pensiero utopico.

E se il futuro dei libri vi sta a cuore, non potete perdere  quest’articolo: Google & the future of books. pubblicato sul New York Rewiew of Books, a firma di Robert Darton, prof. di Harvard, esperto di storia dei libri nonché bibliotecario. L’articolo è molto lungo ed è difficile da sintetizzare: dalla teoria della Repubblica delle Lettere, diffusa nel 18 secolo, che postulava un mondo senza confini e ineguaglianze dove la conoscenza poteva circolare liberamente si passa all’analisi degli epistolari come mezzo di diffusione della conoscenza e alla descrizione della sopracitata Repubblica, in realtà un mondo chiuso e inacessibile ai più, passando per il  ruolo delle biblioteche, viste come centri di potere si arriva infine alle luci e alle ombre dell’iniziativa di Google di digitalizzazione di libri.
Merita davvero una lettura, e forse una traduzione…[:]

[:it][BiblioDueZero] Grazie Gutenberg. Alla prossima![:]

[:it]Poster Bookcamp Bravi Tombolini, Guaraldi e tutti quelli che hanno lavorato per organizzare questo evento… ho apprezzato molto l’idea del tardo pomeriggio del venerdi, che mi ha permesso di non alzarmi all’alba per esserci, arrivando da Torino. Bello il Castello Sismondo e buona la merenda “sinoira”, come dicono i piemontesi….
Non sono un’assidua di barcamp… e credo che sia stata una buona idea fare in modo che non fosse un raduno dei blogger per i blogger.

Ho seguito un po’ il gruppo sulla nuova editoria e un po’ quello sulla scrittura creativa. Ho evitato il gruppo sul DRM, perche’ in quanto “consumatore di contenuti” credo che sia comunque una fregatura. [:] Leggi tutto “[:it][BiblioDueZero] Grazie Gutenberg. Alla prossima![:]”

[:it][BiblioDueZero] LibraryThing su Repubblica di oggi[:]

[:it]Luc Sante- Wall Street Journal

Oggi su Repubblica (di carta) on line non sono riuscita a trovarlo, c’e’ una pagina dedicata al futuro di libri e e librerie private (cioe’ quelle che ognuno di noi si costruisce a casa propria). L’articolo cita LibraryThing come esempio di community cresciuta intorno ai libri. L’autore in realta’ fa un riassunto di quest’articolo The Book Collection That Devoured

My Life che onestamente cita. Nell’articolo c’e’ anche un box carino con un po’ di notiziole, tipo “sapevate che…” della Settimana Enigmistica.
L’autore Luc Sante, vive praticamente in mezzo ai libri, e mi e’ simpatico perche’ ammette che compra molti libri, di piu’ di quelli che riesce a leggere, che tiene da parte per usi futuri. Per lui i libri sono un “hard disk esterno” della sua mente.
Dice anche che pur apprezzando il valore dei reader elettronici, e’ molto affezionato ai suoi libri e dice una cosa in cui mi ritrovo moltissimo: ovvero che riesce a ricorda che una certa frase, si trova in una pagina in basso a destra di un certo libro, con la copertina verde, che sta in un determinato punto della sua librera. Ecco per me e’ lo stesso e in effetti con un e-reader, sara’ difficile usare questi metodi mnemonici (gia’ oggi nel casino delle mie cartelle e dei mie files, non mi ci raccapezzo senza uno strumento di ricerca elettronico)…
Go to Source[:]

[:it][BiblioDueZero] CNN su ebooks e New York Book Review su biblioteche digitali[:]

[:it] Qualche segnalazione:

Dalla lista “Simplicissimus Turning a new page on e-books

Si gira pagina con gli ebook – articolo dedicato a Kindle- ebook sponsorizzato da Amazon – Piu’ o meno le solite cose su come cambia la lettura con gli ebook, ma interessanti i punti evidenziati come critici, per tutti gli ebook e considerati superabili nel tempo:
(per kindle) la connessione wifi funziona solo in US
– si puo’ avere solo testo in scala di grigio, niente immagini a colori e altre pubblicazioni accessibili gratuitamente via web
– non ci sono molti titoli in giro, e non e’ facile “rippare” i propri libri nel formato ebook (come si fa con gli mp3) – nonostante Amazon fornisca 126,994 titoli su ebook non sono sufficienti per smuovere la domanda (pensiamo poi se uno non legge l’inglese..)

Dalla lista AIB-CUR The Library in the New Age

Un bell’articolo che parla di come l’inforamazione sia sempre stata manipolabile, anche prima di Internet. Internet velocizza il processo di diffusione dell’informazione distorta (carina la storiella che i Cinesi pensano che in America la gente viva in case che all’occorrenza possono far sparire il tetto come la capote di un’auto), o che l’idea che il libro sia sempre stata una cosa “statica” (Voltaire non ha mai rilasciato una versione “stabile” della sua enciclopedia).
Secondo l’autore Google sta facendo un’opera mirabile con il suo progetto di digitalizzazione, soprattutto per i testi antichi, anche se la fisicità dell’esperienza di leggere un libro antico, porta con sé tutta una serie di ulteriori informazioni.
Come sempre il messaggio è: benvenuto al futuro, ma preserviamo il passato…

E’ strano secondo me come ci sia sempre questo approccio “conservativo” e di timore che la tecnologia possa sottrarre alla nostra vita qualche preziosa sensazione: per quanto mi riguarda, io sono molto contenta di poter scrivere comodamente senza sporcarmi, fare tutte le correzioni che voglio, non consumare carta e inchiostro ed essere – in teoria – letta da chi condivide i miei interessi. E se mi viene voglia, posso comunque scrivere con la stilografica con inchiostro color seppia… ma soprattutto anche se so benissimo come e’ fatta la Gioconda o la Danza di Matisse, che ho qui appesa davanti a me, nulla è paragonabile all’esperienza di vedere queste opere dal vivo….[:]