Buone nuove per Internet a scuola?

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[Articolo pubblicato su Apogeonline il 18 agosto 1998]

L’uso di Internet a scuola è necessario per alimentare i processi di innovazione, secondo una recente circolare del Ministero. D’accordissimo, ma…. sarà la volta buona?

Il Ministero per la Pubblica Istruzione continua il suo operato per l’introduzione delle nuove tecnologie a scuola: il Decreto Ministeriale 30 giugno 1998, n. 293, oltre a definire i compiti del Coordinatore e ad istituire un apposito Comitato Tecnico, include un Piano di Lavoro in cui sono approfondite e precisate le linee di azione già intraprese e ne vengono definite di nuove. (Il testo completo della C.M. 293 è reperibile nei siti del Circolo Didattico di Pavone e di Educazione & Scuola).

Il Piano di Lavoro, allegato alla suddetta circolareè articolato in cinque paragrafi: il primo è relativo alla “Diffusione delle tecnologie nelle scuole”, in cui si affronta il problema della copertura finanziaria del progetto, l’aggiornamento dei docenti e il monitoraggio. In particolare per quanto riguarda quest’ultimo, il Ministero ha già avviato un primo sistema di raccolta dati il cui primo rapporto dell’aprile ’98 è reperibile sul sito ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione (un breve commento al riguardo si trova in un articolo apparso recentemente su Apogeonline,Didattica in rete: non tutti i ritardi vengono per nuocere“). Nella seconda parte (“Produzione di materiali e servizi in rete per le scuole”) è ribadita l’importanza dell’utilizzo delle reti telematiche in aula per vari scopi: oltre alla normale attività scolastica, anche come strumento per la cooperazione e veicolo per la diffusione e distribuzione di servizi.

La presenza istituzionale online del governo della scuola sarà assicurata da tre organismi principali: oltre al sito del Ministero, vengono ricordati il sito della Biblioteca di Documentazione Pedagogica di Firenze e il Centro Europeo dell’Educazione (CEDE). Per la BDP si tratta di un meritato riconoscimento in quanto per anni è stato l’unico riferimento istituzionale in rete, che oltre a fornire risorse informative, consentiva la connessione gratuita alle scuole. Mentre al CEDE sono assegnate in particolare competenze relative alla “qualità della formazione”, il Ministero si propone come centro di raccolta e catalogazione di materiali e risorse informative: dal software specifico alle unità didattiche, alle banche dati multimediali fino a repertori e guide tematiche per Internet.

Di particolare interesse appare poi il terzo paragrafo “Progetti pilota e valorizzazione di iniziative locali autonome”, in cui si riconosce l’attività pregressa svolta nell’ambito delle scuole e l’importanza delle collaborazioni esterne. Il Ministero potrà intervenire a vari livelli nella gestione dei progetti pilota nuovi o già esistenti: dal riconoscimento al sostegno finanziario, a patto che siano rispettati determinati prerequisiti, orientati in larga misura al riutilizzo delle esperienze e alla cooperazione.

Un po’ nebuloso il paragrafo “Rapporti e intese con agenzie, imprese, enti locali” in cui il Ministero si impegna genericamente a proseguire collaborazioni con i soggetti individuati nel quadro di convenzioni e protocolli d’intesa già esistenti. Anche le “Attività internazionali” sembrano ancora in via di definizione: l’unico riferimento preciso è al progettoEuroschoolnet, la rete delle scuole europee che vede partecipare tutti i ministeri dell’educazione europea e Netd@ys, che con l’analoga iniziativa americana ha in comune solo il nome.

I contenuti di questa Direttiva erano stati in larga parte anticipati dal prof. Mario Fierli, coordinatore del Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche, in occasione del convegno “Conoscenze in rete – Reti d’Istituto, MAN e Internet: reti per un’intelligenza collettiva” organizzato dall’ ITIS Copernico di Ferrara il 29 maggio 1998 e coordinato dal prof. Michele Fabbri. La Direttiva rientra nelle attività previste per il Programma Sviluppo delle Nuove Tecnologie Didattiche (una nota esplicativa sul programma e’ presente nell’introduzione del volume Internet per la didattica).

In quell’occasione il prof. Fierli, ha ribadito che il Ministero non ha interesse a definire una didattica o una telematica di stato ma intende valorizzare le diverse esperienze che nascono sul territorio. Al tempo stesso pur sottolineando la validità di alcuni servizi telematici per la scuola, quali Educazione & Scuola, Quipo Net o il Sito Ombra della P. I., Fierli ha smorzato gli entusiasmi dei presenti dichiarando che siti come questi non possono aspirare ad alcun riconoscimento da parte del Ministero: un docente che sviluppa un sito Internet di grande utilità per tutti i suoi colleghi, è a tutti gli effetti un “privato”, a cui evidentemente non possono corrispondere riconoscimenti di alcun tipo.

Un altro tema, non affrontato da Fierli in quell’occasione e che viene ora appena sfiorato nella Direttiva, è quello “dell’adozione di politiche commerciali di particolare favore per le scuole”: la convenzione con Telecom (per l’utilizzo di connessioni Internet gratuite per gli istituti) non è particolarmente vantaggiosa ma, soprattutto, è stata la fruizione dei collegamenti gratuiti a rivelarsi di difficile attuazione, quando non impossibile. Districarsi fra le competenze dei vari organismi governativi che a vario titolo si occupano di infrastrutture per le reti di ricerca e per Internet della Pubblica Amministrazione non è semplice: ma l’unicità di direzione del Ministero per la Pubblica Istruzione con il Ministero della Ricerca e dell’Università avevano acceso qualche speranza nel cuore di chi auspica un migliore rapporto fra la scuola e la ricerca.

Ben vengano quindi i progetti per un’offerta sistematica di prodotti di supporto alla didattica, come pure la disponibilità di archivi per la didattica multimediale che, forse, consentiranno l’evoluzione dei materiali scolastici in prodotti riutilizzabili e quindi in proposte di lavoro; ma, ancora una volta, il vero punto dolente dell’adeguamento della didattica sono le risorse umane.

Anche il prof. Fierli ne è cosciente e nel suo intervento ferrarese ha esordito proprio sottolineando il grande investimento nella formazione che è in corso: 140.000 docenti hanno già seguito un corso di formazione alle nuove tecnologie nel ’97, ma sarà necessario arrivare a coinvolgerne almeno 500.000. Inoltre, il regolamento dell’autonomia degli istituti scolastici potrà consentire di risolvere altre annose problematiche, come quella degli insegnanti in soprannumero, per arrivare così a una gestione più semplice dei distacchi parziali.

Pur tra le solite luci e ombre, dunque, qualcosa pare muoversi per l’innovazione telematica nelle nostre scuole. Speriamo l’autunno porti buoni frutti.

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