[:it]Ecommerce europeo: per molti ma non per tutti[:en]European ecommerce: for many but not for all[:]

[:it]Ecommerce europeo: per molti ma non per tutti[:en]European ecommerce: for many but not for all[:]

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Viviane Reding - World Economic Forum Annual M...
Image by World Economic Forum via Flickr

La commissaria Reding vuole fare decollare l’ecommerce europeo perché nonostante il 45% circa di famiglie europee sia dotato di banda larga, c’e’ ancora molta diffidenza verso gli acquisti online, soprattutto verso i siti di altri paesi europei.
Per questa ragione a maggio 2009 è stato lanciato il portale eYou, la guida ai propri diritti online.
Piccolo problema: il sito è solo in quattro lingue: inglese, francese, tedesco e bulgaro (?)
Il sitarello (una recensione si puo’ leggere qui) è un elenco di faq che rimanda a link di approfondimento sui web delle diverse direzioni europee, non c’è alcuna interazione. Tutta l’operazione mi pare un controsenso.. ma non dovrebbe servire ad avvicinare chi non è particolarmente esperto al web, accrescendo la sua fiducia e informandolo su quali sono i suoi diritti e le tutele offerte dalla legge europea?
Penso che almeno si potrebbe tradurre in italiano… sulla pagina non vedo indicazioni di licenza.. pero’ c’e’ un link “contact” e cosi’ mando una mail, chiedendo come mai solo quattro lingue.

La cortese e generica risposta arriva nel giro di 24 ore: mi rimanda a un link che spiega la politica europea delle traduzioni… quindi il sito nato per allargare la base dei consumatori elettronici europei rientra nella categoria “le pagine che contengono informazioni di natura effimera o di tipo specialistico verranno presentate, in linea generale e per quanto possibile, nelle tre lingue più diffuse nell’Unione europea (inglese, francese e tedesco),” e comunque non si possono tradurre perché l’EU ha un proprio copyright e per le traduzioni è necessario richiedere l’autorizzazione a un apposito ufficio…..inoltre la risposta e’ firmata da un ufficio e non da una persona.
E’ una storiella stupida, che pero’ mi ha fatto pensare …

  1. alle discussioni che si fanno dentro il progetto GlobalVoices sull’Internet poliglotta (lettura consigliata articolo di Zuckermann) e sui progetti di traduzione cooperativa
  2. alle questioni legate al copyright delle informazioni pubbliche
  3. ai i progetti finanziati dalla UE per promuovere la e-participation

[:en]Viviane Reding - World Economic Forum Annual M...

The European Commissioner Reding wants European ecommerce take off: though 45% of European families got a broadband connection, there is stil much mistrust in buying online, mainly if the websites are based in foreign country.

Last May for this reason they launched the portal eYou, the guide to your rights online. But there is a small problem: the website is only in 4 languages: English, French, German and Bulgarian (?)

The small website is only a list of faqs pointing to some other links to different pages of the European DG, there is no interaction. All this operation seems to me a nonsense… if the goal was to approach people with no experience to increase their confidence in ecommerce and informing them about their rights and protections by the European laws, how do they think to reach them in this way?

I wondered if it could be possibile to help for the translation of the website in Italian.. on the webpage I couldn’t see any licensing information, but I see a “contact” link, so I sent an email, asking why only four language.

In a very short time (24h) a received a kind aswer: they point me to link explaining European policy about translation…so the website designed to broaden the basis of European e-consumer, would fall in this category: Specialised information (technical information, speeches, campaigns, calls for tender) and breaking news (“What’s new?”, press releases, events) is not necessarily published in all languages. The choice of languages depends on the target audience and in any case it’s not possible to translate the contents as EU got an own copyright and for translating it is necessary to ask the authorization to the appointed service.. and in the end the answer is signed by a service and not by a person.

This is a silly smal story, that remind me to…1) to the discussion insideGlobalVoices on the polyglot Internet (recommend reading: this essay by Zuckermann) and about cooperative translation projects, 2) to the matters of copyright of contents from public government, 3) to the financed project by the Commission to promote e-participation

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