[:it]Videogiochiamo[:]

[:it]Persino io mi sono accorta che è uscita la nuova versione di Grand Theft Auto IV, visto che la pubblicità era dovunque. Comunque questo non giustifica ancora le cifre che riporta wikipedia: 6 milioni di copie fatturando 500 milioni di dollari e superando il precedente record di Halo 3 che in 7 giorni vendette per 300 milioni di dollari.
Al capoverso successivo leggiamo che “ In Italia il videogioco ha ricevuto, dopo pochi giorni dalla commercializzazione, non poche critiche da parte delle associazioni dei consumatori, che ne criticano il susseguirsi di atrocità e di scene scioccanti. Il Codacons ha presentato un esposto alle 104 Procure della Repubblica chiedendo di aprire un’indagine alla luce del possibile reato di istigazione a delinquere.

Ogni volta è la stessa cosa, il gioco è comunque vietato ai minori in Italia.

Giochi a quel livello di complessità , ovvero che richiedono un centinaio di ore per essere completati , sono comunque delle vere e proprie palestre per processi di presa di decisione in tempi rapidi e spesso senza disporre tutte le informazioni necessarie. Decidere se aiutare qualcuno anche se apparentemente ci rallenta, oppure come reagire di fronte a personaggi che sembrano amichevoli e si rivelano pericolosi, scegliere di essere bulli o eroi… dilemmi etici e morali, che nessun altro media permette di provare con la stessa efficacia.

Una lettura abbastanza utile in questo senso, per insegnanti e genitori, e’ “Mamma non rompere sto imparando” di Marc Prensky.

[:] Leggi tutto “[:it]Videogiochiamo[:]”

[:it][GlobalVoices] La vittimizzazione di donne e bambini egiziani[:]

[:it]Global Voices in italianoFantasia è una ragazza che sogna un futuro migliore per le donne egiziane. Scrivendo di sé, dice:

“Sono fiera di essere una ragazza e voglio farlo sapere a tutte le donne. Credo nella superiorità femminile in opposizione a tutte le false affermazioni che sono state distribuite nella storia per provare il contrario. Voglio che le ragazze, specialmente nel mio paese, comincino a credere in se stesse e siano valide cittadine che si uniscono attivamente alla forza lavoro per spingere la loro società verso cambiamenti positivi”.

Il Mondo di Fantasia solleva questioni cruciali che nel loro insieme rallentano la società egiziana; precisamente, i diritti delle donne, la violenza contro donne e bambini, e in generale i fraintendimenti sulla relazione uomo-donna nella società egiziana e nel mondo arabo. In un recente post, lei affronta la questione di come donne e bambini siano resi vittime dalle tradizioni, dalla legge e dai Fratelli Musulmani.

Nel suo post, Fantasia colpisce le fondamenta delle leggi che regolano i diritti dei bambini, recentemente emendate in seguito all’acceso dibattito avutosi in Egitto. Gli articoli sono stati rivisti a causa dell’agguerrita resistenza della Fratellanza Musulmana che occupa 88 seggi nel Parlamento egiziano. Costoro “deturpano qualsiasi posizione a cui si oppongono, e la rappresentano nel modo più orribile al pubblico in modo che solo loro possano essere considerati una fonte attendibile di informazione e di giudizio autorevole”, scrive Fantasia.

Con una profonda intuizione, Fantasia tratteggia la vita di una tipica madre egiziana come quella di un inferno in terra; lei non ha voce in capitolo sui figli che vorrebbe avere, perché fino a quando il marito vuole averne, è suo dovere essere una moglie obbediente e dargli i figli che lui desidera dal profondo del cuore.

“poi è lei ad essere responsabile della crescita di quei bambini, educandoli da sola (come se fosse una madre single), occupandosi della loro salute, portandoli a scuola, aiutandoli nei compiti (se possiede un qualche livello di istruzione), oltre alle comuni faccende domestiche, naturalmente, e soddisfando il marito in ogni modo possibile. Ciò significa che praticamente questa donna non ha mai la possibilità di avere un momento per sè stessa”, aggiunge Fantasia.

