Ocse sull’educazione, la passione dei titolisti

Rapporto Educatin at a glance OCSE 2008Me li immagino quelli che preparano i titoli nelle redazioni (e quelli che scrivono gli articoli) sui dati OCSE: guardano quattro grafici, leggono se va bene il “summary”, cercano “italy” sui vari grafici, e ovviamente evidenziano quelli in cui siamo in qualche modo all’inizio o alla fine della scala: Minor Numero di Laureati = Italia Maglia Nera (è già la metafora sportiva è spia di questo metodo da classifica, in cui si parla dei primi e degli ultimi, gli altri non fanno notizia), troppe poche ore di insegnamento, troppi insegnanti, stipendi troppo bassi… (curiosamente nessuno ha detto che siamo fra i primi per numero di bambini che vanno alla scuola materna)

E vai con gli slogan: gli industriali: “abbiamo meno laureati della Russia e loro hanno pure il gas!!” i politici: “Campagnia elettorale finita, il PD faccia proposte”, “L’unica cosa che va bene sono le elementari e si vuole ritornare al maestro unico!!”

Ho passato quasi due ore a leggere sintesi e dati, visto che il rapporto è pubblico: ma francamente non sono riuscita a farmi un’idea precisa pur riconoscendo che i dati “strillati” sono veritieri, ci sono molti altri indicatori che ci vedono nella fascia centrale del “campionato” e in buona compagnia. I Paesi “maglie rosa” sono molto diversi dal nostro, rispetto all’organizzazione scolastica e da un punto di vista culturale: vogliamo essere primi come la scuola della Corea del Sud ? Ricordiamoci però, che la Corea del Sud è il paese OCSE con il tasso più alto di suicidi (oggi 10 settembre è la giornata di prevenzione del suicidio) Perché i dati Ocse non parlano mai dei costi/benefici dell’inclusione di alunni con disabilità ?

La scuola italiana, dice il rapporto, non prevede alcun percorso di carriera per il personale, si legge nell’allegato 3: “Influence over the careers of staff: In Italy there is no official career system. Schools may decide to allocate added salary incentives but they have no influence on careers.” (credo che staff sia riferito a tutto il personale della scuola)

Nelle sintesi c’è anche una bella notizia: “[…]Mentre nel 1995 solo il 37% degli studenti proseguiva gli studi a livello universitario, oggi la percentuale ha raggiunto nei paesi OCSE una media del 57%. [..] Agli inizi del XX secolo, pochi avrebbero predetto che, nell’area OCSE, l’istruzione secondaria superiore si sarebbe generalizzata entro la fine del secolo.”

Superata la bagarre da conferenza stampa, lasciamo il tempo agli addetti ai lavori di riflettere e ragionare sugli indicatori, perché come già  scritto per i dati 2007, pur se si può essere concordi sulle strategie, le modalità di applicazione passano necessariamente attraverso la cultura di ognuno. Certo sarebbe bello pensare che le decisioni sulle politiche educative, visto che determinano il futuro di un Paese, richiederebbero prima una valutazion su dove si vuole andare e poi, come gestire i le spese ….

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