A seguito della Social Media Week, Emanuela Signorini mi ha fatto un paio di domande, in particolare sull’importanza di tradurre i post. Quello che è scaturito è qui sul blog dell’Associazione Web Content Manager. Ne riporto un breve passaggio: “Sembrerà strano ma pur se con Internet è possibile entrare in contatto con chiunque nel mondo, secondo Ethan Zuckermann viviamo una condizione di “cosmopolitismo immaginario”. Anche in Rete infatti, tendiamo a frequentare una ristretta cerchia di persone che la pensano come noi e condividono le nostre stesse passioni, così come leggiamo notizie su giornali che sono in linea con le nostre opinioni: questo ci colloca in una rete di uniformità , che ci fa percepire la realtà come dall’interno di una “bolla”.
In questo senso anche i socialmedia possono essere ghettizzanti: su Facebook questo fenomeno è molto più forte, per le sue peculiarità , mentre ad esempio Twitter rende più immediato e semplice il passaggio da una “bolla” ad un’altra.
qui l’intero pezzo

3 risposte a “”

  1. D’accordissimo!!! Continuiamo spesso a frequentare il nostro ‘intorno culturale’ ed è difficile uscire da quanto già frequentiamo (demo: scrivo sul blog di un’amica!), similmente a chi conosce solo il proprio quartiere.
    In mezzo a tanti che conoscono solo il proprio intorno ci sono persone che amano i viaggi, lasciano il quartiere e scoprono nuove persone: la rete consente proprio questo.

  2. Precisamente, e questo è il valore di GV che ha portato un tipo di informazione nuova ampliando il panorama senza penalizzare i contenuti e il piacere della lettura.

    PS: le foto sono splendide!

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