[Bambini vivaci] Perché si parla tanto di intelligenza?

Siamo più stupidi per colpa di Google (N. Carr, Atlantic Monthly).

I videogiochi e la televisione ci rendono più intelligenti, anche se abbiamo sempre pensato il contrario. (S. Johnson -Tutto quello che fa male ti fa bene).

Secondo Shayer, oggi i ragazzi sono meno inclini a sviluppare quegli “schemi di gioco differenziati” che in passato li avvantaggiavano rispetto alle ragazze. In sostanza sono mento disposti ad esplorare, ad andare oltre la zona di sicurezza del loro ambiente controllato. “Probabilmente”, spiega,”giocano troppo con quei maledetti computer”. (A. Anthony, Are we too clever for our own good?, traduzione Internazionale, n.758)

Our social tools are not an improvement to modern society; they are a challenge to it. New technology makes new thing possible: put in another way, when new technology appears, previously impossible things start occuring. If enough of those impossibile things are important and happen in a bundle, quickly, the change becomes a revolution. (C. Shirky, Here comes everybody) [I nostri strumenti sociali non sono un miglioramento alla società moderna; sono una sfida ad essa. Le nuove tecnologie rendono cose nuove possibili: detto in altro modo, quando compaiono nuove tecnologie, cominciano ad accadere cose imprevedibili. Se un numero sufficiente di cose impossibili sono importanti capita che necessiaramente e velocemente, il cambiamento diventi una rivoluzione. ]

My concern is that, if we are on a vector toward the radical collectivization of knowledge in this way, the products of the best individual minds of the past will become less and less valued by anybody. (L. Sanger, The Internet and the future of Civilization, in risposta alla domanda) “does Web 2.0, or whatever you want to call it, mean the end of the Great Books or of liberal education? And is anybody really saying that it does mean that?

[La mia preoccupazione è che, se siamo indirizzati alla radicale collettivizzazione della conoscenza attraverso queste modalità , i prodotti delle migliori menti individuali del passato, avranno sempre meno valore per chiunque.- in risposta alla domanda- Il web 2.0, o comunque vogliate chiamarlo significa la fine dei Grandi Libri o dell’educazione liberale? E qualcuno sta davvero intentendo questo?]

I would say that civilization, if it is threatened, is rather more threatened by television (which has robbed an entire generation of the capacity to think critically.(S. Downes, Our Abilities, and the Future of Civilization)

[Vorrei dire che la civiltà , ammesso che sia minacciata, è minacciata piuttosto dalla televisione (che ha rubato ad un’intera generazione la capacità di pensare in modo critico.]

Ho volutamente incrociato due discorsi diversi, uno su come l’intelligenza si possa misurare con il tema delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione, perché il dibattito su come le suddette tecnologie possano modificare il nostro modo di pensare è strettamente connesso a come si possa misurare il cambiamento.

La mia personale percezione è che il tema dell’intelligenza sia particolarmente dibattuto in questi tempi, e questo mi porta ad alcune riflessioni, su veccchie e nuove forme di discriminazione.

Misurare serve a stabilire delle classifiche: le donne hanno il cervello più piccolo degli uomini – gli uomini hanno più materia grigia- il cervello gay è simile a quello delle donne (non è inventata, giuro! corriere 17/8/2008). Insigni psicologi hanno tentato addirittura di dimostrare una correlazione fra cervello e altre parti del corpo maschile (“It’s a trade off, more brains or more penis. You can’t have everything”).

Si usano test d’intelligenza per dimostrare la superiorità  di gruppi di persone rispetto ad altre: negli anni 60 certa psicologia americana sosteneva che i bambini di origine afroamericana che abitavano nel nord degli Stati Uniti, soffrissero di deprivazione linguistica, cioè la loro lingua non fosse all’altezza delle sfide poste dalla comunicazione. William Lavob dimostrò nel 1972 che i bambini in un contesto di ricerca diverso dimostravano una raffinatezza linguistica inaspettata. I bambini euro-americani percepivano il test come un’opportunità per sfoggiare la propria capacità verbale, mentre per i bambini afro-americani il test era vissuto come una minaccia personale e sociale e si rifiutavano di rispondere.

Il sillogismo (tutti gli uomini sono mortali, socrate è un uomo, socrae è mortale) per la cultura occidentale è il fondamento del pensiero razionale: eppure studi antropologici hanno dimostrato che il silogismo non è universale, nè è sinonimo di razionalità .  È l’istruzione di tipo occidentale che abitua ad accettare compiti analitici avulsi dal contesto.

Le radici storiche dei test affondano nel periodo coloniale, l’occidente misurava con proprie metriche i popoli colonizzati e ne dimostravano l’inferiorità , giustificando l’imposizione di modelli culturali e lo sfruttamento economico.

Nonostante tutto questo, un bambino che si ipotizza “iperattivo” può essere valutato attraverso un test di intelligenza (che per sua stessa natura non appare un metodo corretto di valutazione nel caso di bambini iperattivi) e definito ipodotato o con “intelligenza inferiore alla media”, con ulteriori implicazioni sul livello di autostima del bambino stesso. Non potrebbe essere che il bambino, percependo una sua inadeguatezza alle aspettative di insegnanti e genitori, avverta il pericolo insito nel tentativo di misurarlo e decida di non rispondere al test?

Vorrei augurare a tutte i bambini/e e alle famiglie di trovare nell’ anno scolastico che sta per iniziare, scuole accoglienti e insegnanti attenti, capaci di cogliere in ogni individuo le sue peculiarità e valorizzarle.

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