Lingua, Coding e Creatività (recensione libro)

Ho conosciuto Stefano Penge   l’anno scorso grazie a Rodolfo Marchisio che ci ha coinvolti entrambi in un evento formativo per l’Associazione Gessetti Colorati di Reginaldo Palermo, sul tema coding a scuola. Le nostre posizioni sono  distanti:  l’Associazione DSchola, di cui sono direttrice,   dal 2012 promuove attivita’ sul coding e  Scratch, organizza un festival nazionale addirittura aperto alle superiori e con premi per i vincitori, organizza corsi per bambini delle elementari e per docenti di sostegno:  insomma tutto quello che  Stefano (e molti altri esperti come lui) discute e analizza, soprattutto per proporre alternative.  Sono incuriosita dalle riflessioni sul tema della programmazione come narrazione  e quando Stefano mi ha proposto di collaborare alla sua idea di mostra del coding, ho accettato con interesse.   

Questa è la mia recensione del libro “Lingua, Coding e Creatività”  di Stefano Penge. 

Attraverso la lingua ci rapportiamo al mondo: è uno strumento che prescinde da noi stessi, che ci permette di conoscere gli altri, scoprendo cosa ci unisce e cosa di differenzia. Leggi tutto “Lingua, Coding e Creatività (recensione libro)”

{:it}Socialbot and their friends (recensione libro){:}{:gb}SocialBots and Their Friends – Digital Media and the Automation of Sociality {:}

{:it}Questa è la mia recensione per la newslettere  Media & Learning – Maggio 2017 del libro “SocialBots and Their Friends – Digital Media and the Automation of Sociality”
A cura di Robert W. Gehl e Maria Bakrdjieva

“I robot sono le nuove app”, ha detto il CEO di Microsoft, Satya Nadella, nel 2016. La sua visione del modo in cui gli esseri umani interagiranno con la macchina era la  “conversazione come una piattaforma”, in cui l’Intelligenza Artificiale (AI) consente ai computer di essere in grado di interagire con le persone, utilizzando l’interfaccia umana più naturale, la lingua. Leggi tutto “{:it}Socialbot and their friends (recensione libro){:}{:gb}SocialBots and Their Friends – Digital Media and the Automation of Sociality {:}”

{:it}The Class: Living and Learning in the Digital Age (recensione libro){:}{:gb}The Class: Living and Learning in the Digital Age {:}