Questa è una situazione tutt’altro che rara in Egitto, dove l’uomo ha il diritto di picchiare la moglie e i bambini quanto e duramente come vuole, e non può essere perseguito a norma di legge – a meno che uno di loro muoia a causa delle percosse. Perché?

“Perché un pugno di uomini, pazzi e sadici, hanno stabilito che questo è uno strumento previsto dalla legge per disciplinare la moglie e i figli di un seguace dell’Islam! Ciò non è assolutamente vero”, spiega un’unfuriata Fantasia.

Nel 2008, e per la prima volta, in Egitto sono state approvate nuove leggi a tutela dei bambini. Secondo Fantasia, queste norme includono:

1- Proibizione della pratica della Mutilazione Genitale Femminile (MGF) rendondola un atto criminale punibile per legge.

2- Le percosse violente contro i bambini da parte dei genitori sono da considerarsi una violazione dei diritti dei bambini, e danno alle autorità il diritto di perseguire i genitori in caso di ferite gravi e che siano causa di disabilità .

3- Innalzamento dell’età minima per il matrimonio per le donne a 18 anni; nessuna donna al di sotto questa età non può ottenere un certificato legale di matrimonio.

4- Consentire alla madre di registrare i figli con il proprio nome in caso di concepimento e nascita di un bambno al di fuori del vincolo matrimoniale.

I Fratelli Musulmani si sono opposti sostenendo che [Ar]:

1- La MGF dev’essere lasciata come possibilità . Se i genitori intendono preservare la “castità ” delle figlie tramite questa procedura, vuol dire che questo è il loro modo di proteggerla e decidere per il suo bene!

2- I Fratelli Musulmani considerano la proibizione delle punizioni corporali un’importazione dei costumi delle società occidentali, sostenendo che si tratta di metodo per la disciplina dei bambini autorizzato dall’Islam.

3- I Fratelli Musulmani apprezzano l’idea dei matrimoni fra bambini al fine di preservare la loro castità e la formazione di una giovane famiglia.

4- I bambini che sono frutto di una relazione peccaminosa dovrebbero essere condannati per il fatto di avere una madre adultera. Se questa legge fosse accettata, la società e i legami familiari ne soffrirebbero, e uomini e donne non avranno più nulla che impedisca loro di fornicare liberamente.

“Si.. si. Grandi macho! È davvero questo che dice la la religione? E noi dovremmo credere a tutto ciò, vero? Così, secondo voi l’Islam è una religione che premia uomini sadici, psicotici e brutali, che puniscono donne e bambini, dei rifiuti umani, insomma? Ora, fatemelo dire chiaramente. Secondo voi stiamo adorando un pazzo in cielo.. questa entità nel nome di cui parlate non potrà mai essere una divinità di alcun tipo… egli non può neppure raggiungere il livello umano! Che massa di psicotici siete! Scommetto che perfino il demonio ha più valori morali di voi,” conclude Fantasia.

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[:it][Bambini Vivaci] Un programma in dieci passi[:]

[:it]Benvenuto a tutti e tutte! e grazie a Paola per il suo passaparola!Un programma in dieci passi.pdf

Il libro “Attention seeking” si apre con un programma in dieci passi che il prof. Mellor invita a distribuire a tutti coloro che sono interessati. Ogni punto fa riferimento ad un capitolo.
Non ho avuto l’autorizzazione del prof. a tradurre il libro, visto che lui ha dei vincoli verso il suo editore, ma in una lettura estensiva di questa frase:
“Purchasers of this book are free to copy the ten step summary for any children with whom they are working.”,
l’ho tradotto, trascritto e lo allego a questo post.
Sarebbe interessante capire se lo considerate utile o meno.
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[:it]Nero su bianco – Focus su editoria e lettori in Piemonte[:]

[:it]Alla Fiera del libro ho recuperato questo libretto che riporta l’indagine UnionCamere sul comparto editoriale in Piemonte. Il titolo (Nero su Bianco) è una citazione da Calvino (Il Sentiero dei Nidi di Ragno) e contiene oltre che dati storici sull’editoria locale, dati sulle imprese (circa 2000) della regione. La parte che mi è interessa citare qui, è quella relativa ai lettori. Partendo dai dati Istat 2006, Unioncamere ha fatto un approfondimento somministrando 1309 questionari fra gennaio e febbraio 2008.

