The Edge in questo caso non si riferisce al musicista degli U2, ma alla community che raccoglie alcuni fini pensatori americani. Alla fine del secolo scorso Brockman li aveva definiti “I digerati” e io li avevo scoperti grazie a Massimo Esposti, allora a capo di Apogeo. Quando Andrea – aka Axell – mi ha detto che con Codice Edizioni stava lavorando all’organizzazione del Festival della Scienza di Genova e che ci sarebbe stato un evento con Clay Shirky, Steward Brand e John Brockman non mi è sembrato vero, davvero sarebbero venuti in Italia? Non potevo mancare, tanto più che lo stesso giorno c’era pure Nicholas Humprey, un altro dei miei autori preferiti.

Quando i miti si incontrano in carne e ossa c’è sempre qualche aspettativa di troppo che va delusa perché scopri che hanno la pancetta e le orecchie a sventola o che sono terribilmente invecchiati.

Il panel sulla coscienza era davvero molto complesso per chi non è addetto ai lavori: di Nicholas Humphrey per esempio ricordavo due libri fantastici: “L’occhio della mente” (soprattutto questo) e “Una storia della mente”, ma non che fosse cosi mistico da chiudere il proprio discorso con l’affermazione che “la coscienza viene dal cielo”.

“Che cosa farà cambiare tutto” è stato il tema del 2010 affrontato dai digerati di The Edge, il titolo del libro di Brockman ed il titolo del panel: il famoso agente letterario che moderava l’incontro ha esordito con un lungo omaggio a Steward Brand, l’inventore del concetto di “personal computer” attivista e ideatore di Whole Earth Catalog, progetto che Steve Jobs considera progenitore del web stesso e di The Well, la prima grande community online su Internet. Brand ha parlato del cambiamento climatico e di come sia urgente affrontare con accordi internazionali un futuro che non siamo in grado di prevedere (ovviamente) e che potrebbe stravolgere il mondo come lo conosciamo oggi.. insomma il visionario che mi aveva appassionato con The Media Lab: il futuro della comunicazione è come sempre qualche anno avanti. La dimensione dei problemi che ci aspettano come l’insufficiente produzione energetica non potranno essere affrontati dall’ingegneria di oggi, forse dalla microbiologia dice Brand, ma Shirky, l’inventore del concetto di “social software” incalza: grazie alla collaborazione volontaria e collettiva stanno cambiando le regole della tradizionale modalità scientifica della “peer review” e questo velocizza la diffusione delle scoperte e cambia le carriere, e porta come esempio il progetto PolyMath, un blog dove si dibattono congetture matematiche, sostiene l’importanza dei dati aperti che hanno portato all’individuazione di nuove specie. Shirky è davvero “l’ottimista della rete” come lo ha definito Internazionale in un articolo di un paio di settimane fa.

Nella sala del Consiglio Maggiore di Palazzo di Ducale forse c’è stato un passaggio di testimone e mi sono sentita un po’ provinciale come Paolo Conte quando canta “Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna…”

La grande affluenza di pubblico (200 mila ingressi) ai numerosi eventi del Festival ha dimostrato la crescente domanda di eventi di questo tipo: c’è bisogno di cultura e di scienza e di eventi che fanno incontrare le persone.

Grazie a tutti coloro che hanno creduto e lavorato per realizzare tutto questo.