Global Voices Online: Citizen media di tutto il mondo… uniamoci!

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 [articolo su Politica e Società – Blogosfere pubblicato il 2 luglio 2008]

Si è appena conclusa la due giorni del Summit 2008 diGlobal Voices Online, progetto lanciato nel 2004 da Ethan Zuckermann e Rebecca McKinnon con il supporto del Berkman Center ad Harvard University, e oggi ente non-profit indipendente. Un esempio riuscito di partecipazione dal basso, che viene da lontano, nel tempo e nello spazio – e che pur facendo parte dello stracitato Web 2.0 rivendica una fisionomia e un modello tutti propri. Oltre un’ottantina di volontari attivisti hanno restituito, attraverso testimonianze, anche drammatiche, alla community raccolta a Budapestma virtualmente aperta live a tutto il mondo, la sintesi delle molteplici attività svolte nell’ultimo anno – con ampi squarci tesi al futuro vicino e lontano.

La prima giornata è stata quasi interamente dedicata al tema della censura e delle sue pratiche più o meno subdole e violente. Avere un blog in un Paese dove non esiste la libertà di espressione, può significare anche tre anni di carcere, solo per aver postato un commento che “lede la dignità nazionale” – ma può anche voler dire imparare ad usare la “liquidità” della rete, per far perdere le proprie tracce. Modalità subdole, che portano all’autocensura, o alla scelta di usare un nick che non tradisca l’essere donna di una minoranza etnica (aymara): Cristina comunque non si lascia intimidire dai commenti offensivi sul suo blog e dichiara di voler continuare, nonostante la popolazione indigena sia oggetto di violenze. “All’inizio GVO doveva essere solo ed esclusivamente in inglese” ci racconta Ethan Zuckermann, “poi grazie a Portnoy, taiwanese che ha iniziato a tradurre  in cinese i post inglesi, sostenendo che il 99% dei cinesi non conosce l’inglese, abbiamo  deciso di avviare il progetto Lingua. In un anno siamo arrivati a 15 localizzazioni… mi sembra quasi incredibile che funzioni!!!”La versione in italiano, è l’ultima in ordine di apparizione ed è stata lanciata ufficialmente proprio in occasione del Summit: già una decina i traduttori coinvolti e ottimo il ritmo di produzione.

Tante le storie intrecciatesi durante il Summit, tante le suggestioni: dall’India, dove alcune ragazze hanno creato un sito in cui aggiungono sulla mappa della città i luoghi dove sono state molestate, alla storia di un quartiere di Medellin, Colombia, dove l’attivismo di giovani locali è sfociato nel progetto Hiperbarrio onde superare, grazie alla riuscita combinazione tra testo, video e foto, le tipiche forme di marginalizzazione di uno dei quartieri più a rischio della città.

Il citizen journalism è una delle espressioni del mutamento della nostra società, da un modello “industriale” ad un altro assai più fluido e impossibile da definrie con gli schemi tradizionali. Ecco allora che l’attivismo dall’interno di Global Voices Online va travasando nel concreto, con altri progetti gemelli quali Advocacy, che sostiene campagne contro la censura, e Rising Voices, che promuove l’inclusione e la partecipazione attraverso iniziative di sensibilizzazione e di formazione in loco.

Altri progetti sul territorio son stati preannunciati durante l’evento, mentre Zuckermann, in chiusura del Summit, è tornato sugli aspetti cruciali dell’intero progetto, ricordando: “Tre anni fa Global Voices era un piccolo sito, oggi è una community di vaste proporzioni: canadesi trapiantati in Cina, indiani che vivono a Londra, arabi che studiano in Giappone, quasi tutti nati in un Paese e che per ragioni varie vivono altrove, sempre in base all’idea che ‘global’ non è solo un concetto economico”. Mescolando al meglio la forza e la passione dei citizen media di tutto il mondo.

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