Fiducia creativa per progettare spazi

Partendo dalla segnalazione di Conor Galvin nell’area Creative Classroom dei “Temi” della conferenza Media & Learning, ho scoperto la d.school di standford che ovviamente mi piace molto visto che sono direttrice della quasi omonima Dschola. Proseguendo nella navigazione ho scoperto varie cose interessanti e in particolare il video di David Kelley sul come costruire la fiducia creativa Kelley spiega come smettiamo di essere creativi e di come si possa ridiventarlo con un metodo simile a quello utilizzato da Albert Bandura (il quarto psicologo piu’ citato al mondo dopo Freud, Skinner e Piaget) per curare le fobie, ma soprattutto mostra come sia stato possibile far passare ai bambini la paura quando dovevano sottoporsi ad una TAC. Sempre in tema di spazi creativi per l’apprendimento mi sono poi imbattuta in un vecchio servizio a cura di Euronews, che non conoscevo e che ha una rubrica chiamata Learningworld, su due asili molto particolari: uno in Georgia, realizzato dentro un aereo e uno in Giappone realizzato dentro un tempio. .. per concludere altri asili creativi qui

La scuola senza futuro

Il libro di Norberto Bottani “Requiem per la scuola? Ripensare il futuro dell’istruzione” affronta una questione centrale per descrivere i sistemi di istruzione nel mondo, ovvero che  si tratti di sistemi equi e giusti, in grado di ridurre le discriminazioni sociali, ma la triste conclusione è che  la scuola ha tradito questa promessa.  Bottani, già funzionario OCSE è un esperto di educazione e di sistemi di valutazione: il suo libro contiene molte domande e poche risposte.

Le metafore da dissesto geologico continuano: dopo il mini saggio sull’Università che parla di valanghe, qui si parla di frane, di un sistema costruito senza fondamenta, che non ha chiaro nemmeno cosa si debba insegnare.

La scuola nata alla fine dell’Ottocento come   progetto educativo per costruire le moderne nazioni, aveva la finalità di formare manodopera istruita ma anche cittadini malleabili, facilmente guidabili, disciplinati ed in grado di adeguarsi alle regole della nascente burocrazia: ma questa funzione è andata in crisi. Bottani scrive:

“L’apparato scolastico annaspa anche perché le norme sociali, i criteri di autorità, i principi da rispettare nelle società postmoderne non sono più quelli in auge nelle società agricole o industriali. L’evoluzione sociale è stata rapidisssima, troppo veloce  per un apparato come quello scolastico plasmato in funzione di una rappresentazione sociale ormai superata, anzi scomparsa. Sono saltate le connessioni tra società e scuola  che la rendevano efficace e indispensabile.”

Forse Bottani ha ragione, è tramontata l’epoca di una scuola pubblica, accessibile a tutti ma che penalizza i più deboli (Scuola, ricerca shock dell’Ocse sui voti: “I prof favoriscono ragazze e ceti alti”) e che ha contribuito ad una  una società più istruita ma in cui le diseguaglianze di reddito sono aumentate. Bottani cita Galino e Illich e studi vari tra cui il Millenium Cohort Study-2 del 2000, che dimostra come a tre anni, i figli di genitori laureati hanno un vantaggio di 10 mesi rispetto all’età media, che dimostra che pur se  le differenze sociali non le crea la scuola, al tempo stesso non contribuisce a ridurle.

Il libro merita la lettura, una buona sintesi è l’intervista a Norberto Bottani da parte di Alessandra Cenerini sul sito dell’ADI.

Bottani cita anche il lavoro di Sugata Mitra, e le sue teorie sulla descolarizzazione a partire dal progetto “il buco nel muro” (the hole in the wall): si tratta di un esperimento svolto nell’India rurale, in cui un computer  e inserito in buco in un muro.  I bambini  accedono al PC senza guida, e imparano in modo autonomo ad usarlo,  dimostrando così che si può imparare senza insegnanti. Mitra ha vinto un milione di dollari per questo progetto.  Forse anche a  seguito di questo premio, qualcuno ha cominciato a seminare qualche dubbio, come Audrey Watters, che nel suo blog si pone qualche domanda su  chi ha finanziato il progetto – una società indiana che offre servizi di elearning- sul fatto che ci sia un video TED di 15 minuti e non una vera ricerca, che non ci siano bambine nel gruppo di scolari che usano il computer nel muro, che si utilizzino insegnanti inglesi in pensione come tutor per  i bambini indiani del computer nel muro, e sul fatto che si propagandi un’istruzione tecno individualista.  Altre sette domande sul progetto di  Mitra se le pone  Donald Clark, specialista inglese di elearning in pensione, sostenendo che la ricerca non è solida, che i bambini hanno imparato a fare “drag&drop” e altre cose superficiali, e che tutto il progetto assomiglia all’idea dell’India che ci ha dato il film “The Millionaire“.

Insomma il futuro dell’istruzione nessuno lo immagina: si pensa a cambiare la formazione degli insegnanti e anche a cambiare gli spazi della scuola, ma non si sa cosa rispondere al perché si studia (Prof. io il diploma me lo compro) e cosa si debba studiare.

La scuola è oggi uno dei pochi spazi sociali dove si incontra “l’altro”, dove  si impara a mettersi in relazione e a convivere civilmente, dove si cresce imparando insieme, meglio che da soli.

Ma come sarà – se esisterà  ancora – la scuola del futuro? sarà globalizzata? un modello universale, misurato da test internazionali, dove si usano dovunque gli stessi strumenti tecnologici? impermeabile alla storia e alla cultura dei diversi territori?

