Torino che non è Chicago …

Hello Chicago,
If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible, who still wonders if the dream of our founders is alive in our time, who still questions the power of our democracy, tonight is your answer.

Così comincia il suo primo discorso in qualità di neoeletto presidente degli Stati Uniti d’America, Obama, che ha rimarcando la parola “Uniti”: le sue parole sono sempre positive, “un posto dove tutto e’ possibile” “dove il sogno dei padri fondatori è vivo nel nosro tempo” “il potere della nostra democrazia”, voce ferma, la sua postura esprime agio e controllo della situazione, come quasi sempre in questi mesi in cui la simpatia per lui e’ cresciuta giorno per giorno… non aveva rivali, il livore di Mc Cain, non lo rendeva altrettanto simpatico. Forse gli americani si sono stufati di messaggi basati sulla paura…

Tanti anni fa, una canzone di Enzo Maolucci, diceva che “Torino che non e’ New York”, oggi si potrebbe aggiungere che non è neanche Chicago. Anche se anche qui è un posto dove tutto può capitare… si puo’ avere la fortuna di essere città olimpica, e di pagarne il pesante tributo in termini economici con le casse pubbliche esauste.

Dove può anche capitare, di lavorare in un centro di ricerca, considerato il fiore all’occhiello di una multinazionale americana, avviato grazie a finanziamenti pubblici dell’ordine di milioni di euro, e di ritrovarsi dalla mattina alla sera, disoccupati, senza capirne le ragioni. Attoniti e muti, sono rimasti i piu’ di 400 dipendenti lasciati senza lavoro.

Ieri ho confrontato tre quotidiani (il sole24ore, il Corriere e La Stampa) per capire cosa diavolo fosse successo al centro di ricerca Motorola. Solo il Sole riportava qualche informazione, relativa a motivazioni di ordine strategico della casa madre: cambio di rotta, si abbandona Symbian, si passa ad Android e allora si chiudono baracca e burattini (!!) La Stampa fa dire a Chiamparino “qui qualcuno ci marcia”, ovvero non ce la raccontano giusta. Nessuno dei dipendenti era iscritto al sindacato, fino all’altro ieri… e anzi pare che i rappporti interni con la dirigenza fossero decisamente amichevoli.

Un amico mi racconta che nell’ultimo anno c’e’ stata una gestione disastrosa, per consentire una riconversione al 100% a Symbian e che in molti si chiedessero come “una azienda che vuole recuperare contro Nokia usi per i suoi prodotti di fascia alta un sistema operativo di proprietà del tuo nemico”, però si sa… non a tutti è dato capire le strategie decise in alto. Affrontano turni massacranti, notti, sabati e domenica ma nonostante gli sforzi le scadenze non sono rispettate. Venerdi pomeriggio – il 31/10 in diretta da Chicago, i dipendenti vengono informati attraverso dal CEO mobile devices di perdite stratosferiche sul segmento mobile e del fatto che l’Europa non sara’ considerata più strategica da Motorola, la quale tornerà a puntare su America e Cina. Una mail successiva avverte i dipendenti che il lunedi 3/11 riceveranno la visita del direttore Europa: a quel punto tutti i turni del sabato e domenica sono cancellati. Il lunedi mattina, dopo una serie controlli fuori dalla norma per entrare in ufficio, la pedana messa strategicamente vicina a un punto di fuga, ospita l’atteso dirigente, che in quattro parole liquida la vicenda come niente di personale ma siete chiusi. Fine.
Il contratto del commercio terziario in cui sono inquadrati i dipendenti non permette di ricorrere ad assegni di mobilità , ed essendo una chiusura, non si possono impugnare i licenziamenti. Ora si aprono 75 giorni di attesa e di speranza, per trovare una nuova collocazione. Nel frattempo.. si continua ad andare in ufficio, approfittando del tempo forzosamente libero, per fare corsi di formazione. Meglio essere li presenti, nel caso qualche acquirente volesse farsi avanti, meglio dare un’impressione di sabauda operosità . Chissa’ come e’ risuonato nelle orecchie di chi lavora(va?) in Motorola, quel “Hello Chicago”…

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