In sintesi: l’87% dei piemontesi ha letto almeno un libro nell’ultimo anno (esclusi testi scolastici e professionali); i non lettori (13%) sono concentrati nella fascia d’eta sopra i 70 anni, i lettori forti (quelli che hanno letto piu’ di 11 libri) sono il 15,2%, in media un lettore legge 6,59 libri e spende circa 90 euro.

I libri si comprano in libreria (piccola o grande e piu’ o meno lo stesso (33% e 32%), negli ipermercati (21%) , un po’ in edicola (12%) e pochissimo in Internet (4%), in Fiera (5%) o per corrispondenza (3%).

Molto interessante il capitolo su” I mestieri del libro: tendenza e scenari” a cura di Mediasfera (Ortoleva e Verna), in cui è evidenziato come e’ cambiato il modo di produrre i libri grazie alle reti (si cita Skype come strumento di interazione a distanza).

Quello che cambia molto è quello che succede dopo la pubblicazione, e qui cito:

“Diventa sempre più evidente che la differenza, un tempo netta, tra l’attività (generalmente privata) degli editori e quella delle biblioteche (generalmente pubblica) lascia il posto ad un continuum di fatto, in quanto le biblioteche si fanno in misura crescente editori digitalie la produzione di libri tende a convergere con la produzione di servizi di consultazione. Meno evidente, per ora, è infine il prolungarsi della vita del libro nelle reti di scambio sociale, fenomeno più palese per altri media: dalla promozione alle recensioni, alle forme varie di rielaborazione, i libri cominciano ad apparire in blog e forum anche se non si assiste ancora a fenomeni di massa come quelli che si registrano su YouTube per videoclip, programmi tv e film. Il segnale più significativo della sensibilità ancora relativamente ridotta dell’editoria italiana al mondo della rete si può trovare nei siti della quasi totalità delle case editrici, creati e gestiti generalmente con risorse residuali, che solo in pochi casi si presentano come strumenti da un lato, di vendita e, dall’altro, di efficace dialogo con i lettori. “

Queste riflessioni sono quanto ci ha portato a ragionare con un gruppo di persone sul rapporto fra Internet, reti sociali, libri, librerie e biblioteche. Di fondo condividiamo la passione per la lettura e siamo quasi tutti aficionados (come si chiamano quelli che partecipano alla reti sociali? screttori come dice Dekerkchove?) di Anobii o Librarything, stiamo cercando di ragionare sulle diverse possibili ibridazioni e potenziamenti reciproci di alcuni servizi.

A chi la cosa interessasse, ci può trovare su biblioduezero.ning.com [:]

[:it]Fiera del Libro[:]

[:it]logo fiera libroSegnalo due appuntamenti che mi vedranno impegnata in prima persona:

Venerdì 9 maggio 2008, dalle 16.30 alle 18.30, “Spazio Incubatore”
Web 2.0: un business possibile. Editoria e informazione verso i media sociali”, dedicato alle tecnologie per il web 2.0 e alla loro applicazione nel contesto del mercato editoriale.
Relatori: Mario Manzo, Torino Wireless; Eleonora Pantò, CSP; Daniele Alberti, Glomera; Maurizio Attisani, IntelligenceFocus; Francesco Ardito, Vieweb.it .
Coordina l’incontro Emil Abirascid, collaboratore di Nova24, Il Sole24Ore.

Sabato 10 maggio 2008 Ore 16,30 – 17,30 Stand MPI Bookstock Village – Pad. 5
“Tecnologie solidali contro il digital divideIl computer di Negroponte, per i bambini, ai raggi X
Relatori: Dario Zucchini, ITIS “Majorana” di Grugliasco, Paola Limone, Direzione Didattica di Rivoli, Marco Guastavigna, IIS “Beccari” di Torino, Eleonora Pantò – CSP.
Coordina l’incontro Giuseppe Di Domenico – USR Piemonte[:]

[:it]Storie di vita ordinaria[:]

[:it]”sorridi sei ascoltato” – dice lo slogan per gli operatori dei call center, o almeno cosi’ ci racconta Alessandro Tota, su Internazionale del 18 aprile, attraverso i fumetti nella rubrica graphic journalism.