{:it}Che cosa vuole dire imparare? Quali sono gli obiettivi della scuola ed educazione? In che rapporto sono oggi questi tre aspetti della gestione della conoscenza? Che significato hanno le tecnologie digitali per i giovani? Come si colloca la scuola nella vita quotidiana dei tredicenni di oggi? Il libro “The class – living and learning in the digital age”  traccia una risposta a queste domande attraverso un’analisi etnografica durata un intero anno, seguendo un’intera classe di ragazzi fra i 12 e i13 anni di una scuola secondaria pubblica della periferia di Londra, fuori e dentro la scuola. Il libro prende il via delle prospettive teoriche degli autori sull’apprendimento e quindi quali sono le domande che si pongono nell’indagine, descrive la metodologia usata e finalmente la descrizione su cosa significa vivere e imparare e le loro connessioni, ma soprattutto disconnessioni fra i tre mondi da loro abitati: scuola, famiglia e amici. La vita quotidiana nella tarda modernità richiede di conciliare approcci ambivalenti verso i cambiamenti socio-tecnici che sono visti come minaccia e promessa. Siamo sempre di più messi in condizione di prendere decisioni in questa società che non dà più certezze, ma che spinge all’individualismo, alla ricerca di successo e di prestigio. I genitori sono più ansiosi, dedicano più tempo al lavoro e meno alla famiglia, i ragazzi stanno bene a casa anche se sono più preoccupati per il loro futuro. La scuola rappresenta ancora un contesto specifico di accordi, regole ed aspettative  ma che non necessariamente definiscono che cosa significhi essere educati. L’accesso all’educazione è fornito e valorizzato per i suoi benefici economici all’individuo e all’economia e la scuola favorisce la competizione individuale, per costruire buoni cittadini, che siano al tempo stesso in grado di auto controllo  e auto regolazione. I ragazzi devono trovare la propria automotivazione nella società del rischio individualizzato. Osservando gli studenti dentro e fuori la classe, intervistando le famiglie, visitando le loro case, osservandoli nei momenti di comunità con gli amici, emerge quanto questi mondi siano separati e intenzionali a restarlo. Gli insegnanti temono che i ragazzi portino in classe le tensioni che vivono in famiglia e le famiglie non sembrano interessati a capire quello che i ragazzi fanno in classe o con il computer.  La vita condivisa con gli amici è uno spazio di libertà, uno spazio per il se’ fuori dal controllo della famiglia e della scuola: in questo i social rappresentano uno spazio non controllabile per gli adulti.  Le famiglie hanno imparato a vivere insieme separatamente e le mura delle case non costituiscono più il confine con il mondo esterno, quello degli amici: debbono trovare faticosamente una mediazione fra il calore e il rispetto interno e l’esigenza di crescita e apertura verso l’esterno dei giovani. Le conclusioni degli autori sono articolate e descritte attraverso il caso di un concorso annuale scolastico che ha riassunto in modo paradigmatico le tensioni e le pressioni di tutto un anno, dimostrando una tendenza a mantenere lo status quo –  e le esistenti diseguaglianze all’intero della classe. Nota positiva rilevano come l’incertezza della privacy nelle comunicazioni, renda sempre più di valore le interazioni di persona.  {:}{:gb}

The Class explores how school and learning, home and family, and peer groups impact and shape children’s use of digital media. The two authors followed a class of London teenagers for a year to find out more about how they are, or in some cases are not, connecting online. What is the meaning of learning? What are the objectives of the school and education? What is the relationship between these three aspects of knowledge management? What matters about digital technologies and young people? What is the role of the school in the daily lives of teenagers today? This book “The Class: Living and Learning in the Digital Age” answers these questions through an ethnographic analysis lasting a full year, following a whole class of students aged between 12 and 13 in a public secondary school in the suburbs of London, inside and outside the school. The book starts from the authors’ theoretical perspectives on learning along with the questionsthey put forward, it describes the methodology used and finally provides a description of what living and learning means for these students. It describes the connections, and in particular the disconnections that exist between the three worlds in which young people live: school, family and friends. Daily life in late modernity means we have to constantly reconcile our somewhat ambivalent approaches to socio-technical changes that can be both a threat and a promise. In this society, we are increasingly allowed to make decisions which do not provide any more certainty but which push individualism in a constant drive towards enhancing our prestige and sense of success. Parents are more anxious, spend more time at work and less time with the family, the kids are happy at home even if they are more worried than ever about their future. The school still represents a specific context of agreements, rules and expectations, but which does not necessarily define what it means to be educated. Access to education is provided and valued for its economic benefits to the individual and the economy. The school promotes individual competition and the growth of good citizens, who are both capable of self-control and self-regulation. Students have to find their own motivations in this increasingly individualised risk society. Looking at the students inside and outside the classroom, interviewing families, visiting their homes, watching them when they spend time with their friends, the research team highlights how separate these different worlds are and how intentional this separation is. Teachers fear that kids bring to class tensions that exist in the family, and families do not seem interested in understanding what students do in the classroom or with their computer. Life shared with friends is an area of freedom, a space for self beyond the control of family and school: this social space is out of the control of adults. Families have learned to live together separately and the walls of the houses are no longer the border with the outside world. Families are constantly under pressure to find a compromise between internal warmth and respect and the need for growth and openness to the external world of their young people. The authors’ conclusions are described through the case of an annual school competition which summarises the tensions and pressures of a whole year. One positive note on what they observed; the increased uncertainty regarding privacy in communications has made young people value face-toface interactions even more than before. The book is freely accessible here

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