La Città di Torino, con il progetto Smile ha invitato aziende, centri di ricerca, associazioni a  discutere di smart city: servirebbe davvero un dibattito sulla cittadinanza intelligente che prescindesse dalla scuola, o almeno dalla scuola che conosciamo.

English: The 7th illustration from the Italian novel Heart by Edmondo de Amicis; it appears in the November chapter, on Friday, 18.
English: The 7th illustration from the Italian novel Heart by Edmondo de Amicis; it appears in the November chapter, on Friday, 18.

Vita da slide viewer

Può capitare anche a voi, inutile pensare di essere immuni. Vi alzate presto la mattina, affrontate trasferte faticose, pieni di speranza, superate coincidenze mancate, chiedete indicazioni, superate il desk, la registrazione era andata a buon fine.

Perfetto. Siete arrivati in orario, o quasi, tanto un po’ di tolleranza c’è sempre. E’ fatta. Conquistate la vostra comoda poltrona. Siete evidentemente interessati a quello che hanno da dirvi gli uomini (si perché sono quasi sempre tutte esclusivamente persone di genere maschile) sul palco.

Dopo la prima mezz’ora capite che sta capitando di nuovo, la solita metamorfosi… siete stati trasformati in SLIDE VIEWER!!! Spettatori di diapositive… nel migliore dei casi, lo speaker sa fare la sua parte, sa che siete li per LUI, e pendete dalle sue labbra e lui si e’ PREPARATO per questo evento, ha pensato a VOI. A cosa VOI vi sarete aspettati venendo ad ascoltarlo.

MA nella maggior parte dei casi, LUI NON E’ PREPARATO, NON SA CHI SIETE, e forse NON GLI IMPORTA.

LUI pensa a SE’ STESSO, vi racconta DETTAGLI noiosi sulla sua AZIENDA, supponendo che la storia degli ultimi 10 annidella Rossi&Bianchi SPA sia per voi estremamente interessante, che voi moriate dalla voglia di sapere che dal dal 2003 al 2007 la sua azienda è passata da 20 a 50 dipendenti, e che nel 2004 la SUA azienda è stata certificata con il bollino “miglior sito zxrpp”

presntazioneE in quel momento, avete la solita brutta sensazione…. ci sono CASCATA di nuovo!! Mi hanno fregato, i titoli erano interessanti… aziende di livello internazionale.

Se gli speaker sono ACCADEMICI italiani, vi faranno una lezione, magari anche annoiati, ripetendovi le stesse cose che vanno ridicendo da 20 anni ai loro studenti, tanto voi siete nuovi mica le avete gia’ sentite.. peccato che nel frattempo magari voi siate proprio gli stessi!! quegli studenti di 20 anni fa che stavano in un’altra città .

Se gli speaker sono POLITICI italiani, non capirete nulla. Se non che loro vorrebbero FARE ma non ci riescono, mancano le RISORSE.

Se gli speaker sono MARKETING, ACCOUNTING italiani… non solo non sapranno di COSA PARLANO, ma lo FARANNO ANCHE MALE, con SLIDE ILLEGGIBILI.

Se gli speaker cono INGEGNERI italiani… la presentazione almeno sarà SCHEMATICA, rispetterà i TEMPI e per il resto potrà ricadere in uno dei casi precedenti.

Se gli speaker sono IMPRENDITORI italiani… la presentazione sarà un lungo SPOT PUBBLICITARIO e/o un elenco di gesta EROICHE (non ho detto EROTICHE) in cui sarà evidente che avete davanti minimo un GENIO, che si VANTERA’ di AVER FALLITO con le prime 9 STARTUP che ha FONDATO.

Se siete in Italia, difficilmente avrete modo di ascoltare delle persone che abbiano meno di 30 anni, che vi dicano cose che GIA’ NON SAPETE, e che siano INTERESSATE a VOI e a cosa PORTERETE con voi dopo quell’incontro, oltre che la stanchezza e la noia. Se anche le hostess di sala o alla reception sono scortesi siete capitati proprio male.

Ecco alcuni consigl, per chi non riesce a smettere:

1) partecipate agli eventi, solo se siete uno speaker, almeno avrete avuto uno scopo ad andare fino li, e quando scoprirete che il pubblico è costituito principalmente dagli ORATORI non vi sentirete completamente IDIOTI.

2) Portatevi da leggere

3) Fate in modo di avere sempre la possibilità di fuggire in anticipo

4) Se non potete essere fra gli speaker, chiedetevi se ne vale veramente la pena. Almeno due volte.

5) Andate se c’e’ almeno uno fra gli speaker che pensate che valga il viaggio e/o il tempo che ci investite. Cercate di saperne di più sugli speaker. Fate di tutto per mettervi in contatto personalmente con lo speaker prescelto.

6) L’ARGOMENTO del SEMINARIO non e’ UN MOTIVO sufficiente per partecipare.

Come dite? Dovete preparare un intervento? dovete passare dall’altro lato del tavolo? Allora un paio di consigli:

1) Non usate slide

2) Leggete questo libro: Slide:ology, o almeno date un’occhiata al sito Slide:ology

3) Guardatevi un po’ di presentazioni su Slideshare

4) Guardate le vostre presentazioni su Slideshare: se non si leggono nel formato piccolo, non si leggeranno neanche negli ultimi posti della sala

5) Fate un giro su questo sito TED events e se con l’inglese ve la cavate un po’, non perdetevi ad esempio questa presentazione di Jill Bolte Taylor: una neuroscienziata che racconta il suo ictus cerebrale.