“E’ normale” – mi dice oggi Michele dal call center di Telecom.

“Come e’ normale, scusi?, ho mandato una raccomandata per dire che chiedevo la rescissione del l contratto perche’ l’intestatario della linea era deceduto, e voi mi avete mandato un assegno non trasferibile per il saldo negativo delle bollette intestato ad una persona che non c’e’ piu'”

“E’ normale, perche’ risulta l’intestatario della fatturazione. Ora lei deve mandare indietro l’assegno con un’altra raccomandata per comunicare che l’assegno non puo’ essere riscosso, in quanto l’intestatario e’ deceduto.”

E pensare che se non fosse stato per le pagine di Tota o per la lettura di Sans Papier di Maurizio Ferraris, che scrive “L’alleanza tra sito e call center è l’unico caso nella storia in cui “eseguivo gli ordini” può valere come giustificazione. Quod erat demonstrandum: sotto un profilo tecnico, e ovviamente solo per ciò che attiene all’esecuzione dei suoi compiti lavorativi, l’addetto di un call center non è una persona, sebbene sappia rispondere sensatamente alle nostre domande.” avrei rinunciato a quei 23 euro…[:]

[:it]Strategia Oceano Blu[:]

[:it]Cover Strategia oceano bluQuesto libro, che letto ormai un paio di anni fa mi aveva molto entusiasmato,  poi come qnon sono riuscita a finirlo. Sara’ che questi best seller americani (da “The long tail” a “Wikinomics” a “The world is flat“) esprimono la loro teoria nelle prime pagine e poi diventano noiosi e ripetitivi. Ricordo che, per Oceano Blu, l’esempio che piu’ mi aveva colpito era quello del “Cirque du Soleil”, forse perche’ cosi’ lontano dal mondo dell’ICT e della tecnologia in genere.

Leggendo quel libro, ho pensato, come credo tanti altri: la fanno facile gli autori, ma come si fa a farsi venire in mente un prodotto/servizio per un cliente che non esiste ancora (sarebbe piu’ corretto dire “di cui nessuno ha intercettato i bisogni”) basandosi sulla cosiddetta “innovazione di valore” anziché sull’innovazione tecnologica, ovvero su un costo che il non-cliente sarebbe disposto a sostenere per avere un certo prodotto/servizio.

Negroponte, un signore che sa il fatto suo, ha impostato la sua campagna basandosi su un obiettivo in termini di “innovazione di valore”, “il laptop da 100 $” individuando nei paesi in via di sviluppo il “non cliente”.

Tuttavia “l’oceano blu” e’ stato conquistato da Asus con il suo EeePC, anche sfruttando Negroponte come sponsor indiretto, che con il suo “brand” personale, garantiva per un PC che nonostante il basso costo potesse essere di grande qualita’ .

Asus ha individuato una fascia di “non clienti” con un maggior potere d’acquisto (le donne? gli studenti?), a cui ha proposto una soluzione basata su un “target di costo”, ovvero non basata su innovazione tecnologica (la tecnologia e’ tutta matura e quindi a basso costo) ma su “innovazione di valore” e facendo diventare un fattore vincente, – la riduzione della complessità dell’interfaccia, quello che per un “cliente” classico, poteva essere una “diminutio”, ma al contempo strizzando l’occhio al mondo “nerd”, proponendo un portatile basato su Linux.

Morale: gli EeePC sono andati esauriti in tempo brevissimo e l’oceano blu, sta rapidamente diventanto “rosso”.

La concorrenza pero’ sara’ su una fascia leggermente superiore, perche’ si parla di schermi un po’ piu’ grandi (8,9 pollici) con tecnologia nuova (chip Atom) e costo intorno ai 500$: praticamente in contemporanea sono stati annunciati (oggi ?) gli ultra portatili di ACER – Aspire e di HP – Compaq 2133.

Non va sottostimato nemmeno l’impatto sul mondo del software: grande successo per Linux (non più relegato a una cosa per “nerd) fino all’annuncio di Microsoft da un lato di prorogare il supporto su XP fino al 2010 e di (anticipare?) l’annuncio di Windows 7.

Essendo una di questi “non clienti” mi sono chiesta chi potevano essere gli altri e l’ho chiesto a Linkedin.[:]

[:it]Gratis? [:]

[:it]Oggi l’inserto chip&salsa del manifesto conteneva un bel po’ di cosette interessanti: in particolare segnalo l’articolo di Bernardo Parrella, voce fuori dal coro con la sua visione critica di quanto accade in rete; questa volta il suo accorato “warning” è dedicato alla nuova teoria di Chris Anderson, editorialista Wired e scopritore del valore della “lunga coda”, sul tema della freeconomy, come nuovo modello economico. E’ da un annetto che Anderson scrive di come il gratis, sarà la prossima frontiera economica. Che poi gratta gratta, come sappiamo tutti, nessuno ti da niente per niente, e che quello che ricevi gratis da una parte lo ripaghi direttamente o indirettamente da un’altra parte. E’ pur vero che produrre beni digitali ha dei costi molto ridotti perché non servono materie prime per produrli, nè energie per spostarli e farli arrivare a destinazione, ma che ne e’ dei costi sostenuti dalla collettivita’ (infrastrutture pubbliche), dai destinatari (i dispositivi per usare i beni digitali, l’energia necessaria), agli ideatori e produttori (se non altro per autosostenersi)?

E’ allora il rischio e’ che si tratti di una mistificazione per farci regredire sempre più al ruolo di consumatori-bambini- onnivori di cose che in realtà non ci servono, come ad esempio i voli (quasi) regalati che hanno un pesante impatto ambientale. E con cosa paghiamo i beni digitali gratuiti? con informazioni su di noi, fornite in parte in modo volontario in parte inmodo consapevole (vedi articolo di Carola Frediani sulla dataveglianza) e con il nostro tempo attraverso il lavoro volontario svolto grazie al cosidetto “2.0” (vedi articolo di Nicola Bruno sullo speciale di First Monday sulle prospettive critiche del 2.0).

Sulla carta stampata e’ in atto una specie di guerra fredda verso i social network: dichiarandoli fazioni come Facebook (Internazionale ha tradotto questo) o nati per la raccolta di pubblicita’ come MySpace (l’Espresso), persino l’Economist ha da dire la sua .

Si tratta pur sempre di fenomeni che interessano numeri ragguadervoli, centinaia di migliaia di utenti, prigionieri di servizi da cui non ci si può cancellare e che dopo una breve infanzia devono dimostrare se davvero (s)muovono il mercato pubblicitario e di conseguenza editoriale… Murdoch ha comprato Linkedin perché prevede di perdere gli introiti provenienti dagli annunci per le offerte di lavoro sulla carta stampata.. se sia stata una mossa affrettata o meno, lo scopriremo ben presto, perche’ comunque credo molto in Surowiecki, ovvero che “senso comune” sia diverso da “popolo bue”.[:]

[:it]Facciamo la tv della scuola?[:]

[:it]Riprendo il titolo del post di Catepol e tutto il post in realtà Non conosco High School Musical (chiedo – ma e’ una cosa tipo Amici? ) e la prima cosa che mi viene in mente è che nonostante tutto la TV non è affatto morta, anzi il web per i ragazzi e’ un canale “attivo” e “low cost” per emulare/rifare cose che rimangono “mainstream”, ovvero ciò che rappresenta il “successo”.

Da Bellissima a Flashdance a Billy Elliot per citare i primi che mi passano per la testa, “il provino” è il rito che dopo anni di sforzo precede il coronamento del sogno, l’ingresso nel mondo delle fiabe, dello spettacolo, dove tutto è oro non solo perchè riluce ma perché davvero permette di affrancarsi da situazioni di insoddisfazione. Niente di nuovo..

Oggi hanno a disposizione strumenti che hanno poco o niente da invidiare a quelli professionali per riprendere audio, video e davvero con carta e penna si comunicano idee magnifiche (vedi A vision of students today) è nostro compito dargli una mano a cercare di realizzare cose che parlino di loro, proponendo un’alternativa al provino cinematografico ad sempio guardando film come FreedomWriters storia vera della Freedom Writers Foundation – (se non l’avete visto o sentito nominare è perché non è passato al cinema… )

Quindi facciamo le TV della scuola o almeno proviamoci...[:]